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mercoledì 10 febbraio 2016

Brad Pitt

In un quarto d'ora nasce una stella

Nome: William Bradley Pitt
52 anni, 18 Dicembre 1963 (Sagittario), Shawnee (Oklahoma - USA)
occhiello
Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.
dal film Fight Club (1999) Brad Pitt è Tyler Durden
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Brad Pitt
Golden Globes 2012
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

BAFTA 2012
Nomination miglior attore per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

Premio Oscar 2012
Nomination miglior attore per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

NYFCCA 2011
Premio miglior attore per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

Golden Globes 2009
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher

Premio Oscar 2009
Nomination miglior attore per il film Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher

Golden Globes 2007
Nomination miglior attore non protagonista per il film Babel di Alejandro González Iñárritu

Festival di Venezia 2007
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik

Golden Globes 1996
Premio miglior attore non protagonista per il film L'esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam

Premio Oscar 1995
Nomination miglior attore non protagonista per il film L'esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam

Golden Globes 1995
Nomination miglior attore per il film Vento di passioni di Edward Zwick



Brad Pitt è un corpo insostituibile, un'evidenza. Ma è evidente da subito che Pitt non ci sta a fare bella mostra di sé nei poster delle adolescenti.

Maledetto dagli uomini, benedetto dagli dei

venerdì 13 novembre 2015 - a cura della redazione cinemanews

Maledetto dagli uomini, benedetto dagli dei Per spiegare la capacità di attrazione delle star esistono due ordini, uno relativo alla notorietà artistica, l'altro a quella mediatica. Il primo rinvia al talento che la società riconosce all'artista, il secondo allo spazio che l'artista occupa nella produzione giornalistica. Brad Pitt si muove da sempre tra questi due poli in equilibrio perfetto e senza che una delle due prospettive prenda mai il sopravvento sull'altra. Basculando tra encomi ed esecuzioni sommarie, è candidato tre volte all'Oscar come attore ma lo vince due volte come produttore (The Departed, 12 anni schiavo), confermando una volta di troppo la miopia dell'Academy.

   

Risse, fischi e applausi, le reazioni a The Tree of Life.

Cannes perde la testa per Malick

lunedì 16 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Cannes perde la testa per Malick Rissa all'ingresso in sala, una fila iniziata nelle prime ore del mattino, le porte del Palais che si chiudono in anticipo sollevando il malumore generale. Cannes perde la testa per The Tree of Life di Terrence Malick, il film più atteso del concorso, ambiguamente accolto da applausi e fischi ma da tutti ardentemente desiderato. Al cinema dal 18 maggio, The Tree of Life ha esaltato e irritato il pubblico, spaccandolo a metà: chi ha amato i primi 90 minuti di muta cosmogonia, chi non li ha tollerati, chi semplicemente non li ha capiti. Nessuno, in ogni caso, è qui per dare spiegazioni sul film. Terrence Malick non è a Cannes o non si mostra, «è troppo timido e lo sapete», dice in conferenza stampa la produttrice Sarah Green, che spiega: «Ognuno deve vivere questo film in maniera personale. Qualunque spiegazione sarebbe di troppo, corromperebbe il processo». Intorno al convitato di pietra si radunano sei persone, la produttrice Green con i colleghi Dede Gardner, Grant Hill, Bill Pohlad e gli attori Jessica Chastain e Brad Pitt. Assente giustificato Sean Penn, si dice per impegni di lavoro (ma si pensa per civetteria, riservandosi di apparire da protagonista assoluto solo a fine festival, nel film di Paolo Sorrentino This must be the place). Pitt, che di The Tree of Life è anche produttore, regge al fuoco di fila delle domande: il suo entusiasmo per il film pare autentico, nonostante dia l'impressione di non avere le idee chiarissime sul suo contenuto metafisico.

Malick non c'è: vi ha dato indicazioni su cosa dovete dire?
Pitt: No. Ma è normale che non ci sia: lui lavora per costruire case, non per venderle. Vendere è il compito degli attori.

Com'è stato il lavoro sul set?
Pitt: La parte più interessante è stata il processo creativo, che non è mai veramente terminato. Terrence lavorava giorno per giorno, scriveva al momento, ci dava nuove pagine di copione ogni mattina e non voleva che le imparassimo bene. Abbiamo trascorso molto tempo insieme a lui nella casa che è al centro del film, prima di girare. È stata un'esperienza straordinaria e potrei andare avanti a parlarne per giorni.

