Qui rido io

Film 2021 | Drammatico, +13 133 min.

Regia di Mario Martone. Un film Da vedere 2021 con Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell'Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta (II). Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2021, durata 133 minuti. Uscita cinema giovedì 9 settembre 2021 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 161 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,95 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di Scarpetta, che fu padre naturale di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, e dedicò tutta la sua vita al teatro. Qui rido io è 7° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 17.426,00 e registrato 3.101 presenze.

Consigliato assolutamente sì!
3,95/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,78
PUBBLICO 4,57
ASSOLUTAMENTE SÌ
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Un'opera ambiziosa, resistente, tragica, dove la Napoli di Scarpetta diventa emblema e repertorio di tutte le emozioni del mondo.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 7 settembre 2021
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 7 settembre 2021

Eduardo Scarpetta, popolare e smisurato capocomico, vive per il teatro e per mantenere i suoi figli. Numerosi e (il)legittimi si passano come un testimone Peppiniello, personaggio simbolico di "Miseria e nobiltà". Tra una sfogliatella e una scappatella, Scarpetta crea il moderno teatro napoletano e una famiglia allargata, un magnifico intreccio di energie e talento che cresce sul palcoscenico e incrementa nel talamo. In gioventù ha sposato Rosa De Filippo, di cui riconosce il figlio illegittimo, Domenico, e con cui concepisce Vincenzo e Maria, in segreto ha avuto una relazione con Anna, sorellastra di Rosa, da cui ha già avuto due figli. Ma è Luisa, nipote di Rosa, l'amore di cui ha più appetito e da cui nascono Titina, Eduardo e Peppino. Mattatore che non conosce limiti e creanza, scrive "Il figlio di Iorio" per burlarsi del D'Annunzio ("La figlia di Iorio") ma il poeta non apprezza e lo querela. Sulla scena del tribunale dovrà vedersela con giudici e detrattori. Parodia o plagio?

Qui rido io è una questione di paternità, biologica e artistica. È una questione di 'plagio', illegittima appropriazione della paternità di un'opera. È 'faccenda', insomma, di vincoli affettivi ed effetti legali.

Mario Martone, uomo di cinema e di teatro che si confronta ogni giorno con gli attori, i testi e le epoche, rintraccia la poesia semplice dell'opera di Eduardo Scarpetta e disegna il profilo del padre naturale e artistico di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, nomen nescio all'anagrafe.

Coglie l'artista agli inizi del Novecento quando la sua 'maschera' (Felice Sciosciammocca) è in crisi e il cinema brilla di mille fuochi. Ad altezza di bambino, il punto di vista è quello di Eduardo De Filippo, appena promosso al ruolo di Peppiniello, Martone osserva la sua singolare origine di figlio d'arte. Figliastro o nipote, Eduardo chiamava 'zio' Eduardo Scarpetta, che tradiva la moglie Rosa De Filippo con la nipote acquisita, Luisa De Filippo. Da questa ingarbugliata genealogia si sarebbero ramificate due famiglie parallele, tre figli legali da una parte (Domenico, Vincenzo e Maria Scarpetta) e tre figli illegali dall'altra (Titina, Eduardo e Peppino De Filippo), educate per incontrarsi a teatro.

Alla maniera di Eduardo (De Filippo), Martone sposta sul piano del 'palcoscenico' le definizioni del rapporto di Scarpetta con i suoi figli. L'artista napoletano incarna le abitudini da patriarca dentro un film che rileva l'abuso patriarcale, da cui nasce come un paradosso una bottega familiare e una quantità di testi e tessiture teatrali che si intrecciano, permangono, si ricorrono, si trasformano, si rigenerano fino a determinare nuove soluzioni.

Qui rido io tira un filo della trama misurando la propria invenzione drammatica con quel gioco combinatorio di napoletanità e respiro universale che furono le creazioni degli Scarpetta-De Filippo. A partire da Morte di un matematico napoletano, Martone crea a ritmo lento (qui vivace con brio) un'opera cinematografica ambiziosa, resistente, tragica, legata all'irredentismo della sua città natale dentro un paesaggio italiano (sempre) in ambasce.

