| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | USA, Cina, Nepal |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin |
| Uscita | giovedì 14 gennaio 2027 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Walt Disney |
| MYmonetro | 3,34 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 30 ottobre 2026
Jim Morrison e Hilaree Nelson inseguono il sogno di scalare e sciare la parete nord dell'Everest, sfidando i limiti dell'alpinismo.
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CONSIGLIATO SÌ
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Gli scialpinisti di livello mondiale Jim Morrison e Hilaree Nelson si sono innamorati condividendo la passione comune per gli sport estremi. Insieme hanno scalato cime e intrapreso incredibili discese con gli sci, coltivando il sogno di portare a terminare la sfida più grande: scendere dalla parte nord dell'Everest, il versante più pericoloso della montagna più alta al mondo e la linea sciistica più ambita. Nel settembre del 2022, però, durante un'altra discesa da un ottomila dell'Himalay, il Manaslu, un incidente ha distrutto la vita insieme. Come vivere, dunque, la medesima ossessione per chi è rimasto?
A tentare l'impresa della discesa dalla parete nord sarà il solo Morrison, filmato da Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, già autori del film di montagna più importante degli ultimi anni, Free Solo.
Hilaree Nelson, la sua compagna di vita e di imprese, è infatti morta proprio in quella tragica discesa del '22, travolta da una valanga sotto gli occhi del compagno: un'immagine scioccante che il film mostra e che rimane impressa come un trauma anche per lo spettatore. Crudele e indifferente, possente e bellissima, la montagna ha portato via tutto ciò che i due alpinisti possedevano. Ciò che resta è solo lo spirito di Hilaree, il respiro di una vita, la persistenza di un'ossessione.
Nel messaggio che all'epoca della scomparsa della compagna Morrison rilasciò alla stampa, l'uomo parlò proprio dell'energia che l'amore della sua vita, la sua amica e amante, avrebbe per sempre infuso in lui e nei suoi figli, come se la sua anima fosse rimasta sospesa nell'aria e nella neve.
Everest: The Other Side, pur senza perdere l'attenzione per gli aspetti più materiali e concreti del cinema di montagna, percorre la strada di una possibile avventura dello spirito. È ovviamente un film da piattaforma (Disney+, con la produzione infallibile e solidissima di National Geographic), dedicato principalmente al racconto dell'impresa sportiva di Morrison, alla sua organizzazione e ai suoi pericoli; ma è anche uno straziante racconto esistenziale, in certi passaggi addirittura un possibile melodramma.
Protagonista della prima parte è infatti la stessa Nelson, alpinista, madre, sportiva che ammette di non saper resistere alla tentazione della montagna, che ha pagato con la vita l'incapacità di affrancarsi dalla contraddizione tra un amore assoluto, inspiegabile e astratto, e uno altrettanto forte per le persone della sua vita. A partire dal tragico destino della donna, la seconda parte del film ha invece per protagonista Morrison, impegnato in un'avventura che si configura come una straziante ricompensazione.
L'impresa della discesa dal lato nord dell'Everest diventa così un gesto in memoria, un omaggio a chi non c'è; al tempo stesso, è anche un'azione folle, se non malsana: l'unico modo veramente autentico per riconnettersi con chi si è perduto, ricreando le condizioni della sua morte...
Tale circolo virtuoso e vizioso fa di Everest: The Other Side un grande film di montagna. Il tipico stile da cinema sportivo, tra Go-pro, droni e riprese aeree, passa in secondo piano rispetto alla dimensione esistenziale e inaspettatamente corale del racconto. Morrison, infatti, non è solo nel suo tentativo di scendere il versante nord dell'Everest, unica porzione quasi inesplorata della montagna più alta (e anche tra le più scalate) al mondo: con lui c'è idealmente Nelson, ma soprattutto i membri del suo team, quegli sherpa nepalesi la cui fondamentale importanza per la storia e il presente dell'alpinismo è ormai da tempo al centro del discorso. Sono loro, soprattutto, a portare avanti l'esempio di Nelson, la sua magnifica ossessione.
Il documentario di montagna è un filone che ha ormai una lunga storia e stilemi consolidati. La montagna è fotogenica, è la location visivamente più generosa, la più pericolosa, estrema, imprevedibile, nonché quella che detta in certa misura il racconto e i suoi sviluppi. Preparazione, impresa, vetta: un percorso spesso funestato da incidenti e morti.
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