Brad PittIn un quarto d'ora nasce una stellaNome: William Bradley Pitt45 anni, 18 Dicembre 1963 (Sagittario), Shawnee (Oklahoma - USA) |
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dal film Fight Club (1999)
Brad Pitt è Tyler Durden
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Anche se le teenagers di allora urlavano al nuovo James Dean, lui si è sempre tenuto alla larga dal grande mito del cinema e ha preferito scontrarsi, come nuovo idolo, con un uscente Tom Cruise e con un entrante Leonardo DiCaprio. Un attore monumentale, innanzitutto per la bellezza, che con straordinario realismo, stile e particolari mutazioni fisionomiche (tatuaggi, deformazioni fisiche, denti marci, capigliature selvagge, piercing quasi primitivi) è riuscito a entrare in diversi personaggi, mettendo in ognuno di essi quel po' di glamour alla Brad Pitt che lo distingueva dal resto della ciurmaglia di Hollywood.
L'esordio come attore e i primi ruoli importanti
Figlio di un proprietario di una ditta di trasporti e di una consulente liceale, Brad Pitt è un semplice ragazzo dell'Oklahoma, che però è cresciuto a Springfield, nel Missouri, dove ha frequentato prima il Kickapoo High School, poi la University of Missouri, ha lasciato per seguire gli studi di recitazione con Roy London. Appassionato di sport, di musica e - stenterete a crederlo - giornalismo, ha iniziato a lavorare subito dopo aver lasciato l'università, trasferendosi in California, dove ha fatto un numero incredibile di lavori: dal trasportatore di frigoriferi al pollo gigante che reclamizzava la catena di ristoranti El Pollo Loco, ma (cosa ancora più stupefacente) il gigolò di lusso (si dice che Cher sia stata fra le sue clienti). Mestiere (più vecchio del mondo) che ha esercitato tenendosi ben lontano dalla maitresse bomba di Hollywood Heidi Fleiss, che lo voleva nelle sue file.
Sciupafemmine già da giovanissimo, inizia una relazione con l'attrice Shalane McCall nel 1987, anno in cui debutta anche come attore ne La fine del gioco di Peter Werner, con Charlie Sheen. Da quel momento in poi apparirà principalmente sul piccolo schermo in ruoli mediocri e invisibili come: il Randy di Dallas, il Chuck di Segni particolari: genio, il Rick di Freddy's Nightmares – A Nightmare on Elm Street: The Series e il Jeff de Genitori in blue jeans. Lasciata la McCall, si consola fra le braccia di altre due attrici: Jill Schoelen e Robin Givens. Nel frattempo, continuerà la sua ascesa verso la celebrità partecipando a vari provini, fra cui quello per Schegge di follia (1989), dove sarà giudicato "troppo dolce" per il ruolo che doveva ricoprire e che poi andrà a Christian Slater. Compagno di Juliette Lewis, conosciuta sul set del film tv Vite dannate (1990) - e che ritroverà anche in Kalifornia (1993) - partecipa al provino per Thelma & Louise di Ridley Scott e vince il ruolo, strappandolo a William Baldwin. Gli bastano 15 minuti per diventare famoso nei panni del cowboy J.D., autostoppista e mascalzone che, dopo aver fatto provare il primo orgasmo multiplo a Geena Davis, le deruba tutto, piantandola in asso. In un quarto d'ora è nata una stella.
Gli anni dell'affermazione
Balza come protagonista nel film del mitico Tom DiCillo Johnny Suede (1991), dove sfoggia una pettinatura a ciuffo strepitosa, passa poi a un più serio Robert Redford che lo definirà "la versione cavernicola di James Dean" e che lo dirigerà in In mezzo scorre il fiume (1992), dove conoscerà Buck Simmonds, con il quale vivrà assieme per un lunghissimo periodo dopo la separazione dalla Lewis (si vocifera fra l'altro che i due amici siano stati amanti). Fuga dal mondo dei sogni (1992), Una vita al massimo (1993) di Tony Scott (che lo rivorrà anche in Spy Game, 2001), ma particolarmente Vento di passioni (1994) di Edward Zwick ne affermano lo status di Star, coronato anche dalla sua prima nomination ai Golden Globe come miglior attore protagonista nel film drammatico di Zwick.
