Nostalgia

Film 2022 | Drammatico, +13 117 min.

Anno2022
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia
Durata117 minuti
Regia diMario Martone
AttoriPierfrancesco Favino, Tommaso Ragno, Francesco Di Leva, Aurora Quattrocchi Sofia Essaïdi, Salvatore Striano, Nello Mascia, Daniela Ioia, Virginia Apicella, Emanuele Palumbo.
Uscitamercoledì 25 maggio 2022
DistribuzioneMedusa
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Mario Martone. Un film con Pierfrancesco Favino, Tommaso Ragno, Francesco Di Leva, Aurora Quattrocchi. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2022, durata 117 minuti. Uscita cinema mercoledì 25 maggio 2022 distribuito da Medusa. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 4 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 maggio 2022

Dopo quarant'anni di lontananza Felice torna lì dov'è nato, il rione Sanità, nel ventre di Napoli.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una storia d'amore e identità, una sinfonia mediterranea che è riscoperta del proprio posto nel mondo.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 25 maggio 2022
Recensione di Paola Casella
mercoledì 25 maggio 2022

Dopo molto tempo trascorso fra il Libano e l'Egitto Felice, diventato imprenditore benestante, torna a Napoli, la città dove ha vissuto fino ai 15 anni. Sua madre Teresa, "la sarta migliore del Rione Sanità", abita in un basso, e accoglie a braccia aperte quel figlio che credeva perduto per sempre. A poco a poco Felice riprende contatto con un mondo che aveva messo forzatamente da parte e incontra Don Luigi, un prete che combatte la camorra cercando di dare un futuro ai giovani del rione. Ma Felice ha anche bisogno di ricongiungersi con Oreste, amico fraterno e compagno di scorribande adolescenziali, che della camorra è diventato un piccolo boss. E a nulla valgono i consigli ad andarsene da Napoli e dimenticare quell'amicizia pericolosa: come se fosse possibile, lasciarsi alle spalle una città che ti è entrata per sempre nel cuore.

L'amore viscerale per Napoli di Mario Martone, e di Ermanno Rea che ha firmato il romanzo Nostalgia sul quale il film di Martone è basato, permea ogni inquadratura di questa storia di (tentata) redenzione e di straziante rimpianto.

Una storia che inizia con il peregrinare notturno di Felice per la città, non dissimile da quello di Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano: perché Napoli si può (ri)conoscere soltanto a piedi, perdendosi per i suoi vicoli, e come annuncia la frase di Pier Paolo Pasolini che apre la narrazione, "la conoscenza è nella nostalgia: chi non si perde non possiede".

Felice deve ritrovare anche una lingua dimenticata, ibridata con l'arabo dei Paesi in cui ha vissuto per troppo tempo, e che però fanno parte della stessa anima mediterranea cui appartiene anche Napoli. Pierfrancesco Favino mette a frutto la sua straordinaria capacità di fare propri idiomi non suoi, dall'arabo appunto al dialetto partenopeo che a poco a poco riemergerà dal passato rimosso.

Anche Oreste è un rimosso da ritrovare, un cuore di tenebra con un irresistibile potere di attrazione: un colonnello Kurtz che ha smarrito la ragione, e come Marlon Brando in Apocalypse Now al primo incontro ha il volto coperto che emerge dall'oscurità e dalla vergogna. Anche Oreste è in qualche misura figlio delle sue circostanze, oltre che delle sue scelte. Ma a Napoli esistono anche scelte diverse, e Martone le fa raccontare ai ragazzi che frequentano la parrocchia e si laureano nella conoscenza della propria città.

Una città popolata di fantasmi, nella coesistenza di morte e vita di esseri umani che vivono nei cimiteri, catacombale e allo stesso tempo piena di energia, con il sottofondo dei motorini che sfrecciano minacciosi e incoscienti, e il cui rombo fa parte della magnifica colonna sonora (in cui giganteggiano i Tangerine Dreams) sui crediti finali.

Martone racconta la sua Napoli perdendocisi dentro, in un flusso libero di coscienza e conoscenza, affidando al suo protagonista il ruolo un Virgilio inconsapevole che si muove fra la morte e la vita. Favino recita con lo stesso abbandono con cui Felice si ricongiunge alla città del suo destino e ne accoglie ogni aspetto, mentre Tommaso Ragno, potente nel ruolo di Oreste, incarna l'immutabilità ottusa e cieca di un Male (quasi) necessario e (quasi) ineludibile come presupposto dialettico e filosofico.

Questa Napoli non è solo una carta sporca ma uno struggimento del cuore, un crocevia universale affascinato dal buio in cui è difficile farsi "raggio di sole" che si posa sulla monnezza e non si imbratta, ma anche un basso può diventare un punto di luce al pianterreno, un luogo magico in cui i morti continuano a vivere nei vivi e la gente comune si fa testimone della lotta quotidiana fra il Bene e il Male dietro a finestre pronte a chiudersi in fretta, e dove la lealtà è un concetto che riguarda la delinquenza come le persone perbene, perché "non si scompare senza salutare".

