| Titolo internazionale | The Mayor of Rione Sanità |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Mario Martone |
| Attori | Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo Daniela Ioia, Giuseppe M. Gaudino, Gennaro Di Colandrea, Lucienne Perreca, Salvatore Presutto, Viviana Cangiano, Armando De Giulio, Raffaele Buonomo, Daniele Baselice, Morena Di Leva, Ernesto Mahieux, Domenico Esposito, Enzo Buonomo, Jorit Ciro Cerullo, Ralph P., Tommaso Buo, Mario Di Leva. |
| Uscita | lunedì 30 settembre 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Nexo Digital |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,19 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 21 ottobre 2019
Dall'omonimo spettacolo teatrale di Eduardo De Filippo. Il film ha ottenuto 7 candidature ai Nastri d'Argento, 4 candidature a David di Donatello, Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Il sindaco del rione Sanità ha incassato 428 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Napoli, oggi. Antonio Barracano "sistema le cose" e risolve problemi: gli "ignoranti" che non hanno santi in paradiso si rivolgono a lui perché interceda in loro favore e Barracano, soprannominato "il sindaco", si presta volentieri a fare da mediatore, sulla forza della sua reputazione e del timore che sa incutere anche nei malviventi più incalliti del rione Sanità. Uno dopo l'altro, gli si presentano due guappi che "si sono sparati" (quasi) per sbaglio, un padre di famiglia taglieggiato da un usuraio, e il figlio di un panettiere che ha diseredato la progenie. E il "sindaco" mette tutto (e tutti) a posto, esponendosi in prima persona, nel ricordo delle ingiustizie subìte da ragazzo, quando era vittima dell'"astuzia che si mangia l'ignoranza".
Mario Martone porta al cinema la messinscena di una delle più celebri pièce teatrali di Eduardo De Filippo, rappresentata in palcoscenico (e ora sul grande schermo) dal collettivo di attori indipendenti del NEST di San Giovanni a Teduccio, che agiscono sul territorio cercando di togliere i ragazzi dalla strada.
È perciò significativo che, rispetto all'interpretazione classica di Eduardo, questo Sindaco del rione Sanità sia più giovane (Francesco Di Leva ha 40 anni, Eduardo aveva scritto il testo a 60), e dunque più fisico, più carico di energia e di violenza trattenuta. Laddove Eduardo nei panni del sindaco era un esempio di pacata saggezza popolare, Di Leva ha il carisma di un rapper e il fisico di un bodyguard. Questo accentua (probabilmente volutamente) il rischio (errato) di una lettura in odore di camorra del personaggio di Antonio Barracano, rischio già affrontato da Eduardo fin dalla prima rappresentazione del Sindaco. Ma non c'è dubbio che l'eroe della vicenda sia ben lontano dall'essere un capomafia, anzi, è un paladino della giustizia: esercitata a modo suo, ma non contro la legge, che "è fatta bene", solo ha bisogno di un aiutino, in un quartiere degradato come il rione Sanità. Il Barracano di Di Leva è simile ai guappi che deve tenere a freno, ma ha avuto il coraggio di "ripulirsi" ed ergersi a paladino dei più deboli. I temi del Sindaco del rione Sanità restano molto attuali: l'ignoranza come "titolo di vendita" che rende i cittadini vulnerabili al sopruso; la lealtà e il tradimento; il libero arbitrio nel decidere da che parte schierarsi; la necessità di interrompere la catena delle vendette e della violenza; la capacità di essere un uomo che sa fare un passo indietro. Il tentativo di allargare la platea da teatrale a cinematografica è dunque lodevole, e Martone fa di tutto per dare respiro alla rappresentazione, aprendo porte e finestre, aggiungendo ambienti altri rispetto al salotto del sindaco di eduardiana memoria, lavorando su luce e movimento.
Ma l'impianto resta fortemente teatrale, con dialoghi serrati in napoletano stretto che, rispetto all'eloquio rallentato dalle pause strategiche di Eduardo, risulta talvolta difficile da gestire per lo spettatore. E nella "modernizzazione" del testo, peraltro molto fedele all'originale, si perdono alcune chicche: il famoso "tiretto" diventa il cassetto; il poetico "la vita si disperde" diventa il "gomorristico" "la vita si rispetta"; e una frase celeberrima come "ave ragione 'o cane" viene resa quel tanto meno antica da farci ripensare ad Eduardo con un pizzico di nostalgia.
Piove a Napoli e sull'Italia, mai così confusa, divisa, caricaturale. Servirebbe un po' di luce e Mario Martone torna a teatro per vederci più chiaro. Perché "il teatro è vivo quando si interroga sulla realtà". Un anno dopo il tour teatrale che ha riportato a nuovo splendore "Il sindaco del Rione Sanità", il regista napoletano ripete l'esperimento sul grande schermo volgendo in cinema la grammatica teatrale.
Con uno scarto che aggiorna un classico che non ha ancora finito di dire quello che ha da dire, Martone mette in scena un'altra rivoluzione in tre atti e conferma la sua anima 'teatrante', estesa progressivamente ad altri linguaggi e ad altre consapevolezze.
