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martedì 30 giugno 2015

Brad Pitt

In un quarto d'ora nasce una stella

Nome: William Bradley Pitt
51 anni, 18 Dicembre 1963 (Sagittario), Shawnee (Oklahoma - USA)
occhiello
Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.
dal film Fight Club (1999) Brad Pitt è Tyler Durden
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Brad Pitt
Golden Globes 2012
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

BAFTA 2012
Nomination miglior attore per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

Premio Oscar 2012
Nomination miglior attore per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

NYFCCA 2011
Premio miglior attore per il film L'arte di vincere di Bennett Miller

Golden Globes 2009
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher

Premio Oscar 2009
Nomination miglior attore per il film Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher

Golden Globes 2007
Nomination miglior attore non protagonista per il film Babel di Alejandro González Iñárritu

Festival di Venezia 2007
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik

Golden Globes 1996
Premio miglior attore non protagonista per il film L'esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam

Premio Oscar 1995
Nomination miglior attore non protagonista per il film L'esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam

Golden Globes 1995
Nomination miglior attore per il film Vento di passioni di Edward Zwick



Risse, fischi e applausi, le reazioni a The Tree of Life.

Cannes perde la testa per Malick

lunedì 16 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Cannes perde la testa per Malick Rissa all'ingresso in sala, una fila iniziata nelle prime ore del mattino, le porte del Palais che si chiudono in anticipo sollevando il malumore generale. Cannes perde la testa per The Tree of Life di Terrence Malick, il film più atteso del concorso, ambiguamente accolto da applausi e fischi ma da tutti ardentemente desiderato. Al cinema dal 18 maggio, The Tree of Life ha esaltato e irritato il pubblico, spaccandolo a metà: chi ha amato i primi 90 minuti di muta cosmogonia, chi non li ha tollerati, chi semplicemente non li ha capiti. Nessuno, in ogni caso, è qui per dare spiegazioni sul film. Terrence Malick non è a Cannes o non si mostra, «è troppo timido e lo sapete», dice in conferenza stampa la produttrice Sarah Green, che spiega: «Ognuno deve vivere questo film in maniera personale. Qualunque spiegazione sarebbe di troppo, corromperebbe il processo». Intorno al convitato di pietra si radunano sei persone, la produttrice Green con i colleghi Dede Gardner, Grant Hill, Bill Pohlad e gli attori Jessica Chastain e Brad Pitt. Assente giustificato Sean Penn, si dice per impegni di lavoro (ma si pensa per civetteria, riservandosi di apparire da protagonista assoluto solo a fine festival, nel film di Paolo Sorrentino This must be the place). Pitt, che di The Tree of Life è anche produttore, regge al fuoco di fila delle domande: il suo entusiasmo per il film pare autentico, nonostante dia l'impressione di non avere le idee chiarissime sul suo contenuto metafisico.

Malick non c'è: vi ha dato indicazioni su cosa dovete dire?
Pitt: No. Ma è normale che non ci sia: lui lavora per costruire case, non per venderle. Vendere è il compito degli attori.

Com'è stato il lavoro sul set?
Pitt: La parte più interessante è stata il processo creativo, che non è mai veramente terminato. Terrence lavorava giorno per giorno, scriveva al momento, ci dava nuove pagine di copione ogni mattina e non voleva che le imparassimo bene. Abbiamo trascorso molto tempo insieme a lui nella casa che è al centro del film, prima di girare. È stata un'esperienza straordinaria e potrei andare avanti a parlarne per giorni.

Ma com'è dal vivo il misterioso Malick?
Pitt: Come tutti gli esseri umani sorride, mangia, va alla toilette. È incredibilmente dolce e ha un carattere piacevole. Ama e rispetta tutti i suoi personaggi allo stesso modo, e questo fa di lui un grandissimo regista.

L'esperienza con Malick cosa le ha lasciato?
Pitt: Mi ha cambiato, mi ha fatto venir voglia di andare in un'altra direzione, dare spazio a nuovi talenti, sperimentare: dire sì ai film commerciali, ma anche a quelli piccoli d'autore.

Quindi se le offrissero un blockbuster alla Mission Impossible direbbe di no?
Pitt: Non esageriamo, non vorrei mai perdermi la possibilità di fare Mission Impossible... Diciamo che adesso voglio provare cose nuove, progetti che mi costringano a pormi delle domande importanti.

