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martedì 18 febbraio 2020

Pierfrancesco Favino

Romanzo cinematografico

50 anni, 24 Agosto 1969 (Vergine), Roma (Italia)
occhiello
A volte la vita non ci dà le cose come noi le vogliamo… ma l'importante è che ce le dia.
dal film Baciami ancora (2010) Pierfrancesco Favino  Marco
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Pierfrancesco Favino
David di Donatello 2020
Nomination miglior attore per il film Il traditore di Marco Bellocchio

Nastri d'Argento 2019
Nomination miglior attore per il film Il traditore di Marco Bellocchio

Nastri d'Argento 2019
Premio miglior attore per il film Il traditore di Marco Bellocchio

European Film Awards 2019
Nomination miglior attore europeo per il film Il traditore di Marco Bellocchio

David di Donatello 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Le confessioni di Roberto Andò

Nastri d'Argento 2016
Nomination miglior attore per il film Suburra di Stefano Sollima

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

David di Donatello 2012
Premio miglior attore non protagonista per il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

Nastri d'Argento 2012
Premio miglior attore per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

David di Donatello 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baciami ancora di Gabriele Muccino

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baciami ancora di Gabriele Muccino

Roma Fiction Fest 2009
Premio miglior attore miniserie per il film Pane e libertà di Alberto Negrin

Roma Fiction Fest 2007
Premio miglior attore miniserie per il film Liberi di giocare di Francesco Miccichè

Nastri d'Argento 2006
Premio miglior attore per il film Romanzo criminale di Michele Placido

David di Donatello 2006
Premio miglior attore non protagonista per il film Romanzo criminale di Michele Placido

Nastri d'Argento 2006
Nomination miglior attore per il film Romanzo criminale di Michele Placido

David di Donatello 2006
Nomination miglior attore non protagonista per il film Romanzo criminale di Michele Placido



L'attore racconta a MYmovies.it la straordinaria esperienza sul set, il rapporto con il suo Craxi e quanto è stato difficile calarsi nei suoi panni. Dal 9 gennaio al cinema.

Hammamet, Favino: «È una profonda riflessione sulla caducità. E sulla paura di perdere tutto»

mercoledì 8 gennaio 2020 - Paola Casella cinemanews

Hammamet, Favino: «È una profonda riflessione sulla caducità. E sulla paura di perdere tutto» Ci sono momenti, guardando Hammamet, il film che Gianni Amelio ha dedicato all’ultimo periodo della vita di Bettino Craxi, in cui abbiamo l’illusione che il politico socialista si rivolga direttamente a noi per valutare la sua parabola. In quei momenti dimentichiamo che dietro al trucco sapiente c’è Pierfrancesco Favino nel ruolo di una vita: ma al di là della metamorfosi fisica la sua è un’interpretazione indimenticabile, quella “metamorfosi emotiva”, come la chiama l’attore, che va molto oltre l’esteriorità. “Altrimenti sarebbe solo un principio imitativo. Se lo spettatore passasse il tempo a pensare: ‘Oddio, com’è uguale a Craxi’ si distrarrebbe, concentrandosi sul virtuosismo invece che sulla storia. La memoria di Craxi è un ricordo molto personale di tanti che hanno vissuto in quel periodo. Ognuno di loro ha dunque già un’immagine di Craxi dentro di sé, e se da una parte non la devi tradire, dall’altra devi illuminare gli aspetti sconosciuti dell’uomo: quelli che il film di Amelio indaga”.

Come è entrato nel corpo di Craxi?
Osservandolo a lungo, leggendo molto su di lui. Dal punto di vista fisico la prima caratteristica notevole è l’altezza, perché Craxi superava il metro e 90, in una generazione di politici che raramente andava oltre il metro e 70. Era un uomo imponente, più di me, e ho cercato di restituire quel tratto che era parte della sua leadership. Anche il suo incedere era particolare: ci vedevi il suo passato da ex cestista, con quelle gambe lanciate.

Il lavoro che ha fatto sulla voce è straordinario.
Ho studiato a lungo per portare la mia voce ai risuonatori della sua, più squillante, ma capace di profondità inattese. Inoltre nella fase storica in cui lo vediamo nel film la voce di Craxi non era più quella di prima, pativa già a causa dei malanni fisici. Ciò che ho volutamente evitato infine sono state le sue celeberrime pause, perché cinematograficamente sarebbero state un po’ punitive per il pubblico.

Anche il trucco ha avuto la sua parte…
Andrea Leanza e Federica Castelli, con cui per un anno abbiamo lavorato per arrivare al trucco definitivo, sono stati per me un enorme aiuto. Quando siamo riusciti a trovare il punto di equilibro fra me e Craxi, quelle cinque ore e mezza di trucco al giorno sono diventate una fase di trasformazione anche interiore, un rituale che si ricreava ogni giorno.

Dunque è stata cercata una mediazione fra la sua fisionomia e quella di Craxi.
Non poteva essere altrimenti. La mia conformazione, la mia ossatura, le geometrie del mio volto e della mia testa sono estremamente diverse da quelle di Craxi. Faccio esempi volutamente alti: lo stesso ragionamento è stato fatto per Meryl Streep quando ha interpretato la Thatcher in The Iron Lady e per Gary Oldman quando ha interpretato Churchill ne L’ora più buia. Alla fine il trucco realizzato da Andrea e Federica, cui va riconosciuto un vero e proprio lavoro di design, pesava più o meno sette etti.

Quali aspetti della vita di Craxi ha voluto esplorare?
Una delle domande centrali nel film è: che cosa non ti puoi più permettere quando diventi un leader? Mi ha ricordato il momento della serie The Crown in cui la protagonista diventa regina e deve chiudere la porta a tutta una serie di possibilità. Chi assume un ruolo di quella responsabilità, e sente un così forte desiderio di ricoprirlo, finisce per avere un rapporto di estrema solitudine con la propria intimità. Nel caso di Craxi bisogna anche tenere conto di una serie di fattori biografici: l’essere cresciuto in collegio, l’aver avuto un rapporto piuttosto freddo con i suoi genitori - una madre severa, un padre distante. Non voglio fare della psicologia spicciola, ma se ci si domanda come mai avesse un certo tipo di relazioni nel privato, qualche risposta può essere trovata anche lì.

Intervista a regista e protagonisti di A casa tutti bene, opera corale sulle fragilità e le contraddizioni di una famiglia allargata. Al cinema dal 14 febbraio.

