| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Mario Martone |
| Attori | Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,59 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre 2026
Un illustratore anziano torna a Napoli per badare al nipote e scopre fragilità, ricordi e tensioni tra generazioni diverse.
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CONSIGLIATO SÌ
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Daniele è un anziano illustratore di romanzi, da poco uscito da un ricovero ospedaliero, a cui viene chiesto dalla figlia di occuparsi per tre giorni del nipote di cinque mentre lei e il marito parteciperanno a un convegno. L'uomo si ritrova così a vivere nell'abitazione in cui è cresciuto e in cui avverte ancora la presenza, non sempre benevola, dei familiari. Il rapporto con il bambino sarà gioioso ma anche problematico.
Martone fa proprio il romanzo di Starnone che coglie come occasione per riflettere su di sé e sul proprio cinema.
Già dal titolo questo potrebbe sembrare un 'piccolo' film, un'occasione di respiro dopo l'impegno profuso per Fuori. In fondo ci sono un appartamento, un grande attore e un bambino che sa come apparire saccente e un solo esterno. In realtà è proprio in questa (apparente) semplicità che avrebbero potuto celarsi, oltre ai fantasmi del protagonista, le insidie apertamente cercate da Martone.
A partire da quella lunga panoramica sull'edificio di edilizia popolare individuato nel Lavinaio, quartiere a ridosso della stazione centrale di Napoli, che ricorda certe inquadrature del Decalogo di Krzysztof Kieslowski che, ancor prima di narrarle determinava le vicende con una precisa collocazione logistica. È in uno di questi appartamenti che Martone ha trovato quel balcone aperto su una sorta di abisso che diventa elemento fondamentale nell'ambito della narrazione. Perché è da lì che si è instaurata una innocente e al contempo complessa dinamica relazionale tra due classi sociali molto differenti ed è ancora lì che si svilupperà una parte dell'azione.
Attraverso il personaggio di Daniele, disegnatore famoso nel suo ambiente, Martone riflette sulla sua stessa professione di artista che trasforma parole in immagini e sulla variegata gamma di reazioni possibili a ciò che realizza. I disegni, che per l'immediata reazione del nipote sono da considerarsi come scuri lo sono anche per l'insipiente e pretenzioso giovane editore, mentre lui quasi ne disconosce la paternità attribuendo la colpa alla qualità della stampa. Mentre in realtà il buio e le ombre fanno parte della sua vita così come quei fantasmi che si avvertivano in Nostalgia e che qui finiscono con il riportare alla memoria quelli della ozpetekiana Magnifica presenza cambiati però di segno, perché da perseguitati divengono in misure diverse dei persecutori, offrendo l'occasione per un tuffo in una società di impianto patriarcale che appartiene a un recente passato, non ancora del tutto estinto.
In una sequenza Martone si lascia andare a un'incursione nell'horror fino al punto di citare It ma il nucleo centrale della sua ricerca, oltre alla messa a confronto di un attore come Servillo con un bambino che avrebbe anche potuto manifestare stanchezza per le riprese (cosa realmente accaduta), lo si può individuare nella forse fin troppo esplicita sottolineatura della funzione di una finestra su cui numerosi studiosi della settima arte hanno discettato. Ciò che consente la comunicazione tra esterno ed interno può anche divenire ciò che divide. È quanto accade nella vita di ognuno in cui si può restare in contatto senza essere davvero 'vicini'. È ciò che qui si verifica tra genitori e figlio, tra marito e moglie, tra padre e figlia, tra presente e passato.
Il romanzo di Domenico Starnone da cui è tratto il film racconta la storia di Daniele Mallarico, illustratore anziano e solitario che torna a Napoli per badare al nipote mentre i genitori sono assenti. Quella che dovrebbe essere una parentesi tranquilla si trasforma in un confronto inatteso con il tempo che passa, con la memoria e con il rapporto tra generazioni diverse. Nel dialogo - a volte tenero, a volte teso - tra nonno e bambino emergono fragilità, rimpianti e la difficoltà di comprendere davvero l'altro, in un racconto intimo e profondamente umano.
Il film è diretto da Mario Martone e nasce dall'adattamento dell'omonimo romanzo di Domenico Starnone, autore da cui il cinema italiano ha già tratto opere importanti. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Martone insieme a Ippolita di Majo, sua collaboratrice abituale.
Protagonista del film è Toni Servillo, attore simbolo del cinema d'autore italiano contemporaneo e collaboratore storico di registi come Paolo Sorrentino e lo stesso Martone.
Il film è prodotto da Mad Entertainment con Rai Cinema in associazione con Picomedia, distribuzione 01 Distribution. Le riprese sono ambientate principalmente a Napoli e si svolgono tra febbraio e aprile 2026.
"Dolcetto o scherzetto" vorrebbe subito da chiedersi difronte al titolo dell'ultimo film di Mario Martone e risponderei subito "entrambi". Perché Scherzetto è un film dolce-amaro, piccolo se si vuole, ma per me uno dei più intensi e significativi tra le ultime opere dell'autore napoletano che ritorna al grande schermo dopo il drammatico Fuori presentato l'anno scorso al Festival di Cannes.
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