I primi grandi successi
Intervista col vampiro (1994) di Neil Jordan diventa un set galeotto, perché avrà l'occasione di frequentare in maniera più approfondita, l'attrice Thandie Newton, anche se si fidanzerà, per una manciata di anni, con Gwyneth Paltrow. L'esercito delle dodici scimmie (1995) di Terry Gilliam e il ruolo di uno schizoide nevrotico chiuso in un manicomio gli frutteranno la sua prima nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista e anche il primo Golden Globe nella stessa categoria. E, dopo aver rifiutato il ruolo di un astronauta in Apollo 13 (1995), accetta invece Seven (1995) di David Fincher che sarà il suo film più bello.
Passa da un set all'altro in una maniera vorticosa, mettendo a punto una serie di successi che lo innalzeranno sempre più nelle classifiche di uomo più sexy del mondo, nonché più esibizionista (si dice che durante una sera, abbia fatto a Malibu uno strip tease pubblico e integrale costatogli 450 dollari di multa). Reciterà assieme al nostro Vittorio Gassman in Sleepers (1996) di Barry Levinson, poi passerà al buddista Sette anni in Tibet (1997) di Jean-Jacques Annaud, per il quale ruolo verrà bandito per sempre dalla Cina. L'ombra del diavolo (1997) e Vi presento Joe Black (1997), rispettivamente nel ruolo di un terrorista dell'IRA e della Morte, fanno sospirare il pubblico femminile, anche se a fregiarsi della sua compagnia saranno le attrici Sonita Henry e Claire Forlani.
Seven, Fight club, Ocean's eleven e il matrimonio con Jennifer Aniston
La maschera di playboy gli scivola dal viso quando incontra Jennifer Aniston, l'attrice e star del mitico serial tv Friends (all'interno del quale, in un episodio reciterà anche una piccola parte). Sposa la Aniston il 29 luglio 2000 e disegna lui stesso, in collaborazione con Damiani, l'anello nuziale che poi verrà messo sul mercato. I due saranno la coppia più invidiata e chiacchierata d'America per tutto il nuovo millennio.
Fincher, che tanto lo aveva reso famoso con Seven, lo dirige accanto a Edward Norton e Helena Bonham Carter nel violentissimo Fight Club (1999), per il quale rifiuterà Matrix (1999) e Il mistero di Sleepy Hollow (1999) di Tim Burton (al quale rifilerà un secondo no nel 2005 per Charlie e la Fabbrica di Cioccolato), ma incasserà anche il pugno di un clamoroso insuccesso come The Mexican – Amore senza la sicura (2000) di Gore Verbinski, pellicola che sanciva la profonda amicizia fra lui e Julia Roberts. Dopo avere visto Lock & Stock – Pazzi scatenati (1998) di Guy Ritchie, chiede al regista di poter recitare in un suo film. È per questo motivo che lo troviamo nel testosteronico cast di Snatch – Lo strappo (2000). Arriva poi Ocean's Eleven – Fate il vostro gioco (2001) di Steven Soderbergh, remake di Colpo grosso con Frank Sinatra e la sua banda, che confermerà una volta per tutte il suo spirito altamente glamour, tanto da essere presente anche nei due seguiti del film e per un altro film di Soderbergh, il flop Full Frontal (2002). Dietro la cinepresa di Ocean's Eleven, conosce George Clooney, con il quale instaurerà un profondo legame di amicizia, confermato dal cameo che Brad Pitt fa nel primo film da regista di Clooney Confessioni di una mente pericolosa (2002).
Dopo aver doppiato Sinbad nella versione americana del cartone animato Sinbad – La leggenda dei sette mari (2003), cominciano i primi scricchiolii del suo matrimonio, uditi quando viene pizzicato con la calda compagnia dell'attrice April Florio che si disse essere la sua amante. La gelosia della Aniston è alle stelle, tanto che l'attrice lo segue perfino sul set di Troy (2004) di Wolfgang Petersen, dove il maritino veste i mitologici ed epici panni di Achille, instaurando una buona amicizia con Paride, interpretato da un mingherlino Orlando Bloom.
