| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 78 minuti |
| Regia di | Roland Sejko |
| Uscita | martedì 14 aprile 2026 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 12 marzo 2026
Dalla fine della seconda guerra mondiale e per oltre quarant'anni, la storia dell'Albania si intreccia indissolubilmente con quella di un solo uomo, Enver Hoxha.
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CONSIGLIATO SÌ
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La storia dell'Albania e della dittatura che ha guidato il paese per quasi mezzo secolo, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad arrivare agli anni novanta. Alla testa c'è stato per larga parte di quel periodo Enver Hoxha, salito al potere con il partito comunista e rimasto un convinto stalinista attraverso i decenni, isolando il paese anche rispetto all'Unione Sovietica. Attraverso il reperimento e la rielaborazione di materiali d'archivio e filmati di propaganda governativa locale, il film mostra il procedere della dittatura attraverso le immagini prodotte dallo stesso governo nelle occasioni formali.
Firma di lunga esperienza nel campo del documentario, Roland Sejko è albanese di nascita e ha già prodotto lavori sulla storia del suo paese, il più noto dei quali è forse Anija - La Nave, che vinse un David di Donatello e che copriva l'esodo della popolazione albanese per sbarcare con le navi nei porti italiani dopo la fine della dittatura.
Tutto ciò che venne prima, e che era tra le cause di quell'ondata migratoria, lo si ritrova in questo film, ma riletto attraverso la chiave della cerimonialità di stato. Parate, comizi, cortei, eventi, delegazioni, strette di mano e applausi, tantissimi applausi: nel documentario viene isolato l'interscambio tra apparato governativo e popolo come oggetto di studio semiotico.
La collezione e il ritrovamento del materiale d'archivio è da sempre un punto di forza e un modus operandi per Sejko, che da anni lavora per l'Istituto Luce Cinecittà. Qui assembla in modo diligente le testimonianze più disparate, molte delle quali sono inedite, ubriacando lo spettatore di eccezionalità ritualistica. Il lavoro sul sonoro in particolare accentua e amplifica la gestione del consenso e l'entusiasmo di cui l'apparato ha bisogno per nutrirsi.
Avanti e indietro tra i decenni, Sejko mostra il paese mentre cambia, ma cambia anche Hoxha stesso tra le varie fasi, da leader militare a comandante assoluto a icona ed effigie, per poi contrastare con la fragilità umana mentre lentamente cedeva alla malattia negli ultimi anni. Il lavoro è certosino e di sicuro richiamo, non solo per chi è interessato alla storia dell'Albania ma per chi vuole ragionare sull'estetica del potere che è abbastanza universale: come in alcuni lavori di Sergei Loznitsa, grazie alla ripetizione si entra in un flusso di astrazione che spinge a interrogare la folla stessa, a scorgere le debolezze dietro le manifestazioni di grandezza, e a riempire i vuoti di senso.
Una volta chiesero alla celebre cantante Anna Oxa, come noto, dal padre albanese e il cui cognome vero è Hoxha, se fosse imparentata con il leader dell'Albania socialista Enver Hoxha, di cui trapelavano voci di una gestione tutt'altro che democratica del paese. Lei rispose di no, in quanto semplicemente si tratta di un cognome molto diffuso nel paese.