La Napoli di Scarpetta è per Martone l'emblema di un'Italia più vasta, il repertorio di tutte le emozioni del mondo e la lente attraverso cui analizzare a fondo il rapporto tra il singolo e la società, tra genitori e figli. La parola canta e le canzoni declamano dentro uno spettacolo che celebra Napoli, il suo splendore e le sue miserie, la sua umanità irriducibile e barocca. Per una tale impresa serviva un attore-mostro, una risata enorme, rabelesiana. Toni Servillo vive da sempre nel mondo di Scarpetta e di De Filippo, è lo specchio di quel mondo, una città aperta. Come Napoli è un teatro en plein air, dove corpo e lingua vanno insieme. Dietro al trucco interpreta un predatore sessuale che possiede e disprezza le donne, un avventuriero prima che un padre e un marito. Sul palcoscenico è 'Felice', un personaggio contenitore fuori dal tempo, perché Scarpetta non concettualizzava, era un pittore di emozioni non un architetto di riflessioni.

Martone osserva il quadro d'epoca, raccoglie le prove e le lascia interagire, dando 'na voce al segreto di Eduardo De Filippo, che viveva la sua nascita come una vergogna, e alla rassegnazione muta delle donne, perennemente ingravidate, che troveranno domani la forza di Filumena Marturano. La 'prostituta' che sovverte i codici borghesi e forma una famiglia dove il principio di paternità legittima perde il suo significato.

A ossessionare lo Scarpetta di Martone è il desiderio di essere riconosciuto, la volontà che "Il figlio di Iorio", parodia della tragedia pastorale di D'Annunzio difesa in tribunale da Benedetto Croce, perito di parte, venisse 'riconosciuta'. Disattesa resta la frustrazione legittima dei figli illegittimi, invitati a partecipare soltanto a un apprendistato artistico e professionale.

Frammentato e intimo, eccessivo e ludico, il film tradisce più una sconfitta che una conquista, ribadendo una relazione padre-figlio esclusivamente scenica. Qui rido io è la storia tragicomica di un capocomico-patriarca e di una compagnia di figli-nipoti, che a turno ripetono la parte: "Scarpetta m'è pate a me".

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 11 settembre 2021
carloalberto

 Qui rido io, attraverso il ritratto di Eduardo Scarpetta, intende rendere omaggio a quella tradizione del teatro napoletano che fondò il suo successo sull’attorialità prorompente ed irresistibile dei suoi grandi interpreti. L’attore, in quel teatro oramai scomparso, ha il sopravvento sul testo e trasforma un canovaccio, una pochade tradotta in farsa, in un’esperienza [...] Vai alla recensione »

sabato 18 settembre 2021
FabioFeli

Un nostro amico definisce “straripante” Toni Servillo, nel film Qui rido io, nel ruolo di Eduardo Scarpetta; e così doveva essere l’interpretazione dell’uomo di teatro che con le sue commedie imperniate sul personaggio Felice Sciosciammocca avrebbe dovuto cancellare la memoria di Pulcinella dalle scena teatrale comica della Napoli popolare.

giovedì 9 settembre 2021
telor

Qui Rido Io, di Mario Martone, è una rievocazione della causa di plagio intentata da Gabriele D’Annunzio verso Eduardo Scarpetta per la parodia, da quest’ultimo messa in scena, de La Figlia di Iorio del drammaturgo.  Quindi una ricostruzione storica con personaggi molto noti, oltre ai due citati anche Benedetto Croce che interviene a favore di Scarpetta, [...] Vai alla recensione »

domenica 19 settembre 2021
FrankMoovie

 Sabato sera al cinema: un piacere ritrovato e un bel film che non volevamo perdere. La storia di una parte della vita di Eduardo Scarpetta, grande commediografo e attore, grande famiglia sia perché numerosa e mista sia per i grandi figli noti nel mondo per la loro bravura e loro opere. Un film fatto con passione, immagini dai colori stupendi, primi piani profondi, sentimenti, paure, problemi [...] Vai alla recensione »

sabato 18 settembre 2021
Scudiscione

Dopo un anno e mezzo torno finalmente al cinema e la paura di scegliere un film non all'altezza è svanito subito. Le vicende artistiche e familiari di Scarpetta e della sua variegata famiglia ti conquista dalle prime scene. Chi conosce un pò la storia di Scarpetta e dei De Filippo apprezzerà al meglio quanto raccontato, grazie anche ad una recitazione di Servillo e di gran parte degli attori fantastica. [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 settembre 2021
MAURIDAL

