| Titolo originale | Minnie and Moskowitz |
| Anno | 1971 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 114 minuti |
| Regia di | John Cassavetes |
| Attori | Seymour Cassel, Gena Rowlands, Val Avery, Timothy Carey, Katherine Cassavetes John Cassavetes, Judith Roberts, Eleanor Zee, Santos Morales (II), Elizabeth Deering, Elsie Ames, Lady Rowlands, Holly Near, David Rowlands, Jack Danskin, Sean Joyce, Kathleen O'Malley, Jimmy Joyce, Chuck Wells. |
| Uscita | lunedì 9 novembre 2026 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| MYmonetro | 3,25 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 24 settembre 2026
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CONSIGLIATO SÌ
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Seymour Moskowitz, sgraziato e impulsivo, conduce una vita modesta e solitaria. Di giorno parcheggia le auto dei clienti fuori dai ristoranti e la notte finisce nei diner a litigare con gli avventori. Minnie Moore, sofisticata e agita da una nota di tristezza, lavora in un museo d'arte di Los Angeles e ha una relazione burrascosa con un uomo sposato. Tutto li separa, condividono soltanto la passione per i vecchi film di Humphrey Bogart. È proprio su questo terreno, quello di un cinema sentimentale e semplice come il bisogno urgente di un gesto romantico, che Minnie e Moskowitz finiranno per incontrarsi, non senza difficoltà. Tra scorribande notturne e prove da superare, si sposeranno e avranno molti bambini.
Più incline a ritrarre le coppie in crisi, Cassavetes racconta come Minnie e Moskowitz costruiscano il loro amore dentro una favola scompigliata e il suo cinema indomabile. Minnie e Moskowitz si colloca sotto il segno dell'incanto tra due persone che non avrebbero dovuto amarsi.
Ma le manifestazioni di disgiunzione si fondono in una sorta di sublime amoroso e i motivi classici dell'incontro, come il bacio o il ballo, si inseriscono in una logica fiabesca. Campo e controcampo in perfetto squilibrio: lei bionda, colta e sprezzante dietro agli occhiali scuri sogna il grande amore o un po' di pace. Lui biondo, selvatico e allo sbando dietro i baffi elettrici la corteggia, è respinto, persevera, la incalza, trionfa. Il regista che voleva filmare l'amore e che venerava Frank Capra, gira il suo film più ottimista, tanto divertente quanto struggente. E c'è qualcosa di Capra in questo Cassavetes, non il Frankie immerso nel sogno americano, ma quello che celebra gli individui e rifiuta il cinismo. Il regista sentimentale.
Minnie e Moskowitz, realizzato poco prima del fenomenale Una moglie, chiude il primo terzo della produzione di Cassavetes e conferma quella meravigliosa indeterminatezza che caratterizza il suo cinema. In qualsiasi momento le scene partono in una direzione o nell'altra, i personaggi possono azzuffarsi o abbracciarsi teneramente. Estrema libertà legata a un metodo fatto di improvvisazione intuitiva e di attenzione prioritaria all'attore, che evoca in ogni istante possibilità infinite. L'incertezza come principio di regia che la sottopone a un'oscillazione permanente tra il meglio e il peggio. Sul filo del rasoio, il suo cinema è un work in progress che coglie da vicino il disordine delle relazioni umane. Ci sono stati Dreyer, Bergman e poi Cassavetes a confrontarsi con il cuore dell'enigma femminile, quell'eccesso dal quale il maschile si tiene prudentemente a distanza. Non Moskowitz, lui è innamorato pazzo e ha tempo da vendere dentro un cinema rilassato, disinvolto, sciolto, che si abbandona a lunghe scene prive di utilità drammatica, a una passeggiata certamente frenetica ma meravigliosamente improduttiva. Almeno in apparenza. Perché Minnie e Moskowitz sono una coppia che nasce dal caos e in un vecchio cinema dove lui le dichiara il proprio amore paragonandola a Lauren Bacall... La passione per il cinema come cemento dei sentimenti.
Insieme a Woody Allen, che nel '71 sta girando Provaci ancora, Sam, anche Cassavetes non resiste al dialogo riflessivo col cinema del passato e così Casablanca apre una breccia emotiva nel cuore di una donna che vive una vita anonima in una città altrettanto anonima. Perché nel cinema di Cassavetes la questione è sempre l'equilibrio tra verità e performance. E gli attori sono il primo strumento e la prima domanda che i film pongono alla vita. La consustanzialità tra forma ed espressione appare all'improvviso con intensità struggente: Cassavetes viveva, Cassavetes girava. Votato all'indipendenza, per tutta la carriera ha sostenuto un cinema inteso come alternativa artistica alla produzione hollywoodiana. Si è dedicato all'arte, coinvolgendo in questo percorso una troupe che non avrebbe più abbandonato. Questo approccio singolare ha lasciato un'impronta indelebile sulle strade di Hollywood: quella della gente comune, contrapposta al leggendario Boulevard delle Stelle. Minnie e Moskowitz è allora un esperimento personale sulla commedia romantica, la trama folle di un amore improbabile tra due personaggi profondamente diversi. La coppia finirà per innamorarsi ma questo esito tenero e auspicato viene straziato da un autore che getta zolfo sul fuoco per soffocare l'empatia tipica delle produzioni tradizionali. Conversazioni instabili, strategie di difesa e di attacco, relazioni balorde e cariche di violenza, urla, scatti d'ira e incomprensioni reciproche sembrano sgretolare la coppia con assordante insistenza. Un happening doloroso, un parossismo smodato, sempre sul punto di precipitare nella tragedia. Eppure, questa unione incompatibile resiste alla brutalità dello scontro.
Cassavetes riprende i codici della screwball comedy per giocarci, in un atto sovversivo e di rottura rispetto a Hollywood. Riafferma ancora una volta la distanza della faccia autentica dalla rappresentazione accademica fatta di situazioni, luoghi e personaggi da spettacolo. Minnie e Moskowitz soffia su questa tensione psicotica, come una sorta di energia liberata, e si concede il 'lieto fine'. Ma definire il film ottimistico non sarebbe giusto, tanto la persistente ferocia dei rapporti umani colpisce lo spettatore. A travolgerlo con furia battente è lo strano legame della coppia: l'irascibilità come segno d'amore. Gena Rowlands, dea bionda degli amori complicati e fulcro ardente della regia, reinventa l'attrice al cinema e si spezza nella corazza dei suoi occhiali, troppo fragile per reggere il confronto coi baffi esuberanti e radiosi di Seymour Cassel. Alla fine, lasceranno cadere le maschere, provando che non si può dare altro che torrenti d'amore. Ma il loro percorso ha messo a nudo la difficoltà degli esseri umani a comprendersi, un tema ricorrente in Cassavetes, segnato profondamente dall'ambiguo rapporto intrattenuto per tutta la vita con Hollywood. Tirato a lucido dal restauro, Minnie e Moskowitz torna in sala e coglie di nuovo l'isteria, definendone le modalità di produzione (e di distruzione). Da vedere e rivedere, perché dopo Cassavetes, la vita è come al cinema.
Moskowitz è un giovane molto strano che ha la mania delle automobili. Minnie è una donna altrettanto stravagante (un po' meno giovane), con un amante che non la tratta benissimo. I due si conoscono e si innamorano. Ci si mette di mezzo molta gente a cercar di separarli, ma loro tirano dritti per la loro strada e finiscono per sposarsi.
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