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Ultimo aggiornamento venerdì 21 giugno 2024
Argomenti: Tutti i film del Marvel Cinematic Universe
Un anno della vita scolastica alle superiori di Peter Parker, già morso da un ragno radioattivo, in procinto di diventare un supereroe. Al Box Office Usa Spider-Man: Homecoming ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 333 milioni di dollari e 117 milioni di dollari nel primo weekend.
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Peter Parker non riesce a scrollarsi di dosso quanto sia stata incredibile la sua esperienza con gli Avengers in Captain America: Civil War, l'aver conosciuto Tony Stark e avere mantenuto con lui un rapporto speciale, tanto da avere un contatto diretto attraverso il suo assistente Happy Hogan e da aver ricevuto in dono un super-costume. Peter è così innamorato dell'idea di diventare un Avenger da lasciar scivolare in secondo piano anche la ragazza che gli fa battere il cuore, la bella Liz, per andare dietro ai criminali e mostrarsi pronto per la posizione in squadra. Le cose però non vanno come previsto, perché il suo avversario, l'Avvoltoio, una squadra ce l'ha e opera in modo organizzato e all'occorrenza spietato, motivato dalla rabbia per un grande e onesto affare che proprio gli Avengers gli hanno "sottratto".
L'entusiasmo di Peter Parker per il suo ruolo da Spider-Man è contagioso grazie sia al trasporto di Tom Holland, sia al contrasto tra la sua vita in costume e la routine scolastica, ma la smania di crescere porta spesso a commettere degli errori.
Una morale semplice, che ha però il pregio di riportare con i piedi per terra il Marvel Cinematic Universe dove tra dèi, re, androidi e avventurieri dello spazio si scivola di film in film nel più puro escapismo.
Jon Watts regista e sceneggiatore (insieme ad altri sei scrittori accreditati), guarda dichiaratamente alle commedie liceali anni 80 di John Hughes, e l'Homecoming è infatti una festa americana che, nella sua declinazione scolastica, celebra il ritorno, per esempio, da una trasferta sportiva. In questo caso si tratta di un decathlon culturale cui partecipa una squadra della scuola di Peter, che dal Queens viaggia fino a Washington. Al calendario scolastico, con feste, lezioni e gite, si alternano e a volte si sovrappongono le sue avventure da Spider-Man, che prendono una piega pericolosa quando il giovane eroe si imbatte in alcuni ladri dotati di tecnologia aliena. Cercando di risalire alla fonte e fermare il problema finisce dritto tra gli artigli dell'Avvoltoio, interpretato da Michael Keaton. Un cattivo tra i più riusciti visti finora nei film Marvel, anche se non arriva alla grandezza del Dr. Octopus di Spider-Man 2, perché la trama deve coprire troppe situazioni e scene d'azione e non gli dà modo di essere approfondito a dovere. Ciò nonostante è facile simpatizzare con le ragioni per cui si è dato al crimine e lo stesso vale per i suoi aiutanti, solo abbozzati nella personalità ma che si sono trovati ingiustamente disoccupati da un giorno all'altro.
Watts ha fatto poi l'impossibile per mettere Spider-Man in situazioni in cui non l'abbiamo mai visto, evitando categoricamente i grattacieli di Manhattan e facendolo correre tra i parchi e le villette dei sobborghi, oppure costringendolo a scalare una struttura solitaria come l'obelisco di Washington, o ancora facendolo combattere su una grande traghetto in mezzo al mare o addirittura ad alta quota, su un aereo il cui sistema di camuffamento, durante lo scontro, sembra il dancefloor di una disco anni 80. Soprattutto però Spider-Man: Homecoming, come tipico dei titoli Marvel-Disney, è un film di scrittura che all'azione fonde e spesso preferisce la commedia, e anche qui Watts fa un ottimo lavoro sui tempi comici e la direzione dei giovani attori. Oltre a Tom Holland abbiamo Jacob Batalon nei panni di Ned, l'amico nerd, Laura Harrier in quelli di Liz e Zendaya nelle vesti trasandate dell'eccentrica e intelligente Michelle, che ha alcune delle battute più divertenti. Ovviamente poi Robert Downey Jr. è assoluto mattatore, con l'istrionismo e l'energia che hanno fatto di Tony Stark uno dei personaggi cinematografici più amati dell'ultimo decennio. Un po' sacrificata invece Marisa Tomei nei panni di Zia May, ma il finale promette di darle un ruolo più attivo nei prossimi film.
