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mercoledì 20 marzo 2019

Robert Redford

Sussurri ai cavalli per il ragazzo d'oro di Hollywood

Nome: Charles Robert Redford Jr.
82 anni, 18 Agosto 1936 (Leone), Santa Monica (California - USA)
occhiello
Dire le cose come stanno significa essere pronti al passo successivo.
dal film Leoni per agnelli (2007) Robert Redford è Il professor Stephen Malley
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Robert Redford
Golden Globes 2019
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Old Man & the Gun di David Lowery

Golden Globes 2014
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film All Is Lost - Tutto è perduto di J.C. Chandor

David di Donatello 1974
Nomination miglior attore straniero per il film La stangata di George Roy Hill

David di Donatello 1974
Premio miglior attore straniero per il film La stangata di George Roy Hill

Premio Oscar 1973
Nomination miglior attore per il film La stangata di George Roy Hill



Old Man & the Gun segna l'ultima cavalcata dell'attore prima del definitivo ritiro dalla scena. Dal 20 dicembre al cinema.

Robert Redford, l'ultimo colpo dell'eroe per eccellenza

sabato 15 dicembre 2018 - Marzia Gandolfi cinemanews

Robert Redford, l'ultimo colpo dell'eroe per eccellenza Robert Redford ha promesso, addirittura giurato in un'intervista sul magazine "Entertainment Weekly", che Old Man & the Gun sarà il suo ultimo film da attore. Dopo sessant'anni di onorevole servizio, il divo fa un inchino e si congeda con la commedia di David Lowery, in cui incarna Forrest Tucker, ladro gentiluomo celebre per le sue rapine e per le sue evasioni (diciotto riuscite, dodici fallite). L'attore resta fedele alla sua galleria di personaggi irresistibili, anche quando si tratta di gangster e truffatori (Butch Cassidy, La stangata), e mette il punto su una carriera grande come il suo Gatsby. il misterioso e ambiguo milionario di Francis Scott Fitzgerald che lo consacrò seduttore sovrano degli anni Settanta. Difensore dei grandi miti e degli spazi americani, Robert Redford ha qualcosa di Gary Cooper, la tranquillità dell'uomo dell'Ovest, la lealtà dello sguardo azzurro, l'eleganza e l'innocenza perduta dell'America. È forse la mancanza di difetti a donare ai suoi personaggi e ai suoi film quella distanza sospesa, quell'esitazione a bruciarsi le ali, quell'impertinenza misurata che fa vibrare lo schermo. Nato nel 1937 in California, cresce a Santa Monica in un quartiere povero e a forte maggioranza ispanica. Ammesso all'università del Colorado, grazie al suo talento di giocatore di baseball, alza il gomito e viene espulso. A vent'anni si imbarca per l'Europa e si sogna pittore all'ombra di Modigliani e Goya. Di ritorno a New York si iscrive alla Dramatic Arts Academy, debutta a Broadway e poi al cinema nel 1961 ma è nel 1969, nel western solare di George Roy Hill che diventa Robert Redford.

A trentatré anni e a fianco di Paul Newman, suo idolo e suo doppio, interpreta Sundance Kid in Butch Cassidy, ballata fraterna e passaggio di testimone tra due generazioni di playboy dall'allure imperturbabile. Eroe per eccellenza, incarna il sogno americano in tutta la sua grandezza e il suo splendore biondo. Da Come eravamo a Tutti gli uomini del presidente, dalla Stangata a I tre giorni del Condor, passando per La mia Africa e L'uomo che sussurrava ai cavalli, Robert Redford ha marcato un numero impressionante di classici col suo senso dello spazio e della bellezza dei sentimenti.

Old Man & the Gun

* * * - -
(mymonetro: 3,10)
Un film di David Lowery. Con Robert Redford, Casey Affleck, Danny Glover, Tika Sumpter, Isiah Whitlock jr..
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Genere Commedia, - USA 2018. Uscita 20/12/2018.

Earth - Un giorno straordinario

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Richard Dale, Peter Webber, Lixin Fan. Con Robert Redford, Diego Abatantuono
Genere Documentario, - Gran Bretagna 2017. Uscita 22/04/2018.

