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Venezia 76, un'edizione ricca di grandi ritorni

Presentato il programma ufficiale del festival. Tre gli italiani in concorso: Marcello, Maresco e Martone. Il via il 28 agosto.
di Paola Casella

Martin Eden

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Luca Marinelli (34 anni) 22 ottobre 1984, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Martin Eden nel film di Pietro Marcello Martin Eden. Al cinema da mercoledì 4 settembre 2019.
giovedì 25 luglio 2019 - Mostra di Venezia

"Quest'anno sono tanti i ritorni al Lido", afferma Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra del cinema di Venezia. E in effetti questa 76esima edizione mette in cartellone molte vecchie conoscenze, a cominciare dalla sezione principale, quella del Concorso: da Olivier Assayas a Roy Andersson, da Steven Soderbergh a James Gray, da Roman Polanski a Mario Martone, da Atom Egoyan a Robert Guédiguian.
Fra i titoli più attesi c'è Joker di Todd Phillips con Joaquin Phoenix nel ruolo del titolo e Robert De Niro "in un'interpretazione magistrale": Barbera descrive il film come "un prequel ancora più dark di The Dark Knight".

Attesissimo anche Ad Astra di James Gray, "ambientato in un futuro distopico dove Brad Pitt dovrà imbarcarsi nella ricerca di una missione spaziale perduta guidata dal proprio padre".
Paola Casella

The Laundromat di Steven Soderbergh si annuncia come una parata di superstar, con un cast che comprende Meryl Streep - "in più ruoli, non vi dico quali", ammicca Barbera -, Gary Oldman, Antonio Banderas e Sharon Stone, mentre Ema di Pablo Larraìn dopo Jackie racconterà un'altra "donna incendiaria - e non uso questo aggettivo a caso -, personaggio estremo all'interno di un film che 'stressa' il linguaggio cinematografico". Gli tiene testa, dal punto di vista del carico stellare, Waiting for the Barbarians del molto meno noto Ciro Guerra, che è però riuscito ad arruolare Johnny Depp, Robert Pattinson e Mark Rylance per un film "in zona Deserto dei Tartari".

Gli italiani in gara saranno Il sindaco del rione sanità di Mario Martone, che dopo aver girato in tournée con lo stesso testo l'ha trasposto per il grande schermo "facendo un lavoro sul linguaggio che l'ha reso cinema e non semplicemente teatro al cinema"; La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, che, a detta di Barbera, spinge il pedale sul "cinismo e la visione estrema e disincantata dell'esistenza, mettendone in evidenza il lato più assurdo e grottesco"; e last but not least il Martin Eden di Pietro Marcello, "progetto rischiosissimo ma all'altezza delle ambizioni che reinventa il romanzo di Jack London ambientandolo in Italia e gioca con la cronologia, dal 1910 al 1980".


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In foto una scena del film Il sindaco del rione sanità.
In foto una scena del film Joker.
In foto una scena del film L'ufficiale e la spia.

Fuori concorso invece troviamo Vivere di Francesca Archibugi, Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores e il film di chiusura della Mostra, The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi. In Orizzonti gli italiani sono invece Nevia di Nunzia Di Stefano e Sole di Carlo Sironi

Il film di apertura del concorso, come già annunciato, sarà La verité, debutto francese della Palma d'oro Kore-eda Hirokazu, con Catherine Deneuve e Juliette Binoche. Completano la gara About endlessness di Roy Andersson, già Leone d'oro per Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza, Wasp Network di Olivier Assayas, Marriage Story, di Noah Baumbach interpretato da Scarlett Johansson e Adam Driver, Guest of Honour, con cui Atom Egoyan "torna a parlare dei temi a lui cari, il senso di copa e i difficili rapporti fra genitori e figli"; A Herdarde di Tiago Guedes, "un Novecento portoghese prodotto da Paulo Branco"; Gloria Mundi di Robert Guédiguian, "più amaro, doloroso e privo di speranza del solito"; The Painted Bird di Vaclav Marhoul, una "discesa agli inferi della malvagità umana"; e No.7 Cherry Lane di Yonfan, che segna il ritorno al grande schermo di Gong Li.

Abbiamo lasciato per ultimi tre film del concorso che aprono il discorso su un tema scottante: la condizione femminile. Se infatti da un lato questa edizione della Mostra del cinema vede innumerevoli titoli affrontare questo tema, mettendolo coraggiosamente al centro dell'attenzione del pubblico, dall'altro sono (ancora una volta) solo due le registe in gara: l'araba Haifaa Al-Mansour, già al Lido con La bicicletta verde, ora in concorso con The Perfect Candidate, storia di una donna che, stanca della sudditanza verso gli uomini, decide di candidarsi a sindaco; e l'australiana Shannon Murphy, che ha fatto "sorridere e ridere del tema ostico della malattia" il direttore artistico della Mostra con il suo Babyteeth.

Non mancheranno le polemiche anche per l'inserimento in concorso di J'accuse, il dramma con cui Roman Polanski racconta il caso Dreyfuss affidando il ruolo principale a Jean Dujardin: per ammissione stessa di Barbera, Polanski "ci ha messo qualcosa del suo e della sua esperienza" - ovvero il processo per stupro che gli ha interdetto l'accesso agli Stati Uniti. Chissà se basterà la presenza della regista argentina Lucrecia Martel alla direzione della giuria del concorso a riequilibrare l'opinione pubblica riguardo a questa scelta.

L'altra scelta potenzialmente controversa della Mostra, ovvero quella di far concorrere due titoli prodotti da Netflix (The Laundromat e Marriage story), e aggiungere fuori concorso The King di David Michod (sempre prodotto da Netflix, con Timothée Chalamet, Joel Edgerton - anche in veste di sceneggiatore - e di nuovo Robert Pattinson) e Seberg di Benedict Andrews (firmato Amazon, protagonista Kristen Stewart nei panni di Jean Seberg), più le serie televisive Sky Zerozerozero diretta da Stefano Sollima e basata sull'omonimo best seller di Roberto Saviano e The New Pope di Paolo Sorrentino, l'Unione internazionale dei Cinema che rappresenta gli esercenti è già sul piede di guerra.

Infine susciterà clamore (fuori concorso) anche Adults in the Room di Costa-Gavras, ispirato al libro omonimo di Gianis Varoufakis, "ricostruzione filmica delle trattative nascoste, registrate dall'allora ministro delle Finanze, tra il governo greco e Il Fondo Monetario Internazionale: un film agghiacciante", chiosa Barbera.


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