Il pranzo presso una famiglia decorosa come l'incontro con Oreste sono magnifiche sinfonie visive e recitative, punteggiate dai dialoghi che Martone e Ippolita Di Majo intessono nella sceneggiatura nel rispetto (e la comprensione profonda) della prosa di Rea. La fotografia evocativa di Paolo Carnera, il montaggio sospeso di Jacopo Quadri contribuiscono a quell'atmosfera magica che appartiene ad una città inafferrabile, eppure lì da sempre e per sempre per i suoi figli, buoni e cattivi.

Nostalgia è una storia d'amore e identità, una sinfonia mediterranea che racconta la gioia di riscoprire il proprio posto nel mondo e la difficoltà di fare in quel posto scelte di campo immanenti, più ancora che immutabili.

Sei d'accordo con Paola Casella?
Dal romanzo omonimo di Ermanno Rea.
a cura della redazione
lunedì 2 agosto 2021

Felice Lasco torna a Napoli, nel rione Sanità, dopo quarantacinque anni trascorsi fra Medio Oriente e Africa. La madre sta morendo e lui la accudisce fino all'ultimo con tardiva ma amorosa pazienza. Poi, invece di tornare al Cairo dove lo aspetta l'amata compagna, Felice sembra obbedire al richiamo delle radici e di un destino, e resta. Resta perché in attesa dell'incontro fatale con Oreste, noto ormai come delinquente incallito. Felice racconta a un medico dell'ospedale San Gennaro dei Poveri e a don Luigi Rega, prete combattivo e maieuta, la sua storia. Ha diciassette anni, fiero della sua Gilera e della sua amicizia con Oreste Spasiano, detto Malommo, compagno di sortite per i vicoli e di piccoli scippi. Poi, imprevedibile, il delitto di un usuraio. Oreste gli sfonda la testa. Felice è agghiacciato, non tradisce l'amico ma si chiude in un silenzio pieno di angoscia finché uno zio non lo porta con sé a Beirut, dove comincia una nuova vita. Ora, dopo tanto tempo, Felice si espone alla sofferta bellezza della sua città, alla disperazione e anche al formicolare di speranze che agitano il Rione Sanità, illuminato dal testardo operare di don Rega. Come da copione, però, Oreste attende Felice perché in realtà alla Sanità il Male lavora anche contro la Storia. E non c'è riscatto veramente possibile.

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 25 maggio 2022
Roberto Manassero

Mario Martone ha presentato il suo ultimo film, Nostalgia, in concorso al Festival di Cannes: per il regista napoletano si tratta della seconda volta nella massima sezione del Festival, 27 anni dopo L’amore molesto. In un incontro con la stampa italiana, accompagnato dalla moglie co-sceneggiatrice Ippolita Di Maio, dall’attore protagonista Pier Francesco Favino e da Aurora Quattrocchi, splendida figura di madre anziana nel film, Martone ha parlato dell’origine e del senso di Nostalgia.


    La vicenda di Felice Lasco, napoletano che torna al Rione Sanità dopo quarant’anni di lontananza, fa pensare alla frase finale di Chinatown di Polanski, quando al protagonista viene detto che da «Chinatown non si può uscire»…

  MM: Mi fa piacere cominciare a parlare pensando al film di Polanski! In effetti, il Rione Sanità, dove avevo già ambientato attraverso Eduardo Il sindaco del Rione Sanità (guarda la video recensione) (2019), è un luogo cinematografico, un posto dell’anima. Non lo definirei un quartiere, ma un labirinto, uno spazio urbano popolato di persone.


  La Sanità, come la chiamano i napoletani, era già al centro del romanzo di Ermanno Rea dal quale il film è tratto. Cosa è rimasto del testo originario?

  MM: Dal romanzo, che ci è stato proposto dal produttore Luciano Stella e che abbiamo scelto grazie al fiuto di Ippolita, che in queste cose è sempre più avanti di me, è rimasta l’idea fondamentale di girare tutto dentro un solo quartiere. Nostalgia non è ambientato a Napoli, ma nel Rione Sanità, e non è una sfumatura da poco. La Sanità è una enclave che nemmeno i napoletani conoscono bene, un luogo tentacolare, “borgesiano” mi verrebbe da dire, in cui i personaggi si muovono ciascuno seguendo la propria strada, indipendentemente dagli altri. Al tempo stesso, però, sono gli incontri a definire il racconto, a farlo progredire, e a dare alla vicenda una dimensione cinematografica.

Questa dimensione quasi astratta ha condizionato anche il tuo stile?

