| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 75 minuti |
| Regia di | Giovanni Piscaglia |
| Uscita | lunedì 1 dicembre 2025 |
| Distribuzione | Nexo Studios |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
La dimensione spirituale e umana di Michelangelo Merisi attraverso i luoghi, le opere e le ombre della Roma del Giubileo del 1600 e in quella di oggi. In Italia al Box Office Caravaggio a Roma - Il Viaggio del Giubileo ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 64,6 mila euro e 59,7 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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L'emozione delle immagini di folle di persone che, pacifiche, camminano, osservano, cantano, pregano, nei dintorni di Roma per giungere a piazza San Pietro, è forte ed è un segnale di speranza per chi pensa che non esista più un desiderio di comunità. Il Giubileo, ancora oggi, ha quella pura energia che unisce diverse generazioni. Il film di Giovanni Piscaglia inizia il racconto mostrando questi vividi gruppi di persone che invadono con grazia la città. Genti di qualunque provenienza ed età che incontreremo durante lo sviluppo di una storia che narra il lavoro e le opere di Caravaggio. Il grande pittore barocco nel 1600, proprio durante l'anno del Giubileo di papa Clemente VIII, vive e lavora a Roma, aderendo la sua arte al sacro.
Il film narra le azioni rocambolesche di Michelangelo Merisi (1571-1610), detto il Caravaggio per via della sua provenienza nei dintorni di Milano, che, tra un'altissima pittura, interessanti relazioni con i papi e con le famiglie aristocratiche ed azioni personali sempre al limite (o anche al di là di esso), ha vissuto Roma negli anni di più grande ricchezza culturale, architettonica e di flusso delle genti.
La chiave che unisce l'energia del Giubileo (ancora oggi) e la forza espressiva di Caravaggio è dunque la città di Roma. Bacino importante e vivido dove forze politiche, sociali e di attivazione di una città, facevano a gara per mostrarsi più forti attraverso la cultura. Il primo Giubileo della storia risale al 1300, indetto da Bonifacio VIII. Il papa fa trasferire l'evento da Gerusalemme a Roma, rendendola così la città eterna. La città dove tutto doveva convogliare, grazie alla visione della chiesa e alla ricerca costante di bellezza. Una bellezza che, ancora oggi, si guarda nelle strade, dentro e fuori le chiese, i palazzi, le rovine antiche, fino alle tracce delle conquiste che puntellano le stratificazioni urbane. Una vivacità che fa vibrare ogni vicolo o vialone grande, fino a portare al centro del mondo: a piazza San Pietro, racchiusa in un abbraccio di colonne, proprio come ha deciso il Bernini quando realizzò il disegno per il colonnato. Bernini, Borromini e Michelangelo: tre nomi di maestri rinascimentali che solo in questi pochi metri tra la piazza e la basilica, hanno costruito memorie indelebili. Ecco che, pochi anni più avanti, da Milano giunge nella capitale un giovane talentuoso artista. Caravaggio che, immediatamente, si fa notare per le innovazioni pittoriche e per l'urgenza nella resa del reale. "Imitare bene le cose naturali" scrive il pittore in un documento che nel film sentiamo leggere dagli Archivi di Stato. Ecco che le nature morte, come la Canestra di frutta (1597-1600), custodita a Milano presso la Pinacoteca Ambrosiana, sono le più contemporanee per i difetti, la minuzia dei dettagli, le gocce di luce e la realtà pittorica con cui sono realizzate. O il Giovane con canestra di frutta (1595), che osserviamo e ascoltiamo raccontato dalla direttrice della Galleria Borghese di Roma, che, con sguardo languido e sensuale, una posa non comune e dei vestiti semplici, mostra al fruitore dei frutti appena raccolti. Come, ancora, il Bacchino malato (1596-97), sempre di proprietà di Galleria Borghese e, forse, il primo autoritratto dell'artista. Entrambi i dipinti mostrano quel gioco di chiaro scuro tipico solo del Caravaggio, pittore che utilizzava l'oscurità per dare rilievo ai suoi soggetti.
Artista che utilizzava modelli presi dalla strada per i suoi ritratti, anche quelli sacri, provocando spesso scandali. Tra questi, il più rumoroso è creato qualche anno dopo la realizzazione della Madonna dei palafrenieri (1606) dove il volto della modella Maddalena Antognetti, la Lena, fu riconosciuto da tutti. Le modelle che posavano per i pittori in quel periodo non erano conosciute per la loro santità, per cui fu subito scandalo. E l'opera oggi non è custodita nella chiesa per cui Caravaggio la realizzò, poiché rifiutata, ma è parte della collezione Borghese.