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa»

lunedì 5 febbraio 2018 - Alessandra Vitali cinemanews

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa» A casa tutti bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull'isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti,  paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine. "Al di là del risultato, perchè nessuno poteva immaginare fino in fondo come il film sarebbe apparso una volta finito, già durante la lavorazione sentivamo che c'era un motivo forte per fare questo film e per farlo con uno spirito fortemente motivato". Gabriele Muccino, regista In attesa dell'uscita al cinema del 14 febbraio, Gabriele Muccino, insieme ad alcuni degli interpreti del film - Stefania Sandrelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore (qui in veste anche di co-sceneggiatrice), racconta il lavoro sul set, le caratterizzazioni di personaggi dalle mille sfumature, il modo in cui ciascuno di questi personaggi è pensato e messo in scena per ricreare la quotidianità, la verosimiglianza, le difficoltà affrontate ogni giorno dalla gente comune.

Gli italiani su Netflix, Pierfrancesco Favino

giovedì 10 marzo 2016 - Paola Casella cinemanews

Gli italiani su Netflix, Pierfrancesco Favino

L'attore è il protagonista fragile e massiccio di Senza nessuna pietà.

Pierfrancesco Favino, sulle spalle del gigante

martedì 9 settembre 2014 - Marzia Gandolfi cinemanews

Pierfrancesco Favino, sulle spalle del gigante Non è nuovo ai cattivi Pierfrancesco Favino, volto criminale del Libano della Magliana (Romanzo criminale), agente antisommossa della Polizia che ripulisce gli stadi e 'scarica' sugli ultras (ACAB), industriale senza palle e senza scrupoli nella Torino di Giuliano Montaldo (L'industriale). Eppure questa volta e dentro l'opera prima di Michele Alhaique, il suo villain abdica le tinte forti e si converte alla sfumatura, scivolando gradualmente da un colore a un altro. Gigante dal cuore d'oro e la mano pesante, Mimmo è il nipote timido, introverso e ingombrante di un criminale romano, che naviga a gonfie vele nella crisi e presta denaro a interessi esorbitanti a imprenditori al collasso. Mimmo riscuote per lui i crediti insoluti e spacca le ossa agli insolventi. Ma lui è diverso dallo zio e dal cugino, a cui strappa quella lolita di Latina che Manuel vorrebbe comprare e che lui invece sogna di sposare, di portare via dalla provincia del mondo. Perché Tania produce emozioni e ragioni per ricominciare. Continua »

   

Tra polemiche e sorprese, presentato a Roma il thriller di Stefano Sollima.

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata

lunedì 23 gennaio 2012 - Ilaria Ravarino cinemanews

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata C'è chi lo paragona a L'odio di Mathieu Kassovitz e chi torna a ragionare sui poliziotteschi dell'Italia anni '70, Roma a mano armata di Umberto Lenzi, La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo Castellari. Chi se la prende perché con questi film invece non c'entra niente, e pare piuttosto un Romanzo criminale al contrario, fatto di guardie farabutte quanto i criminali che dovrebbero acchiappare.
Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima, al cinema da venerdì, fa discutere in capannelli critici e giornalisti. Il ritorno al cinema di genere accende la fantasia del cinefilo, i riferimenti all'attualità eccitano il cronista. Nel pubblico c'è anche un poliziotto, venuto per guardare in anteprima il film sulla Celere che da settimane infiamma i blog della Polizia di Stato. Il cast (Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele) non nasconde un certo nervosismo accendendo i microfoni per l'incontro con la stampa romana, perché l'uscita in sala, in 300 copie, si prevede burrascosa: la Polizia «non ha ostacolato le riprese - dice il regista - ma non le ha nemmeno agevolate», e il ritratto impietoso della Capitale, stretta in una morsa di cattiva politica e violenza, potrebbe andare di traverso (anche) agli amministratori capitolini. Continua »

Lucio Pellegrini ritrae gli uomini come personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi.

La vita facile (dei maschi)

venerdì 25 febbraio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

La vita facile (dei maschi) "Forse è vero. Forse potrebbe sembrare un film vagamente misogino". La nuova commedia di Lucio Pellegrini, La vita facile, ha diviso il pubblico e lui lo sa. Perché una metà del cielo, quella che (al cinema) non porta ancora i pantaloni, ieri è uscita dalla sala un po' meno contenta dell'altra. "Il film si focalizza sui personaggi di Favino e Accorsi, perché è la loro amicizia che volevo raccontare – ha detto Pellegrini a margine della conferenza stampa romana - Capisco che il personaggio di Vittoria Puccini possa innervosire, che sia difficile empatizzare con una dark lady viziata, capricciosa e pariolina. Ma questo è un film di maschi".
Anche in conferenza stampa i mattatori sono Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi. Irresistibile il primo, spalla sorprendentemente vivace il secondo, invisibili le donne: la Puccini che si limita a trovare la sua dark lady "buffa e divertente, un po' manipolatrice e un po'ragazza fragile", e la sempre più brava Camilla Filippi, capace di dare corpo al carattere più involuto, madre e santa donna "la cui consapevolezza serve a far risaltare la natura complessa degli altri".
Storia d'amore e amicizia tra medici, impegnati in un ospedale del Kenya settentrionale, per Pellegrini "il film non fa retorica sul mondo africano. Mi interessava l'Africa come teatro in cui far emergere per contrasto le caratteristiche di questi uomini così profondamente italiani. Personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi". Favino dribbla con eleganza l'inevitabile paragone con la vecchia commedia all'italiana, "un ritorno sociologicamente preoccupante – dice – perché se ancora oggi continuiamo a rappresentare italiani simpatici e farabutti, vuol dire che forse siamo proprio così". Il clima da spogliatoio, che ha regalato al film ottimi momenti di improvvisazione, si respira anche dal vivo. Vola qualche battuta sul calcio, Favino lancia stoccate alla Roma, squadra del cuore, e l'emigrante Accorsi ricorda gli insulti dei francesi "subito dopo i maledetti Europei". Applausi a fine conferenza, il team funziona, il film è benedetto in chiusura dal produttore Domenico Procacci. La sala si svuota e Pellegrini resta accanto alla moglie, Camilla Filippi, impegnata in un'intervista. "Il prossimo film – promette sottovoce, e c'è da credergli – lo faccio con un cast tutto al femminile. Una storia di donne, che tocchi temi che il nostro cinema, purtroppo, non riesce ancora a raccontare".

