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Eric Rohmer

Eric Rohmer (Jean-Marie Maurice Schérer) è un attore francese, regista, scrittore, sceneggiatore, scenografo, costumista, è nato il 4 aprile 1920 a Nancy (Francia) ed è morto il 11 gennaio 2010 all'età di 89 anni a Parigi (Francia).
Nel 1998 ha ricevuto il premio come osella per la migliore sceneggiatura al Festival di Venezia per il film Racconto d'autunno. Dal 1983 al 1998 Eric Rohmer ha vinto 2 premi: Festival di Berlino (1983), Festival di Venezia (1998).

L'autore per eccellenza della Nouvelle Vague

A cura di Matteo Treleani

Cinema di pensiero più che d'azione, di parole più che d'immagini, dalla messa in scena sofisticata nella sua delicatezza. Quello di Rohmer è un cinema morale, fascinoso e in parte enigmatico, sicuramente del più personale e coerente tra i grandi cineasti della Nouvelle Vague. Dove le parole, in primo piano, spesso mistificano e sviano, e l'intreccio letterario non può adombrare l'importanza di un cinema potente nella sua solo apparente trasparenza. Autore per eccellenza, teorico, scrive tutti i suoi film, tentando solo alcune volte l'adattamento dal romanzo. I dialoghi letterari ma mai teatrali e il suo tocco leggero hanno messo in forma una cinematografia programmatica. Attentissimo ai dettagli in cui si nasconde spesso la discreta e sottile fascinazione del suo cinema, Rohmer ha sempre, sapientemente, amalgamato una profondità quasi ottocentesca con una messa in scena precisa e raffinata.
Ancora professore di lettere a Vierzon pubblica nel '46 un romanzo sotto lo pseudonimo di Gilbert Cordier, Elisabeth. Con Godard, Rivette, Truffaut e Chabrol fonderà La Gazzette du cinèma (di cui diverrà direttore) oltre ad essere assiduo frequentatore del mitico cinè-club del Quartiere Latino a Parigi. Con loro pubblica un libro su Hitchcock nel '55 mentre più tardi scrive un saggio sull'espressionista Murnau. Sarà caporedattore dei Cahiers du cinèma dal '57 al '63, proprio gli anni in cui prende decisamente vita la Nouvelle Vague. Rohmer, il più anziano del gruppo, era stato d'altronde il primo a fare il passo nella regia con il corto Journal d'un scélérat nel '50.

Dalla pagina scritta alla macchina da presa
È del '59 il suo primo lungometraggio, Il segno del leone. Prodotto da Chabrol e distribuito con scarso successo tre anni più tardi, anticipa la riflessione, cara a Rohmer, sul ruolo del caso, quale manipolatore delle vite umane. Oltre a dare un rarissimo esempio di sguardo negativo sulla città di Parigi (qui dipinta sporca e chiassosa). Nel '62 fonda la società Les films du Losange con cui produrrà la gran parte delle sue pellicole. Lo stesso anno inizierà la prima delle serie tematiche dei Contes moraux. Con La collezionista nel '66 ma soprattutto La mia notte con Maud (1969), il suo capolavoro, otterrà anche una nomination agli Oscar come miglior sceneggiatura. Il famoso dialogo su Pascal è un capolavoro di scrittura ma soprattutto di messa in scena sottilmente occultata (l'importanza del dialogo svia dalla macchina da presa che inquadra spesso una sola delle tre persone presenti) nonché di una fine sensualità.
Terzo racconto morale è Il ginocchio di Claire (1970). Nel '65 firma l'episodio su Place de l'Etoile di Parigi di notte, accanto a Chabrol, Godard, Douchet e Jean Rouch. Ultimo dei racconti morali è L'Amore il pomeriggio (1972), forse il più ironico ma anche il più spietato verso il mondo piccolo borghese che descrive. Con La Marchesa von... (1976) mette in scena quasi ricalcandolo un racconto storico di von Kleist. Film pittorico e sensuale che descrive il sentimento ingabbiato nelle rigide regole sociali. Altro adattamento letterario, e questa volta dal medievale Chrétien de Troyes, nel '78 con Perceval, sul cavaliere della tavola rotonda, interpretato da Fabrice Luchini, qui scoperto da Rohmer. L'operazione è straniante e teatrale, spesso recitata in terza persona ma ancora una volta raffinata ed elegante. Contrariamente ad altre scommesse di suoi colleghi e amici (spesso appesantite dai loro stessi intenti), Rohmer mantiene sempre un'aura di magnifica leggerezza.