Ma com'è dal vivo il misterioso Malick?
Pitt: Come tutti gli esseri umani sorride, mangia, va alla toilette. È incredibilmente dolce e ha un carattere piacevole. Ama e rispetta tutti i suoi personaggi allo stesso modo, e questo fa di lui un grandissimo regista.

L'esperienza con Malick cosa le ha lasciato?
Pitt: Mi ha cambiato, mi ha fatto venir voglia di andare in un'altra direzione, dare spazio a nuovi talenti, sperimentare: dire sì ai film commerciali, ma anche a quelli piccoli d'autore.

Quindi se le offrissero un blockbuster alla Mission Impossible direbbe di no?
Pitt: Non esageriamo, non vorrei mai perdermi la possibilità di fare Mission Impossible... Diciamo che adesso voglio provare cose nuove, progetti che mi costringano a pormi delle domande importanti.

Che ruolo ha la religione cristiana in The Tree of Life?
Pitt: È un film più spirituale che cristiano: abbiamo fatto molti dibattiti teologici durante le riprese, ma l'opera non riflette una religione o una filosofia in particolare. Credo che le comprenda tutte perché rimanda a una spiritualità universale che possa interessare gli spettatori di tutte le culture.

Lei è cristiano?
Pitt: Sono cresciuto cristiano, convinto che Dio si sarebbe preso cura di me, poi ho scelto di camminare con le mie gambe. Ma quelle stesse domande che mi ponevo attraverso la religione, sulla sofferenza e sulla morte, le ho ritrovate nel film di Malick. E questo è uno dei motivi per cui ho accettato di farlo.

Cosa ha provato rivedendo il film a Cannes?
Pitt: Mi ha sorpreso ancora una volta il genio di Malick, il suo straordinario modo di incrociare la grandezza dell'Universo, il macrocosmo della la Natura, con il microcosmo della famiglia di cui seguiamo la storia.

Cosa l'ha convinta a partecipare al film? Solo la regia di Malick?
Pitt: Da produttore riconosco al volo un buon progetto quando lo vedo. E poi il film mi dava la possibilità di recitare questo padre oppressivo, con quel suo strano rapporto con i figli.... spero che i miei bambini vedano The Tree of Life al più presto, perché credo di essermela cavata piuttosto bene come attore.

È un film in qualche modo autobiografico? Si rivede in qualche personaggio?
Pitt: È un film universale, che parla a grandi e bambini. C'è senz'altro qualche suggestione che mi appartiene, come l'amore per la natura, il ricordo della grazia e della purezza della madre, il sogno americano incarnato dalla figura del padre. Ma non penso che un film così universale possa avere a che fare con l'esperienza di un singolo individuo.

Suo padre era oppressivo come il suo personaggio nel film? E lei com'è con i suoi figli?
Pitt: Mio padre non era assolutamente così. Quanto a me io li picchio regolarmente, i miei figli. (ride)

Dove avete girato?
Pohlad: In Texas, nel Tennessee e nello Utah, alcune sequenze nel Great South Lake.

Il sistema-Malick, così creativo, crea problemi alla produzione?
Green: No. Anche perché è un grande professionista: Malick lavora giorno e notte, più o meno velocemente, ed è in grado di capire all'istante se una scena è bella o meno.
Pohlad: Le riprese sono organizzate, non del tutto improvvisate. Parliamo sempre con lui di quel che sta per girare.
Hill: Senza contare che il film per lui continua anche in post-produzione. Vogliamo che mantenga nel montaggio la stessa libertà di espressione che ha sul set.
Chastain: Girare con lui è come lasciarsi andare, perdere completamente il controllo. La sua più grande qualità è quella di creare un set in cui accadano spontaneamente eventi, momenti speciali, non previsti dalla sceneggiatura: la scena della farfalla, che vedete nel film, non era nello script. È semplicemente accaduta...
Pitt: ... e quando succedono cose del genere, capisci che sei in buone mani. Con Malick non hai mai paura.

Candidato a tredici premi Oscar, arriva in sala Il curioso caso di Benjamin Button, girato e riavvolto da David Fincher.