Il drago invisibile

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,88)
Un film di David Lowery. Con Bryce Dallas Howard, Karl Urban, Robert Redford, Wes Bentley, Isiah Whitlock jr..
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Genere Avventura, - USA 2016. Uscita 10/08/2016.

Truth - Il prezzo della verità

* * * - -
(mymonetro: 3,11)
Un film di James Vanderbilt. Con Cate Blanchett, Robert Redford, Elisabeth Moss, Topher Grace, Dennis Quaid.
continua»

Genere Biografico, - USA, Australia 2015. Uscita 17/03/2016.

Captain America - The Winter Soldier

* * * - -
(mymonetro: 3,48)
Un film di Anthony Russo, Joe Russo. Con Chris Evans, Sebastian Stan, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie.
continua»

Genere Azione, - USA 2014. Uscita 26/03/2014.
Filmografia di Robert Redford »

domenica 24 febbraio 2019 - Il film di Reitman affronta la tematica del mutamento del giornalismo e della moralità pubblica, preservando il suo intento informativo.

The Front Runner - Il vizio del potere, un film di denuncia dall'approccio originale

Roy Menarini cinemanews

The Front Runner - Il vizio del potere, un film di denuncia dall'approccio originale Una vera ossessione, quella per la politica nel cinema americano contemporaneo. Se Vice (guarda la video recensione) ha raccolto il massimo dell'interesse in questi tempi, forse per il suo ardito mix di cinema, televisione, talk show, documentario di montaggio, narrazione seriale e così via, altri approcci sono possibili, come dimostra The Front Runner - Il vizio del potere. Lo stile di Jason Reitman non potrebbe essere più diverso, anche perché - oltre che un film sulla politica - il suo è un film sull'informazione. Controcanto quasi crudele a The Post (guarda la video recensione) di Steven Spielberg, The Front Runner - Il vizio del potere denuncia frontalmente il mutamento antropologico del giornalismo, e la trasformazione stessa del concetto di moralità pubblica. Temi, peraltro, che riguardano da vicino l'Italia, poiché - se in questo racconto è la baldanza di un democratico ad essere risucchiata nel vortice degli scandali - da noi le parti politiche si invertirono, e fu la vita sessuale di un premier di destra a scatenare la stampa di sinistra. Reitman, in effetti, non la fa affatto facile, e - forse con qualche gentilezza di troppo - cerca di offrire l'onore delle armi mostrando l'imbarazzo degli inviati ad occuparsi delle scappatelle di un politico, ad appostarsi tra le siepi per immortalarne le scostumatezze, a fotografarlo in maniche di camicia nel vialetto di notte. La spettacolarizzazione della politica nasce forse negli anni Ottanta, anche se recenti studi hanno dimostrato quanto persino Lincoln facesse riferimento a studi di comunicazione per impostare i propri discorsi pubblici.

Un conto, però, sono sondaggi e analisi del target degli elettori, e un conto è il sistema dello spettacolo. In effetti, The Front Runner - Il vizio del potere non è solo il racconto dell'inizio di qualcosa ma anche dei prodromi di ciò che si sarebbe svolto in tutt'altro contesto di lì a una quindicina di anni. La vicenda del senatore Hart è ancora una questione di fotografie, indagini porta a porta, televisione, dibattiti dal vivo, giornali di carta, servizi scritti matita in bocca, maniche rimboccate, di notte, per poter uscire con l'edizione del mattino. Qualche tempo più tardi, Internet avrebbe cambiato tutto, offrendo nuovi strumenti alla politica ma anche nuove armi al giornalismo d'inchiesta scandalistica. I politici sono diventati "celebrities" della Rete e gli scandali o le immagini compromettenti a loro volta si sono svincolati da tutte le intermediazioni, portando l'informazione e le fake news in un territorio di pericolosa prossimità.
Ecco, forse The Front Runner - Il vizio del potere - mentre denuncia un imbarbarimento - sta in verità anche raccontando la resistenza di una sorta di etica del giornalismo, un'ultima negoziazione sui limiti del mandato informativo, che almeno nel 1988 aveva ancora lo scopo di trovare la verità e smascherare le bugie di un candidato, per quanto private e probabilmente insindacabili.

