Ancora una volta la Festa di Roma, alla sua ventunesima edizione nella Capitale dal 13 al 25 ottobre, si rivela sovrabbondante al limite della bulimia, con una marea di titoli nazionali e internazionali divisi nelle sue varie sezioni. Proviamo a citare solo le sezioni principali presentati nell’odierna conferenza stampa. Segnaliamo in particolare modo una grande presenza femminile sia alla regia in tutte le sezioni – fra cui sei titoli in Concorso su 18, anche se “non ancora in una percentuale che vorremmo” come sottolinea Malanga - che come soggetti dei film: questo proposito Malanga segnala anche “una collaborazione importante con la Casa internazionale delle donne, dove si terrà una serie di incontri italiani e internazionali” con le protagoniste davanti e dietro lo schermo dei film della Festa. Notevole anche la presenza di attori e registi internazionali di nome, che promettono un tappeto rosso importante: fra questi ricordiamo il premio alla carriera all’attor spagnolo Javier Bardem.
CONCORSO PROGRESSIVE CINEMA
Tre gli italiani in gara: Brianza di Simone Catania, ambientato appunto nella Brianza del 2009 in piena crisi economica: il film racconta, sulla base di un fatto realmente accaduto, lo scontro nell’armeria di famiglia piena di debiti fra due famigliari interpretati da Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon; Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, basato sull’omonima graphic novel della fumettista Zuzu e interpretato da Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio; e Mustang, il documentario di Kasia Smutniak su materiale girato nel 2003, quando Kasia e l’allora compagno Pietro Taricone sono partiti per un viaggio verso il Nepal e si sono ripromessi di tornare per costruire là una scuola. Dopo la scomparsa del compagno sarà Smutniak da sola a realizzare quel sogno con l’aiuto della figlia della coppia, Sofia Taricone.
Fra i titoli internazionali si segnalano Ceniza en la boca, quarto film da regista dell’attore messicano Diego Luna, storia di immigrazione al femminile; I Love Boosters del rapper e regista statunitense Boots Riley, che Malanga descrive come “la risposta irriverente e politica a Il diavolo veste Prada; I See Buildings Fall Like Lightning della regista inglese Clio Barnard, ambientato a Birmingham fra cinque amici trentenni della working class che si ritrovano per il compleanno di uno di loro; The Life and Death of Wilson Shedd diretto da Tim Blake Nelson, attore feticcio dei fratelli Coen, ambientato in un carcere dove una giovane insegnate di scrittura creativa instaura un rapporto personale con un detenuto; Sants di Mickel Gurea, ambientato a Barcellona, protagoniste la diva emergente spagnola Victoria Luengo e Ariadna Gil, film di un “surrealismo nero come solo gli spagnoli sanno fare”; Yesterday The Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi, regista palestinese, ambientato in una società beduiana patriarcale dove le donne non vogliono più seguire le regole loro imposte; infine Congo Boy di Rafiki Fariala, l’opera prima che ha sorpreso l’ultimo festival di Cannes su un ragazzo congolese fuggito 17enne dal suo Paese che nonostante debba mantenere la famiglia non rinuncia alla sua vocazione rap.