 QUI A NAPOLI SI RIDE ; SI PIANGE SI VIVE.  Quando un  regista maturo , come ormai è Mario Martone,  ricordando  le iniziali e seguenti sue regie teatrali, si impossessa del linguaggio cinematografico, allora   diventa inevitabile ricondurre  nel cinema,  l’esperienza della scena teatrale, la coralità e la immediatezza della recitazione [...] Vai alla recensione »

lunedì 13 settembre 2021
Massimo Cortese

Eccellente affresco della società napoletana a cavallo fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, la pellicola offre la rivisitazione di un’epoca e di una vicenda che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del nostro Paese. Il film va inquadrato sotto tre aspetti: il profilo storico degli avvenimenti narrati, la concezione della famiglia e la napoletanit&ag [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 settembre 2021
goldy

Solo un napoletano verace può restituirci i molteplici e contradditori aspetti della sua città e Martone lo sa fare con un bell’equilibrio tra popolare e colto. Eduardo Scarpetta è il perno sul quale ruota la vita teatrale della città. Non del tutto semplice seguire le complicate vicende dei rapporti parentali frutto di esperienze di letto plurime a cui [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 settembre 2021
maopar

 Dopo quasi due anni  varcare la soglia di un cinema è davvero emozionante ..la sala perfettamente pulita...personale gentile  audio che avevo dimenticato così come lo schermo...Ancora più  sconvolgente  è l'assenza del pubblico.. quattro persone in sala alla prima del QUI RIDO IO  di Mario Martone.

martedì 21 settembre 2021
GiorgiaPiricci

Siamo dalle parti dello sceneggiato Rai 1. Così si disabitua lo spettatore al vero cinema.

domenica 19 settembre 2021
Ingrid

Ho trovato Qui rido io di Martone un film straordinario. Dove tutto é liquido e assume forme originali scorrendo liberamente da una categoria all'altra: dalla vita al palcoscenico, dalla famiglia al tradimento, da Pulcinella a Sciosciammocca, dalla contraffazione alla parodia, dall'arte alla filosofia, dal teatro al cinematografo, dallo schermo alla platea.

FOCUS
FOCUS
giovedì 9 settembre 2021
Pino Farinotti

È come se Martone avesse predisposto un museo, non classico o normale, ma ideato da un genio visionario come Antoni Gaudì. Disponendo gli ambienti per ospitare la Commedia, che non sarà divina, ma non è neppure del tutto terrena, è napoletana, con tutto ciò che può significare se esplori in profondità quella foresta. E Mario non ha neppure bisogno di un Virgilio accompagnatore, gli basta Martone, perché nessuno conosce quel mondo come lui. Nella vicenda di Eduardo Scarpetta, avvolta nella napoletanità più completa, il regista ha potuto esprimere tutte le sue attitudini, che sono, oltre al cinema, il teatro, la scrittura, e una visione estetica che ha espresso in un sortilegio che accorpa la Napoli dei rioni, delle magioni borghesi, degli sprazzi di mare, degli interni urlanti, soprattutto dei palcoscenici delle stagioni incantate del divo Scarpetta, verso la fine dell’ottocento.

E Martone si concede un promemoria quasi completo, proprio all’inizio, quando rappresenta "Miseria e nobiltà", il titolo-mito del comico, nei panni di Felice Sciosciammocca, il suo alter ego.