Il resto lo fa lo stile di racconto e regia scelti da Jason Reitman, che si conferma autore di rarissima intelligenza e forse uno dei cantori meno noti di un'identità statunitense che - riguardando la sua intera filmografia - verrebbe fuori in tutta la sua complessità e grandiosità. Quasi altmaniano nel primo, lunghissimo piano sequenza, continua a seguire il maestro in gran parte della pellicola. Come Altman, anche Reitman privilegia un racconto corale, dove non c'è un vero protagonista, a cominciare da Gary Hart, il cui punto di vista non sposiamo di fatto mai lungo le due ore del film, e che rimane un personaggio ambiguo e opaco. In questo modo, Reitman ci mette nelle mani dei giornalisti e dei suoi assistenti, di cui seguiamo la sfida a scacchi, lasciandoci il compito di trarre le conclusioni morale e deontologiche del caso. E (a conferma che il regista guarda all'esperienza del cinema americano anni Settanta) se dovessimo trovare altre analogie ci verrebbe in mente Il candidato (1972) di Michael Ritchie, con un superbo Robert Redford, che già allora (pensate un po') venne considerato un film sul declino dell'idealismo in politica e nell'informazione.

domenica 10 febbraio 2019 - Il nuovo film di Eastwood racconta una storia complicata, paradossale, dove quando pensi di aver capito tutto, invece non hai capito nulla. Ora al cinema.

Il corriere - The Mule, Clint Eastwood nell'Olimpo dei più grandi

Roy Menarini cinemanews

Il corriere - The Mule, Clint Eastwood nell'Olimpo dei più grandi Ci si sente in imbarazzo, guardando Il corriere - The Mule di Clint Eastwood. In imbarazzo per tutto il tempo che spesso sprechiamo a parlare di altri film evidentemente impreparati a sostenere lunghe riflessioni o attente valutazioni, e ad elogiare cineasti che meritano la metà della metà dell'importanza che dovremmo dare a uno dei più grandi autori della storia del cinema. Rimediamo subito. Il corriere - The Mule mette a contatto due elementi apparentemente contraddittori dei racconti per immagini: la libertà espressiva e la vulnerabilità. Invece che lasciare alla seconda il compito di proteggere il vecchio protagonista dagli strali della severità o di suscitare la commossa partecipazione del pubblico (come accaduto, in modo del tutto sincero e legittimo, a Robert Redford nel non dissimile Old Man & the Gun), Clint Eastwood espone apertamente il suo Earl e si espone come corpo cinematografico in modo incredibilmente osato e privo di qualsiasi filtro. Solo innalzando la propria fragilità al rischio più assoluto (di ridicolo, qua e là, o di disorientamento dello spettatore, talvolta), Eastwood sa di poter andare oltre il cinema "della serenità" e del pacifico congedo dai grandi vecchi. Chi pensava che Il corriere - The Mule sarebbe stato un addio di troppo, dopo quello già così perfetto e intoccabile di Gran Torino, si ricrederà vedendo quali contropiede e quali sfocature il cineasta vuole cocciutamente portare sullo schermo. E qui entra in scena la libertà, quella che sta spiazzando anche i commentatori più raffinati del cinema eastwoodiano, già straniti dallo sperimentalismo azzardatissimo di Ore 15:17 - Attacco al treno, e ora alle prese con questo ameboidale ibrido tra commedia, road movie, thriller e melodramma.

Lavorando come i grandi registi degli anni Quaranta sempre e comunque su sceneggiature scritte da altri, Eastwood le abita e la torce fino ad appropriarsene completamente. Eppure il gioco sull'icona, per quanto possa contenere alcune civetterie (i burger col nome Gunny, o le inquadrature prese di peso da Un mondo perfetto), si colloca appunto in una zona rischiosa, impervia, denudata.

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