Lucio Pellegrini torna al cinema con una commedia corale sulla precarietà.

Figli delle stelle: la banda brancaleone

lunedì 18 ottobre 2010 - Marzia Gandolfi cinemanews

Figli delle stelle: la banda brancaleone Dopo liceali "seriali" e famiglie disfunzionali, Lucio Pellegrini torna sul grande schermo con una commedia corale che riflette sul precariato e sulla difficoltà degli italiani ad aderire ai politici che li rappresentano. Ispirato dallo sguardo empatico di Monicelli e influenzato dalla migliore commedia all’italiana, Pellegrini alza il tiro e realizza un film amaro addolcito da un cast in stato di grazia. Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli, Giorgio Tirabassi, Fabio Volo e Claudia Pandolfi costituiscono un gruppo (anti)eroicomico deciso a cambiare lo stato delle cose e, per questo, a sequestrare un celebre quanto impopolare ministro della salute. Niente andrà come previsto e l’improbabile banda di precari muoverà lungo una serie di prove e di imprese che non li condurranno alla gloria ma a uno scacco e a un più modesto "piatto di pasta e ceci". A Roma per presentare il loro film, Pellegrini e il suo cast ci raccontano il malessere sociale e una generazione che ripiega sulla nostalgia e sulla canzone vintage.

Commedia & realtà
Lucio Pellegrini: Considero Figli delle stelle una commedia fortemente radicata nella realtà quotidiana. In Italia si producono molte commedie ma quasi mai aderenti al periodo storico che stiamo vivendo. Così ho pensato ai miei registi preferiti, da Monicelli a Pietrangeli, e ho creato una banda di magnifici perdenti che credono di poter fare qualcosa di buono e di reggere lo stress di un’impresa senza senso. Ma la loro naturale vocazione alla "sfiga" è evidente da subito e così finiscono per sequestrare uno dei pochi uomini politici che crede davvero nel suo lavoro e che cerca di farlo nel modo migliore. Sarà proprio la relazione con l’onorevole Stella di Giorgio Tirabassi ad alimentare e illuminare le loro coscienze.

Cast stellare
Lucio Pellegrini: Nel mettere insieme il cast e la mia banda improvvisata di rapitori ho pensato senza ombra di dubbio ai Soliti ignoti di Monicelli. Ho sempre ammirato lo sguardo empatico del maestro sui perdenti della terra, sguardo troppo poco praticato dal nostro cinema. Del magnifico risultato raggiunto devo ringraziare tutti i miei attori che, nonostante le diverse esperienze e provenienze, hanno saputo creare sul set una sintonia perfetta. L’armonia tra gli attori era fondamentale per la riuscita del film dal momento che Figli delle stelle si sforza di partire proprio dai personaggi, precari dell’esistenza che condividono un disagio comune da cui vorrebbero emanciparsi.

Il cuore della commedia
Lucio Pellegrini: Il cuore della mia commedia sta tutto nell’applauso finale che scroscia dopo la liberazione dell’onorevole Stella. Quell’applauso racconta molto bene l’ipocrisia diffusa in questo Paese. Volevo esprimere col sorriso che quello che abbiamo è quello che in fondo ci meritiamo, perché gli italiani sono come la comunità valdostana descritta nel film: prima partecipano al rapimento e prendono i soldi e poi applaudono la scarcerazione di un innocente. Prima partecipano a un’azione illegale e poi si scandalizzano per quella stessa azione.

Alan Sorrenti e i favolosi anni Ottanta
Lucio Pellegrini: Il titolo del mio film nasce in seconda battuta. Avevo deciso di chiudere un gruppo di rapitori improvvisati dentro una casa che non veniva aperta dagli anni Ottanta. A quel punto mi sono chiesto, cosa avrebbero trovato i miei protagonisti in quell’appartamento? Quali dischi? Quale musica? E così oltre a Finardi ho pensato a Sorrenti e alla sua canzone, probabilmente simbolo di quella generazione. Volevo che a unire in un corpo solo i personaggi non fosse soltanto il disagio sociale ma anche una canzone. Una canzone da condividere dentro una pausa ludica.

Il padano
Fabio Volo: Sono entusiasta di aver partecipato a un film che ha qualcosa di importante da dire. Il mio ruolo mi ha subito appassionato soprattutto perché mi offriva l’opportunità di indossare dopo trenta lunghi anni una giacca di jeans col pelo. Quando, dopo la lettura della sceneggiatura, Pellegrini mi confessò che avrei indossato quella giacca per tutto il film il mio cuore ha esultato perché negli anni Ottanta ne avevo una uguale a cui ero affezionato e che mia madre finì per buttare a mia insaputa. Ho chiesto alla fine delle riprese che mi venisse regalata e così è stato, adesso quella giacca è nella mia casa di Roma. Mi vergogno a indossarla a Milano ma a Roma è ancora di moda. Scherzi a parte trovo che Lucio abbia reso onore alla sceneggiatura con la sua regia, realizzando una commedia sul precariato non tanto professionale quanto esistenziale. Tutti i personaggi, compreso il mio, vivono in attesa di qualcosa e di qualcuno, e in quella sospensione si finisce spesso per fare qualsiasi cosa.

Il rivoluzionario
Giuseppe Battiston: Il mio personaggio è un disgraziato vero, un assistente di sociologia livoroso e rancoroso che cerca in ogni modo di ribaltare i piani dei suoi strampalati compagni. Bauer è però un puro di cuore, un rivoluzionario che come me comprò un eskimo tanti anni fa convinto che prima o poi gli sarebbe servito. Quello che indosso nel film è davvero mio ma mai avrei pensato che un giorno mi sarebbe stato utile per girare un film.

Il bravo ragazzo
Pierfrancesco Favino: Mi piaceva l’idea di partecipare a una commedia che affrontasse il disagio sociale con il sorriso e una buona dose di cinismo. Il mio personaggio ha superato i trentacinque anni ed è un istruttore ISEF precario, sogna di aprire un ristorante e di trovare una posizione nel mondo ma finisce con un gruppo di compagni sghembi come lui per rapire un onorevole. Pepe è soltanto un bravo ragazzo che spera con un rapimento di cambiare il mondo, un mondo in cui da troppo tempo si sente spaesato.

