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mercoled 14 novembre 2018

David Bowie

The Thin White Duke.... and the Spiders from Mars

Nome: David Robert Hayward-Jones
Data nascita: 8 Gennaio 1947 (Capricorno), Londra (Gran Bretagna)

Data morte: 10 Gennaio 2016 (69 anni), Londra (Gran Bretagna)
occhiello
La scienza non funziona mai come ci si aspetta: questo il suo lato pi affascinante....
dal film The Prestige (2006) David Bowie Nikola Tesla
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David Bowie

Un performer incomparabile col corpo sulla terra e la testa su Marte. Abitato da una bellezza cosmica ci ha lasciato una voce eterna che spinge sul cuore, si aggrappa alla memoria e l resta per sempre.

David Bowie, vertigini personali, emozione universale

marted 19 gennaio 2016 - Marzia Gandolfi cinemanews

David Bowie, vertigini personali, emozione universale Veniva da altrove ed era dappertutto David Bowie. Polimorfo e versatile, vampiro e camaleonte, ha disseminato una moltitudine di immagini di s, che si trattasse dei personaggi interpretati nelle clip, di quelli 'posati' sulle cover, di apparizioni come attore o della sua presenza subliminale dentro film, a cui prestava canzoni e voce. Animale unico della sua specie, non assomiglia a nessuno e nessuno gli somiglia. Lo stile di Bowie non appartiene che a lui.
'Laboratorio' inesauribile di forme, concepisce da s le silhouettes dei suoi numerosi avatar e delle sue tante vite. Per Bowie palcoscenico e vita si confondono, l'esistenza non per lui che un gioco di ruoli e il costume il modo migliore di prendere posto nella narrazione che ciascuno di noi fa di se stesso. La sua l'ha consegnata al mondo e di questo saremo sempre riconoscenti. Bowie non un prodotto della moda o dell'immaginazione di uno stilista, Bowie si creato da solo e ha cucito da solo ogni mise. Non la moda a ispirarlo ma lui che la ispira, galvanizzando Frida Giannini (Gucci) che consacra tre collezioni allo stile Bowie, Hedi Slimane (Dior Homme) che applica la sua eleganza androgina all'abito maschile, Raf Simons (ancora Dior) che omaggia i suoi personaggi nella collezione haute couture primavera-estate 2015.

Impregnato di musica americana (Elvis Presley, Little Richard, The Velvet Underground), aperto alle influenze europee (Jacques Brel, Kurt Weill), affascinato da mimi e scrittori Beat, avvinto da Oscar Wilde e George Orwell, l'artista inglese si nutre degli altri, traducendo le avanguardie in linguaggio popolare. Cacciatore instancabile di idee, si tuffa a picco nell'ignoto, "inferno o cielo non importa", per trovare la sua via, l'inedito e le immagini multiple di s.
Alla crisi identitaria, Bowie oppone l'idea di reboot, un'identit da rilanciare incessantemente, trasformandola e modellandola a proprio piacimento. Una performance perpetua portatrice di libert e di possibilit. Per i suoi concept album inventa allora personaggi che abbiglia e poi incarna sulla scena, talora, a suo discapito, nella vita (Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Halloween Jack, Nathan Adler, The Thin White Duke...). Bowie costruisce un'armatura, moltiplica i suoi alter ego, oggettivizza i suoi demoni, li domina e li condivide col pubblico, per renderli pi sopportabili, per esistere sotto lo sguardo febbrile dei fan. Perch l'uomo che viene dal pianeta Marte qualche volta non sa dove andare, qualche altra non va da nessuna parte, vagando station to station. In equilibrio permanente tra realt e (science) fiction, fa delle sue vertigini personali (paranoia, angoscia, mancanza di desiderio) un'emozione universale.

