Le notti della luna piena

Film 1984 | Commedia 102 min.

Titolo originaleLes nuits de la pleine lune
Anno1984
GenereCommedia
ProduzioneFrancia
Durata102 minuti
Regia diEric Rohmer
AttoriTchéky Karyo, Christian Vadim, Pascale Ogier, Fabrice Luchini, Mathieu Schiffman Virginie Thévenet, László Szabó, Lisa Garneri, Anne-Severine Liotard, Herve Grandsart, Noel Coffman.
TagDa vedere 1984
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 8 recensioni.

Regia di Eric Rohmer. Un film Da vedere 1984 con Tchéky Karyo, Christian Vadim, Pascale Ogier, Fabrice Luchini, Mathieu Schiffman. Cast completo Titolo originale: Les nuits de la pleine lune. Genere Commedia - Francia, 1984, durata 102 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 8 recensioni.

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Louise, possessiva e mondana, ha bisogno di un po' di indipendenza dal convivente Remi, che peraltro ama molto, per vivere nelle notti parigine. Il film è stato premiato al Festival di Venezia,

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Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Ancora una volta Rohmer sa leggere nel profondo dell'animo di personaggi che sono persone.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Novembre, Parigi. Louise è una giovane arredatrice d'interni che vive con Rémi in un appartamento a Marne La Vallée, quartiere periferico in fase di completamento. Louise, anche se ama il suo compagno, vorrebbe però conservare una parte di autonomia che le consente di uscire la sera con amici e amiche senza doversi sempre piegare a compromessi. Rémi invece pensa esattamente all'opposto. Pensa di aver già poco tempo da condividere con lei e non vuole perderne neanche un secondo. Non gli interessa nulla della vita mondana tanto che ha preferito andare ad abitare nel luogo in cui lavora anche se si trova fuori Parigi. Louise si è però lasciata uno spazio di fuga: un appartamentino in città che ha affittato ad un'amica e che ora provvede a riarredare per trasformarlo in un'isola di provvidenziale solitudine. Il primo a visitarla sarà Octave, sposato e con figlia ma innamorato (respinto) di Louise.
"Chi ha due mogli perde l'anima. Chi ha due case perde il senno". Il proverbio che apre il film è significativo a partire dalla sua struttura. È infatti formato da due parti la prima delle quali è stata pensata da Rohmer mentre la seconda appartiene alla tradizione popolare francese. Si tratta in fondo della stessa unione di due aspetti che contrassegna la personalità della protagonista. La versione francese ("Qui a deux femmes perd son âme") permette di ampliare ulteriormente la riflessione. La prima parte è infatti riferibile ovviamente a Octave che vorrebbe avere due donne trovandosi però anche a rappresentare il lato maschile di Louise la quale è a sua volta "deux femmes". Una cerca la stabilità in amore e una si dà da fare per negarla.
Se si osservano con attenzione le immagini dei titoli di testa si noterà una serie di dissolvenze che offrono allo sguardo dello spettatore una panoramica a 180°, continuamente frammentata, che sposta progressivamente il suo punto di vista mostrando ulteriori porzioni di spazio. La strada, con il bivio in apertura e in chiusura, assume una valenza metaforica. È necessario confrontarsi continuamente con i bivi della vita dovendo compiere delle scelte mai facili e mai definitive.
Le protagoniste del ciclo di "Commedie e proverbi" (e Louise è una di loro) si trovano costantemente impegnate a cercare di estromettere la realtà dal loro universo ma quest'ultima si fa largo a forza e a nulla valgono gli sforzi messi in atto per tentare di arginarla. La vita per Rohmer è un flusso di relazioni in cui l'altro non può essere programmaticamente al servizio di una propria scelta per quanto valida essa sia. Non si può escludere chi ci sta accanto da una comunicazione 'vera'. Il personaggio di Louise diventa così interessante perché è una donna che vorrebbe rimanere presente nella vita di due uomini senza però 'esserci' del tutto. Si tratta di un desiderio che non è legato solo alla finzione cinematografica. Ancora una volta Rohmer sa leggere nel profondo dell'animo di personaggi che sono persone.