   

Dopo il Festival di Berlino arriva il nuovo film di Silvio Soldini.

Cosa voglio di più, una domanda e un'affermazione

martedì 27 aprile 2010 - Gabriele Niola cinemanews

Cosa voglio di più, una domanda e un'affermazione Lo so è un titolo strano per essere un film di Silvio Soldini. Sembra più un film giovanilista" sono gli sceneggiatori ad ammettere subito la stranezza, Cosa voglio di più infatti era il titolo di lavorazione del film (anche se di solito i film di Soldini durante la lavorazione si chiamano con il nome della protagonista) scelto da Doriana Leondeff per caso "mi sembrava triste solo 'Anna e Domenico', così per associazione di idee con la canzone di Battisti ho pensato a Cosa voglio di più, ma non era una cosa definitiva, invece poi è piaciuto così a tanto a tutti, produttori inclusi che l'abbiamo mantenuto". E pure il regista ha gradito la scelta perchè "in certi momenti è una domanda che i personaggi sembrano chiedersi, in altri invece è un'affermazione che potrebbero fare".
Passato fuori concorso a Berlino e centrato sui due attori protagonisti, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, Cosa voglio di più sembra proseguire il discorso di Giorni e nuvole, cioè la descrizione di una vita ordinaria resa difficile dal contesto sociale ed economico. Ed in effetti di cose che i due protagonisti "vogliono di più" ce ne sono tante e in molti momenti è proprio il non sapere a cosa tengano maggiormente a portare avanti il racconto di Anna e Domenico, individui "sistemati" nel grande incastro sociale-metropolitano ma relegati ai margini della città e del mondo lavorativo, precari ognuno a modo proprio, dotati di una stabilità economica non di ferro (specie Domenico) e con una vita inquadrata in una famiglia o in una convivenza.
L'incontro casuale tra i due scatena però l'amore imprevisto, si piacciono subito e progressivamente si amano sempre di più, sempre di nascosto, fino per l'appunto a chiedersi se tengano di più alla vecchia vita o alla nuova.

Muccino e tutto il cast per la presentazione a Roma.

Baciami Ancora: dieci anni dopo...

martedì 26 gennaio 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Baciami Ancora: dieci anni dopo... Carlo, Giulia, Marco, Paolo, Adriano, Alberto, Livia e Veronica hanno dieci anni in più. Ce li ha anche Gabriele Muccino, che in mezzo ha visto Hollywood e le peripezie della vita, la propria e quella degli amici. Nell’idea di riprendere con Baciami ancora -come Bergman o Arcand o Solondz- i fili delle storie inaugurate da L'ultimo bacio, si affaccia ancora l’ambizione, la sana ambizione dell’ex ragazzo prodigio, che per il resto evita di scivolare sul personale e manda avanti i suoi attori. Sono loro ad animare la conferenza stampa, facendo gruppo e testimoniandogli fedeltà e gratitudine.
Il film uscirà in sala il 29 gennaio in più di 600 copie, alcune delle quali per la prima volta sottotitolate per i non udenti. "Ci sono persone che non riescono mai a vedere un film italiano al cinema, sono costrette ad aspettare l’uscita in dvd o il passaggio tv –spiega il produttore Domenico Procacci- sarebbe bello che le sale si attrezzassero d’ora in poi con dei display appositi, se c’è qualche non udente in sala; ci vorrà del tempo, ma speriamo che questo impegno vada avanti." Per ora, hanno aderito l’Apollo di Milano, il Modernissimo di Napoli, l’Astra di Padova, il Piccolo di Bari e il Politecnico Fandango di Roma.

Il film racconta di un gruppo di quarantenni squinternati. È un gruppo particolarmente sfortunato o rappresenta uno spaccato reale?
Muccino: Non voglio che si pensi che questo è un film sui quarantenni come non volevo che all’epoca dell’Ultimo bacio si pensasse che facevo un film sui trentenni: non mi posso mettere in cattedra, la mia è una visione limitata. Ma quel che vedo è una generazione in cui il rapporto di coppia è più nevrotizzato e complesso di anni fa, alle donne si chiede moltissimo e gli uomini vivono un profondo disorientamento e hanno bisogno di parlare tra loro per cercare di capire le loro donne.

Nel suo film i bambini sono testimoni muti, vittime che ci guardano?
Muccino: La responsabilità di chi siamo e cosa tramandiamo ai nostri figli è una responsabilità grande, i collassi famigliari fanno dei bambini degli adulti con dei problemi quasi certi. È un fenomeno nuovo, mai come ora ci sono in Italia tanti figli di coppie separate o divorziate e cosa ne sarà dei bambini di oggi quando saranno adulti non lo possiamo sapere, non ancora.

L'epopea di Giuseppe Di Vittorio.

Pane e libertà, intervista al cast

mercoledì 11 marzo 2009 - Alessandra Giannelli cinemanews

Pane e libertà, intervista al cast Grande attesa per la messa in onda della fiction che narra le "gesta" di Giuseppe Di Vittorio, fervente sindacalista, amico di Gramsci e di Togliatti che, fino alla fine, combatté per i suoi ideali. A dargli corpo e voce è lo straordinario Pierfrancesco Favino, attore ormai affermato che ha reso questo personaggio al meglio, sotto la guida registica di Alberto Negrin.
Una co-produzione Rai Fiction-Palomar-Endemol, prodotta da Carlo Degli Esposti. Presenti, oltre al cast (Raffaella Rea, che interpreta Carolina, la moglie di Di Vittorio; Danilo Nigrelli, Massimo Wertmuller, Giuseppe Zeno, Frank Crudele, Francesco Salvi, etc...), Nichi Vendola, presidente della regione che, a Di Vittorio, diede i natali: la Puglia (che è anche co-produttrice), ma anche il Presidente della "Fondazione Di Vittorio", Carlo Ghezzi (in rappresentanza, in questa sede, anche della CGIL).
In onda su Rai Uno domenica 15 e lunedì 16 marzo, quella di Di Vittorio è la storia di un uomo, così introduce Tinni Andreatta (responsabile Rai Fiction), che ha combattuto per i massimi principi della nostra costituzione e della nostra vita democratica e l'ha fatto sin dall'inizio del secolo, per i diritti dei braccianti, ma poi, durante il fascismo e nell'Italia democratica, per i diritti di tutti i lavoratori. E' la storia di un uomo che aveva una forza "rocciosa", un combattente che si è sempre esposto ed ha rischiato in prima persona, un condottiero che sapeva parlare alla gente e che difendeva i diritti di tutti e, per questo, aveva un'idea della politica estremamente alta e nobile, assoluta, certe volte anticonformista, trovandosi "stretto" anche all'interno del suo stesso partito. La storia di questo film è il racconto del suo coraggio, dei suoi ideali, della sua forza morale. Nella prima parte del film, è raccontato lo "scontro" epico tra Di Vittorio e il latifondista di Cerignola per i lavoratori che combattono per i diritti più elementari: il pane e la libertà. Di Vittorio, che era un autodidatta, aveva capito che il padrone proprio nelle parole aveva la sua forza sul lavoratore spesso analfabeta. Segue, quindi, l'avvento del fascismo con gli scontri che ne derivarono, fino a giungere alla fase democratica, in cui Di Vittorio manifesta quello che è il suo massimo pensiero: l'unità dei lavoratori.