Il curioso caso di Benjamin Button: riavvolgendo una vita e svolgendo un amore

giovedì 12 febbraio 2009 - Marzia Gandolfi cinemanews

Il curioso caso di Benjamin Button: riavvolgendo una vita e svolgendo un amore A New Orleans, in Louisiana, la gente è scesa in strada per festeggiare la fine della prima guerra mondiale e per accogliere un bambino appassito che ringiovanisce mentre gli altri invecchiano. Rifiutato e abbandonato dal padre, Benjamin cresce amato e sereno in una casa geriatrica, circondato dai tanti anni e dalla tanta esperienza dei suoi ospiti. Sotto un tavolo illuminato da una candela si innamorerà per sempre di Daisy e riavvolgendo la sua vita, svolgerà il loro amore. David Fincher dimette i suoi protagonisti, figli di una civiltà metropolitana selvaggia e frenetica e immolatisi sull'altare della produttività (The Game), del successo (Fight Club) e della competizione (Seven), per adottare il curioso caso di una creatura che vive una vita al contrario, l'essere giovane dentro mentre si è vecchi fuori e viceversa.
Trasposto dal racconto breve e omonimo di Francis Scott Fitzgerald, il grande favorito alla corsa degli Oscar è soprattutto un film sul tempo, che consuma i corpi e corre all'indietro come l'orologio della stazione di New Orleans. Sotto gli occhi dello spettatore il Benjamin Button di Brad Pitt vecchio e decrepito si raccoglie e si ricostruisce fino a recuperare, nel tempo di due ore, giovinezza e freschezza, fino a ritornare all'inizio della vita. Verso di lui avanza la splendida Daisy di Cate Blanchett, condannata a invecchiare ma destinata ad incontrare nello splendore della sua giovinezza la giovinezza piena di Benjamin. Come il "tempo", Fincher lavora sul corpo, quello del cinema e quello dell'attore, non è un caso allora che la condizione eccezionale di Button trovi corrispondenza nella disciplina incarnata da Daisy: la danza. In particolare la danza profetizzata e avviata da Isadora Duncan nei primissimi anni del secolo, quella che balzava il corpo femminile in primo piano dopo secoli di umiliazioni e repressioni. Un corpo liberato, denudato ed esercitato per esibirsi e per durare una stagione brevissima. Quello che rende interessante la curiosa parabola di Benjamin Button sono le implicazioni filosofiche-esistenziali che la corroborano. Ma se Il curioso caso di Benjamin Button è concettualmente dotato, è pur vero che rimane registicamente "inerte", in-efficace e in-capace di assumere una forma già presente in potenza. Questa storia di vita alla rovescia sembra collegarsi all'algido meccanismo di The game, piuttosto che ai più sporchi Seven e Fight Club, arrivando col fiato grosso sul bordo dell'ultima inquadratura e sull'orlo del precipizio dopo una rincorsa di due ore. Muto a vacillare sul vuoto prima che sopraggiunga l'uragano e la bella signora, prima che il tempo ricominci a scorrere o si rimetta in moto a rovescio. Disgraziatamente, quando ricomincia è sempre per finire. E la pellicola scorre, e la vita trascorre.

Con L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford da icona sexy diventa attore di culto.

5x1: Brad Pitt, il bello di Hollywood

martedì 18 dicembre 2007 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Brad Pitt, il bello di Hollywood Ci sono momenti nella vita e nella carriera delle persone che salvificano e danno un senso a tutta una esistenza oppure, più semplicemente, gettano un colpo di spugna sul passato, e preparano a un futuro radioso. Brad Pitt, senza Ridley Scott e le sue Thelma & Louise, sarebbe presto entrato nel dimenticatoio dei tanti giovani e carini che affollano i boulevard di Los Angeles, in attesa di un'occasione. Pitt, attorucolo da piccole parti in televisione (Genitori in blue jeans ad esempio) colse l'occasione di sedurre Geena Davis nel gioiello diretto dal regista inglese, e cambiò la propria carriera. Quella manciata di minuti, fece di Pitt un'icona sexy planetaria e dimenticare il chiacchiericcio sulla sua vita fino al giorno in cui gli fu assegnato il ruolo. Oggi, molte onde hanno sciabordato sulle spiagge di Santa Monica. Brad non è più – o meglio non è solo – un'icona sexy: è diventato attore completo, premiato con la Coppa Volpi all'ultimo festival di Venezia proprio per la sua lettura del bandito Jesse James nel film di Andrew Dominik, ma già nel complesso Babel aveva dato prova di una nuova e più matura coscienza di sé e delle proprie possibilità.
Dal cowboy ladruncolo di Thelma & Louise, al bandito dai modi gentili che cerca la rivincita del Sud uscito umiliato dalla guerra civile americana, è possibile scoprire tanti differenti Brad Pitt.

Brad e Angelina testimoniano a Cannes il loro impegno civile.

