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Ultimo aggiornamento venerdì 27 settembre 2019
La storia dietro il disastro finanziario greco. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, 1 candidatura a Cesar, ha vinto un premio ai Lumiere Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Dietro porte chiuse va in scena una tragedia umana. Un tema universale, una storia di persone intrappolate in un’inumana rete di potere. Il circolo brutale delle riunioni dell’Eurogroup che impone alla Grecia la dittatura dell’austerity con un totale disprezzo per l’umanità e la compassione. Una trappola claustrofobica senza via d’uscita che esercita pressione sui protagonisti e finisce con il dividerli. Una tragedia nel senso della Grecia Antica: i personaggi non sono buoni o cattivi ma guidati dalle conseguenze delle loro convinzioni su cosa sia giusto fare. Una tragedia per i nostri tempi molto moderni.
In via del tutto eccezionale la sinossi è la traduzione letterale di quella scritta da Costa-Gavras per il pressbook del film.
Costituisce un ottimo esempio di come questo suo film voglia configurarsi come un preciso atto di accusa di fronte al quale non sono percorribili vie di mezzo: o si accetta il punto di vista o lo si respinge. Perché la prospettiva da cui si legge l’intera vicenda del rapporto tra il governo greco e le istituzioni europee è molto particolare. Il titolo del film è infatti lo stesso del libro pubblicato da Yanis Varoufakis (all’epoca Ministro dell’Economia del Governo presieduto da Alexis Tsipras) e l’intero succedersi degli incontri segue la visione che il professore di economia prestato alla politica ha di quegli accadimenti che, nel sottotitolo del volume, definisce come “La mia battaglia contro l’establishment dell’Europa”. Costa Gavras lo segue in totale adesione e per uno spettatore italiano si verifica una sorta di straniamento. Ci si chiede cioè come mai alcune sue affermazioni risuonino familiari in quanto ripetute in questi mesi e anni da un leader politico che ideologicamente non ha nulla da spartire con il ministro dichiaratamente di sinistra. Ecco allora emergere il motivo di interesse per un film che il regista greco realizza con lo stesso stile che caratterizzava le sue opere degli anni a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta. Il disagio nei confronti di istituzioni che di recente hanno dovuto ammettere che il programma nei confronti della Grecia è stato troppo duro e che non si era tenuto conto “del crollo della speranza e delle aspettative”, è trasversale. Sono i rimedi che divergono profondamente.
Costa Gavras, che è sempre stato dalla parte dell’umanità vessata, vede in Varoufakis il proprio eroe e a lui si affida nel momento in cui coloro che avevano mandato in fallimento il Paese riprendono il potere. La tesi è: il Ministro dell’Economia rispettò il volere del popolo che si oppose in modo netto alla sottoscrizione di quel Memorandum of Understanding che di lì a non molto proprio Tsipras avrebbe accettato. Non era stata rispettata la volontà popolare ci ricorda il regista. Ma oggi quello stesso popolo, dopo anni di restrizioni, ha dato la maggioranza alla destra. Altri interrogativi si aprono e un film che stimola pensieri e riflessioni ha raggiunto il proprio obiettivo anche se non è indispensabile concordare con tutte le sue tesi.
Girare un film di 2 ore tutto incentrato su discussioni politiche ed economiche e non annoiare è impresa notevole che va applaudita. E' quello che è riuscito al vecchio regista Costa Gavras, che ricostruisce, dal punto di vista del ministro greco Varoufakis, la battaglia da lui sostenuta per rinegoziare lo spaventoso debito greco con la Comunità Europea.
Joker ha colpito ancora. La conferenza stampa di Costa-Gavras per il suo Adults in the Room finisce prima del previsto: «purtroppo il tempo è scaduto», un grande trambusto annuncia Joaquin Phoenix in arrivo. Il timing ricorda parecchio i tempi concessi dall'Eurogruppo a Yanis Varoufakis (interpretato da Christos Loulis) quando come ministro delle finanze tentava di far accettare la sua richiesta di [...] Vai alla recensione »