Mixage intelligente di numerose influenze culturali, lo stile di Bowie pesca ovunque e combina il camp e l'androginia, la mimica di Lindsay Kemp e la raffinatezza del gesto trattenuto del teatro No o del Kabuki, il lirismo di Brel e il grottesco di Weill, Warhol, i Velvet e Berlino, il glam rock e il glamour delle star dell'et d'oro hollywoodiana, i film espressionisti e l'estetica futurista di 2001: Odissea nello spazio (1968).
Catalizzatore e acceleratore insieme, capace di sintetizzare e tradurre in lingua fluida e comprensibile i concetti ardui di artisti e movimenti artistici, Bowie si fa evento puro, evento generato dalla mente iper-creativa di David Robert Jones (il suo nome all'anagrafe). Ma perch la magia si compia, a Bowie serve un pubblico e un'epifania che si annuncia in diretta una sera d'estate del 1972. I pi fortunati, e i pi vecchi, la vivono su un divano di pelle e davanti al loro televisore, i pi giovani la recuperano su YouTube, ma il risultato non cambia e mette tutti d'accordo. Ospite a "Top of the Pops", un programma musicale trasmesso sulla BBC dal 1964, David Bowie canta "Starman". L'Inghilterra sbalordita. Capelli rossi, pallore lunare, abitato da una bellezza cosmica, buca lo schermo, spinge sul cuore, si aggrappa alla memoria e l resta per sempre. Nel pop inglese esiste un prima e un dopo "Starman" a "Top of the Pops". Momento iconico, rivoluzionario e rivelatore, ospitato in una trasmissione che si guarda in famiglia, la prestazione di Bowie sigla per gli adolescenti di allora la separazione dal mondo genitoriale, indignato, sbigottito, sorpassato. il debutto della televisione a colori e la tuta policroma di Bowie congeda per sempre bianco e nero e passato. Eccolo il messia che tutti aspettavano, met alieno, met umano, rientra dal cosmo con un messaggio d'amore, si accomoda in salotto e canta a te, proprio a te, che sei finalmente libero di essere chi vuoi essere.

Figura transgender, performer nato, iconofilo convinto, ex studente di arti grafiche, Bowie ha tutto per piacere (anche) agli artisti. 'Materia plastica' per schizzi, scatti, collage e sculture, l'artista inglese ispira il mondo e gli regala una discografia e una storia pop(rock) che va ricollocata dentro un contesto extra-musicale. Perch Bowie ha tracciato singolari percorsi tra le arti praticate con trasporto fino a prolungare al cinema il gesto di Warhol (Basquiat, 1996) e a concepirsi come concept pop. Spugna vivente, assorbe tutto, ricicla, duplica, reinventa e si reinventa meravigliosamente. Il suo appetito di trasformista interstellare convince Nicolas Roeg, appassionato dell'universo rock che aveva gi assoldato Mick Jagger (Sadismo), ad affidargli nel 1976 il suo primo ruolo cinematografico (L'uomo che cadde sulla terra). D'altra parte, la potenza delle immagini prodotte da Bowie attraverso cover, concerti e clip non poteva lasciare a lungo insensibile il cinema. Cos, il cantante che 'intonava' i suoi testi agli autori preferiti (Stanley Kubrick, Fritz Lang), debutta sul grande schermo. Alieno caduto sulla terra, David Bowie non ha bisogno di incarnare, gli basta infilare un paio di occhiali neri e il prodigio compiuto. Perch Bowie un performer, il pi grande di tutti e senza il quale tutti non esisterebbero.

Prigioniero inglese (Furyo, 1983) o vampiro crepuscolare (Miriam si sveglia a mezzanotte, 1983), una carriera sembra aprirsi al cinema per l'artista ma le cose vanno altrimenti. Bowie si accontenta di apparizioni ricreative, pi o meno lucrative, pi o meno prestigiose. Alcune brevi ma rimarchevoli come Ponzio Pilato ne L'ultima tentazione di Cristo (1988) di Scorsese o l'uomo scomparso e riapparso in un video di sorveglianza ne I segreti di Twin Peaks (1990) di Lynch o ancora Nikola Tesla nel prestigio di Nolan, che alimenta la sua mitologia affidandogli il ruolo di uno scienziato inventore di una macchina per fabbricare cloni umani perfetti.
Il percorso di Bowie nel cinema eccede comunque i film girati e regala altrettante emozioni come voce allacciata alle immagini. Miniera d'oro discografica, diventa motore d'ispirazione di sequenze indimenticabili. Su tutte la corsa folle e disarticolata di Denis Lavant (Rosso sangue, 1986) su "Modern Love" e lungo i marciapiedi di Parigi. Una straordinaria esplosione di lirismo pop che rende impossibile ormai ascoltare la canzone di Bowie senza associarla alle immagini eccitate di Leos Carax. Altri e numerosi i film che hanno adottato le sue canzoni, "Cat People" canta ne Il bacio della pantera (1982) e in Bastardi senza gloria (2009), "Space Oddity" in C.R.A.Z.Y. (2006) e ne I sogni segreti di Walter Mitty (2013), estorto un frammento ("The Hearts Filthy Lesson" in Seven, 1995, "I'm Deranged" in Strade perdute, 1996), adattato in un'altra lingua ("Rock 'n' roll suicide" in Le avventure acquatiche di Steve Zissou, 2004, "Ragazzo solo, Ragazza sola" in Io e te, 2012) o mai 'inteso' e soltanto evocato col loro creatore (Velvet Goldmine, 1998). Ma c' un altro film insieme a quello di Todd Haynes dove non ascoltiamo una sola nota di Bowie ma lo avvertiamo continuamente. Toccante favola science-fiction-esistenzialista, Moon (2009) racconta la solitudine di un astronauta, unico abitante di una stazione lunare che come il Major Tom manda messaggi d'amore alla moglie e vorrebbe tanto ritornare a casa. Opera prima di Duncan Jones, figlio dell'artista, Moon tradisce la suggestione paterna: la fascinazione per la conquista spaziale che ha messo in orbita Ziggy e Tom e irrigato ogni disco.