La relazione con Angelina Jolie, i film impegnati e il riconoscimento come miglior attore a Venezia
Rifiutato il ruolo di Darcy in Orgoglio & Pregiudizio (2004), viene scelto per interpretare Mister Smith nella pellicola d'azione Mr. & Mrs. Smith (2005) di Doug Liman. E mai set fu più galeotto! La sua compagna di lavoro, Angelina Jolie, fa letteralmente perdere la testa al bel Pitt che intreccia con lei una relazione clandestina, chiaramente scoperta dai paparazzi. Il matrimonio della Aniston ha vita brevissima, la Jolie ha ormai usurpato il suo posto e nel 2005 il loro matrimonio si conclude con un clamoroso divorzio. La Aniston troverà conforto – paradossalmente – fra le braccia di Vince Vaughn che ha lavorato con Pitt proprio nel suddetto film.
Brad, per dimostrare che fa veramente sul serio, adotta i due figli della Jolie, il cambogiano Maddox e l'etiope Zahara, poi mette incinta la sua compagna e dalla loro unione nasce Shiloh Nouvel Jolie-Pitt. Diventato papà per la prima volta, in Brad Pitt scorre nuova linfa e tralascia le pellicole più commerciali per qualcosa di più intellettuale, entrando nel cast di Babel (2006) di Alejandro Gonzalez Inarritu, in cui interpreta un turista americano, la cui moglie viene accidentalmente colpita dallo sparo di un fucile. Il ruolo gli offre la candidatura ai Golden Globe per la migliore interpretazione maschile non protagonista. Rifiuta però il ruolo di Colin Sullivan per The Departed – Il bene e il male (2006) di Martin Scorsese e nonostante il matrimonio finito con la Aniston, i due continuano a produrre film con la loro Plan B, la compagnia di produzione cinematografica da loro creata.
Nel 2007, stringe fra le mani la Coppa Volpi, premio della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, come miglior attore per il ruolo del bandito Jesse James in L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (2006) e passa sotto l'occhio dei fratelli Coen per Burn After Reading (2008) con John Malkovich.
Nel 2009 lo troviamo ancora in un ambizioso film di David Fincher Il curioso caso di Benjamin Button, la storia di un uomo che nasce vecchio e muore giovane con la storia d'america a fare da scenario: da una novella di Fitzgerald una sceneggiatura di Eric Roth che scrisse anche quella di Forrest Gump di Robert Zemeckis.
Brad poi lavora con Quentin Tarantino nel film che è nato già come un cult ancor prima di uscire, Bastardi senza gloria (2009).
Golden Globes 2009
Premio Oscar 2009
Golden Globes 2007
Festival di Venezia 2007
Golden Globes 1996
Premio Oscar 1995
Golden Globes 1995
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OobermindGenere Animazione, Uscita 17/12/2010. |
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A New Orleans, in Louisiana, la gente è scesa in strada per festeggiare la fine della prima guerra mondiale e per accogliere un bambino appassito che ringiovanisce mentre gli altri invecchiano. Rifiutato e abbandonato dal padre, Benjamin cresce amato e sereno in una casa geriatrica, circondato dai tanti anni e dalla tanta esperienza dei suoi ospiti. Sotto un tavolo illuminato da una candela si innamorerà per sempre di Daisy e riavvolgendo la sua vita, svolgerà il loro amore. David Fincher dimette i suoi protagonisti, figli di una civiltà metropolitana selvaggia e frenetica e immolatisi sull'altare della produttività (The Game), del successo (Fight Club) e della competizione (Seven), per adottare il curioso caso di una creatura che vive una vita al contrario, l'essere giovane dentro mentre si è vecchi fuori e viceversa.