Andrew Adamson, Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino presentano il secondo capitolo della saga di C.S. Lewis.

Le cronache di Narnia: il regista, il Re e il cattivo

lunedì 21 luglio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Le cronache di Narnia: il regista, il Re e il cattivo Duecentonovantunomilioni e settecentonovemila e rotti dollari è l'incasso raggiunto in patria dal primo capitolo de Le cronache di Narnia, portato sul grande schermo grazie agli sforzi di Douglas Gresham, figlio della moglie dell'autore della saga nonché responsabile creativo ed artistico della fondazione C.S. Lewis e della C.S. Lewis Company. Dopo il notevole successo de Il leone, la strega e l'armadio, Gresham si è immediatamente attivato per trasformare anche il secondo capitolo "di un sogno durato tutta la vita" in un film che potesse ricreare il regno di Narnia e ottenere gli stessi risultati. È ancora una volta Andrew Adamson (già regista di Shrek uno, due e tre) ad assumersene la responsabilità, circondandosi dello stesso staff che lo aveva affiancato nel primo adattamento cinematografico. Gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, i produttori Mark Johnson e Philip Steuer, lo scenografo Roger Ford, l'ideatrice dei costumi Isis Mussenden, nonché Georgie Henley, Skandar Keynes, Anna Popplewell e William Moseley, in altre parole i fratelli Lucy, Edmund, Susan e Peter Pevensie, tornano a far parte della squadra (vincente) di Adamson. E se il secondo capitolo si arricchisce di nuovi personaggi, non mancano le new entry nel cast che vanta, tra gli altri, i volti di Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino nei ruoli del cattivissimo Re Miraz e del suo braccio destro Lord Glozelle.

Gli anni più belli

Gli anni più belli

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Gabriele Muccino. Con Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Francesco Centorame.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2020. Uscita 13/02/2020.
Hammamet

Hammamet

* * * - -
(mymonetro: 3,34)
Un film di Gianni Amelio. Con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Alberto Paradossi.
continua»

Genere Biografico, - Italia 2020. Uscita 09/01/2020.
Il traditore

Il traditore

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,86)
Un film di Marco Bellocchio. Con Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracane, Luigi Lo Cascio.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2019. Uscita 23/05/2019.
Moschettieri del Re - La penultima missione

Moschettieri del Re - La penultima missione

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,72)
Un film di Giovanni Veronesi. Con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Margherita Buy.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2018. Uscita 27/12/2018.
Rachel

Rachel

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,89)
Un film di Roger Michell. Con Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 15/03/2018.
Filmografia di Pierfrancesco Favino »

martedì 18 febbraio 2020 - 18 candidature per il film di Bellocchio, seguito da Il primo Re e Pinocchio (15). A Parasite il David come Miglior film straniero.

David di Donatello 2020, ecco le nomination. Domina Il traditore

Paola Casella cinemanews

David di Donatello 2020, ecco le nomination. Domina Il traditore “C’è un ritorno di fiamma, di interesse e passione per il cinema italiano”, afferma Piera Detassis, Presidente e Direttore artistico dell’Accademia del cinema italiano, sottolineando l’aumento del 22% di presenze e incassi rispetto allo scorso anno. Ed è nel segno dell’orgoglio italico, quantomeno relativo alla Settima arte, che sono state annunciate le cinquine dei David di Donatello, che verranno assegnati il 3 aprile in prima serata su Rai1, conduttore – per la quinta volta – Carlo Conti.

18 candidature per Il traditore (guarda la video recensione), 15 a pari merito per Il primo re (guarda la video recensione) e Pinocchio (guarda la video recensione), 9 per 5 è il numero perfetto, 6 per Suspiria (guarda la video recensione), 4 per Bangla (guarda la video recensione), Il sindaco del rione Sanità (guarda la video recensione) e  La dea fortuna (guarda la video recensione), 3 per La paranza dei bambini (guarda la video recensione) e Ricordi? (guarda la video recensione). E già da questo elenco si nota “il mix di autori consacrati ed esordienti, l’incrocio di età e generazioni”, come li definisce Detassis. Una varietà dalla quale sono in parte escluse le donne, nessuna nominata nelle categorie di Miglior regia e Miglior regista esordiente.

“Il David è una fotografia dell’esistente”, commenta Detassis. “Non posso che esserne rattristata, ma noi facciamo di tutto per lavorare sull’equilibrio di genere. È a livello produttivo che bisogna cambiare le cose, investendo sulle registe e sulle storie con protagoniste femminili”. E promette di continuare il “lavoro di riforma e innovazione” cominciato con la sua presidenza. “Le professioniste in gara comunque sono 41, di cui 10 attrici e 31 nelle altre categorie”, sottolinea Detassis

La cerimonia di premiazione si occuperà anche di celebrare tre “centenari imprescindibili”, secondo il Vice Direttore di Rai1 Claudio Fasulo: quelli delle nascite di Fellini, Sordi e Franca Valeri – l’unica in grado di festeggiare il suo compleanno di persona. Ci sarà spazio anche per la commemorazione di chi non c’è più, all’interno di una premiazione che avrà però anche “momenti di spettacolo e intermezzi musicali”, come anticipa Carlo Conti. Fra gli sponsor è tornata in squadra la Regione Lazio, oltre a SIAE e Nuovo Imaie. “Quest’anno vogliamo lavorare molto con i social network”, annuncia Fasulo. “Abbiamo bisogno di divulgazione e di rapidità di esecuzione, soprattutto nell’imminenza dell’evento”. 