Il cuore grande di Angelina Jolie

martedì 13 novembre 2007 - Claudia Resta cinemanews

Il cuore grande di Angelina Jolie Questa volta Brad Pitt è produttore del film diretto da Michael Winterbottom. Si tratta della vera storia del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl, barbaramente ucciso dai terroristi in Pakistan nel febbraio del 2002 e di come la moglie Mariane non abbia perso le speranze di poterlo riabbracciare, nonostante i luttuosi presagi che hanno accompagnato l'attesa della donna in patria e nello stesso Pakistan una volta partita alla ricerca dell'amatissimo marito.
Mariane Pearl è interpretata sobriamente da Angelina Jolie, che insieme al marito ha creduto molto in un libro lasciato perdere in precedenza da quattro major. Brad e Angelina hanno raccontato a Cannes i perché di questa svolta.

La grande scommessa

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,66)
Un film di Adam McKay. Con Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Marisa Tomei.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2015. Uscita 07/01/2016.

By the Sea

* * - - -
(mymonetro: 2,40)
Un film di Angelina Jolie. Con Brad Pitt, Angelina Jolie, Mélanie Laurent, Melvil Poupaud, Niels Arestrup.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2015. Uscita 12/11/2015.

Fury

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,80)
Un film di David Ayer. Con Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, Jon Bernthal.
continua»

Genere Azione, - USA 2014. Uscita 02/06/2015.

12 anni schiavo

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Steve McQueen. Con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti.
continua»

Genere Biografico, - USA 2013. Uscita 20/02/2014.

The Counselor - Il Procuratore

* * - - -
(mymonetro: 2,21)
Un film di Ridley Scott. Con Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt.
continua»

Genere Drammatico, - USA, Gran Bretagna 2013. Uscita 16/01/2014.
Filmografia di Brad Pitt »

sabato 23 gennaio 2016 - Il fascino incantevole dell'odio. In attesa di The Hateful Eight, l'ottavo film di Quentin Tarantino, ecco i film che hanno reso il regista uno degli autori più cult del cinema contemporaneo.

Hateful! Gli 8 film di Tarantino

Gabriele Niola cinemanews

Hateful! Gli 8 film di Tarantino

venerdì 8 gennaio 2016 - Riuscirà con Revenant a festeggiare il suo primo Oscar? In attesa della cerimonia del 28 febbraio, ecco i 10 film per cui DiCaprio avrebbe potuto (e dovuto?) essere premiato. Vai allo Speciale »

Gli oscar mancati di Leonardo DiCaprio

Gabriele Niola cinemanews

Gli oscar mancati di Leonardo DiCaprio .Se non ce la fa con Revenant - Redivivo davvero non ce la fa più, se con questo film Leonardo DiCaprio non vince un Oscar forse dovrà aspettare il tramonto della propria carriera e la statuetta onoraria. Revenant è un film dalla lavorazione impossibile, durissimo ma impressionante e sofisticato nel suo impatto visivo, stilisticamente audace e produttivamente ambizioso. C'è tutto per garantire una campagna-Oscar all'altezza delle aspettative. In più va aggiunto che DiCaprio ha lavorato molto accuratamente per far sapere che tutto quello che ha dovuto fare l'ha fatto sul serio: poca computer grafica, molto duro lavoro.
Nei panni di un trapper di inizio ottocento che deve scortare un gruppo di uomini attraverso i ghiacci, Leonardo DiCaprio ha messo in scena la sopravvivenza. Il suo Hugh Glass rimane mortalmente ferito dall'attacco di un orso e quindi abbandonato dai compagni, da solo nell'immensità ghiacciata non morirà ma anzi lotterà per sopravvivere senza niente. Quello di Revenant è un ruolo di pochissime parole e molta durezza, promette di essere un confronto corporale epico tra uomo e natura, praticamente la totale trasfigurazione di un attore che nasceva come teen idol e che si è portato appresso troppo a lungo quell'etichetta. Da tempo ormai Leonardo DiCaprio non sceglie i ruoli più semplici o quelli più leccati, anzi ama sporcarsi le mani quanto più possibile. Lo stesso l'Academy sembra non recepirlo e non amarlo.
Abbiamo radunato le 10 volte in cui poteva ambire all'Oscar ed è rimasto a bocca asciutta, considerando sia quando è stato nominato (i primi 4 casi) sia quando nemmeno era in corsa.

