| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Thriller |
| Produzione | Francia, Germania, Lettonia |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Andrey Zvyagintsev |
| Attori | Anatoliy Belyy, Anton Lytvynov, Juris Zagars, Varvara Shmykova, Vladimir Friedman Yuriy Zavalnyouk. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 4,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 20 maggio 2026
Quando un affermato dirigente d'azienda, si ritrova sotto assedio a causa delle crescenti pressioni aziendali, il crollo della sua vita, meticolosamente ordinata, precipita verso la violenza. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Russia. In una città di provincia vivono Gleb, dirigente di successo, la bella moglie Galina e il figlio adolescente. Tutto scorre in una fredda tranquillità anche se l'inizio della guerra con l'Ucraina inizia a far sentire i suoi contraccolpi sull'attività aziendale. Fino a quando Gleb fa una scoperta che cambia il suo modo di rapportarsi con la realtà.
Zvyagintsev torna a leggere la società russa focalizzandosi su un microcosmo che diventa sensore di quanto lo circonda.
La filmografia del regista russo parte da lontano con un Leone d'Oro vinto alla Mostra di Venezia con Il ritorno dove il rapporto tra un padre e i suoi due figli era centrale. Ha continuato successivamente a leggere la società russa attraverso il filtro della famiglia scegliendo quindi un'angolazione particolare ed efficace. Il suo film precedente a questo (Loveless) aveva raggiunto l'apice mettendo due genitori autocentrati su se stessi e sui propri bisogni di fronte alla scomparsa di un figlio fino ad allora tenuto in scarsa considerazione.
Minotaur, già dal titolo, ci mette sull'avviso: questa volta al centro ci sarà un essere che non sarà più solo umano ma scoprirà in sé un aspetto bestiale. Sempre però partendo da un nucleo familiare, questa volta di buona borghesia imprenditoriale. Gleb è un uomo di successo a cui la guerra appena iniziata contro l'Ucraina sta iniziando a creare dei problemi. Ma la difficoltà più grave nasce all'interno della famiglia. Il rapporto con la moglie è freddo e si mantiene nei limiti della reciproca buona educazione quotidiana. Il figlio (soggetto ricorrente nella filmografia del regista) si rifugia nel proprio mondo di nativo digitale e tutto sembra dover procedere così sino a quando Gleb fa una scoperta (evitate, se potete, di leggere notizie in merito che facciano spoiler) che fa emergere il suo lato oscuro.
La camera di Zvyagintsev si trasforma in testimone esplicito di quanto accade facendo avvertire la propria presenza e mettendo lo spettatore nella condizione di osservare spazi (che vengono messi a confronto per sottolineare due modi vita) e azioni delle persone. Il regista ci dichiara così la propria idea di cinema: un'arte che prende le mosse da microstorie, magari già esplorate innumerevoli volte, per indagarle con uno sguardo distante che, proprio perché è tale, si fa estremamente lucido. La Russia contemporanea può essere portata sullo schermo in vari modi. Il cinema di Zvyaginstev, proprio grazie alle sue scelte estetiche, riesce ad essere molto più 'politico' di altri.
Quante volte l'abbiamo visto al cinema, a partire dalla famosa scena dell'omicidio della doccia di Janet Leigh in Psycho? Un assassino che dopo aver compito un delitto, tenta ossessivamente di nascondere le tracce del proprio crimine. È un po' la scena cinematografica primaria di ogni tentativo di rimozione: cercare di disfare ciò che è stato fatto, e soprattutto di nascondere una verità che non si [...] Vai alla recensione »