Trasposto dal racconto breve e omonimo di Francis Scott Fitzgerald, il grande favorito alla corsa degli Oscar è soprattutto un film sul tempo, che consuma i corpi e corre all'indietro come l'orologio della stazione di New Orleans. Sotto gli occhi dello spettatore il Benjamin Button di Brad Pitt vecchio e decrepito si raccoglie e si ricostruisce fino a recuperare, nel tempo di due ore, giovinezza e freschezza, fino a ritornare all'inizio della vita. Verso di lui avanza la splendida Daisy di Cate Blanchett, condannata a invecchiare ma destinata ad incontrare nello splendore della sua giovinezza la giovinezza piena di Benjamin. Come il "tempo", Fincher lavora sul corpo, quello del cinema e quello dell'attore, non è un caso allora che la condizione eccezionale di Button trovi corrispondenza nella disciplina incarnata da Daisy: la danza. In particolare la danza profetizzata e avviata da Isadora Duncan nei primissimi anni del secolo, quella che balzava il corpo femminile in primo piano dopo secoli di umiliazioni e repressioni. Un corpo liberato, denudato ed esercitato per esibirsi e per durare una stagione brevissima. Quello che rende interessante la curiosa parabola di Benjamin Button sono le implicazioni filosofiche-esistenziali che la corroborano. Ma se Il curioso caso di Benjamin Button è concettualmente dotato, è pur vero che rimane registicamente "inerte", in-efficace e in-capace di assumere una forma già presente in potenza. Questa storia di vita alla rovescia sembra collegarsi all'algido meccanismo di The game, piuttosto che ai più sporchi Seven e Fight Club, arrivando col fiato grosso sul bordo dell'ultima inquadratura e sull'orlo del precipizio dopo una rincorsa di due ore. Muto a vacillare sul vuoto prima che sopraggiunga l'uragano e la bella signora, prima che il tempo ricominci a scorrere o si rimetta in moto a rovescio. Disgraziatamente, quando ricomincia è sempre per finire. E la pellicola scorre, e la vita trascorre.
Ci sono momenti nella vita e nella carriera delle persone che salvificano e danno un senso a tutta una esistenza oppure, più semplicemente, gettano un colpo di spugna sul passato, e preparano a un futuro radioso. Brad Pitt, senza Ridley Scott e le sue Thelma & Louise, sarebbe presto entrato nel dimenticatoio dei tanti giovani e carini che affollano i boulevard di Los Angeles, in attesa di un'occasione. Pitt, attorucolo da piccole parti in televisione (Genitori in blue jeans ad esempio) colse l'occasione di sedurre Geena Davis nel gioiello diretto dal regista inglese, e cambiò la propria carriera. Quella manciata di minuti, fece di Pitt un'icona sexy planetaria e dimenticare il chiacchiericcio sulla sua vita fino al giorno in cui gli fu assegnato il ruolo. Oggi, molte onde hanno sciabordato sulle spiagge di Santa Monica. Brad non è più – o meglio non è solo – un'icona sexy: è diventato attore completo, premiato con la Coppa Volpi all'ultimo festival di Venezia proprio per la sua lettura del bandito Jesse James nel film di Andrew Dominik, ma già nel complesso Babel aveva dato prova di una nuova e più matura coscienza di sé e delle proprie possibilità.
Dal cowboy ladruncolo di Thelma & Louise, al bandito dai modi gentili che cerca la rivincita del Sud uscito umiliato dalla guerra civile americana, è possibile scoprire tanti differenti Brad Pitt.
Questa volta Brad Pitt è produttore del film diretto da Michael Winterbottom.
Si tratta della vera storia del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl, barbaramente ucciso dai terroristi in Pakistan nel febbraio del 2002 e di come la moglie Mariane non abbia perso le speranze di poterlo riabbracciare, nonostante i luttuosi presagi che hanno accompagnato l'attesa della donna in patria e nello stesso Pakistan una volta partita alla ricerca dell'amatissimo marito.
Mariane Pearl è interpretata sobriamente da Angelina Jolie, che insieme al marito ha creduto molto in un libro lasciato perdere in precedenza da quattro major.
Brad e Angelina hanno raccontato a Cannes i perché di questa svolta.