Che ruolo ha la religione cristiana in The Tree of Life?
Pitt: È un film più spirituale che cristiano: abbiamo fatto molti dibattiti teologici durante le riprese, ma l'opera non riflette una religione o una filosofia in particolare. Credo che le comprenda tutte perché rimanda a una spiritualità universale che possa interessare gli spettatori di tutte le culture.

Lei è cristiano?
Pitt: Sono cresciuto cristiano, convinto che Dio si sarebbe preso cura di me, poi ho scelto di camminare con le mie gambe. Ma quelle stesse domande che mi ponevo attraverso la religione, sulla sofferenza e sulla morte, le ho ritrovate nel film di Malick. E questo è uno dei motivi per cui ho accettato di farlo.

Cosa ha provato rivedendo il film a Cannes?
Pitt: Mi ha sorpreso ancora una volta il genio di Malick, il suo straordinario modo di incrociare la grandezza dell'Universo, il macrocosmo della la Natura, con il microcosmo della famiglia di cui seguiamo la storia.

Cosa l'ha convinta a partecipare al film? Solo la regia di Malick?
Pitt: Da produttore riconosco al volo un buon progetto quando lo vedo. E poi il film mi dava la possibilità di recitare questo padre oppressivo, con quel suo strano rapporto con i figli.... spero che i miei bambini vedano The Tree of Life al più presto, perché credo di essermela cavata piuttosto bene come attore.

È un film in qualche modo autobiografico? Si rivede in qualche personaggio?
Pitt: È un film universale, che parla a grandi e bambini. C'è senz'altro qualche suggestione che mi appartiene, come l'amore per la natura, il ricordo della grazia e della purezza della madre, il sogno americano incarnato dalla figura del padre. Ma non penso che un film così universale possa avere a che fare con l'esperienza di un singolo individuo.

Suo padre era oppressivo come il suo personaggio nel film? E lei com'è con i suoi figli?
Pitt: Mio padre non era assolutamente così. Quanto a me io li picchio regolarmente, i miei figli. (ride)

Dove avete girato?
Pohlad: In Texas, nel Tennessee e nello Utah, alcune sequenze nel Great South Lake.

Il sistema-Malick, così creativo, crea problemi alla produzione?
Green: No. Anche perché è un grande professionista: Malick lavora giorno e notte, più o meno velocemente, ed è in grado di capire all'istante se una scena è bella o meno.
Pohlad: Le riprese sono organizzate, non del tutto improvvisate. Parliamo sempre con lui di quel che sta per girare.
Hill: Senza contare che il film per lui continua anche in post-produzione. Vogliamo che mantenga nel montaggio la stessa libertà di espressione che ha sul set.
Chastain: Girare con lui è come lasciarsi andare, perdere completamente il controllo. La sua più grande qualità è quella di creare un set in cui accadano spontaneamente eventi, momenti speciali, non previsti dalla sceneggiatura: la scena della farfalla, che vedete nel film, non era nello script. È semplicemente accaduta...
Pitt: ... e quando succedono cose del genere, capisci che sei in buone mani. Con Malick non hai mai paura.

Candidato a tredici premi Oscar, arriva in sala Il curioso caso di Benjamin Button, girato e riavvolto da David Fincher.