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Giancarlo Zappoli
giovedì 18 settembre 2003

Seconda parte
La strada, appunto. In Pauline alla spiaggia c'era un cancello-sipario che si apriva sui "jardin-paysage" (espressione utilizzata da Rohmer in L'organizzazione dello spazio nel Faust di Murnau, 1984) dell'abitazione in cui Marion e Pauline potevano conversare d'amore. Le notti della luna piena inizia con una serie di dissolvenze che, con magistrale intuizione, offrono allo sguardo dello spettatore una panoramica a circa 1800, continuamente frammentata, che sposta progressivamente il suo punto di vista mostrando ulteriori porzioni di spazio. La strada, con il suo bivio a valenza metaforica, marca il film in apertura e in chiusura. Rohmer non ama questi quartieri-dormitorio edificati nella banlieue parigina e non a caso si attarda a mostrarne l'incombente e pesante presenza come cattedrali abitative nel deserto. Non a caso Louise è un'arredatrice d'interni e la stessa Ogier ha provveduto a sistemare l'arredamento degli appartamenti del film.
Ma la forza delle immagini dei titoli di testa sta soprattutto in questo scoprire a poco a poco la necessità di doversi confrontare con delle scelte che non sono mai facili e, soprattutto, definitive. È proprio ciò che manca, fino a questo punto, alle protagoniste delle "Commedie". Più cercano di estromettere la realtà dal loro universo, più questa vi irrompe con violenza e nonostante qualsiasi sforzo si sia messo in atto per arginarla. Ognuna di loro cerca un'isola in cui salvaguardarsi dalle sconfitte brucianti della vita ma, nel far questo, non si accorge del fatto che la vita è un tessuto di relazioni in cui l'altro non può mai essere messo solo ed esclusivamente al servizio di una propria scelta "morale". Così come i narratori dei "Racconti" tentavano di "sottomettere" le donne da loro conosciute alla forza della loro arbitrarietà narrativa, le donne delle "Commedie" sviluppano percorsi conoscitivi del tutto autistici, in cui i possibili partner sono esclusi da una comunicazione "vera". Si veda la scena in cui Louise, tornata a casa dopo la prima festa (punto di premessa per gli sviluppi futuri in quanto è lì che lei incontra Bastien e a lui viene presentata Marianne), espone a Rémi il proprio progetto. La concessione possibile, pur nella dolcezza degli atteggiamenti, si rivela essere un compromesso-boomerang: chi troverà un nuovo possibile partner lo rivelerà subito all'altro. Rémi in effetti viene scoperto casualmente (gli uomini in Rohmer non possono mai brillare di grande luce) ma non accampa pretesti. Non è l'Henry "mordi e fuggi" di Pauline.

Con i suoi modi bruschi e ruvidi non nega l'evidenza ma la conferma in uno spazio in cui il blu predomina. In questo film non c'è più la necessità di "conoscere il lupo". Non ci sono fanciulle di cui preservare una purezza (o una castità). C'è una donna che esce nuda da un letto (come la Sabine di Il bel matrimonio) per non farvi più ritorno e per ritrovarsi, di lì a poco, a parlare di licantropia e di fiabe con un disegnatore. Uno, cioè, che fa il suo stesso mestiere ma arredando interni diversi, quelli del sogno, della fantasia dei bambini, da cui trarre linfa creativa per restituirne a propria volta.
Si parla di figli in Le notti della luna piena e Octave ne ha una. Ma la sua casa, come quella di Maud, è così ampia da poter isolare il problema altrove e continuare i propri giochi di seduzione (i propri giochi da adulti) indisturbati, senza farsi mettere in crisi neppure dalla baby-sitter (che questa volta è molto discreta e non gira nuda per casa). La sua abitazione è molto diversa da quelle arredate da Louise, in cui prevalgono le strutture fortemente separate che si apparentano con le riproduzioni dei quadri di Mondrian che vediamo appese alle pareti dell'appartamento di Marne La Vallée. Il suo mondo interiore non è arredato da Louise. Ha due case, una in cui muoversi comodamente e l'altra in cui sedersi su una sedia di legno da balcone e, in fondo, come la sua amica, è a caccia di smentite di quanto proclama verbalmente ma non saprebbe poi sostenere nella vita reale. Entrambi lasciano dei "vuoti" nella loro vita così come Rohmer ne lascia nello scegliere di inquadrare porte aperte oltre le quali essi possono scomparire pur continuando a esserci. È quello che Louise vorrebbe concretizzare: rimanere presente nella vita dei due uomini pur non essendoci. Sul piano della condivisione del quotidiano con Rémi e su quello del rapporto fisico con Octave. È un tentare di uscire dagli stereotipi sedimentati nel "sentire" collettivo che Rohmer, al di là delle apparenze, non condanna. Ciò che finisce sotto esame è molto più determinante: è l'esigenza di una radicalità sostenuta da una personalità semplice e complessa al contempo. Rohmer, in questa fase del suo fare cinema, sembra vedere uomini e donne troppo piccoli anche per trovare la forza di salire sulle spalle dei giganti.