Intanto l’Accademia annuncia i primi due David appena assegnati: quello al Miglior film straniero a Parasite (guarda la video recensione), “deciso la sera prima degli Oscar”, ci tiene a precisare Detassis, e quello al Miglior corto a Inverno di Giulio Mastromauro. Come sempre è quella di Mastromauro la testimonianza più accorata della conferenza stampa: “Inverno è un corto molto intimo e personale, una storia autobiografica che parla di infanzia e di perdita. Non è stato facile, ma certamente liberatorio. Del resto è questo che fa l’arte: ti eleva e ti rende leggero”.

Come lui esulteranno a casa alcuni giovani candidati come Phaim Bhuiyan e Carlo Sironi, candidati come registi esordienti, o Matteo Rovere, candidato per Miglior film e regia per Il primo re. Ma anche Claudio Giovannesi e Pietro Marcello, entrambi in gara per Miglior film (rispettivamente con La paranza dei bambini, Martin Eden e Il primo re) e Miglior regia, rappresentano una generazione finalmente emergente. Accanto a loro Marco Bellocchio con Il traditore e Matteo Garrone con Pinocchio.

Per il David come Migliore attrice si “scontrano” Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca, Isabella Ragonese, Linda Caridi, Lunetta Savino e Valeria Golino, che concorre anche fra le non protagoniste insieme ad Anna Ferzetti, Maria Amato, la piccola Alida Baldari Calabria, fatina nel Pinocchio di Garrone, e la folgorante pizia Tania Garribba di Il primo re. Fra gli attori protagonisti si “sfidano” Toni Servillo, Alessandro Borghi, Francesco Di Leva, Pierfrancesco Favino e Luca Marinelli, mentre fra i non protagonisti troviamo Carlo Buccirosso, Stefano Accorsi, Fabrizio Ferracane e Luigi Lo Cascio, entrambi per Il traditore, e Roberto Benigni.  
 
TUTTE LE NOMINATION

MIGLIOR FILM

- Il primo re di Matteo ROVERE
- Il traditore di Marco BELLOCCHIO
- La paranza dei bambini di Claudio GIOVANNESI
- Martin Eden di Pietro MARCELLO
- Pinocchio di Matteo GARRONE
  
MIGLIOR REGIA
- Matteo ROVERE per Il primo re
- Marco BELLOCCHIO per Il traditore
- Claudio GIOVANNESI per La paranza dei bambini
- Pietro MARCELLO per Martin Eden
- Matteo GARRONE per Pinocchio
  
MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
- IGORT per 5 è il numero perfetto
- Phaim BHUIYAN per Bangla 
- Leonardo D'AGOSTINI per Il campione
- Marco D'AMORE per L’immortale
- Carlo SIRONI per Sole
  
MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
- Phaim BHUIYAN, Vanessa PICCIARELLI per Bangla
- Filippo GRAVINO, Francesca MANIERI, Matteo ROVERE per Il primo re
- Marco BELLOCCHIO, Ludovica RAMPOLDI, Valia SANTELLA, Francesco PICCOLO per Il traditore
- Gianni ROMOLI, Silvia RANFAGNI, Ferzan OZPETEK per La dea fortuna
- Valerio MIELI per Ricordi?
  
MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

- Mario MARTONE, Ippolita DI MAJO per Il sindaco del rione Sanità
- Thomas BIDEGAIN, Jean-Luc FROMENTAL, Lorenzo MATTOTTI per La famosa invasione degli orsi in Sicilia
- Maurizio BRAUCCI, Roberto SAVIANO, Claudio GIOVANNESI per La paranza dei bambini
- Maurizio BRAUCCI, Pietro MARCELLO per Martin Eden
- Matteo GARRONE, Massimo CECCHERINI per Pinocchio
  
MIGLIOR PRODUTTORE
- Domenico PROCACCI, Anna Maria MORELLI (TIMVISION) per Bangla
- GRØENLANDIA, RAI CINEMA, GAPBUSTERS, ROMAN CITIZEN per Il primo re
- IBC MOVIE, KAVAC FILM, con RAI CINEMA per Il traditore
- Pietro MARCELLO, Beppe CASCHETTO, Thomas ORDONNEAU, Michael WEBER, Viola FÜGEN, RAI CINEMA per Martin Eden
- ARCHIMEDE, LE PACTE, RAI CINEMA per Pinocchio
  
MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
- Valeria BRUNI TEDESCHI per I villeggianti    
- Jasmine TRINCA per La dea fortuna    
- Isabella RAGONESE per Mio fratello rincorre i dinosauri
- Linda CARIDI per Ricordi?
- Lunetta SAVINO per Rosa    
- Valeria GOLINO per Tutto il mio folle amore
  
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
- Toni SERVILLO per 5 è il numero perfetto
- Alessandro BORGHI per Il primo re    
- Francesco DI LEVA per Il sindaco del rione Sanità    
- Pierfrancesco FAVINO per Il traditore
- Luca MARINELLI per Martin Eden    
  
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
- Valeria GOLINO per 5 è il numero perfetto
- Anna FERZETTI per Domani è un altro giorno
- Tania GARRIBBA per Il primo re
- Maria AMATO per Il traditore
- Alida BALDARI CALABRIA per Pinocchio
  
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
- Carlo BUCCIROSSO per 5 è il numero perfetto
- Stefano ACCORSI per Il campione    
- Fabrizio FERRACANE per Il traditore
- Luigi LO CASCIO per Il traditore
- Roberto BENIGNI per Pinocchio    
  
MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
- Daniele CIPRÌ per Il primo re
- Vladan RADOVIC per Il traditore
- Francesco DI GIACOMO per Martin Eden
- Nicolaj BRÜEL per Pinocchio
- Daria D'ANTONIO per Ricordi?
  
