| Titolo originale | Hiver a Sokco |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Corea del sud |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Koya Kamura |
| Attori | Bella Kim, Roschdy Zem, Mi-hyeon Park, Ryu Tae-ho, Gong Do-yu Kyung Soon Jung. |
| Uscita | giovedì 11 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | 3,38 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 novembre 2025
L'incontro, nel cuore gelido della costa coreana, tra Soo-Ha (Bella Kim), una giovane donna franco-coreana, e Yan Kerrand (Roschdy Zem), illustratore francese in cerca d'ispirazione. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Lumiere Awards, Un inverno in Corea è 78° in classifica al Box Office. martedì 24 marzo ha incassato € 602,00 e registrato 17.630 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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A Sokcho, cittadina di pescatori vicina al confine settentrionale della Corea del Sud, la giovane Soo-ha lavora in una piccola pensione. È franco-coreana, ma non ha mai lasciato il Paese: il mondo le arriva solo attraverso i racconti degli altri. Quando alla pensione arriva Yan Kerrand, illustratore francese alla ricerca di ispirazione per il suo nuovo graphic novel, tra i due nasce un rapporto sottile, fatto di silenzi, piccoli gesti, attrazioni trattenute. Mentre l'artista tenta di superare un blocco creativo, Soo-ha si ritrova a rivivere, senza volerlo, le dinamiche sentimentali della madre, risucchiata in un ciclo di desideri e delusioni.
Tratto dal romanzo pluripremiato di Elisa Shua Dusapin, Un inverno in Corea è il racconto di una relazione che si realizza più nel non detto e nelle sfumature che nell'interazione tra i suoi personaggi.
Soo-ha è incuriosita e poi attratta da Yan perché francese come il padre che non ha mai conosciuto, perché artista come lei non è mai stata, perché viaggiatore solitario, agli antipodi di una vita vissuta tra la cucina e il desk di una pensioncina. Eppure Soo-ha ha coltivato la speranza di un momento come questo negli anni, imparando il francese e sognando una vita più soddisfacente.
L'attrazione tra Soo-ha e Kerrand assume connotati quasi edipici, perché la ragazza sembra ripercorrere consapevolmente le orme sentimentali della madre. È un loop affettivo che la condanna al mal d'amore, a un romanticismo introverso e doloroso, amplificato dal confronto con la relazione "giusta" che la famiglia vorrebbe imporle: quella con il giovane connazionale, un ragazzo superficiale e privo dell'aura misteriosa dell'artista francese.
Ma Soo-ha ha bisogno di rivivere gli "errori" materni - errori che peraltro le hanno permesso di nascere - per conoscere se stessa e trovare, forse, la forza di affrontare la vita. La società che circonda Soo-ha di lei non comprende nulla: non capisce perché non segua a Seoul il suo ragazzo né il suo rifiuto di ricorrere alla chirurgia estetica, visto ormai come un passaggio obbligato in una Corea ossessionata dal look e dalle mode occidentali.
Le emozioni più profonde vissute da Soo-ha e le sue insicurezze si manifestano attraverso la relazione con il cibo e la sua meticolosa preparazione di piatti a base di pesce - tra cui il pericoloso fugu, o pesce palla - ma sono in particolare le sequenze di animazione di Agnès Patron a tradurre visivamente i turbamenti dell'animo e il desiderio di libertà di una ragazza bloccata dalle circostanze e dalle menzogne impartitele, seppur a fin di bene, sin dalla più tenera età. Brevi lampi, tracciati con un inchiostro che riprende lo stile impressionista del personaggio di Kerrand, che esprimono la vera essenza di Soo-ha, sepolta sotto abiti dimessi e occhiali dalla montatura ordinaria e rifugiatasi nell'ovatta di una dimensione famigliare e protettiva.
La cittadina invernale di Sochko, sospesa tra mare e frontiera, diviene così una metafora perfetta dello stato d'animo di Soo-ha: un luogo dove tutto sembra immobile, e sotto la superficie invece ribollono desideri, ferite, mitologie personali. Bella Kim dà vita a un personaggio complesso e sfaccettato, che trova un perfetto contraltare in Roschdy Zem (I figli degli altri).
Il regista Koya Kamura, al suo debutto, gira con mano ferma l'interazione tra i due protagonisti, superando, a tratti, i limiti di un cinema d'autore midcult, pensato chiaramente come prodotto da esportazione: i riferimenti alla zona demilitarizzata e alla guerra di Corea restano didascalici almeno quanto i cliché gastronomici e caratteriali che inquadrano la "francesità", ma sono fragilità perdonabili nel contesto di un coming of age che ha le qualità di un promettente esordio.
Un film, tra sguardi e silenzi, che scorre lento e delicato. Una storia profonda, malinconica ed emozionante. Grande attenzione ai dettagli. Il regista ha reso molto bene il libro originale.
Un'opera di formazione che piacerà a chi ama i film in cui non succede molto, giocati invece sui turbamenti e sui cambiamenti interiori dei protagonisti. Il lungometraggio di debutto di Koya Kamura (che rivela uno sguardo d'autore già formato) «Un inverno in Corea» si concentra sulla giovane Soo-Ha, che vive a Sokcho, cittadina portuale sul confine settentrionale della Corea del Sud.