| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 95 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Fabrizio Benvenuto |
| Attori | Pierluigi Gigante, Alessio Lapice, Adriano Giannini, Morena Gentile, Elisabetta Ventura Anna Redi. |
| Uscita | giovedì 21 maggio 2026 |
| Distribuzione | Emozioni |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026
Il film racconta la storia di un giovane attore frustrato dalla sua ricerca di successo, che recita nella vita di tutti i giorni confondendo realtà e finzione. Il protagonista è 111° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 84,00 e registrato 1.270 presenze in totale.
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CONSIGLIATO NÌ
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Giancarlo Mangiapane, un aspirante attore di circa 30 anni, non riesce a trovare un ruolo cinematografico. Per il momento è riuscito a farsi notare solo per lo spot del Caffè Nuvolari. L'occasione però finalmente sembra essere arrivata; è riuscito infatti ad ottenere un provino per interpretare il ruolo del protagonista in Clochard diretto dal regista Armando Cigoli. Il personaggio in cui deve immedesimarsi è Gustavo Noradin, un ballerino di tip-tap degli anni '50 che però poi finisce a fare il barbone a causa di alcol le donne. Cerca così di prepararsi al meglio per la parte; si esercita con l'accento veneto e prende lezioni di tip-tap. Ma anche il suo coinquilino Davide vuole ottenere lo stesso ruolo e questa rivalità lo ossessiona. Così, finisce per oltrepassare il confine tra recitazione e realtà. Questo suo comportamento influenza anche la sua vita privata e mette a rischio la sua vera identità.
C'è una scena in cui Giancarlo va a casa dei genitori di Cecilia, la sua insegnante di tip-tap. Sembra un pranzo di famiglia come ce ne sono tanti (troppi?) nel cinema italiano con i genitori della ragazza che lo tempestano di domande, soprattutto il padre.
Ad un certo punto, è come riposseduto
quando parla del mestiere dei suoi genitori dicendo che la madre è un giudice e il padre
cardiochirurgo. Sono queste mutazioni del protagonista interpretato con bravura da Pierluigi
Gigante a spostare sempre l'asticella tra vita e finzione, realtà e recitazione. Giancarlo in Il
protagonista, primo lungometraggio realizzato da Fabrizio Benvenuto dopo aver diretto corti (Il
miracolo, Happy Hour) e creato la serie tv The Rule of the Game, cambia continuamente pelle.
Sembra mettere in pratica il metodo dell'Actors Studio già a partire dal bizzarro personaggio vestito
di bianco con cappello di paglia e bastone, quasi modellato sulla figura di Aschenbach in Morte a
Venezia di Visconti. Non è un debutto banale.
È pieno di idee, alcune anche riuscite, come nel modo
in cui racconta la competizione con il suo coinquilino, interpretato da Alessio Lepice, o per come
descrive con poche inquadrature l'occasionale conoscenza con una ragazza alla festa che gli dice di
essere attrice, influencer con 137.000 followers e vuole fare thriller psicologici. Non tutti i
personaggi sono scritti con la stessa attenzione; mentre funziona, per esempio, quello di Cecilia, è
invece più sbrigativo quello del suo compagno Luca.
Così come le figure dei genitori avrebbero
meritato più spazio perché le scene con Giancarlo sono state divertenti. Alcuni tic di Giancarlo
potrebbero avere come modello il cinema di Verdone. Il modo in cui vuole immedesimarsi nei ruoli
somiglia a quello in cui Sergio Benvenuti s'impossessa del personaggio di Manuel Fantoni e lo
interpreta però facendo credere di essere se stesso in Borotalco. Il clima invece è quello dei film a
basso budget sul cinema di certa produzione italiana anni '90 come Il caricatore che, come Il
protagonista, è stato girato in bianco e nero.
C'è sicuramente un certo entusiasmo contagioso anche
in piccole cadute di stile come, per esempio, nelle inquadrature distorte dei palazzi. Nella parte
finale però il cineasta si fa prendere troppo la mano con le riflessioni sull'arte e sul cinema un po'
troppo forzate che forse lasciano trasparire un vittimismo di cui Il protagonista, visto anche lo
spirito che ha animato gran parte del film, non aveva nessun bisogno.
IL protagonista racconta la vita di un attore che cerca successo, ma quell'attore siamo anche noi che l'attore non lo facciamo. Il bisogno di approvazione e riconoscimento è universale e oggi più che mai ci perseguita in ogni nostra azione. I social ci hanno fatto diventare tutti attori in cerca di un ruolo di successo. Il film di Benvenuto - aiutato dalla performance straordinar [...] Vai alla recensione »
La vita avrà pure delle istruzioni per l'uso ma come mai potra abitarla un attore? "Ma che cos'è, poi, un attore?" si chiede nel finale il protagonista, come da titolo, per l'appunto, dell'opera prima di Fabrizio Benvenuto. Tenetelo presente, verrebbe da dire parafrasando un altro esordio che interrogava la vergogna dello stare al mondo dentro o attraverso il ritratto dell'artista da giovane.