MIGLIORE MUSICISTA
- L’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO per Il Flauto Magico di Piazza Vittorio  
- Andrea FARRI per Il primo re
- Nicola PIOVANI per Il traditore
- Dario MARIANELLI per Pinocchio
- Thom YORKE per Suspiria
  
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
- Bangla (FESTA)
- Il sindaco del rione Sanità (RIONE SANITA')
- L’ospite (UN ERRORE DI DISTRAZIONE di Brunori SAS)
- La dea fortuna (CHE VITA MERAVIGLIOSA di Antonio DIODATO)
- Suspiria (SUSPIRIUM di Thom YORKE)
  
MIGLIORE SCENOGRAFO
- Nello GIORGETTI per 5 è il numero perfetto
- Tonino ZERA per Il primo re
- Andrea CASTORINA per Il traditore
- Dimitri CAPUANI per Pinocchio
- Inbal WEINBERG per Suspiria
  
MIGLIORE COSTUMISTA
- Nicoletta TARANTA per 5 è il numero perfetto
- Valentina TAVIANI per Il primo re
- Daria CALVELLI per Il traditore
- Andrea CAVALLETTO per Martin Eden
- Massimo CANTINI PARRINI per Pinocchio
  
MIGLIOR TRUCCATORE
- Andreina BECAGLI per 5 è il numero perfetto
- Roberto PASTORE, Andrea LEANZA, Valentina VISINTIN, Lorenzo TAMBURINI per Il primo re
- Dalia COLLI, Lorenzo TAMBURINI per Il traditore
- Dalia COLLI, Mark COULIER (trucco prostetico) per Pinocchio
- Fernanda PEREZ per Suspiria
  
MIGLIOR ACCONCIATORE
- Marzia COLOMBA per Il primo re
- Alberta GIULIANI per Il traditore
- Daniela TARTARI per Martin Eden    
- Francesco PEGORETTI per Pinocchio    
- Manolo GARCÍA per Suspiria    
  
MIGLIORE MONTATORE
- Gianni VEZZOSI per Il primo re
- Jacopo QUADRI per Il sindaco del rione Sanità    
- Francesca CALVELLI per Il traditore
- Aline HERVÉ, Fabrizio FEDERICO per Martin Eden    
- Marco SPOLETINI per Pinocchio    
  
MIGLIOR SUONO
- 5 è il numero perfetto
- Il primo re
- Il traditore
- Martin Eden
- Pinocchio
  
MIGLIORI EFFETTI VISIVI
- Giuseppe SQUILLACI per 5 è il numero perfetto
- Francesco GRISI, Gaia BUSSOLATI per Il primo re
- Rodolfo MIGLIARI per Il traditore
- Theo DEMERIS, Rodolfo MIGLIARI per Pinocchio
- Luca SAVIOTTI per Suspiria
  
MIGLIOR DOCUMENTARIO
- Citizen Rosi di Didi GNOCCHI e Carolina ROSI
- Fellini fine mai di Eugenio CAPPUCCIO
- La mafia non è più quella di una volta (guarda la video recensione) di Franco MARESCO
- Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari di Simone ISOLA e Fausto TROMBETTA
- Selfie (guarda la video recensione) di Agostino FERRENTE
 
MIGLIOR FILM STRANIERO       
Il miglior film straniero Premio David di Donatello 2020 è: PARASITE di Bong Joon Ho
 
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Il miglior cortometraggio Premio David di Donatello 2020 è: INVERNO di Giulio Mastromauro

DAVID GIOVANI
- Il traditore di Marco BELLOCCHIO
- L’uomo del labirinto di Donato CARRISI
- La dea fortuna di Ferzan OZPETEK
- Martin Eden  di Pietro MARCELLO
- Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano CIPANI

   

venerdì 24 gennaio 2020 - Ambientato durante la prima Guerra Mondiale il film di Mendes incassa 228mila euro al Box Office.

Corre, salta, schiva. 1917 al suo debutto al cinema è già primo

Andrea Chirichelli cinemanews

Corre, salta, schiva. 1917 al suo debutto al cinema è già primo In un giovedì parco di incassi, con solo tre film capaci di superare i 100mila euro, arriva anche un nuovo leader, ma è comunque grande Italia al box office.
In testa va 1917 (guarda la video recensione), che ottiene 228mila euro nel giorno del suo debutto, piuttosto incoraggiante in ottica weekend. Netto crollo per per Me contro te Il film - La vendetta del Signor S che scende a 168mila euro e raggiunge l'incredibile totale di 6,8 milioni, cifra che crescerà molto durante il fine settimana. Completa il podio un altro film italiano, Figli (guarda la video recensione), che debutta con 116mila euro, altro esordio più che valido.

A centro classifica troviamo Piccole Donne (guarda la video recensione), che regge bene con 81mila euro, Jojo Rabbit (guarda la video recensione), che si mantiene su medie per sala ottime, con 75mila euro, mentre Tolo Tolo precipita in sesta posizione, con 72mila euro e un totale oramai prossimo a passare i 45 milioni.
In coda Hammamet (guarda la video recensione) ottiene 62mila euro e sale a 4,8 milioni (per Favino è eguagliato Il Traditore (guarda la video recensione)) e passerà sicuramente i 5 entro la fine del weekend, Richard Jewell (guarda la video recensione) incassa 58mila euro e sale a 1,5 milioni, mentre galleggiano 18 Regali (guarda la video recensione) e La Dea Fortuna (guarda la video recensione) (unico film natalizio rimasto in top ten) che toccano rispettivamente quota 2,7 e 7,9 milioni. Tanta varietà e scelta, dovrebbero garantire un altro ottimo weekend, almeno dal punto di vista degli incassi. La notizia del giorno, sul fronte internazionale, viene dalla Cina e non è positiva. A causa del diffondersi del Coronavirus, tra le tante iniziative prese per cercare di contenere il contagio, c'è anche l'annullamento di tutte le innumerevoli release previste per l'imminente Capodanno Cinese, le cui celebrazioni sono state cancellate per precauzione. In questo periodo l'anno scorso uscirono ben tre film capaci di superare i 300 milioni di dollari, tra cui il supercampione d'incassi The Wandering Earth. Tutti i film sospesi sono quindi rinviati a data da destinarsi.

In Corea del Sud invece i nuovi titoli sono arrivati e stanno mietendo ottimi successi: The Man Standing Next debutta con 4 milioni in due giorni di programmazione, seguito da Hitman: Agent Jun con 1,5 milioni e Mr.Zoo: The Missing Vip, a completare un podio tutto locale, con 678mila dollari.

Negli USA entro il weekend sono previsti innumerevoli traguardi per i film in classifica: Bad Boys for Life, Piccole Donne e 1917 dovrebbero passare i 100 milioni, Star Wars: L'ascesa di Skywalker (guarda la video recensione) il mezzo miliardo (finalmente) e Jumanji: The Next Level (guarda la video recensione) i 300 milioni.

