Waiting for the Barbarians

Film 2019 | Drammatico

Regia di Ciro Guerra. Un film con Johnny Depp, Robert Pattinson, Harry Melling, David Dencik, Mark Rylance, Greta Scacchi. Cast completo Genere Drammatico - USA, Italia, 2019, - MYmonetro 2,57 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un magistrato mette in discussione il suo lavoro.

Consigliato nì!
2,57/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,64
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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La lotta tra due civiltà viene immortalata da una regia sontuosa ed essenziale che sente però la pressione di Hollywood.
Recensione di Paola Casella
venerdì 6 settembre 2019
Recensione di Paola Casella
venerdì 6 settembre 2019

Un funzionario amministrativo denominato “il magistrato” presiede una postazione di frontiera ai confini dell’Impero, in armonia con le popolazioni locali e in attesa di una quieta pensione, senza però alcuna fretta di tornare a casa poiché ormai le sue radici sono in quel luogo remoto che ha imparato a conoscere e ad amare. Ma l’arrivo del colonnello Joll rivoluziona la sua quieta esistenza: Joll è un comandante di polizia che identifica nella postazione “la prima linea di difesa dell’Impero” ed è intenzionato ad estorcere con la tortura quelle “verità” che gli permetteranno di descrivere a casa la situazione come pericolosa in quanto passibile di un imminente attacco delle popolazioni nomadi locali, che lui ha già etichettato come “barbari”. E quando un uomo giusto e saggio come “il magistrato” si scontra con un prepotente avido di potere come il colonnello ogni equilibrio salta e ogni violenza diventa lecita.

Nel suo debutto con una produzione internazionale il regista colombiano Ciro Guerra, basandosi sul romanzo “Aspettando i barbari” del premio Nobel sudafricano J.M. Coetzee, riprende i temi a lui cari.

Le conseguenze nefaste del colonialismo, la lotta impari fra popoli arcaici e dominazioni “civilizzate”, la dimensione antropologica contrapposta all’avanzare della “modernità”, la corruttibilità delle comunità sedotte da una cultura apparentemente più evoluta, ma anche la capacità delle culture millenarie di resistere aspettando che l’invasione dello straniero passi e le tradizioni ritornino al loro posto.

In particolare, Guerra (ri)propone una lettura palindroma degli eventi, secondo cui i “barbari” possono essere gli uni o gli altri in base al punto di vista di chi guarda. Anche la pazienza per l’Impero significa attesa della capitolazione dei “selvaggi” davanti alle torture, e invece per la popolazione locale significa certezza dell’impermanenza dei “visitatori transienti” nella propria terra.

Una terra che non viene mai nominata, popolata da senza fissa dimora che simboleggiano qualsiasi popolazione non stanziale perseguitata da chi confonde la propria permanenza come diritto al predominio. La gestione degli spazi, come sempre nel cinema di Guerra, è una delle forze di Waiting For The Barbarians, che si apre su un’inquadratura della fortezza in un immediato richiamo a “Il deserto dei Tartari” di Buzzati e Zurlini, così come il titolo pare un richiamo a Beckett e alla sua inutile attesa di un Godot che potrebbe non arrivare mai.

Nell’alternanza fra interni angusti magnificamente illuminati e distese desertiche di laconica bellezza si consuma la lotta impari fra due civiltà che, a seconda che giochino in casa o fuori, sono destinate a soccombere. E la regia allo stesso tempo sontuosa ed essenziale di Guerra è un piacere per lo sguardo.

Sempre nel colonnino dei pregi va la magistrale interpretazione di Mark Rylance nel ruolo del “magistrato”, mentre nel colonnino dei difetti approdano le caricature del male, ovviamente di stampo paranazista, di Johnny Depp nei panni del colonnello Joll e Robert Pattinson in quelli del suo ufficiale Mandel. Ed è purtroppo in quelle caratterizzazioni superficiali e in certi dettagli manichei (i cattivi hanno divise nere e i buoni color sabbia, a titolo di esempio) che si manifesta il principale tallone d’Achille di Waiting For the Barbarians, paradossalmente “colpevole” dello stesso “crimine” che mette in scena: ovvero la colonizzazione di una visione culturale.

Laddove infatti tutto il cinema precedente di Guerra era contenuto nei non detti e nella potenza essenziale delle immagini, qui è tutto esplicitato e sottolineato, e alla maestria espressiva di Guerra si sovrappone la necessità tutta occidentale di spiegare ed esternare proclami ideologici già chiarissimi nella messinscena. Così come l’esercito dell’Impero “perverte” la popolazione dominata, la presenza dei divi hollywoodiani e la “pressione” di un’audience internazionale altera e snatura in modo significativo la poetica di Guerra, e appanna quella purezza dello sguardo che era stata finora la sua cifra distintiva.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 6 settembre 2019
Peer Gynt

 In una terra brulla e sconfinata dominata da una solida fortezza (paesaggio che rimanda a quello visto nel "Deserto dei tartari" di Zurlini tratto da Buzzati) un Magistrato (Mark Rylance) gestisce, in modo sereno e ricco di umanità, i rapporti della potenza imperiale che controlla quella zona di frontiera con i "barbari", cioè le popolazioni native.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 7 settembre 2019
Silvana Silvestri
Il Manifesto