  MM: Direi proprio di sì. La Sanità è un luogo pieno di umanità e il film doveva per questo essere girato “buttandosi in strada”, in una sorta di ripresa delle premesse del neorealismo, incontrando le persone del quartiere. Lo spazio che filmiamo è fuori dal tempo, un far west, ha qualcosa di mitologico. Ad esempio, nella Sanità ci sono le catacombe, per molti è ancora oggi una “valle dei morti”, un luogo di fantasmi, sospeso tra presente e passato; al tempo stesso è un luogo vivo e intorno al protagonista dovevamo creare dei rapporti forti, portando nel film la realtà vissuta sul set.

  La presenza e l’esperienza di Pier Francesco Favino sono dunque fondamentali per la riuscita del film…

  PF: Fatico a parlare in termini razionali del lavoro, dell’esperienza fatta per Nostalgia. Per me si è trattato di un lavoro viscerale e ora che siamo qui a presentarlo posso solo raccontare le emozioni che ho vissuto. Il film è stato un luogo, uno spazio, un tempo. E come il mio personaggio, anch’io mi sono perso. La Sanità è ammaliatrice, non è possibile piegarla alle leggi del cinema e non per caso sono stato io a dovermi piegare alle sue regole, trovando zone di me che non conoscevo. La Sanità è la vera protagonista di Nostalgia, anche se al di là di tutti i discorsi che possiamo fare trovo che il film sia in fondo molto semplice: è una storia d’amore e d’amicizia.

    Cosa significa per entrambi, regista e attore, l’idea di perdersi?

  MM: Rispondo pensando al finale del film, che per me è stato una vera perdizione. Non so perché il film (e il romanzo) finiscano in quel modo, e questo me lo sono chiesto sovente durante le riprese. In quelle settimane ero perso nel mondo che raccontavamo e per aggrapparmi a qualcosa mi sono affidato alle parole di Rea: per lui il labirinto doveva fermarsi lì, ed è stato così anche per me. In Nostalgia c’è qualcosa di chiunque ha lavorato alla sua realizzazione. Io, Ippolita, Pier Francesco e il resto del cast abbiamo abbiamo sentito risuonare parti di noi stessi nella storia: spero avvenga lo stesso per gli spettatori.

    FP: quando ho letto il romanzo ho pensato che ciascuno di noi, dentro di sé, ha un sud del mondo, un magnete interno, una presenza arcana. Paradossalmente, la Sanità, così connotata, potrebbe essere qualsiasi luogo del mondo. Napoli diventa un altrove. E Felice, che si ritrova nell’altrove, finisce per ritrovare sé stesso. La sua vicenda ha qualcosa di arcaico, perché l’idea di tornare è più importante del luogo in cui si torna. Trovo che lasciarsi portare dall’incertezza sia un gesto artistico e creativo fortissimo.

  Ma in definitiva, chi è Felice Lasco per voi?

  MM: è certamente un personaggio atipico nel cinema italiano. Non è un eroe, ha motivazioni difficili da comprendere, un’emotività e degli scatti che non ti aspetti. Fin da subito con Ippolita abbiamo pensato che in lui c’era qualcosa di inesplorato.

  PF: Penso alla questione della lingua, così importante per il personaggio. Il suo arco di evoluzione sta racchiuso nelle lingue che parla, nel trovare ciò che non sapeva più di avere. All’inizio Felice parla solo arabo, poi ritrova il suo napoletano. E il napoletano non è una cadenza, ma una vera e propria lingua, fatta di silenzi, ritmi, respiri. Per questo il lavoro che abbiamo fatto non è semplicemente un virtuosismo: parlare significa far battere il cuore, entrare nella testa di un personaggio. Studiando l’arabo mi sono ad esempio accorto che in quella lingua non esiste il verbo avere: in arabo una cosa è “a te”, come nel napoletano, e in questi legami ho trovato elementi inaspettati. Da ragazzo Felice è stato strappato dal suo mondo, è stato costretto a diventare altro, e poi, quarant’anni dopo, si convince a ricominciare, a ritrovare sé stesso. Come lui, anch’io ho dovuto acquisire un altro corpo, un’altra estetica. È stato per entrambi un percorso di crescita, fino ad arrivare a parlare una lingua madre.  

NEWS
TRAILER
giovedì 12 maggio 2022
 

Regia di Mario Martone. Un film con Pierfrancesco Favino, Tommaso Ragno, Francesco Di Leva, Aurora Quattrocchi, Sofia Essaïdi. Da mercoledì 25 maggio al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
venerdì 6 maggio 2022
 

Regia di Mario Martone. Un film con Pierfrancesco Favino, Tommaso Ragno, Francesco Di Leva, Aurora Quattrocchi, Sofia Essaïdi. Da mercoledì 25 maggio al cinema. Guarda il trailer »

CANNES FILM FESTIVAL
giovedì 14 aprile 2022
Tommaso Tocci

Tanti i nomi da Cronenberg, James Gray, Kore-eda fino ai Dardenne. Attesissima la serie Esterno notte di Marco Bellocchio. Vai all’articolo »

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