| Anno | 2026 |
| Genere | Musicale, |
| Produzione | USA |
| Durata | 108 minuti |
| Regia di | Casey Tebo |
| Attori | Dave Mustaine . |
| Uscita | giovedì 22 gennaio 2026 |
| Distribuzione | Nexo Studios |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 22 gennaio 2026
Una celebrazione immersiva di una delle band più influenti della storia del metal. In Italia al Box Office Megadeth - Behind the Mask ha incassato 44 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Dei Big Four - Metallica, Anthrax, Slayer e Megadeth, le quattro band che hanno reso grande il thrash metal negli anni '80 - i Megadeth sono sempre stati il cugino defilato e integralista, meno incline alle luci della ribalta e alla contaminazione con altri generi. I Metallica si sono negli anni trasformati in un gruppo rock mainstream; gli Anthrax hanno flirtato ripetutamente con l'hip hop e l'hardcore; gli Slayer hanno anticipato derive black e doom, segnando intere generazioni. I Megadeth invece sono sempre rimasti un gruppo thrash e, in virtù di questa ortodossia, adorati dai metallari più accaniti.
Nati dal chiassoso litigio tra Dave Mustaine e gli altri Metallica prima dell'incisione di "Ride the Lightning", i Megadeth sono venuti al mondo come un progetto di rivalsa personale, costruito a immagine e somiglianza del loro leader.
Dietro il nome della band si cela da sempre una monarchia assoluta: solo i fan più accaniti ricordano i nomi degli altri elementi e i continui cambi di formazione succedutisi attorno a Mustaine, vero e unico centro di gravità. Lo dimostra ampiamente il documentario celebrativo Behind the Mask, in cui a raccontare quarant'anni di storia è soltanto lui, voce narrante, testimone e giudice, roccia inscalfibile tra passaggi di mode, tensioni interne, crisi personali e mutamenti dell'industria musicale.
Acuto di intelletto e scarsamente incline ai compromessi, Mustaine ha sempre tenuto solo e soltanto alla purezza del suono, al nitore della tecnica strumentale, alla perizia dei riff. Nessun brano dei Megadeth è mai diventato una hit planetaria al pari di "Enter Sandman", ma ogni loro pezzo è una lezione di chitarra, un esercizio di stile che solo gli ascoltatori più ricettivi possono davvero apprezzare. Il documentario insiste molto su questo aspetto, restituendo l'immagine di una band che ha preferito la coerenza alla popolarità, l'artigianato sonoro all'accessibilità, pagando spesso il prezzo di un successo più limitato ma guadagnandosi un'aura quasi sacerdotale nella comunità metal.
Scarno ed essenziale, Behind the Mask è al tempo stesso celebrazione e strumento promozionale, pensato per accompagnare l'uscita dell'ultimo album e un tour che viene presentato come possibile commiato. Tra un brano e l'altro scorrono i ricordi nel monologo di Mustaine, che mescola aneddoti privati - il trauma per la morte di Cliff Burton, l'alcolismo, le malattie - a uno sguardo diacronico sugli album, riletti come tappe di un percorso di purificazione artistica.
Il racconto si sofferma a lungo sullo screzio originario con i Metallica e sulla successiva riappacificazione, che li ha portati negli anni a condividere nuovamente il palco. Una riconciliazione dal forte valore simbolico, destinata a commuovere gli amanti del metal, suggellata dalla riesecuzione di "Ride the Lightning", brano nato in parte dalla penna di Mustaine prima della rottura.
Se il limite del film è quello di non mettere mai davvero in discussione il suo protagonista - nessuna voce esterna, nessuna crepa nel monumento - il suo merito sta nel restituire con chiarezza la parabola di un artista che ha fatto dell'ostinazione una poetica. Behind the Mask non racconta solo una band, ma un'idea quasi ascetica di musica: un thrash metal come disciplina, come esercizio di volontà, come forma di resistenza al compromesso. Un autoritratto senza ironia, a tratti autoindulgente, ma coerente fino in fondo con la figura di Dave Mustaine: ultimo custode di un'ortodossia che, nel bene e nel male, ha fatto dei Megadeth qualcosa di irriducibile a qualsiasi altra band dei Big Four.