Tutto questo fa di Spider-Man: Homecoming un film indubbiamente riuscito, divertente e capace di dare un senso al terzo rilancio del personaggio, dove l'unica nota che lascia un retrogusto spiacevole è il legame con il resto del Marvel Universe. Per quanto sia bene integrata, la fascinazione per gli Avengers finisce per sembrare una sorta di spot per gli altri film Marvel. Inoltre dare a Spider-Man un costume con tanto di intelligenza artificiale e infiniti gadget è da una parte un modo per rinfrescare il personaggio, dall'altra porta via però tempo prezioso, che avrebbe potuto valorizzare il cuore umano della vicenda. Comunque poco male: ci saranno altri film con meno personaggi da introdurre e più tempo per approfondire, inoltre il finale evita uno dei difetti di molti Marvel movies e la scena dopo i titoli di coda (sulla musica dei Ramones) gioca di autoironia, strappando un'ultima risata prima che si alzino le luci.
Non che siano mancate versioni cinematografiche di Spider-Man (solo negli ultimi 15 anni abbiamo visto 5 film con l'Uomo Ragno da 2 registi diversi e con 2 protagonisti differenti), ma mancava quella definitiva. Dopo l'esaltazione per la trilogia di Raimi, che beneficiava dall'essere il primo film moderno di supereroi, e le polemiche per la versione rivista e corretta di Drew Goddard, ora è la Marvel a prendere le redini, promettendo un'altra musica.
Il personaggio era infatti bloccato in concessione alla Sony, motivo per il quale lo studio cinematografico che fa capo alla casa di fumetti (che a sua volta fa capo alla Disney) non ha potuto usare una sua creatura, almeno fino al passaggio di mano la cui prima conseguenza è stato il cammeo in Capitan America: Civil War.
Quella partecipazione era a tutti gli effetti l'annuncio della nuova versione dell'Uomo Ragno, inevitabilmente quella "ufficiale" perché imputabile alla casa madre. Anche lasciando da parte la questione produttiva e di business fin dal primo trailer di quel film l'impressione è stata la stessa per tutti: quello è il vero Uomo Ragno. A quel punto la conseguente ufficializzazione dell'arrivo di un film a lui dedicato per il 2017 è stata solo normale amministrazione.
Di contro la Sony anche sta facendo un film sull'Uomo Ragno ma difficilmente i due potranno essere confusi. La casa che ha prodotto le precedenti 5 iterazioni infatti ha puntato sull'animazione e sui due autori più interessanti e anticonformisti tra i registi di cartoni, ovvero Phil Lord e Chris Miller (Lego Movie, Piovono Polpette, 21 Jump Street).
Spider-Man Homecoming, già profetico nel titolo
Spider-Man Homecoming, già profetico nel titolo, sarà ispirato ai film di John Hughes, sarà cioè un high-school movie, tra ragazze, bulli, sfigati e questioni da adolescenti, come del resto erano i fumetti in origine e nelle loro annate migliori. Sarà un film che prende di petto tutto dell'Uomo Ragno ma sembra che non voglia fare una origin story, non voglia raccontare (per la terza volta!) il già raccontato, muovendosi invece "nel solco di Batman Begins" come ha detto Kevin Feige, la mano che gestisce e ordisce tutto nella Marvel. Significa che probabilmente vedremo un Peter Parker già con i poteri, e che non necessariamente saremo gettati nel consueto vortice di questioni che aprono la storia del personaggio. Già è noto che non ci sarà la rituale morte dello zio Ben, ovvero il momento in cui convenzionalmente un ragazzo che ha appena acquisito i poteri capisce che da grandi poteri derivano grandi responsabilità e da che girava mascherato decide di mettersi al servizio della giustizia, di fatto diventando l'Uomo Ragno, l'eroe.
Homecoming si occuperà soprattutto di questioni scolastiche e per farlo abbassa di molto l'età del Peter Parker interpretato da Tom Holland. Avrà 15 anni, non sarà ancora un fotografo ma possiamo intuire che, se viene seguito davvero il solco di Batman Begins, il personaggio arriverà a tutto questo al termine del suo ciclo, assisteremo cioè ad una origin story lunga ben più di un film.
