Fuori concorso invece troviamo Vivere di Francesca Archibugi, Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores e il film di chiusura della Mostra, The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi. In Orizzonti gli italiani sono invece Nevia di Nunzia Di Stefano e Sole di Carlo Sironi
Il film di apertura del concorso, come già annunciato, sarà La verité, debutto francese della Palma d'oro Kore-eda Hirokazu, con Catherine Deneuve e Juliette Binoche. Completano la gara About endlessness di Roy Andersson, già Leone d'oro per Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza, Wasp Network di Olivier Assayas, Marriage Story, di Noah Baumbach interpretato da Scarlett Johansson e Adam Driver, Guest of Honour, con cui Atom Egoyan "torna a parlare dei temi a lui cari, il senso di copa e i difficili rapporti fra genitori e figli"; A Herdarde di Tiago Guedes, "un Novecento portoghese prodotto da Paulo Branco"; Gloria Mundi di Robert Guédiguian, "più amaro, doloroso e privo di speranza del solito"; The Painted Bird di Vaclav Marhoul, una "discesa agli inferi della malvagità umana"; e No.7 Cherry Lane di Yonfan, che segna il ritorno al grande schermo di Gong Li.
Abbiamo lasciato per ultimi tre film del concorso che aprono il discorso su un tema scottante: la condizione femminile. Se infatti da un lato questa edizione della Mostra del cinema vede innumerevoli titoli affrontare questo tema, mettendolo coraggiosamente al centro dell'attenzione del pubblico, dall'altro sono (ancora una volta) solo due le registe in gara: l'araba Haifaa Al-Mansour, già al Lido con La bicicletta verde, ora in concorso con The Perfect Candidate, storia di una donna che, stanca della sudditanza verso gli uomini, decide di candidarsi a sindaco; e l'australiana Shannon Murphy, che ha fatto "sorridere e ridere del tema ostico della malattia" il direttore artistico della Mostra con il suo Babyteeth.
Non mancheranno le polemiche anche per l'inserimento in concorso di J'accuse, il dramma con cui Roman Polanski racconta il caso Dreyfuss affidando il ruolo principale a Jean Dujardin: per ammissione stessa di Barbera, Polanski "ci ha messo qualcosa del suo e della sua esperienza" - ovvero il processo per stupro che gli ha interdetto l'accesso agli Stati Uniti. Chissà se basterà la presenza della regista argentina Lucrecia Martel alla direzione della giuria del concorso a riequilibrare l'opinione pubblica riguardo a questa scelta.
L'altra scelta potenzialmente controversa della Mostra, ovvero quella di far concorrere due titoli prodotti da Netflix (The Laundromat e Marriage story), e aggiungere fuori concorso The King di David Michod (sempre prodotto da Netflix, con Timothée Chalamet, Joel Edgerton - anche in veste di sceneggiatore - e di nuovo Robert Pattinson) e Seberg di Benedict Andrews (firmato Amazon, protagonista Kristen Stewart nei panni di Jean Seberg), più le serie televisive Sky Zerozerozero diretta da Stefano Sollima e basata sull'omonimo best seller di Roberto Saviano e The New Pope di Paolo Sorrentino, l'Unione internazionale dei Cinema che rappresenta gli esercenti è già sul piede di guerra.
Infine susciterà clamore (fuori concorso) anche Adults in the Room di Costa-Gavras, ispirato al libro omonimo di Gianis Varoufakis, "ricostruzione filmica delle trattative nascoste, registrate dall'allora ministro delle Finanze, tra il governo greco e Il Fondo Monetario Internazionale: un film agghiacciante", chiosa Barbera.