Ossessionato dall'idea di fare della sua vita e della sua fine un'opera d'arte, l'oggetto di una costante messa in scena, Bowie pubblica l'otto gennaio "Blackstar" e recita il 'morto' per esorcizzare la (sua) morte. Morte che sopraggiunge una settimana dopo l'uscita del suo ventiseiesimo album. La clip "Lazarus" lo scopre allettato. Immagine testamentaria e versi riconciliati, corpo senile e spirito indomito, Bowie si ritira a ritroso dentro un armadio-tomba che richiude per sempre su di s. Sull'uomo e sull'artista tante volte trapassato, liquidando a turno le proiezioni della sua furia trasformista. Perch Bowie fu Lazzaro prima di cantarlo, libero prima di liberarsi. Candido extraterrestre, dandy, queer, duca, pirata dello spazio o hero ai piedi del Muro ha concepito l'homo superior ("Oh, You Pretty Things") e un'ultima stella da guardare. E da ascoltare sulla Terra o altrove.

Leggenda della musica britannica e attore di straordinario talento, l'artista si spento a Londra a 69 anni. Recit per registi come Scorsese, Lynch e Nolan. Vai all'articolo

Addio a David Bowie, il duca bianco del rock

luned 11 gennaio 2016 - a cura della redazione cinemanews

Addio a David Bowie, il duca bianco del rock Se n' andato domenica scorsa il duca bianco della musica rock. Se n' andato a 69 anni per un cancro, lui, alieno incantatore piombato da una stella per narcotizzarci con il suo sguardo imperfetto e, cos, insanamente conturbante. Lui, poeta ambiguo venuto da un altro pianeta che, per cinque decadi, ha sedotto le platee con una galassia di suoni, capaci di trasportarci nella dimensione cosmica di quella voce graffiante dal sofisticato fascino. Ladies and gentleman, l'uomo che ha precorso il Glam Rock, avvolto dal luccicante mantello di "Ziggy Stardust"; l'esile "Duca Bianco" noto al mondo come David Bowie.

   

Bandslam - High School Band

* * * - -
(mymonetro: 3,15)
Un film di Todd Graff. Con Vanessa Hudgens, Alyson Michalka, Gaelan Connell, Scott Porter, Lisa Kudrow.
continua»

Genere Commedia, - USA 2009. Uscita 25/09/2009.

The Prestige

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,80)
Un film di Christopher Nolan. Con Hugh Jackman, Christian Bale, Scarlett Johansson, Michael Caine, Rebecca Hall.
continua»

Genere Azione, - USA, Gran Bretagna 2006. Uscita 22/12/2006.

Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino

* * * - -
(mymonetro: 3,26)
Un film di Uli Edel. Con Natja Brunckhorst, Thomas Haustein, Jens Kuphal, David Bowie, Rainer Woelk.
continua»

Genere Drammatico, - Germania 1981.

Fuoco cammina con me

* * * - -
(mymonetro: 3,30)
Un film di David Lynch. Con David Bowie, Sheryl Lee, Harry Dean Stanton, Moira Kelly, Kyle MacLachlan.
continua»

Genere Giallo, - USA 1992.

Labyrinth - Dove tutto possibile

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,70)
Un film di Jim Henson. Con David Bowie, Jennifer Connelly, Toby Froud, Frank Oz, Steve Whitmire.
continua»

Genere Fantastico, - Gran Bretagna 1986.
Filmografia di David Bowie »

marted 13 novembre 2018 - L'associazione si presenta a Milano il 16 e 17 novembre.

Nasce "Red Shoes" per la diffusione della cultura e della storia del cinema britannico in Italia