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Giancarlo Zappoli
giovedì 18 settembre 2003

Prima parte
Novembre. Louise è una giovane arredatrice d'interni che vive con Rémi in un appartamento nel quartiere periferico in fase di completamento di Marne La Vallée. Louise ama Rémi ma vorrebbe conservare una propria autonomia che le consenta di uscire la sera con amici e amiche senza doversi sempre piegare al compromesso con il compagno. Rémi vede le cose nel modo opposto. Ritiene di aver già poco tempo da condividere con lei e non vuole sprecarne ulteriormente. La vita mondana lo affascina così poco che ha preferito trasferirsi nel luogo in cui lavora, anche se fuori Parigi. Louise si è lasciata uno spazio di fuga: ha un appartamentino in città. Lo ha affittato a un'amica, ora provvederà a riarredarlo per rimanerci, considerandolo un'isola di rigenerante solitudine. Il primo a visitare l'appartamento ancora in totale disordine è Octave, un giovane scrittore che le fa da accompagnatore. Octave è sposato e ha una figlia, ma questo non gli impedisce di essere innamorato (costantemente respinto) di Louise, a cui rimprovera le scelte maschili che lui ritiene di basso profilo.
Nel corso di una festa, a cui Louise si reca con Octave, la donna incontra un'amica e collega, Camille, che si trova lì con Marianne, con cui divide un appartamento proprio a Marne La Vallée. Sopraggiunge Rémi. Gli vengono presentate le due donne, ma il giovane si trova a disagio e vuole andarsene presto. Louise, che intanto ha ballato con grande affiatamento fra le braccia di un giovane sconosciuto, rifiuta di seguirlo e la tensione tra i due sale. Saranno Camille e Marianne a riaccompagnare Louise, che confida loro i propri problemi. Giunta a casa trova Rémi molto teso e gli confida il proprio progetto di sistemazione dell'appartamento parigino. Gli propone anche un accordo: se mai incontrerà qualcuno che scoprirà di amare più di lui glielo rivelerà subito. Altrimenti saprà di essere sempre lui al di sopra di chiunque altro. Qualora a Rémi dovesse accadere la stessa cosa accetterà la sua scelta anche se con dispiacere.
Dicembre. Ora l'appartamento è sistemato e Louise, una sera in cui nessun amico è disponibile, può sperimentare la solitudine. Il giorno successivo, di ritorno a Marne, porta a Rémi un regalo raffinato.
Gennaio. In un caffè Octave spiega a Louise la sua predilezione per i luoghi anonimi. È lì che ama scrivere i propri articoli. Mentre esce dal bagno, Louise vede Rémi. Octave, subito dopo, le dice dì aver intravisto Camille, riconosciuta da un suo caratteristico copricapo. Octave insinua nell'amica il sospetto che i due fossero lì insieme. Il giorno successivo è la stessa Camille, di ritorno da Milano dove è stata con il nuovo fidanzato, a toglierle qualsiasi dubbio.