Il curioso caso di Benjamin Button: riavvolgendo una vita e svolgendo un amore

giovedì 12 febbraio 2009 - Marzia Gandolfi cinemanews

Il curioso caso di Benjamin Button: riavvolgendo una vita e svolgendo un amore A New Orleans, in Louisiana, la gente è scesa in strada per festeggiare la fine della prima guerra mondiale e per accogliere un bambino appassito che ringiovanisce mentre gli altri invecchiano. Rifiutato e abbandonato dal padre, Benjamin cresce amato e sereno in una casa geriatrica, circondato dai tanti anni e dalla tanta esperienza dei suoi ospiti. Sotto un tavolo illuminato da una candela si innamorerà per sempre di Daisy e riavvolgendo la sua vita, svolgerà il loro amore. David Fincher dimette i suoi protagonisti, figli di una civiltà metropolitana selvaggia e frenetica e immolatisi sull'altare della produttività (The Game), del successo (Fight Club) e della competizione (Seven), per adottare il curioso caso di una creatura che vive una vita al contrario, l'essere giovane dentro mentre si è vecchi fuori e viceversa.
Trasposto dal racconto breve e omonimo di Francis Scott Fitzgerald, il grande favorito alla corsa degli Oscar è soprattutto un film sul tempo, che consuma i corpi e corre all'indietro come l'orologio della stazione di New Orleans. Sotto gli occhi dello spettatore il Benjamin Button di Brad Pitt vecchio e decrepito si raccoglie e si ricostruisce fino a recuperare, nel tempo di due ore, giovinezza e freschezza, fino a ritornare all'inizio della vita. Verso di lui avanza la splendida Daisy di Cate Blanchett, condannata a invecchiare ma destinata ad incontrare nello splendore della sua giovinezza la giovinezza piena di Benjamin. Come il "tempo", Fincher lavora sul corpo, quello del cinema e quello dell'attore, non è un caso allora che la condizione eccezionale di Button trovi corrispondenza nella disciplina incarnata da Daisy: la danza. In particolare la danza profetizzata e avviata da Isadora Duncan nei primissimi anni del secolo, quella che balzava il corpo femminile in primo piano dopo secoli di umiliazioni e repressioni. Un corpo liberato, denudato ed esercitato per esibirsi e per durare una stagione brevissima. Quello che rende interessante la curiosa parabola di Benjamin Button sono le implicazioni filosofiche-esistenziali che la corroborano. Ma se Il curioso caso di Benjamin Button è concettualmente dotato, è pur vero che rimane registicamente "inerte", in-efficace e in-capace di assumere una forma già presente in potenza. Questa storia di vita alla rovescia sembra collegarsi all'algido meccanismo di The game, piuttosto che ai più sporchi Seven e Fight Club, arrivando col fiato grosso sul bordo dell'ultima inquadratura e sull'orlo del precipizio dopo una rincorsa di due ore. Muto a vacillare sul vuoto prima che sopraggiunga l'uragano e la bella signora, prima che il tempo ricominci a scorrere o si rimetta in moto a rovescio. Disgraziatamente, quando ricomincia è sempre per finire. E la pellicola scorre, e la vita trascorre.

Con L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford da icona sexy diventa attore di culto.

5x1: Brad Pitt, il bello di Hollywood

martedì 18 dicembre 2007 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Brad Pitt, il bello di Hollywood Ci sono momenti nella vita e nella carriera delle persone che salvificano e danno un senso a tutta una esistenza oppure, più semplicemente, gettano un colpo di spugna sul passato, e preparano a un futuro radioso. Brad Pitt, senza Ridley Scott e le sue Thelma & Louise, sarebbe presto entrato nel dimenticatoio dei tanti giovani e carini che affollano i boulevard di Los Angeles, in attesa di un'occasione. Pitt, attorucolo da piccole parti in televisione (Genitori in blue jeans ad esempio) colse l'occasione di sedurre Geena Davis nel gioiello diretto dal regista inglese, e cambiò la propria carriera. Quella manciata di minuti, fece di Pitt un'icona sexy planetaria e dimenticare il chiacchiericcio sulla sua vita fino al giorno in cui gli fu assegnato il ruolo. Oggi, molte onde hanno sciabordato sulle spiagge di Santa Monica. Brad non è più – o meglio non è solo – un'icona sexy: è diventato attore completo, premiato con la Coppa Volpi all'ultimo festival di Venezia proprio per la sua lettura del bandito Jesse James nel film di Andrew Dominik, ma già nel complesso Babel aveva dato prova di una nuova e più matura coscienza di sé e delle proprie possibilità.
Dal cowboy ladruncolo di Thelma & Louise, al bandito dai modi gentili che cerca la rivincita del Sud uscito umiliato dalla guerra civile americana, è possibile scoprire tanti differenti Brad Pitt.

Brad e Angelina testimoniano a Cannes il loro impegno civile.

Il cuore grande di Angelina Jolie

martedì 13 novembre 2007 - Claudia Resta cinemanews

Il cuore grande di Angelina Jolie Questa volta Brad Pitt è produttore del film diretto da Michael Winterbottom. Si tratta della vera storia del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl, barbaramente ucciso dai terroristi in Pakistan nel febbraio del 2002 e di come la moglie Mariane non abbia perso le speranze di poterlo riabbracciare, nonostante i luttuosi presagi che hanno accompagnato l'attesa della donna in patria e nello stesso Pakistan una volta partita alla ricerca dell'amatissimo marito.
Mariane Pearl è interpretata sobriamente da Angelina Jolie, che insieme al marito ha creduto molto in un libro lasciato perdere in precedenza da quattro major. Brad e Angelina hanno raccontato a Cannes i perché di questa svolta.