E negli anni quell'esperienza è diventata sapienza applicata al teatro e al cinema, all'opera lirica e alla direzione di teatri pubblici. Per la sua prima volta con Eduardo De Filippo, che aveva fatto di Napoli un mondo ideale per lo spettacolo e l'osservazione della natura umana, sceglie "Il sindaco del Rione Sanità" e raddoppia. Dalla pagina alla scena, dalla scena al cinema. Con l'aiuto di Luca De Filippo e del collettivo NEST - Napoli Est Teatro, ritorna alle origini e al cuore di quella libertà creativa che segnò la ricerca teatrale napoletana alla fine degli anni Sessanta.
Il protagonista è Antonio Barracano (Francesco Di Leva), 'uomo d'onore' che governa il quartiere e risponde a un proprio codice etico basato su una 'saggia' amministrazione della violenza. Ma la sua è la giustizia di un boss, impartita con il rispetto indotto dalla paura. Al suo fianco 'opera' Fabio Della Ragione (Roberto de Francesco), personaggio complementare e medico connivente incaricato di (ri)parare gli urti di quell'aberrante morale.
Venerato e temuto come un padrino, Barracano fa il buono e il cattivo tempo fino al giorno in cui incontra Arturo Santaniello (Massimiliano Gallo), ricco panettiere e arido padre che rinnega suo figlio. Il Barracano di De Filippo ha settantacinque anni, è "alto, asciutto e nerboruto". Frapponendosi tra stato e cittadino, tra padre e figlio, Barracano era per Eduardo l'incarnazione del mito del guappo, una vera e propria autorità per i suoi concittadini, un "raddrizzatore di torti" che nella visione dell'autore si trova al vertice di una gerarchia affondata nei vicoli di Napoli e nella sua struttura drammaturgica complessa e stratificata. Se il guappo di De Filippo è un uomo crepuscolare con una lunga carriera malavitosa alle spalle che esce di scena sfiancato più dai conflitti che dal proprio potere, il capo di quartiere di Martone non ha ancora quarant'anni e una vita breve davanti.
Come il suo protagonista, il film dovrebbe mantenere le promesse della pièce e scartare l'ambiguità dell'opera di De Filippo, che accoglie alcuni dei luoghi comuni della guapperia e sfrutta fino in fondo l'ambivalenza della figura del guappo giustiziere. Al leader carismatico che confonde il senso di protezione con la gestione violenta del territorio e monda i peccati del popolo napoletano morendo, succede un giovane uomo, anello di quel sistema di reciproci favori che unisce lo Stato corrotto e connivente alla camorra.
Alla commedia simbolica, che sublima per dare una precisa indicazione alla giustizia, subentra la commedia realistica. Per Martone non si tratta più del sacrificio di un vecchio in doppiopetto ma di un 'baby boss' di oggi, linfa vitale di clan pronti a tutto.
Nessuna espiazione per il sindaco di Martone, attento a separare il Bene dal Male perché l'ambiguità nuoce ai 'buoni' e favorisce la malavita. Senza stravolgere la commedia di De Filippo, il regista corregge la sua benevolenza, elemento costitutivo della materia drammatica e ulteriore complessità del testo, e osa un'operazione critica e interpretativa incarnando il testo in un mondo reale e drammaticamente vivo.
Posto (sempre) al centro del sistema criminale, Antonio Barracano secondo Martone germina riflessioni ed emozioni fuori dalle pagine di De Filippo, come già era accaduto con Goffredo Parise (L'odore del sangue) e Giacomo Leopardi (Il giovane favoloso).
In concorso a Venezia 76, Il sindaco del Rione Sanità si rinnova, affronta i conflitti del presente e agisce in una (precisa) dimensione politica che non resta che scoprire al cinema. Quello che già sappiamo, dopo la versione teatrale e la storia artistica di Martone, è che Il sindaco del Rione Sanità offrirà allo spettatore l'occasione di affrontare un'altra stagione del Bel Paese con occhio vigile e sguardo critico che vaglia ed elabora.
Dopo aver restituito al pubblico la singolarità dell'opera letteraria di Giacomo Leopardi, la musicalità della sua poesia e il movimento del suo pensiero, Martone sfida la lingua di Eduardo De Filippo donandogli altro sangue e altro suono. Sulle note rap di Ralph P si muove e si scuote anche la versione cinematografica che ha come grande protagonista Napoli, scena teatrale en plein air per De Filippo e per Martone. Una città disincantata, un purgatorio tra acqua e fuoco, tra Mediterraneo e Vesuvio, fatale alle grandi anime (Leopardi) come a quelle misere (Barracane). Osando sul piano formale, le immagini del trailer allontanano il dubbio di una pedissequa trasposizione e riconfermano la tenacia e la resistenza del cinema di Martone, che abbraccia il presente ma non si accontenta di subirlo passivamente.
Mario Martone nel film “Il sindaco del rione Sanità” è rimasto fedele alla commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, composta nel 1960. La sua trasposizione cinematografica è a cavallo tra teatro, cinema e fiction. Il sindaco, rispetto alla versione originale, è un quarantenne palestrato interpretato da Francesco Di Leva, già specializzatosi in storie [...] Vai alla recensione »
Grande villa con vista sul Golfo di Napoli. Tanto terreno intorno, l'immancabile piscina, i cani feroci che fanno la guardia. È la magione di campagna del "sindaco" del Rione Sanità, il riveritissimo don Antonio Barracano, che vi trascorre i mesi più caldi dell'anno. Lo conosciamo tutti, ovviamente, dal capolavoro teatrale di Eduardo De Filippo. La lettura che Mario Martone ne dà ora è, insieme, fedelissima [...] Vai alla recensione »