| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA, Hong Kong, Tailandia |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Amie Song |
| Attori | Hu Ling, Wu Wei, Audrey Zhang, Chen Xuanyu, Wang Maiqi . |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento venerdì 4 settembre 2026
In fuga per una crisi, una famiglia cancella i propri ricordi con delle storie; la figlia scoprirà che la sua infanzia dimenticata è legata alla casa.
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CONSIGLIATO N.D.
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Una famiglia - un Padre, una Madre, una Figlia e un Figlio più piccolo - si reca in una casa misteriosa, tra la foresta e il mare. Forse fuggono da qualcosa, forse sono già stati in quel luogo: i vuoti di memoria o le dimenticanze volute sembrano accomunare diversi membri della famiglia. Quando occorre un incidente al ragazzino, il padre racconta storie fantastiche del mare per aiutarlo a ricordare. Intanto la ragazza sogna una misteriosa figura vestita di verde, un'altra ragazza, che sembra voler comunicare con lei da un luogo ignoto.
Il debutto nel lungometraggio di Amie Song, regista cinese cresciuta negli Stati Uniti, appartiene a quella zona liminare tra dramma familiare e racconto fantastico, sospeso in un limbo tra sogno e realtà.
Il mondo in cui si colloca la vicenda potrebbe essere uno scenario apocalittico, ma le informazioni a disposizione dello spettatore sono troppo poche per elaborare facili teorie. L'invito di Song sembra essere quello di lasciarsi andare al potere dello storytelling, cullati da racconti che si ripetono incessantemente, come litanie ancestrali. Ad accomunarli sono il mare e la foresta, luoghi dall'evidente significato simbolico e psicanalitico in cui è possibile smarrirsi e ferirsi, che circondano un'abitazione che assomiglia a una casa alla fine del tempo e della Storia. In seno al nucleo familiare si annidano segreti, forse rimozioni di traumi, in cui l'oblio appare come una scelta inevitabile, agevolata dalla narrazione infinita di storie archetipiche.
Potrebbe essere stato il lockdown del 2020 a ispirare una riflessione universale sugli effetti che l'isolamento può produrre sull'umanità, o forse la graduale cancellazione di un passato ingombrante, in attesa di essere rimpiazzato da un futuro che raramente mantiene le proprie promesse. Il richiamo al cinema di Apitchapong Weerasethakul - la coproduzione hongkonghese-americana coinvolge anche la Thailandia, da cui provengono molti membri della crew - è evidente in questo Decameron della sottrazione, dove i fantasmi e gli umani in carne e ossa sembrano scambiarsi e confondersi, parimenti prigionieri di un'illusione ostinata. Aggrapparsi alla memoria o rinunciarci per vivere liberamente la propria vita? Sembra questo il dissidio interiore della Figlia, priva di nome come ogni personaggio del film, in un crollo del simbolico che cristallizza il film in una dimensione atemporale e assoluta. Tra le fronde della foresta tropicale si snoda così una narrazione ammaliante ed ermetica, che può estenuare per la sua iterazione insistita o avvincere per il suo alone di mistero. Amie Song non sceglie mai la via più semplice e rettilinea; preferisce addentrarsi in sentieri tortuosi e vicoli ciechi, proprio come i pensieri e i viaggi onirici dei suoi smemorati personaggi. Dopo alcuni convincenti cortometraggi, Gu Shi convince seppur machevole, come è frequente per un debutto, di un immaginario robusto, di una voce già solida che permetta di distinguersi nettamente da mentori e predecessori. Ma gli elementi di fascino sono più che sufficienti per indurci a osservare con attenzione il percorso di un'autrice che sembra disporre delle giuste qualità per un'evoluzione importante del proprio linguaggio.
Una famiglia – un Padre, una Madre, una Figlia e un Figlio più piccolo – si reca in una casa misteriosa, tra la foresta e il mare. Forse fuggono da qualcosa, forse sono già stati in quel luogo: i vuoti di memoria o le dimenticanze volute sembrano accomunare diversi membri della famiglia. La ragazza intanto sogna una misteriosa figura vestita di verde: un’altra ragazza, che sembra voler comunicare con lei da un luogo ignoto.
Il debutto nel lungometraggio di Amie Song, regista cinese cresciuta negli Stati Uniti, appartiene a quella zona liminare tra dramma familiare e racconto fantastico, sospeso in un limbo tra sogno e realtà.
Il richiamo al cinema di Apitchapong Weerasethakul è evidente in questo Decameron della sottrazione, dove i fantasmi e gli umani in carne e ossa sembrano scambiarsi e confondersi, parimenti prigionieri di un’illusione ostinata. Aggrapparsi alla memoria o rinunciarci per vivere liberamente la propria vita? Sembra questo il dissidio interiore della Figlia
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