Come visto in Capitan America inoltre zia May è stata molto ringiovanita e affidata a Marisa Tomei, mentre farà una comparsa abbastanza pesante Robert Downey jr., cioè Iron Man, che in questa versione per il cinema è un mentore per l'Uomo Ragno, un freno alla sua esuberanza e una forse figura d'ispirazione.
I cattivi scelti sono ancora intonsi, il cinema non li ha mai nemmeno sfiorati. Si tratta di Shocker e di l'Avvoltoio, che sarà interpretato da Micheal Keaton. La cosa crea un cortocircuito non da poco con Birdman, riguardo la quale tutti stanno cercando a fatica di fare finta di niente.
Ma il vero mistero è un altro. Si sa infatti che nel film è presente Zendaya, cantante e attrice uscita dalla fucina delle serie tv di Disney Channel. Nonostante sembrasse evidente che sarebbe stata lei Mary Jane (amore storico del personaggio) è stato annunciato che non lo è, che proprio non c'è Mary Jane, e che il personaggio di Zendaya non è ha niente a che vedere con la parte sentimentale.
Un teen movie (esageratamente teen) del tutto superfluo e insignificante. Poteva andare bene come puntata per una serie TV. Mancano infatti scene madri, mancano colpi di scena, manca una vera sceneggiatura, manca di originalità. E soprattutto manca di un taglio registico efficace. Sembrano davvero lontani i tempi dell'ottima versione di Raimi.
Per quanto si possa essere solidali con la serialità connaturata al cinema sin dalle origini, un nuovo reboot del sempre rinascente Spider-Man era parso troppo anche ai più accaniti amanti del personaggio. Probabile che sia questo il motivo per cui la struttura narrativa di Spider-Man: Homecoming è così innovativa: nessuno avrebbe sopportato l'ennesima origin story dell'Uomo Ragno. Del resto, il nuovo Peter Parker era già comparso nell'Universo Marvel (Captain America: Civil War), ed è proprio da qui che il racconto e la riflessione sul racconto stesso si fondono in maniera molto riuscita. In particolare, la scelta di riassumere gli avvenimenti precedenti attraverso il video "point-of-view" di Parker - al tempo stesso eroe e fan degli eroi - serve a mantenere quella distanza critica tra giovane protagonista e affermati titani dell'immaginario Marvel su cui si fonda tutto l'impianto di Spider-Man: Homecoming.
Nella figura dell'amico del cuore - nerd ancora più di lui - che non crede ai propri occhi quando scopre che Peter è l'Uomo Ragno si devono riconoscere i giovani fan del Marvel Cinematic Universe. Se Captain America, patriottico e per questo molto istituzionalizzato, compare nei video pedagogici che la Scuola proietta in classe, Peter è al tempo stesso il destinatario delle storie composte per quelli come lui e il futuro protagonista delle avventure.
Anche la sua formazione, narrativamente, inverte l'ordine dei fattori. L'ascesa di Spider-Man, con il costume tecnologico preparato dalla figura paterna (atipica) di Iron Man, si interrompe di fronte a prove troppo complesse per un ragazzo solo, e deve proseguire attraverso la ritrovata fiducia in sé stesso come persona matura, fuori dal costume, o con un costume artigianale e autarchico. Ma il percorso di Spider-Man - che dunque coinvolge e tematizza la relazione tra Marvel e fandom - non è l'unico che gioca nel cono d'ombra lasciato dagli scontri "maggiori" degli Avengers. È infatti proprio a partire dagli strascichi e dalle rovine della battaglia di New York che nasce l'impresa criminale dell'Avvoltoio e della sua squadra. Anche la serie Netflix di Daredevil partiva da premesse simili, ed è come se i produttori di questi blockbuster milionari si divertissero a spruzzare qua e là elementi di critica al capitalismo selvaggio nascosto in certi processi di professionalizzazione dentro agli Stati Uniti.
Operazione rischiosa, essendo già il secondo riavvio delle avventure di Spider-Man. Con un simile sovraffollamento di titoli, il povero spettatore medio, quello a cui piace il personaggio dell'uomo Ragno, ma non conosce nel dettaglio tutta la sua storia a fumetti, rischia di perdersi. Quale tenere buona? E' finzione e, quindi, tutto quanto fa spettacolo.