Febbraio. Louise partecipa a una festa e reincontra il ragazzo con cui aveva ballato in novembre. Si tratta di Bastien, un musicista rock. I due si danno appuntamento per il giorno dopo. Benché Octave cerchi di dissuaderla, Louise si porta a casa Bastien e fa l'amore con lui. Nel corso della notte però lascia l'appartamento per fare ritorno da Rémi. In attesa del treno si reca in un caffè dove parla con un disegnatore di libri di favole e si confida con lui. Giunta a casa non trova però Rémi che fa ritorno all'alba. Ha trascorso la notte con Marianne, che ha scoperto di amare. Louise, in lacrime, chiama Octave per dargli un appuntamento e lascia l'appartamento.
Il "proverbio" che apre questo film è più che mai ambiguo. La sua stessa origine non è omogenea. La prima parte(Qui a deux femmes perd son âme) è stata creata da Rohmer stesso, mentre la seconda(Qui a deux maisons perd sa raison) appartiene alla tradizione popolare. È la stessa unione di due parti che contrassegna la personalità di Louise. Il testo francese offre poi margini per una moltiplicazione di letture. La prima parte infatti è riferibile sia a Louise che a Octave. Lo scrittore vorrebbe poter avere due donne e, al contempo, si trova col rappresentare il lato maschile dell'amica, che è a sua volta "deux femmes", una che cerca la stabilità affettiva e una che opera per negarla. Se la perdita d'anima risulta evidente per la donna, il modo in cui Octave viene respinto lascia poco spazio alla possibilità di un recupero sui piano di un rapporto fisico, anche se, ancora una volta in Rohmer, il finale è aperto.
La seconda parte, oltre alla lettura letterale con riferimento alle due abitazioni di Louise, consente di operare sulla doppiezza del comportamento e sulla perdita di una ragione che può essere intesa sia come capacità di discernere, sia come diritto ad affermare una propria tesi. Louise è infatti il primo personaggio delle "Commedie" che vuole portare a termine con determinazione quella che, con detto anche questo popolare, si potrebbe definire la "quadratura del cerchio". È il personaggio con cui Rohmer, prima di aprirsi al ritratto del tutto originale della Delphine di Il raggio verde, struttura un'aggregazione delle caratteristiche delle protagoniste dei film precedenti, che non può non concludersi con un'implosione sommessamente (l'urlo è escluso dalle sue forme di espressione) devastante. Louise cerca la solitudine rigeneratrice come Anne di La femme de l'aviateur e ha fatto di un progetto soggettivo il punto d'appoggio da cui sollevare il proprio e l'altrui mondo (consenziente o meno che sia), come Sabine in Il bel matrimonio. Ha inoltre qualcosa dei tratti caratteriali della Marion di Pauline alla spiaggia, con la sua convinzione di saper riconoscere quando il momento è arrivato, che viene amaramente disillusa. Louise, rispetto a quest'ultimo personaggio, ha però un pregio fondamentale: non è capace di mentire a se stessa fino in fondo ed è pronta a tornare nuovamente sulla strada che le impone una scelta.

