| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia, Belgio |
| Durata | 165 minuti |
| Regia di | Fulvio Wetzl |
| Attori | Franco Nero, Valeria Vaiano, Antonino Iuorio, Cosimo Fusco, Ulderico Pesce Walter Golia, Tiziano Murano, Federico Materi, Tommaso De Luca, Rossana Santoro. |
| Uscita | giovedì 9 luglio 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 4,18 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 28 giugno 2026
In Italia al Box Office 165' Mineurs ha incassato 33,9 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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In un paese della Lucania la vita scorre secondo ritmi dettati dalle tradizioni e, per i più piccoli, dalla scuola e dal gioco. Vi si aggiunge periodicamente l'attesa di una telefonata al posto pubblico. Si può così parlare con padri, fratelli e parenti emigrati in Belgio per lavorare nelle miniere in attesa di poterli raggiungere. È ciò che attendono Vitina e suo figlio Armando che riusciranno a partire e a sperimentare la riunione familiare ma anche tutte le problematiche che essa comporta.
Fulvio Wetzl e Valeria Vaiano scrivono un film che, mostrato ora, dopo vent'anni dalla prima uscita, nella sua integrità, mostra una profonda conoscenza di esperienze di vita di cui non va disperso il ricordo.
Perché riproporre circa due decenni dopo la sua uscita nelle sale questo film? Non certo per una raffinata riproposta da director's cut con le scene un tempo tagliate ma per una più sostanziale motivazione. I 58 minuti aggiunti consentono di valutare meglio (e di apprezzare) quanto l'operazione messa in campo da Vaiano e Wetzl all'epoca fosse al contempo approfondita e appassionata. Approfondita perché, come già segnalato in apertura dalle didascalie che spiegano con precisione quale fosse l'accordo di scambio tra il governo italiano e quello belga, si avverte l'intenzione di una ricostruzione di quanto accadeva filologicamente attenta anche ai particolari senza dimenticare l'esigenza di una narrazione che coinvolga lo spettatore.
In un film diviso sostanzialmente in due parti (la vita nel paese e il viaggio e la vita nel Borinage belga) veniamo messi, attraverso le figure di quattro bambini di diversa estrazione sociale, in diretto contatto con un mondo e con modalità di vita che per certi aspetti possono sembrare distanti anni luce da quelle odierne ma che, al contempo, ci offrono una lettura della realtà che gli emigranti lasciavano per immettersi in una quotidianità molto diversa. I giochi, le piccole beghe paesane, la fede con radici ancestrali, la figura dello scultore e restauratore di statue ateo che dà il suo meglio per un Gesù crocefisso e una Madonna sono solo alcune tra le tante che vengono cesellate dalla sceneggiatura. Su tutte emerge la figura del maestro di scuola che sa come rendere vive e vicine ai propri alunni le materie che insegna.
Ci sono poi il viaggio, l'arrivo (con le non allettanti scoperte) e la vita in Belgio. Qui emerge progressivamente la figura di Vitina a cui Valeria Vaiano offre un sapiente mix di dolente consapevolezza, unita a una precisa volontà di non sottomissione, che emergono spesso più che dalle parole dalle espressioni del volto e dalle posture fisiche. Accanto a lei troviamo un Franco Nero marito e padre che si impegna con forza, ma anche con disperazione, per dare tutto ciò che può alla famiglia lottando contro il dolore fisico e morale che gli procura la vita in miniera.
Come eccezione che confermi la regola chi scrive si consente il ricordo di una vicenda familiare: un nonno minatore morto per la silicosi. Quella minaccia viene esplicitata già nella prima parte del film ed è quasi più temibile di quella delle possibili esplosioni perché subdola e costantemente attiva.
Quella di Wetzl/Vaiano è una ricostruzione anche appassionata perché il film è nato dalla collaborazione di molte comunità della Basilicata nonché grazie anche alla partecipazione di moltissimi volontari. Lo si avverte nell'utilizzo volutamente valorizzante del dialetto così come nella proposta di persone (non di personaggi) che chi ha vissuto negli anni '60 e ha conosciuto (magari anche solo per brevi periodi) la vita che si svolgeva nei paesi (e non necessariamente solo al Sud) ha potuto incontrare.
Ambientato tra antichi e poveri paesini della Lucania dei primi anni ‘60 e i centri minerari del Belgio, luoghi di attrazione industriale di flussi di un’umanità migrante da altre nazioni europee in cerca di migliori condizioni di vita, così come inevitabilmente avviene oggi tra le due sponde del Mediterraneo, i registi e produttori nonché sceneggiatori [...] Vai alla recensione »
Esiste un punto zero nella vita di un uomo, il raggiungimento della propria realizzazione attraverso il lavoro, qualunque esso sia, per finalizzare il processo di emancipazione che dovrebbe portare alla completa indipendenza. Vitinia e suo figlio Armando avvinghiano la trama del lungometraggio, implementato di ben 58 minuti dall'originale e ne scuotono il senso.