Fury

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,82)
Un film di David Ayer. Con Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, Jon Bernthal.
continua»

Genere Azione, - USA 2014. Uscita 02/06/2015.

12 anni schiavo

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Steve McQueen. Con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti.
continua»

Genere Biografico, - USA 2013. Uscita 20/02/2014.

The Counselor - Il Procuratore

* * - - -
(mymonetro: 2,22)
Un film di Ridley Scott. Con Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt.
continua»

Genere Drammatico, - USA, Gran Bretagna 2013. Uscita 16/01/2014.

World War Z

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,89)
Un film di Marc Forster. Con Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kertesz, Matthew Fox, David Morse.
continua»

Genere Azione, - USA 2013. Uscita 27/06/2013.

Cogan - Killing Them Softly

* * - - -
(mymonetro: 2,20)
Un film di Andrew Dominik. Con Brad Pitt, Ray Liotta, James Gandolfini, Richard Jenkins, Vincent Curatola.
continua»

Genere Commedia, - USA 2012. Uscita 18/10/2012.
Filmografia di Brad Pitt »

lunedì 15 giugno 2015 - Anche in Usa il film di Colin Trevorrow fa incassi da record.

Box Office, Jurassic World in testa

Andrea Chirichelli cinemanews

Box Office, Jurassic World in testa Box Office Italia
In Italia (e un po' ovunque, come leggerete più avanti) è dinomania! Jurassic World si mangia il boxoffice italiano con un'ottima partenza: ben 5.5 milioni di euro complessivi sono entrati nelle tasche di Universal, una vera manna, visto il periodo (c'è anche da dire che l'occupazione delle sale è stata massiccia, con ben 839 schermi a disposizione di Raptor e compagnia). Il resto della classifica ha poco da dire, ma c'è da segnalare l'ottima performance di Fury, che anche questa settimana segna un incasso vicino al milione di euro e arriva a 3 milioni complessivi, un bel dato per Pitt. Già dal terzo posto in poi, è estate piena ossia incassi miseri. Per salire sul podio a La risposta è nelle stelle bastano appena 300mila euro. Gli italiani di Cannes viaggiano su buone medie: Sorrentino è a quota 5.4 milioni, Garrone chiude con 2.7 milioni (ma il film è stato compratissimo all'estero). Nessuna altra new entry nella top ten, con Wolf Creek 2 che si ferma all'11esimo posto con 50mila euro. La prossima settimana ci sono molte uscite, ma nessuna di rilievo: da segnalare comunque Fuga in tacchi a spillo, Unfriended e Torno indietro e cambio vita, che potrebbero entrare nelle prime dieci posizioni.

Box Office Usa
In America succede l'incredibile e l'impensabile. Jurassic World va oltre le più rosee previsioni di tutti (la stessa Universal si aspettava un esordio da 120-130 milioni a star larghi) e chiude il weekend con la stratosferica cifra di 204 milioni di dollari, secondo miglior incasso di sempre per un weekend d'esordio e a soli tre milioni dal record di The Avengers, che sembrava irraggiungibile per chiunque. Il film ovviamente diventa il numero uno di sempre per un'uscita di giugno (quasi doppiato L'uomo d'acciaio, che deteneva il vecchio record) e la cifra incassata è pari alla somma degli incassi del weekend d'apertura dei tre episodi precedenti! Altri dati: il giorno d'apertura di Jurassic World, con 82.8 milioni, è il terzo di sempre nella storia del cinema americano (al primo posto c' è l'ultimo Harry Potter con 91 milioni). A livello mondiale il film è già arrivato a 511 milioni di dollari, grazie ai 307 milioni raccolti in 66 paesi, che rendono questo esordio il secondo migliore dopo quello dell'ultimo Harry Potter, che aveva incassato 7 milioni in più: a questo punto sia Ultron (fermo a 1.3 miliardi) che Furious 7 (leader attuale con 1.5) rischiano di vedersi sorpassati, visto che non c'è paese in cui Jurassic World non abbia riscosso un grande successo. Per Universal è un trionfo visto che con soli 3 film (Furious 7, Jurassic World e Pitch Perfect 2) ha già incassato più di 2 miliardi di dollari e ha ancora Ted 2 e Minions (probabilissimi successi) in arrivo nelle prossime settimane. Il resto della classifica americana ci dice che Spy e San Andreas procedono bene (rispettivamente 56 milioni e 119), che Pitch Perfect 2 perde pochissimo di settimana in settimana (solo un meno 20% per un totale di 170 milioni su solo suolo americano), che Tomorrowland è un flop che non riuscirà nemmeno a superare quota 100 e che gli Avengers consolidano il primato (per ora...) con 444 milioni, dato che porta il film ad essere, inflazione alla mano, al 78esimo posto nella classifica generale americana di sempre (tra il primo Signore degli Anelli e Twister). La prossima settimana arriva un altro "crack": il capolavoro Pixar Inside Out, osannato in fase di recensione da tutti (giustamente) e che riporta nelle sale la casa di Lasseter dopo un anno "sabbatico".