Un ambiente del museo Gaudì può ospitare la famiglia di Scarpetta, mogli, amanti, figliolanza più che allargata: da neonati a giovanotti. Tutti tenuti d’occhio e indirizzati. Scarpetta era il padre dei De Filippo, che comunque non riconobbe mai. I 133 minuti del film danno molte possibilità all’autore. Il tema centrale è il famoso processo che D’Annunzio intentò a Scarpetta per il plagio della sua opera "La figlia di Iorio". Il processo diventa un caso-pretesto per contrapporre due culture opposte. Si schierano “contro” giganti dello spettacolo e della scrittura come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio e Roberto Bracco, fautori di un’arte napoletana popolana ma seria, mentre Scarpetta è solo un attore che fa ridere. Ma col comico si schiera Benedetto Croce, nientemeno, che proprio perché Scarpetta fa ridere su un testo nato drammatico, non è dunque condannabile. L’imputato, in tribunale, si difende alla sua maniera, da attore comico, è intelligente e travolgente. Fa ridere tutti i presenti, giudice compreso, riuscendo persino a mettere in ridicolo il grande vate D’Annunzio. E viene assolto.

La musica, il canto, la parola. Martone usa la musica come un attore protagonista, che non si limita al normale tappeto di sostegno delle colonne classiche. La musica sono le grandi canzoni napoletane che accompagnano il racconto integrate come una chimica. Ce ne sono molte inserite, puntuali, aderenti al momento del racconto. Sì, c’è anche della scaltrezza. Un momento esemplare: Scarpetta cammina nel buio nei vicoli e arriva la voce di Murolo che canta "Voce ’e notte". Quanti punti portano allo spettacolo, e al cuore, questi versi di Salvatore Di Giacomo? "Si 'sta voce te scéta 'int' 'a nuttata. Mentre t'astrigne 'o sposo tujo vicino... Statte scetata, si vuó' stá scetata, Ma fa' vedé ca duorme a suonno chino".

E poi la lingua napoletana, attraverso quelle voci di attori, che sono a loro volta strumenti musicali come gli archi e gli ottoni. Il tutto in quel paese delle meraviglie, figuriamoci per un Martone, che sa  sistemare ogni cosa. 

E mi pare di aver visto, nella “pittura” del regista qualche richiamo alla magnifica Scuola napoletana di due secoli prima. Con contrasti cromatici e momenti di espressione che dettarono pittura in quelle stagioni. Certo con costumi e scenari diversi. I nomi sono quelli di un Fabrizio Santafede, o di un Massimo Stanzione. Ma forse è una mia suggestione, non so se lo è anche di Martone. Glielo chiederò.

Titina, Eduardo e Peppino, li vediamo bambini e ragazzi. Peppino è il più ribelle, percepisce di non essere amato come gli altri. Scarpetta cerca di farlo recitare ma lui salta giù dal palcoscenico, scappa. Vuole la libertà, lo dice. Lo blocca Eduardo, gli dice: “Quella è là la tua libertà! “E gli indica il palcoscenico. “I tre fratelli” raccontato i titoli di coda “furono la compagnia più popolare d’Italia, mentre Eduardo è stato uno dei più grandi autori di teatro del mondo”. Ma lo sapevamo.

E poi Toni Servillo. La mano magica del regista. Non ci sono aggettivi per lui. Occorre inventarne.

Per l’istantanea della poesia, del sentimento, della cultura, dello sberleffo, della morale-amorale, del colore, del folclore,  dell’antropologia, Scarpetta e il suo mondo sono lo strumento perfetto. Nelle mani dello strumentista migliore. Qui rido io. Capolavoro.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 24 settembre 2021
Guy Lodge
Variety

"Non mi sono mai piaciuti gli attori che si divertono più fuori del palco che sul palco", dice il grande capocomico napoletano Eduardo Scarpetta, interpretato da Toni Servillo, in Qui rido io. Se Scarpetta l'avesse pensata veramente così avrebbe approvato senz'altro la grande, sfacciata e sgargiante biografia che gli ha dedicato Mario Martone. Tutti i personaggi infatti sembrano divertirsi molto trasferendo [...] Vai alla recensione »

domenica 12 settembre 2021
Fabio Ferzetti
L'Espresso

L' ultimo re di Napoli non si chiamava Borbone ma Eduardo Scarpetta (1853-1925). I suoi spettacoli facevano il tutto esaurito e avevano ammiratori illustri come Gorkij e Croce. Alcuni suoi testi, "Un turco napoletano", "Miseria e nobiltà", "Il medico dei pazzi", sarebbero diventati film con Totò. La sua villa sopra Napoli, con la celebre scritta "Qui rido io", era celebre per il lusso e le feste. Vai alla recensione »

sabato 11 settembre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

La Napoli di Paolo Sorrentino - pittoresco parentado, baronesse, Luisa Ranieri che si spoglia sulla barca irritando il marito e attirando gli sguardi, Maradona e il suo culto - appare silenziosa e cartesiana rispetto alla ricchezza ( quasi bulimica) di insistita napolitudine accumulata da Mario Martone in "Qui rido io". Eduardo Scarpetta aveva fatto scrivere la frase su Villa Santarella, così battezzata [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 settembre 2021
Massimo Causo
Duels.it