I barbari si stanno organizzando e distruggeranno tutto sul loro cammino: Waiting for the barbarians (Aspettando i barbari) in finale di festival ci riporta il cinema innovativo di Ciro Guerra, il regista colombiano che ha ricevuto la nomination agli Oscar con El abrazo del serpiente (2016) ed ha rappresentato il suo paese agli Oscar con Oro verde (2018).

sabato 7 settembre 2019
Enrico Danesi
Giornale di Brescia

Applausi in sala per gli ultimi due film in concorso: «Waiting for the Barbarians» del colombiano Ciro Guerra e «La mafia non è più quella di una volta» dell'italiano Franco Maresco. Guerra ci porta nel passato, ai confini di un impero senza nome, in un avamposto in cui un mite magistrato (un efficacissimo Mark Rylance) promuove la convivenza con i barbari.

sabato 7 settembre 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

"Waiting for the Barbarians" (Aspettando i barbari) narra di un avamposto di frontiera imprecisato nel deserto, dove un magistrato che lo amministra, riceve la visita del colonello Joll (Johnny Depp con la solita bizzarria aggiunta), che non ha la stessa clemenza nei confronti della popolazione indigenza. In un'atmosfera da tartari buzzatiani e scenari immensi alla Lawrence, Ciro Guerra, dopo il magnifico [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 settembre 2019
Davide Turrini
Il Fatto Quotidiano

Prendi due attori di peso come Johnny Depp e Mark Rylance. Annullali appiattendoli come figurine in un'atmosfera meditabonda di un impalpabile altrove della storia. Poi condisci il tutto con una pesante metafora sull'invasione barbarica dello straniero. Il risultato, ai limiti del vorrei ma certo che posso, è Waiting for the barbarians, il film diretto dal colombiano Ciro Guerra che chiude il Concorso [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 settembre 2019
Mirko Granata
La Rivista del Cinematografo

Il deserto dei barbari. È un titolo di sicuro facile per sintetizzare il nuovo film di Ciro Guerra, il primo fuori dalle natie terre colombiane, ma Waiting for the Barbarians è di sicuro un adattamento ai nostri tempi politici e morali del romanzo di Dino Buzzati e dell'omonimo film di Valerio Zurlini, ancora più inquietante se si pensa che il romanzo di J.

venerdì 6 settembre 2019
Simone Emiliani
Film TV

È tratto dal romanzo Aspettando i barbari di J.M. Coetzee ma forse nascosto c'è Conrad di Cuore di tenebra. Un avamposto di frontiera diventa un luogo senza nome e senza tempo. Un altro viaggio all'inizio del mondo per Guerra dopo El abrazo de la serpiente e soprattutto l'ottimo Oro verde - C'era una volta in Colombia. Stavolta, però, lo spirito d'osservazione è vincolato da un plot che tiene a freno [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 settembre 2019
Luca Marchetti
Sentieri Selvaggi

In un anonimo avamposto di frontiera, ai confini del tempo e dello spazio, un magistrato onesto e saggio amministra da anni le piccole beghe locali della sua comunità. Nella cittadina la situazione è sempre tranquilla e la popolazione, composta principalmente da contadini e pastori, da decenni vive in pace con le popolazioni nomadi che si trovano al di là delle mura della loro fortezza.

venerdì 6 settembre 2019
Elisa Battistini
Quinlan

Un magistrato amministra un avamposto di frontiera, in mezzo al deserto, oltre il quale vivono popoli genericamente chiamate "barbari". La sua indole saggia mantiene un equilibrio di giustizia e tolleranza, ma un giorno nel villaggio arriva il Colonnello Joll che con metodi feroci inizia a dare la caccia agli "stranieri" e a sottoporli a violentissimi interrogatori.

venerdì 6 settembre 2019
Chiara Borroni
Cineforum

C'è una fortezza in mezzo a un nulla senza nome; da tempo nessun nemico minaccia più la sicurezza dell'avamposto e tra le mura si è creata una tranquilla routine su cui vigila serenamente un magistrato a fine carriera. Lo ha scritto Coetzee nel 1980 il romanzo omonimo da cui è tratto Waiting for the Barbarians, quinto film di Ciro Guerra che il premio Nobel ha anche sceneggiato, ma non c'è da stupirsi [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 settembre 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Non c'è storia : Johnny Depp al Lido è ancora l'idolo numero uno delle signore. E i bizzarri occhiali da sole che sfoggia Joll -il 'villain' spietato che incarna in "Waiting for the Barbarians"- sono un cult annunciato. La verità è che l'uomo è riapparso bellissimo, e loquace, e sorridente. Ha commentato con tenerezza la presenza alla Mostra di sua figlia Lily Rose Depp, che è tra gli interpreti del [...] Vai alla recensione »

NEWS
GALLERY
sabato 7 settembre 2019
 

Si è concluso ieri il programma del Concorso alla 76. Mostra del Cinema di Venezia. L'ultimo italiano in gara è stato il film di Franco Maresco La mafia non è più quella di una volta, che documenta il lavoro della fotografa Letizia Battaglia.

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