Box Office Italia del 23/01/2020
1. 1917: Euro 228.860
2. Me contro Te Il Film - La vendetta del Signor S: Euro 168.077
3. Figli: Euro 116.690
4. Piccole donne: Euro 81.879
5. Jojo Rabbit: Euro 75.300
6. Tolo Tolo: Euro 72.465
7. Hammamet: Euro 62.738
8. Richard Jewell: Euro 58.850
9. 18 regali: Euro 21.994
10. La Dea Fortuna: Euro 10.917

giovedì 23 gennaio 2020 - Il weekend potrebbe spingere i due youtubers fino ai 10 milioni di incasso. Completano il podio Piccole donne e Tolo tolo

Fenomeno Me contro te: il film già visto da oltre un milione di spettatori

Andrea Chirichelli cinemanews

Fenomeno Me contro te: il film già visto da oltre un milione di spettatori Me contro te Il film - La vendetta del Signor S domina e sfiora i 400mila euro, arrivando a un totale di 6,6 milioni di euro e avvicinandosi ad un weekend che potrebbe spingere il film fino a 10 milioni di euro. Il dato delle presenze durante la settimana è impressionante (solo ieri ben 74mila).

Non cambia il resto della classifica con Piccole donne (guarda la video recensione) che viaggia su ottime medie per sala e resta al secondo posto con altri 157mila euro e un totale oramai prossimo ai 4 milioni. Completa il podio Tolo Tolo (guarda la video recensione), che ottiene altri 128mila euro per un totale di 44,7 milioni. 
 

Bene anche Hammamet (guarda la video recensione), che incassa altri 107mila euro e sale a 4,7 milioni. Per Favino sarà un miglioramento rispetto a Il traditore (che chiuse con 4,8 milioni) e con questo dovrebbe arrivare almeno a 5 milioni nel weekend. 
Andrea Chirichelli, MYmovies.it
Incasso identico, 99mila euro, per Richard Jewell (guarda la video recensione) e Jojo Rabbit (guarda la video recensione), arrivati rispettivamente a 1,4 e 1 milione di euro. In coda 18 regali (guarda la video recensione) ottiene 52mila euro per un totale di 2,7 milioni e resistono, almeno fino a oggi, i natalizi La dea fortuna (guarda la video recensione), arrivato a 7,8 milioni (terzo miglior incasso di sempre per Ozpetek) e Jumanji - The Next Level (guarda la video recensione), che passa i 12 milioni. Ultimo posto per The Lodge (guarda la video recensione). 

Da oggi in sala arriva 1917, che dovrebbe fare bene assieme a Figli con la coppia Valerio Mastandrea/Paola Cortellesi.

Il box office italiano viaggia a cifre record rispetto a gennaio 2019 (già superati gli spettatori totali del mese dell’anno scorso con una settimana di anticipo). 

BOX OFFICE MONDO
Due i film forti in arrivo questo weekend negli USA: The Gentlemen e The Turning. Il primo rappresenta il ritorno di Guy Ritchie in cabina di regia, dopo l’incredibile successo di Aladdin (guarda la video recensione), che ha sbancato il box office l’anno scorso con oltre 1 miliardo di dollari di incasso globale.

The Gentlemen ha ovviamente ben altre aspettative e i benchmark di riferimento sono King Arthur (guarda la video recensione), Operazione U.N.C.L.E. e Snatch, che hanno incassato una cinquantina di milioni negli USA e più di 100 in tutto il mondo. Il film potrebbe segnare la riscossa per Matthew McConaughey, che negli ultimi tempi ha inanellato un flop dopo l’altro (Serenity, Cocaine - La vera storia di White Boy Rick, The Dark Tower, Gold, Free State of Jones, La foresta dei sogni) e non trova un grande successo commerciale dai tempi di Interstellar.

The Turning è invece il secondo horror del 2020 dopo The Grudge, che ha incassato poco più di 20 milioni. 

Box Office Italia di mercoledì 22 gennaio 2020
1. Me contro Te Il Film - La vendetta del Signor S: Euro 394.613
2. Piccole donne: Euro 157.243
3. Tolo Tolo: Euro 128.591
4. Hammamet: Euro 107.573
5. Richard Jewell: Euro 99.859
6. Jojo Rabbit: Euro 99.095
7. 18 regali: Euro 52.367
8. La Dea Fortuna: Euro 24.586
9. Jumanji - The Next Level: Euro 21.711
10. The Lodge: Euro 19.375
 

venerdì 10 gennaio 2020 - Con Pierfrancesco Favino sul set del film. Dalla lettura della sceneggiatura alle prove di dizione, fino alle interminabili ore di trucco. Dal 9 gennaio al cinema

Il diario di Hammamet - Il senso del silenzio

a cura della redazione cinemanews

Il diario di Hammamet - Il senso del silenzio Il compleanno di una bambina festeggiato a distanza, proprio come succedeva a Bettino Craxi: ma stavolta è Pierfrancesco Favino a sperimentare il dispiacere e il senso di colpa del ritrovarsi lontano. L’avvicinarsi della fine delle riprese. I sette etti di trucco che giacciono come la pelle di un serpente a mutazione conclusa. E la voglia di tornare a casa, ma anche il dispiacere per l’abbandono di quei luoghi, quei compagni di viaggio, quell’avventura che sembrava non dovesse finire mai.Hammamet sarà al cinema da giovedì 9 gennaio, distribuito da 01.

   

giovedì 9 gennaio 2020 - Con Pierfrancesco Favino sul set del film. Dalla lettura della sceneggiatura alle prove di dizione, fino alle interminabili ore di trucco. Dal 9 gennaio al cinema.

Il diario di Hammamet - Il nostro circo

a cura della redazione cinemanews

Il diario di Hammamet - Il nostro circo La troupe che è arrivata a relazionarsi a Pierfrancesco Favino come se fosse il vero Bettino Craxi. Il circo professionale che si è creato, per otto interminabili mesi lontani da casa. La passione che unisce, che aiuta a continuare a giocare anche quando il gioco si fa davvero duro. Una famiglia in trasferta, che durerà solo per il tempo delle riprese. Uno sforzo collettivo che ha reso possibili anche i piccoli miracoli della realizzazione quotidiana di Hammamet.Hammamet sarà al cinema da giovedì 9 gennaio, distribuito da 01.

   

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