   

lunedì 4 gennaio 2016 - In America Star Wars polverizza il record detenuto da Avatar e raggiunge la cifra di 740 milioni di dollari.
Scopri la classifica »

Nuovi record per Zalone, e i 30 milioni sono vicini

Andrea Chirichelli cinemanews

Nuovi record per Zalone, e i 30 milioni sono vicini Box Office Italia
In Italia Checco Zalone segna nuovi record: 7.770.050 euro incassati solo domenica. L'incasso complessivo del film vola a 22.243.367 euro (nuovo record per il primo weekend) con 3 milioni di spettatori. Il film in tre giorni è già entrato nella top 3 stagionale e la nostra previsione di vederlo primo con più di 30 milioni per la fine del periodo festivo potrebbe rivelarsi corretta. Eppure, nonostante la "piena Zalone", gli altri film reggono. Il piccolo principe chiude il weekend con un altro milione e raggiunge i 2.862.412 euro con 419.131 biglietti staccati, mentre Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza aggiunge altri 700mila euro al suo totale e arriva a 22.348.583. Per il 6 gennaio dovremmo quindi assistere ad un doppio sorpasso: di Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza sui Minions e di Quo Vado? su Star Wars e Inside Out. Un sorpasso già avvenuto invece è quello di Spielberg ai danni dei cinepanettoni: Il ponte delle spie vola a 7,3 milioni con la terza migliore media per sala del weekend e si tiene dietro Vacanze ai Caraibi - Il film di Natale (7,2) e Natale col boss (7,1). Domani arrivano due film molto interessanti: Macbeth con la supercoppia Fassbender/Cotillard e Carol con la coppia Blanchett/Mara, mentre il 7 gennaio sarà la volta de La grande scommessa con un cast tutto maschile (Pitt, Bale, Gosling) assieme a The Vatican Tapes.

Box Office USA
In America Star Wars - Episodio VII - Il risveglio della forza polverizza il record, detenuto da Avatar con 74 milioni di dollari, per il terzo miglior weekend di sempre con 88 milioni e porta il suo totale all'incredibile cifra di 740 milioni di dollari, dato che lo porta ad essere il secondo miglior film del millennio ed il ventunesimo della classifica all time americana (superando quindi Il laureato). Entro la fine della prossima settimana si prevede, a scapito di Avatar, l'entrata trionfale del film di J.J. Abrams nella top 20 americana di ogni tempo con il concreto obiettivo di entrare nella top 10. Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza ha peraltro già superato tutti i film della saga, escluso Episodio IV quanto a "prima release", ossia senza contare le plurime uscite avvenute nel corso degli anni (oggi non capita più molto spesso, ma un tempo era la norma vedere un film di successo rimandato in sala ogni anno o quasi).

Box Office Worldwide
A livello mondiale, il film tocca quota 1,5 miliardi ed entro questa settimana supererà Fast & Furious 7 e Jurassic World. Finalmente poi arriverà anche l'uscita cinese e vedremo che boost darà al film. Tra gli altri film americani continua ad andare bene Daddy's Home, che tocca 93 milioni perdendo solo il 25% rispetto alla settimana scorsa, seguito da Tarantino che incassa 16 milioni e va a 29. Bene anche Le sorelle perfette con 61 e La grande scommessa con 32. Perde quota Joy che va a 38, mentre il remake Point Break è ufficialmente il flop di Natale con appena 22 milioni incassati. La migliore media per sala va ancora a Revenant - Redivivo con 112mila dollari; il film aumenterà le sale questa settimana, che vedrà anche l'arrivo dell'horror The Forest.

   

lunedì 28 dicembre 2015 - Christian Bale è Michael Burry, "il visionario" di Wall Street nel film La grande scommessa. Al cinema dal 7 gennaio. Vai alla clip

Se non puoi battere le banche, fagliela pagare

a cura della redazione cinemanews

Se non puoi battere le banche, fagliela pagare Adattamento cinematografico del libro "The Big Short: Inside The Doomsday Machine" di Michael Lewis (L'arte di vincere, The Blind Side), La grande scommessa racconta la vera storia di alcuni investitori che hanno previsto il collasso del mercato prima del crollo finanziario del 2008 e ne hanno approfittato, facendo a volte precipitare gli eventi e uscendone vincenti. Il film di Adam McKay è la storia della crisi dal punto di vista di personaggi fuori dagli schemi, "eroi" dai caratteri difficili, come "il visionario" Michael Burry (Christian Bale), ritratto in questa clip in esclusiva.
Interpretato anche da Brad Pitt, Ryan Gosling e Steve Carell, La grande scommessa sarà al cinema dal 7 gennaio.

   

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La grande scommessa (2015) By the Sea (2015)
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