| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Mali, Senegal, Francia |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Ramata Sy |
| Attori | Khady Mane, Mamadou Diallo, Binta Racine Sy, Moussa Sow, Ndiabel Diallo Oumar Samba Dia. |
| Uscita | giovedì 18 luglio 2024 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,87 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 16 luglio 2024
Una giovane coppia in Senegal riceve la disapprovazione degli abitanti del remoto villaggio in cui vive. In Italia al Box Office Banel & Adama ha incassato 13,1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Banel e Adama sono due giovani sposati che vivono in un villaggio del nord del Senegal. Il loro sogno è quello di disseppellire dalla sabbia due edifici che potrebbero diventare la loro abitazione futura. I problemi nella coppia nascono quando Adama non accetta di diventare capo del villaggio come la sua discendenza imporrebbe. Gli altri abitanti non vedono di buon occhio questo rifiuto e quando la siccità inizia a decimare il bestiame incolpano il giovane e la sua compagna per quanto accade. Da quel momento la vita di coppia verrà messa in serio pericolo e Banel dovrà lottare contro tutto e tutti.
Ramata-Tulaye Sy torna a girare negli stessi luoghi in cui aveva realizzato il suo primo cortometraggio Astel e per questo esordio nel lungometraggio sceglie come protagonisti due giovani del luogo non professionisti.
Diplomata alla importante FEMIS parigina nel 2015, la regista dimostra di conoscere bene gli elementi che porta sullo schermo. A partire dal territorio arido e desolato che ci mostra con inquadrature che ne portano alla luce la devastante condizione causata dai mutamenti del clima. Perché questo è un film che legge la sostenibilità ambientale attraverso la storia di una coppia che si ama ma che fatica a mantenere saldo il rapporto a causa di più elementi convergenti.
Se la siccità fa sì che l'unico mezzo di sostentamento, le già macilente mucche, muoiano una dopo l'altra, la vita del villaggio finisce con il depauperarsi di energia ma anche di presenze umane. C'è chi non resiste e parte in cerca di una vita più degna di essere vissuta (senza assolutamente fare retorica ci viene ricordato che l'emigrazione non è e non può essere riconosciuta solo se fugge da territori in guerra. C'è anche un conflitto nei confronti del quale chi ne è vittima non ha armi da poter imbracciare ed è quello contro il clima.
Banel e Adama restano, sorretti dal sogno di una nuova casa da far letteralmente emergere dalla sabbia che parzialmente la ricopre e possono farlo solo scavando con le mani. Ma a questo si aggiunge il peso delle credenze e delle tradizioni da rispettare. Sy ci propone una riflessione che coinvolge le generazioni non salvando in assoluto le donne. Perché la suocera, cioè la generazione femminile precedente, non può accettare l'idea che lei non voglia avere figli così come è convinta che sia Banel ad avere sollecitato Adama a non accettare il ruolo di capo villaggio.
C'è una nuova spinta nelle giovani senegalesi che non rinnegano le radici (Banel non vuole lasciare il villaggio) ma che guardano avanti. I maschi, come spesso capita, fanno più fatica a comprendere e a condividere queste esigenze. L'amore si fa evanescente quando le tradizioni prendono il sopravvento. Ecco allora che il sudore di Banel sembra potersi fondere con delle rare gocce di pioggia che solo lei riesce a percepire. Potrebbero essere le lacrime di quelle giovani donne che resistono nonostante tutto e che non smettono di sperare contro ogni ragionevole speranza mentre intorno a loro dominano la morte e la superstizione. La macchina da presa cerca questo spirito non remissivo nel volto di Khadi Mane che esprime tutta la consapevolezza di chi in quei luoghi vive ogni giorno ma non si è rassegnata allo status quo.
L'effetto di una seria scuola di cinema come la parigina Femis su una regista di origine senegalese nata nel 1986. Si potrebbe anche chiamare effetto "United Colors of Benetton", ricordando le campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani - e tutte le rivisitazioni, imitazioni, plagi. In sintesi: colori sgargianti su pelli nere, e sullo sfondo - qui perlomeno - la sabbia del Senegal.