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L'ultimo metrò
Un film di François Truffaut.
Con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Jean Piret, Andréa Ferréol, Richard Bohringer.
continua»
Titolo originale Le dernier métro.
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 133 min.
- Francia 1980.
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Parigi, 1942: Marion Steiner, celebre attrice, gestisce il teatro Montmartre lasciatole dal marito Lucas, regista ebreo di origine tedesca ricercato dai nazisti. Sagacemente diviso tra commedia e dramma, cosparso di meccanismi narrativi a sorpresa, questo film è mirabilmente recitato da una compagnia di attori tra i quali esiste una gerarchia di ruoli, non di bravura. In filigrana è iscritto il dilemma sullo statuto dell'artista durante i tempi di emergenza: fare il proprio mestiere o il proprio dovere? |
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premi nomination |
Premio Oscar 0 1 |
Golden Globes 0 1 |
David di Donatello 1 0 |
L'ultimo metrò
lunedì 31 marzo 2008
di stiletto120
Nella Parigi occupata dei nazisti il teatro di Montmartre è rimasto senza il direttore, Lucas Steiner, un ebreo fuggito in Sud America per evitare la deportazione. A gestire l'organizzazione del teatro ci pensa sua moglie Marion, che è l'unica a sapere che Lucas è in realtà nascosto nella cantina del locale. Quando iniziano le prove della nuova pièce, la compagnia si trova subito ad avere a che fare con i piccoli e grandi avvenimenti che rendono la vita difficile al mondo dello spettacolo in tempo continua » |
L'ultimo metrò di claudio arresta
giovedì 2 ottobre 2008
di piovani84
L’ultimo metrò (1980) Per la prima volta in un film di Truffaut, appare il teatro. Se in “La nouit american” (Effetto notte) avevamo assistito ad una fusione e confusione tra la vita ed il cinema in “L’ultimo metrò” ritroviamo l’accavallarsi tra il reale e la finzione. In realtà questo film, uno dei più riusciti e completi del regista parigino, allarga lo spettro dei temi trattati di cui il teatro non è che uno degli espedienti attraverso il quale Truffaut ci racconta la sua storia. I consueti continua » |
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| Paulette Dubost ricorda l'ex marito con Gérard Depardieu | |
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Eh, lui ed io non siamo stati molto insieme: era mancino. Perché, ce l'hai con i mancini tu? No, ma quando mi dava uno schiaffo non avevo il tempo di vedere arrivare la mano... |
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| Gérard Depardieu si produce in una freddura per rompere il ghiaccio con l'ostile Andréa Ferréol | |
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Non vi siete accorta che manca un attore? Manca un attore? Be', come no? Sta scritto qui, nel copione, alla scena tre: Cari entra con Affanno. Allora, chi fa la parte di Affanno? |
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| Il bambino Franck Pasquier impara da Maurice Risch i nomignoli dei tedeschi che occupano Parigi | |
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Ci sono i deutsch... i crucchi, i bellinazzi, i kartoffel e... non ricordo l'ultimo... Ah ah, l'hai scordato, gli hindelgegen... Ah, già, gli hindelgegen... |
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Altre frasi celebri del film L'ultimo metrò
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DVD | L'ultimo metròUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 4 dicembre 2007
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Non grandissimo film, ma film bello sodo, fatto con tutti i sentimenti del cinema in omaggio al teatro e alla sua legge che, dovunque e comunque, «lo spettacolo continua». Perché lo spettacolo è il doppio della vita, e la rinnova. Anche nella Parigi del 1942, occupata dai tedeschi, dove l'ultimo metrò parte alle 20.30 e chi lo perde incappa nel coprifuoco. Ma dove appunto il teatro, con le sue finzioni e il suo calore (non soltanto metaforico), è frequentatissimo: gran consumo fantastico in risposta alla paura. » |
di Piera Detassis Ciak
«Indimenticabili straziati dall’amore clandestino, colpiti al cuore dalle difficoltà del vivere quotidiano sotto l’occupazione: Catherine Deneuve e Gérard Depardieu, ne L’ultimo metrò, capolavoro e grande successo di François Truffaut, danno vita ad una delle coppie più affascinanti del cinema. Una grande storia d’amore sullo sfondo di un periodo storico difficile, quello dell’occupazione tedesca di Parigi, quando i teatri si riempiono nonostante la fame. Il palcoscenico della Sala Montmartre è il regno di Marion, la splendida Deneuve, primadonna che organizza e recita mentre il marito ebreo cura la regia dal sottopalco in cui è costretto a nascondersi. » |
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di Stefano Reggiani
Caro Truffaut, come ci fa piacere che la sua faccia da ex corrigendo sia diventata il simbolo della buona volontà universale. L'abbiamo rivisto nella nuova edizione di Incontri ravvicinati e la cosa più commovente era ancora la sua presenza, quell'alfabeto delle mani (il dorso, il palmo, la mano aperta, la mano chiusa) con cui intrecciava un rapporto di amicizia cosmica con gli esserini venuti dallo spazio. Traffaut ha il volto giusto per questi giochi della speranza. Caro Truffaut, come ci fa piacere che la sua arte di regista sia diventata profonda e amichevole come il suo sguardo, ormai cresciuta fino alla semplice perfezione. » |
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Parigi sotto l’occupazione, i nazisti, il coprifuoco. Ma la vita continua e il teatro anche, con le sue vicende di sempre: tensioni, delusioni, gelosie, successi. Direttrice del Théàtre Montmartre, Catherine Deneuve ha nascosto il marito ebreo Heinz Bennent nei sotterranei e manda in scena pilotata da lui una (immaginaria?) novità norvegese. Nella commedia esordisce Depardieu, giovane «premier» avviato a una grande carriera e a diventare l’amante della diva. È per difenderla che il giovanotto prende a pugni il critico filonazista Jean-Louis Richard (nella realtà si chiamava Alain Labreaux e fu castigato da Jean Marais per aver diffamato Cocteau). » |
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