È un film obliquo, Qui rido io. Un'opera che trova il suo vero respiro più nella sua declinazione trasversale che in quella diretta. D'accordo, è un film su Eduardo Scarpetta, sul suo astro nell'olimpo partenopeo e anche nazionale d'inizio Novecento. Ma è anche un film su molte altre cose, che hanno a che fare immancabilmente con tutto il cinema di Mario Martone e dunque con questioni che riguardano [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 settembre 2021
Alice Sforza
Il Giornale

La storia di Eduardo Scarpetta, il grande attore comico che, ad inizio del secolo scorso, con il personaggio di Felice Sciosciammocca, fece la sua fortuna, rivive nel biopic di Martone. Interessante che lo faccia raccontando le sue vicissitudini personali più di quelle artistiche, tra figli riconosciuti e non, compresi i tre De Filippo. Sullo sfondo, anche la memorabile causa intentatagli da D' Annunzio. [...] Vai alla recensione »

mercoledì 8 settembre 2021
Emiliano Morreale
La Repubblica

Eduardo Scarpetta, le sue due famiglie, i figli legittimi e illegittimi (cioè Eduardo, Peppino e Titina), la causa per plagio intentatagli da D' annunzio. Il teatro e la famiglia che si specchiano l' uno nell' altra. Martone racconta questa storia ricostruendo perfettamente le dinamiche teatrali e raccontando il privato come se fosse, a sua volta, una eduardiana "cantata dei giorni dispari".

martedì 7 settembre 2021
Aldo Spiniello
Sentieri Selvaggi

All'apice del successo, Eduardo Scarpetta si muove a Napoli come una specie di sultano. Carrozze, gioielli, lussuose case di proprietà, fino alla villa "monumento" La Santarella, a via Vittorio Colonna, nel quartiere Chiaia. Un palazzo liberty sulla cui facciata sorge la scritta irriverente "Qui rido io". E poi i nove figli, nati da differenti relazioni, tre donne condivise in un regime di poligamia [...] Vai alla recensione »

martedì 7 settembre 2021
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Dietro la maschera. Ad inizio '900 il re incontrastato del teatro napoletano (e italiano) è Eduardo Scarpetta. Inventore del teatro dialettale, attore e commediografo, sbanca il botteghino grazie al personaggio di Felice Sciosciammocca (Miseria e nobiltà), personaggio capace di far dimenticare Pulcinella al pubblico partenopeo. Arrivista e ambizioso, il successo lo ha trasformato in un uomo ricchissimo: [...] Vai alla recensione »

NEWS
GALLERY
mercoledì 8 settembre 2021
 

Applausi per il film di Martone. Non convince Reflection di Valentyn Vasyanovych. Vai all’articolo »  

MOSTRA DI VENEZIA
martedì 7 settembre 2021
Marzia Gandolfi

La storia tragicomica di un capocomico-patriarca e di una compagnia di figli-nipoti. In Concorso a Venezia 78 e dal 9 settembre al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
lunedì 9 agosto 2021
 

Toni Servillo nei panni del grande attore comico Eduardo Scarpetta. In Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e dal 9 settembre al cinema. Guarda il trailer »

POSTER
venerdì 6 agosto 2021
 

Mario Martone racconta la figura del celebre attore e commediografo Eduardo Scarpetta. Scarpetta, che fu padre naturale di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, dedicò tutta la sua vita al teatro, realizzando opere che sono diventate dei classici intramontab [...]

NEWS
domenica 1 agosto 2021
 

La storia di Scarpetta, che fu padre naturale di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, e dedicò tutta la sua vita al teatro. Vai all'articolo »

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