Il successo della saga letteraria di Twilight è l'ultimo solo in ordine di tempo riguardante il mondo di fantasia dei vampiri. Era il 1897 quando il trentenne irlandese Bram Stoker scrisse il capolavoro che definì le coordinate del genere. Esso rappresenta l'ultimo grande romanzo gotico, scritto sottoforma di lettere e di diari. Il protagonista, il Conte Dracula, riprende una figura mostruosa presente in tutte le culture: perfino in Cina le leggende narrano di esseri capaci di volare e di uccidere con un soffio. Il primo vero scritto della modernità è attribuibile a John Polidori, inglese di origine italiana e medico personale di Lord Byron. Durante una vacanza sul lago di Ginevra, una tempesta bloccò in casa Byron e il suo medico insieme ad altri amici scrittori. Ciascuno si impegnò a preparare una storia di fantasmi per trascorrere la serata successiva. Polidori realizzò "Il vampiro" e Mary Shelley "Frankenstein".
Ovviamente il cinema non restò insensibile al fascino dei non morti. Dopo i mitici Dracula di Bela Lugosi e di Christopher Lee (collocabili temporalmente negli anni '30 e '40 il primo, e tra la fine degli anni Cinquanta e Sessanta, il secondo), il tema del vampiro è stato riscoperto negli ultimi quindici anni grazie ai romanzi degli anni Settanta di Anne Rice, di cui fu realizzata una trasposizione cinematografica da Neil Jordan, Intervista con il vampiro. Furono Tom Cruise e Brad Pitt, con intenti profondamente diversi, a calarsi nei gelidi panni di Lestat e Louis. Ma prima ancora fu Francis Ford Coppola, con la sua lettura estremamente moderna ma al tempo stessa fedele dei "diari" di Bram Stoker, a ridestare la passione per i vampiri che, da allora, non si è più fermata, fino all'esplosione degli ultimi anni, con Underworld, il telefilm True Blood e soprattutto la saga di Twilight che, con il suo approccio romantico e i suoi protagonisti belli e disperati sta catalizzando l'attenzione di milioni di fans in tutto il mondo. Così, mentre il 18 novembre esce il secondo capitolo di Twilight, New Moon, ricordiamo che il prossimo sarà l'anno di Daybreakers (probabilmente in sala il 21 marzo), mentre si attende il ritorno del Lestat della Rice, interpretato stavolta da Robert Downey Jr.
Il 20 novembre uscirà nella sale La prima linea, il film di Renato De Maria tratto dal libro di Sergio Segio "La miccia corta". Il film racconta la vicenda di Segio, terrorista, assassino, che nel 1982 attaccò il carcere di Rovigo per liberare alcune detenute "politiche" fra le quali Susanna Ronconi, la sua compagna. Segio, col nome "comandante Sirio" era stato uno dei fondatori di Prima linea, il movimento armato che uccideva la gente in nome di una cosiddetta (da Segio e compagnia) giustizia proletaria. Condannato all'ergastolo, il terrorista ha scontato 22 anni ed è stato rimesso in libertà nel 2004. Il film è prodotto da Andrea Occhipinti, che dopo aver chiesto il finanziamento ministeriale, vi ha rinunciato. A Segio e Ronconi danno corpo e volto Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno.
Nel panorama dei giovani attori italiani spicca senz'altro lui, Flavio Parenti, di origini francesi, paese in cui inizia la sua esperienza artistica, studiando teatro, passione che poi lo porterà alla scuola del Teatro Stabile di Genova dove otterrà l'attestato di Qualifica professionale di attore. Nel 2002 il suo debutto con un'opera di Bertolt Brecht, Madre coraggio e i suoi figli. Da quel momento per Flavio si apriranno le porte del mondo dello spettacolo: pubblicità, fiction, sempre teatro (dove sarà anche aiuto regista), e poi il cinema per Silvio Muccino nel personaggio di Tancredi in Parlami d'amore e ancora in Colpo d'occhio di Sergio Rubini, ma lo abbiamo apprezzato anche in Tris di donne & abiti nuziali e Le ombre rosse. In questi giorni lo ritroviamo in tv con Distretto di polizia, giunto alla nona serie, dove interpreta un poliziotto. Simpatico, anche timido, già apprezzato dal genere femminile, Flavio è molto richiesto e ci racconta tutte le esperienze che sta vivendo in questo splendido momento.
