| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 180 minuti |
| Regia di | Salvatore Mereu |
| Attori | Lupo Barbiero, Giulia Maenza, Romeo Alex Perrone, Edoardo Raiola, Lorenzo Richelmy . |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento martedì 11 agosto 2026
Tratto dal romanzo "Alberi erranti e naufraghi" di Alberto Capitta.
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CONSIGLIATO SÌ
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Subito fuori dalla città, in una fattoria piena degli animali più disparati, vivono il piccolo Giuliano e suo padre Piero. Dopo la morte della madre Giuliano è stato cresciuto dal padre in comunione con la natura e con degli ideali che prevedono di dare rifugio e aiuto a tutte le creature. C'è però chi in loro vede una minaccia, "degli zingari che dormono con i maiali". Sono in particolare Sebastiano Nonne e suo figlio Michelangelo, nonostante l'altro figlio Emilio sia molto amico di Giuliano. Il conflitto durerà anni, fino a quando Giuliano sarà grande e suo padre scomparirà, spingendolo a mettersi alla sua ricerca. Così facendo il ragazzo incontrerà Maddalena, promessa sposa di Michelangelo.
Il cinema complesso - e mai disposto a compromessi - di Salvatore Mereu arriva a confrontarsi con il linguaggio fiabesco in questo denso adattamento letterario che incornicia una storia d'amore archetipica in mezzo a faide familiari, comunità nei boschi e un'atmosfera sospesa tra passato e presente.
Mereu è un attento interprete della parola scritta verso le immagini, e nella sua fascinazione con
l'opera di Alberto Capitta (Alberi erranti e naufraghi) accetta la sfida di dover
adattare una struttura favolistica che si mescola però al mondo del reale. Difficile quindi evitare
del tutto gli alti e bassi a livello di tono del racconto, che pure ci sono. Il regista di Assandira e
Bellas mariposas cerca di levigarli attraverso l'accumulazione, in un'opera ricolma di spunti e di
idee, lunga e meditativa ma mai inerte anche nei suoi momenti più vulnerabili. Richiederà però
allo spettatore la disponibilità ad accettare gli slanci più improbabili.
Perfino la Sardegna, di cui Mereu è il cantore indiscusso, si presenta stavolta diversa, come un
territorio che recede di fronte alla spazialità del racconto simbolico. I luoghi si definiscono nella
contrapposizione dell'uno rispetto all'altro, come la città e la fattoria, o come il mondo abitato
rispetto al regno dei bambini nel bosco. In mezzo tanti pellegrinaggi, dai quali spesso
scaturiscono alcuni dei momenti più toccanti del film: un'escursione verso il mare di padre e
figlio che culmina in un abbraccio (che gran piacere vedere Alessandro Haber impreziosire le
sfumature di questo bizzarro genitore recluso); un raro momento di libertà tra Giuliano e il suo
amico di sempre Emilio, a cantare nel pozzo; la naturalezza dell'intesa tra Maddalena e le sue
due sorelle che vanno e vengono, in uno degli excursus narrativi più riusciti, a testimonianza
della pluralità e dell'ampio respiro che contraddistinguono questa originalissima creazione.
È anche una storia di tre famiglie che si intrecciano tra loro pur non volendo - famiglie in cui
l'impronta genitoriale è fortissima ma le madri sono assenti (o minimizzate, nel clima di terrore
che vige a casa Nonne), e in cui i padri sembrano più anziani di quanto dovrebbero, come a
stiracchiarne l'influenza ancestrale. Tanto nella relazione familiare quanto in quella romantica,
l'amore cantato da Mereu è idealizzato e cerimonioso, messi in mostra senza timore del
ridicolo; con lo stesso candore arrivano però anche i gesti violenti, brutali e improvvisi, perché
pur essendo una fiaba ha il sapore aspro del terreno umido.
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