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Stefano Lo Verme

Louise è una giovane decoratrice d'interni che vive insieme al marito, l'architetto Rémi, in una casa alla periferia di Parigi; la ragazza possiede però anche un appartamento in città, nel quale spesso si ferma a dormire e grazie al quale si sente ancora una donna indipendente. Il miglior amico di Louise è Octave, un intellettuale che le fa compagnia durante le serate mondane di Parigi.
Presentato al Festival di Venezia nel 1984, Le notti della luna piena è il quarto capitolo realizzato dal regista francese Eric Rohmer all'interno del ciclo intitolato Commedie e proverbi. Come per i film precedenti, anche in questa pellicola il soggetto è ispirato ad un proverbio: "Chi ha due donne perde l'anima, chi ha due case perde il senno". Ed infatti la protagonista di questa commedia, Louise (Pascale Ogier), divide la propria esistenza fra due case: una villetta a Marne La Vallée, nella quale abita insieme al marito Rémi (Tchéky Karyo), ed un appartamento al centro di Parigi, che rappresenta un suo spazio privato di libertà ed uno strumento di affermazione della sua indipendenza rispetto agli obblighi della vita matrimoniale.
La struttura narrativa dell'opera di Rohmer si snoda nell'arco di quattro mesi (da novembre a febbraio), contrassegnati come singoli capitoli. La raffinata messa in scena del film, costruita (come sempre nel cinema di Rohmer) soprattutto sui brillanti confronti dialogici fra i personaggi, è incentrata sulla figura di Louise, una giovane donna che si lascia coinvolgere ben volentieri nel gioco della seduzione, ma allo stesso tempo vorrebbe sfuggire alle difficoltà e alle costrizioni dei legami sentimentali. A tale scopo, Louise progetta (come dice il proverbio) di dividersi fra due case; un compromesso che riesce a far accettare anche al marito Rémi, ma che tuttavia non eviterà lo sfaldamento del loro matrimonio. La duplicità del personaggio di Louise è emblematica: da una parte la ragazza è davvero innamorata del marito e non vorrebbe mai compromettere il loro ménage; dall'altra si affanna in un parossistico tentativo di negare il proprio bisogno di stabilità affettiva, fino a concedersi un'avventura extra-coniugale in una notte di luna piena.
In questo delizioso ritratto femminile, un'importanza particolare è riservata allo splendido rapporto fra Louise e il suo intimo amico Octave (Fabrice Luchini), uno scrittore sposato e padre di una bambina, ma con il bisogno di evadere dalla vita familiare per ritagliarsi i propri spazi. In qualche modo, Louise e Octave sono come due anime gemelle, legate fra loro da una meravigliosa complicità (una complicità alla quale si unisce anche l'attrazione fisica che Octave prova per Louise, ma che lei invece non ricambia); e non a caso nel finale, quando si ritrova sconfitta e sola, Louise sceglie di telefonare proprio a Octave, per darsi appuntamento con lui. Con Le notti della luna piena, Eric Rohmer firma una delle sue pellicole più intelligenti e riuscite: una squisita commedia dal tono agrodolce condita da una scintillante ironia, con dialoghi e situazioni che sono delle autentiche perle di umorismo. Premiata come miglior attrice a Venezia la bravissima protagonista, Pascale Ogier, scomparsa poco dopo l'uscita del film per un attacco di cuore a soli 26 anni.

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Alla ricerca di nuove avventure.
Recensione di Stefano Lo Verme

Louise (Ogier), possessiva e mondana, ha bisogno di un po' di indipendenza dal convivente Remi, che peraltro ama molto, per vivere nelle notti parigine quello che lui non offre. Ma beffardamente scoprirà di essere destinata a cadere nella trappola della solitudine. Rohmer firma una fredda e sottile analisi dei rapporti umani alla sua maniera, facendo sorridere e riflettere.

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4° film del ciclo "Commedie e proverbi" ("Chi ha due donne perde l'anima, chi ha due case perde il senno"), è il ritratto di Louise che fa la pendolare tra la casa di Marne La Vallée e un appartamento a Parigi - il suo spazio di libertà -, non può vivere senza amore, ma diffida dei sentimenti esclusivi. La Ogier - premiata a Venezia 1984 e morta nello stesso anno - ha curato anche l'arredamento. Rohmer conduce il giuoco con la solita eleganza. Crea i suoi personaggi, li lascia muovere, li osserva a distanza con un'ironia sorridente, mai irriverente.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 16 gennaio 2011
fedeleto

Nel periodo della luna piena ,alcune persone possono subire un'influenza e cambiare il loro modo di agire e pensare.Rohmer regista di grandi film(la collezionista,la mia notte con maud,la marchesa von) dopo PAULINE ALLA SPIAGGIA,continua la sua serie di commedie e proverbi,dove stavolta il la morale e' chi ha due donne perde l'animo per la passione chi ha due case perde la ragione.

Frasi
La sola cosa che mi impedisce di amarlo come vorrei, è il suo troppo amore. Quando mi amano troppo, io, automaticamente amo meno.
Dialogo tra Louise (Pascale Ogier) - Octave (Fabrice Luchini)
dal film Le notti della luna piena
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Stefano Reggiani

È curioso, ma non incomprensibile che Rohmer cominci a diventare popolare. Intendiamoci, è una popolarità leggera, un giro di complicità amabili che, però, superano la cerchia dei cinefili e degli esperti. Il fatto è che Rohmer, uno degli autori francesi più rigorosi, completamente difesi dal proprio stile (dalla Marchesa von... a Perceval) cominciando la sua serie di «commedie e proverbi» s'è avvicinato [...] Vai alla recensione »

winner
premio per la migliore attrice
Festival di Venezia
1984
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