Dal 1600 Caravaggio lavora per la curia e per grandi famiglie, come quella di Scipione Borghese, suo sostenitore tanto da fornirgli un salario fino alla sua permanenza a Roma, prima del fattaccio dell'omicidio che portò Caravaggio a vagare tra Napoli, Malta e, di nuovo Napoli. Qui, in questa straordinaria città che tutti accoglie, Caravaggio prosegue il lavoro dedicato ai temi biblici e spirituali iniziato nel 1600 a Roma, ma dove temi come la drammaticità enfatizzata, il movimento, tenebre e morte, prendono sopravvento sui soggetti trattati.
Il film si sviluppa tra i racconti della vita di Caravaggio, le accurate e bellissime descrizioni, sia visive, dove la camera si sofferma con lentezza e grazia sui soggetti e sui colori lasciati dal maestro nelle sue pitture, che di racconto restituito grazie agli interventi di professionisti dell'arte e della città di Roma. Tra questi spiccano le narrazioni di Suor Maria Gloria Riva che, con grande naturalezza, narra un Caravaggio spirituale alla ricerca di sé stesso e della sua espiazione attraverso la sua pittura. Presso la Pinacoteca Ambrosiana è posta in relazione al "Cestino" caravaggesco, una scultura in marmo di Jago. Un cestino di armi deposte. Ecco, forse Caravaggio avrebbe preferito un atto più silenzioso, ma sicuramente il film vuole dimostrare che il Merisi è sempre affascinante e immortalmente contemporaneo. Come, del resto, la città di Roma.
Il giovane Michelangelo Merisi giunse a Roma alla fine del 1500. L’Urbe divenne luogo d’elezione del suo apprendistato, ma anche di maturazione e consacrazione in un’epoca fervida per gli artisti, ai quali la Chiesa chiedeva un radicale rinnovamento del linguaggio figurativo. Il documentario ripercorre l’esperienza di Caravaggio nella città barocca fino alla sua morte, concentrandosi sulle opere realizzate per il Giubileo del 1600 voluto da papa Clemente VIII, come La vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo che ebbero un’influenza incalcolabile nei secoli a venire. Le sue innovazioni compositive, la svolta verso il sacro, il realismo drammatico, le sue relazioni burrascose con papi, potenti e mecenati sono accostate, sin dall’incipit, al cammino spirituale di pellegrini di ogni età e provenienza che, in questi mesi, accorrono a Piazza San Pietro per l’Anno Santo.
Su soggetto della produttrice Didi Gnocchi, sceneggiatura di Eleonora Angius e con la voce narrante di Mario Cordova (è il doppiatore italiano, tra gli altri, di Willem Dafoe e Richard Gere), Giovanni Piscaglia dirige un doc che vuole restituire il genio creativo, l’umanità, il tormento spirituale, la ricerca della Salvezza dell’artista meneghino.
Il cineasta e videoartista pesarese è ormai specializzato in doc artistici: dal 2017 ha raccontato Van Gogh – Tra cielo e grano, prima dell’Ermitage e di Napoleone. Il potere dell’arte, senza dimenticare la monografia Perugino – Rinascimento Immortale uscita due anni fa.
Girato principalmente nella Capitale, ma anche a Napoli e sull’isola di Malta, Caravaggio a Roma – Il viaggio del giubileo è una coproduzione tra 3D Produzioni e Nexo Studios in partecipazione con Sky con la collaborazione di Avvenire e Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo. Intervengono religiosi, storici dell’arte, saggisti e scultori per “liberare Caravaggio dalle sovrastrutture che gli abbiamo imposto e di restituirlo alla sua arte, al suo silenzio, al suo mistero”, come ha spiegato il regista. La narrazione si sofferma sugli autoritratti, ne restituisce il dissidio interiore, la sete di spiritualità e l’ansia di redenzione che si acuirà con l’esilio, enfatizzando in parallelo la straordinaria attualità delle tele ancora oggi, come testimoniano i fedeli del Giubileo. Il pittore fu innovatore assoluto nella gestione chiaroscurale delle scene, nella cura minuziosa dei dettagli (sfumature di luce e minime variazioni di colore), nell’intensità drammatica delle figure, nella resa plastica dei corpi, nella nobilitazione dei reietti scelti come modelli per le sue pitture: su tutte, Maddalena Antognetti eternata nella Madonna dei Palafrenieri, quadro del 1606 custodito alla Galleria Borghese.
La madre dei Caravaggio è sempre incinta, si dice quando dai cassetti di chi scrive la storia dell'arte escono inediti del maestro, sòle o repliche stanche. Oggi è sempre gravida quella dei Caravaggio cinematografici, come questo doc, pura propaganda del Giubileo, sul quale il nome Caravaggio è steso come la foglia d'oro su un risotto pretenzioso. A ridosso della chiusura della mostra romana del 2025, [...] Vai alla recensione »