a cura della redazione cinemanews

Nasce L'associazione culturale Red Shoes inaugura le sue attivit con l'(ante)prima edizione di UK Film Days Italia, il 16 e 17 novembre, allo Spazio Oberdan di Milano (Cineteca Italiana), due giorni di proiezioni ed incontri dedicati al cinema britannico fra cultura, interdisciplinariet e storia, tra passato, presente e i suoi "possibili futuri", un ponte "virtuale & virtuoso" tra l'Italia e il "Made in UK". Venerd 16 novembre Il primo giorno s'inizia alle 19.30 con un omaggio dedicato al coreografo, attore, ballerino, mimo e regista Lindsay Kemp - recentemente scomparso - con la proiezione di estratti in anteprima assoluta dal documentario (work in progress) Kemp, del regista e attore livornese Edoardo Gabbriellini, che sar ospite per presentare il progetto. Lindsay Kemp, che nell'arco della sua lunga carriera ha pi volte dichiarato quanto il film The Red Shoes abbia contribuito a far crescere la sua passione per la danza, stato maestro di artisti del calibro di Ken Russell, Mick Jagger, Kate Bush, Peter Gabriel e, soprattutto, David Bowie. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e della sua carriera a Livorno, lavorando anche per il Teatro Goldoni. Questo documentario vuole essere il mio ritratto personale di Lindsay Kemp, il tentativo di avvicinarmi pi possibile allo sguardo intimo di un artista contraddittorio e doppio, alla sua opera cos ricca, dirompente, germinale; e insieme quello di un uomo con i suoi eccessi e le sue ombre, che dopo un lungo vagare per il mondo aveva deciso di affacciarsi da una terrazza che domina il vecchio mercato centrale Livorno. Edoardo Gabbriellini Alle 20.45 seguir la proiezione della copia restaurata di The Red Shoes (Scarpette rosse, GB, 1948) di Michael Powell, Emeric Pressburger, in occasione dei 70 anni dell'opera. La serata organizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna e il 36 Torino Film Festival. Il film sar introdotto da Emanuela Martini (direttrice artistica del Torino Film Festival e autrice del volume Il cinema di Powell e Pressburger, Ed. il Castoro, 1989). Il restauro del capolavoro di Powell e Pressburger ha impegnato per ben tre anni l'UCLA Film & Television Archive e The Film Foundation, che dal 2006 al 2009 hanno messo a frutto tutte le potenzialit delle nuove tecnologie per giungere a questa versione digitale definitiva, che riesce a combinare le migliori qualit del film a colori moderno (migliore definizione, maggiore brillantezza) con i pi piacevoli tratti del vecchio Technicolor "dye transfer". Restituire al pubblico contemporaneo la possibilit di vedere o rivedere quest'opera in tutta la sua potenza immaginifica, nella brillantezza e bellezza originaria significa anche "...mostrare quanto sia importante l'arte e a farlo dalla prima inquadratura all'ultima. A dimostrare che l'arte e` una cosa per cui vale la pena vivere. E anche morire.", come afferma Martin Scorsese (video intervista del 2009 dopo la visione della copia restaurata di The Red Shoes - UCLA Film & television Archive)

Sabato 17 novembre Ad aprire il programma della seconda giornata alle 19.30 la Masteclass intitolata Donne che non chiedono scusa. Vivienne Westwood: creativit e autonomia al femminile a cura di Piera Detassis (direttrice artistica dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David Di Donatello e direttrice della rivista CIAK), sulla figura della stilista, artista e attivista britannica. A seguire, alle 20.45, presentazione e proiezione in anteprima nazionale del documentario Westwood. Punk, Icon, Activist di Lorna Tucker (GB, 2018) che sar prossimamente distribuito in Italia da Wanted Cinema eFeltrinelli Real Cinema. Il film dedicato alla vita della Westwood, star del mondo della moda, rappresentante della controcultura londinese ed attivista. Rarissime registrazioni di backstage e archivio mostrano l'ascesa della fashion artist, il suo successo internazionale ma anche la sua volont di rimanere indipendente, con una serie di lotte commerciali e sociali. I membri onorari dell'associazione Red Shoes sono Stephen Frears, Lynne Ramsay, Terence Davies, Iain Sinclair.

L'associazione culturale composta da Anna Maria Pasetti, Lee Marshall, Cinzia Mastina, Valentina Agostinis, Claudio Puglisi, Valentina D'Amico, Andrea Fornasiero, Ludovica Fales. Nata sul finire del 2017 da un gruppo di esperti di diverse estrazioni professionali, Red Shoes intende realizzare sotto il marchio di UK Film Days Italia progetti che spaziano fra premire, eventi tematici, gala screenings, presentazioni di new talents, retrospettive, omaggi, rivisitazioni del patrimonio classico, talks, seminari e forum tematici, attivit di didattica e ricerca con istituzioni educational e culturali bilaterali. L'associazione culturale anche aperta alla collaborazione con contenitori/contenuti esistenti giudicati coerenti alla propria mission: in tal senso si pone in qualit di fornitore di contenuti variamente intesi nella forma di consulenza, formazione, organizzazione, partnership. L'(ante)prima edizione di UK Film Days Italia realizzata con il patrocinio dell'Ambasciata Britannica in Italia, con il supporto di The British Council e con la collaborazione della Cineteca di Bologna, 36 Torino Film Festival e Cineteca Italiana. Sponsor tecnici sono: Lo Scrittoio, Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema, Ristorante Mare Mosso

   

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