Il film di Michael Mann Nemico pubblico, con Johnny Depp nella parte di John Dillinger, è nelle sale italiane da venerdì, nel frattempo Michele Placido si appresta al primo ciak del suo nuovo Vallanzasca, storia del criminale che non è proprio arbitrario definire il Dillinger milanese.
Dillinger&Vallanzasca: banditi eroi.
Che il cinema, e non solo, subisca lo charme del cattivo, dell'antagonista, sta nelle regole. È uno charme accreditato, che viene da lontano. Il primo motore, la prima definizione può essere il cosiddetto fascino di satana. Ha radici antiche, appunto, nella tragedia greca che ha creato precedenti imprescindibili, duemilacinquecento anni fa. Poi risalendo c'è stato un altro grande motore, il romanzo gotico che determinava un'evoluzione importante, estetica naturalmente ma anche sociale e morale, il tutto su una piattaforma di qualità letteraria, riconosciuta, garante, storicizzata. Una corrente prevalente fa risalire il gotico, e tutto ciò che ne consegue, a un trattato del 1757 dello scrittore (e politico) inglese Edmund Burke che rivedeva il concetto classico del sublime, codificato nel terzo secolo dal filosofo greco Longino, di fatto capovolgendolo: detto in sintesi non è il bello che davvero ci affascina, ma l'orrendo. Con tutte le evoluzioni che potevano derivarne. A cominciare dal concetto dell'eroe, che perde fascino e diventa banale: è molto più interessante l'antagonista, il cattivo, l'antieroe. Due capisaldi decisivi letterari, figli del nuovo sublime sono "Frankenstein" di Mary Shelley, del 1817, e "Dracula" di Bram Stoker, del 1897. Tutta "roba da cinema", sappiamo.
A trentacinque anni dalla sua scomparsa, il sempre interessante palinsesto cinefilo di La7 inaugura la nuova settimana televisiva con una serie di film dedicata al grande attore e regista Vittorio De Sica. L'omaggio-retrospettiva ha inizio questa domenica con il suo primo capolavoro baciato dall'Oscar, il film sui giovani ciabattini del tempo di guerra: Sciuscià (La7, 13.00). Segue una grande interpretazione per la regia di Rossellini su sceneggiatura scritta da Indro Montanelli: Il generale Della Rovere (La7, 16.40), storia di un ufficiale collaborazionista e donnaiolo che, sotto mentite spoglie, finisce in carcere e scopre il valore della resistenza. L'inizio settimana non poteva farsi mancare però qualche elemento iperbolico e distruttivo, e così schiera due datati blockbuster come Twister (Italia 1, 16.00), impegnato a mostrare la potenza della natura e degli effetti speciali prima delle tempeste perfette o delle annunciate fini del mondo, e True Lies (La7, 21.35), parodia-omaggio agli action movie piena di ritmo e dinamismo, firmata da James Cameron e interpretata da Arnold Schwarzenegger. Il cinema torna a scoprire gli autori solo in piena notte con la composizione in stile jazz di volti e di storie firmate da John Cassavetes con Ombre (RaiTre, 1.50), e con la violenza delle strade di Chinatown de L'anno del dragone (Canale 5, 3.05).
Si rischia un collasso adrenalinico con la serata di lunedì, a causa dei due fratelli Scott: Ridley e Tony. Il primo, più raffinato e poliedrico, ci porta nelle profondità dello spazio e regala un gioiello di suspense fantascientifica come il primo Alien (Rete 4, 23.20), il secondo, da sempre più dedito ad un cinema spettacolare e fracassone, consegna in sequenza due fra gli ultimi lavori: il thriller in lotta coi paradossi del tempo Déjà Vu (Italia 1, 21.10) e la storia della fotomodella-killer Domino (Italia 1, 23.40), cui presta il corpo la bella Keira Knightley. Ma nel giorno in cui ricorrono i vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, la programmazione via satellite ricorda anche quel momento con una bella commedia datata diretta da Billy Wilder. Uno, due, tre! (Mgm, 21.00) è una commedia ambientata nella Berlino dell'anno dell'edificazione del muro, che vede James Cagney come manager della Coca Cola intento ad iniziare il futuro genero, berlinese della DDR, alle gioie del consumismo.
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