Gli anni Ottanta
Nel '80 sarà la volta della serie Comédies et proverbes, dal tono più scanzonato e beffardo. Il primo, La moglie dell'aviatore narra di uno studente che insieme a una ragazza incontrata per caso pedina l'amante della sua fidanzata. Ne Il bel matrimonio (1982), opera su una passione non condivisa, Rohmer basa ancora l'intreccio sulle magnifiche interpretazioni dei protagonisti (Béatrice Romand e Arielle Dombasle), inquadrando sempre gli interlocutori e mai chi parla durante i dialoghi. Sempre deliziosi saranno i dialoghi di Pauline alla spiaggia (1983), commedia su un'educazione sentimentale ambientata in un bel crepuscolo balneare settembrino, Orso d'argento al festival di Berlino. Quarto episodio delle commedie e proverbi è Le notti di luna piena (1984), riuscito e agrodolce ritratto generazionale (e, indubbiamente, morale). Il successivo, e quasi improvvisato, Il raggio verde (1986) otterrà invece il Leone d'oro a Venezia. Rohmer regala opere mai deludenti, garbate e attente alle sfumature, pur con certi eccessi di verbosità: ne sono conferma L'amico della mia amica (1987) e Reinette e Mirabelle (1987).

Gli anni Novanta
Gli anni '90 sono segnati dai Contes des quatre saisons: in Racconto di primavera (1990) sempre teatrale e molto parlato, tra la musica di Schumann e Beethoven si narra dell'incertezza dei sentimenti, in Racconto d'inverno (1991) per il classico e rohmeriano caso del destino Félicie resta incinta senza poter contattare il padre a cui, nel loro amore estivo, aveva dato un indirizzo sbagliato. Rohmer inframmezza i racconti delle stagioni con altre opere che forse hanno in parte perso la leggerezza degli anni '60 ma rivelano un autore sempre estremamente lucido. Nel '93 L'albero, il sindaco e la mediateca, nel '95 il film a episodi Incontri a Parigi, nel '96 Un ragazzo...tre ragazze in cui si affronta un'altra, leggera, avventura balneare per un insolito tombeur des femmes, mentre Racconto d'autunno (1998) ritrova l'eleganza espressiva dei Contes moraux.

Gli utlimi anni
Leone d'Oro alla carriera nel 2001, sempre coerente e vitale, a 80 anni, Rohmer firma un'altra trilogia, questa volta storica. Il primo è La nobildonna e il duca (2001) dove narra la rivoluzione francese dalla parte dell'aristocrazia e dove gli attori recitano su fondali dipinti. Triple Agent - Agente speciale (2004) sarà invece un film di spionaggio ambientato negli anni '30 e ne Gli amori di Astrea e Celadon (2007) si mette in scena un romanzo pastorale di Honoré d'Urfé ambientato nel V secolo.
La mattina dell'11 gennaio 2010 Eric Rohmer muore a Parigi, a quasi novant'anni.

Ultimi film

Commedia, (Francia - 1998), 111 min.
Commedia, (Francia - 1996), 101 min.
Commedia, (Francia - 1995), 97 min.
Commedia, (Francia - 1991), 114 min.

Focus

FOCUS
sabato 27 gennaio 2018
Roy Menarini

C'è un equivoco di fondo sull'identità cinematografica di Luca Guadagnino. Più che il "nemo propheta in patria", questa curiosa storia di un cineasta molto amato oltreoceano e poco conosciuto da noi tradisce alcune motivazioni che non riguardano esclusivamente la sordità comunicativa dei media o della critica. Guadagnino è un regista italiano che guarda all'Italia con occhi da straniero. Per alcuni questo straniamento è indice di esterofilia e di concessione al gusto internazionali, per altri (i più, bisogna dire) si tratta di un modo indipendente e cinefilo di staccarsi da alcuni cliché del nostro cinema d'autore

NEWS
martedì 12 gennaio 2010
Giancarlo Zappoli

Cinema per pochi? Eric Rohmer, all'età di quasi novant'anni, ci lascia ma resta con noi grazie al suo cinema. Un cinema per pochi forse, per quei pochi che amano farsi raccontare i percorsi più complessi dell'animo umano quando cerca di relazionarsi all'altro in quella dimensione misteriosa che spesso banalizziamo con il vocabolo 'amore'. Un cinema 'radiofonico' come lo definirono spregiativamente alcuni critici incapaci di 'vedere' la parola che si trasforma in immagine

News

È morto a quasi novant'anni il maestro della Nouvelle Vague.
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