   

lunedì 8 giugno 2015 - L'attore verrà omaggiato con l'Excellence Award Moët & Chandon.

Festival del film Locarno, Norton tra gli ospiti

a cura della redazione cinemanews

Festival del film Locarno, Norton tra gli ospiti Carlo Chatrian, Direttore artistico del Festival, ha dichiarato: "Sono molto felice e orgoglioso di accogliere Edward Norton a Locarno. Una personalità che ha dimostrato un grandissimo talento nel dare forma a personaggi affascinanti e complessi come il tempo in cui viviamo. Sono convinto che la sua presenza segnerà l'edizione 2015 dando la possibilità al pubblico di conoscere meglio una delle figure più interessanti della Hollywood del XXI secolo."
Edward Norton si pone all'attenzione internazionale fin dal suo debutto nel 1996 con Schegge di paura, che gli vale la candidatura all'Oscar. Nomination che saprà guadagnarsi anche in altre due occasioni, con American History X nel 1998 e con il recente Birdman di Iñarritu. Nel 1999 è protagonista insieme a Brad Pitt di Fight Club di David Fincher, mentre l'anno successivo debutta alla regia con Tentazioni d'amore.
Protagonista di una grande varietà di ruoli - dall'antagonista di The Bourne Legacy allo scout di Moonrise Kingdom di Wes Anderson - e interprete dei generi più diversi per registi del calibro di Spike Lee e Ridley Scott, Edward Norton rappresenta uno dei volti più forti e riconoscibili del cinema internazionale degli ultimi 20 anni.
Profondamente impegnato in azioni umanitarie, con particolare attenzione alle tematiche ecologiche, dal 2010 è ambasciatore ONU per la biodiversità.
Edward Norton riceverà l'Excellence Award Moët & Chandon in Piazza Grande e parteciperà, nella tradizione di Locarno, a una conversazione con il pubblico del Festival allo Spazio Cinema (Forum). L'omaggio sarà corredato dalla proiezione di una selezione di film della sua carriera.
Fra i vincitori nelle scorse edizioni dell'Excellence Award vi sono Susan Sarandon, John Malkovich, Michel Piccoli, Isabelle Huppert, Gael García Bernal e, nel 2014, Juliette Binoche e Giancarlo Giannini. Moët & Chandon sostiene il riconoscimento per il settimo anno consecutivo.

   

lunedì 8 giugno 2015 - ONDA&FUORIONDA di Pino Farinotti.

Fury, la guerra di Pitt: qualcosa di personale

Pino Farinotti cinemanews

Fury, la guerra di Pitt: qualcosa di personale Il tank Fury, comandato dal sergente Brad Pitt, è sopravvissuto all'Africa, alla Normandia, ha attraversato la Francia, entrato in Germania e punta su Berlino. Il carro è un mezzo superato dagli omologhi tedeschi, ma il comandante compensa col coraggio, la competenza e la fede. E con la violenza. Abbiamo visto molti film su quella guerra, con gli alleati infinitamente più valorosi, organizzati, "cavallereschi" del nemico. Hollywood voleva rimandare quell'indicazione, soprattutto nei titoli prodotti negli anni della guerra. Propaganda. Più volte, dalla Germania arrivavano reazioni e rimbrotti: "se fossimo stati così stupidi e maldestri non avremmo fatto paura al mondo." Ma tant'è. Era il cinema e il cinema ha tutti i diritti alle licenze, anche pesanti, grottesche, come quella di Tarantino che fa morire Hitler in un teatro. Fury, film e tank, è anche qualcosa di formazione. Il giovanissimo militare che deve sostituire il mitragliere morto, che non ha mai usato un'arma, si ritrova in un girone dell'inferno e deve affrontare il salto di qualità, imparare a sopravvivere, a combattere, ad essere crudele. Glielo insegna il capo.

   

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