La storia di Ornella Vanoni sarà da oggi raccontata in profondità. Mi limito ai miei ricordi e alle mie passioni personali. Ho molto amato Ornella, dico che era la mia prediletta, certo aveva delle competitor come Mina ma gli stili erano troppo diversi. E comunque riconosceva che Mina “faceva più moda di lei”. Da milanese a milanese la memoria mi porta al Piccolo Teatro, nel 1957 quando lei era nel cast dei “Giacobini” di Federico Zardi, dove cantava due ballate della Rivoluzione francese "Les rois s’en vont" e "La Seine est rouge", aveva 23 anni ma lo stile era già il “suo”.
Nasce così l’idea di una cantante, intellettuale, impegnata, con un registro nuovo che si impone. Tanto che Giorgio Strehler le scrive addosso un repertorio in quel senso. Al regista dominus del Piccolo si aggiungono autori alternativi come Dario Fo e Fiorenzo Carpi. Lo spunto nasce da antiche ballate dialettali che raccontano storie di cronaca nera incentrate sul tema della malavita dove i protagonisti sono questurini, carcerati, delinquenti, operai frustrati. E così e nascono le “canzoni della mala”, titoli come "Ma mi" e "Le mantellate". Sarà un periodo lungo e decisivo. Identitario per Ornella.
La stagione successiva, gli anni sessanta, è nel segno di Gino Paoli, con lui storia d’arte e storia d’amore. Ed è il tema dell’amore che Paoli le dedica, e che le risulta congeniale, nasce la canzone "Senza fine", e tutti sappiamo cosa significa.
Ricordiamo di quegli anni anche "Che cosa c’è", "Tu si n’a cosa grande", in coppia con Modugno al festival di Napoli ma è opportuno citare alcuni dei molti compagni di musica di Ornella in quel tempo: Franco Califano, Bruno Lauzi, Roberto Carlos, Mino Reitano, Lucio Battisti, fra i moltissimi.
Dagli anni settanta, altro decennio a salire in popolarità e stile, la mia memoria estrae "Domani è un altro giorno", versione italiana del brano di Tammy Winette "The Wonders You Perform", inserito nella colonna sonora del film La prima notte di quiete di Valerio Zurlini. Gli anni passano, il successo continua a salire. E tutti, cantanti e musicisti si mettono in fila per averla come partner. Altri nomi indispensabili: Fabrizio de André, Paolo Conte, Lucio Dalla. É lei Ornella a cercare la collaborazione col musicista chitarrista brasiliano, Toquinho, essendosi scoperta affine a quella musica. Ne nascerà un vero repertorio che espatrierà in molti paesi, non solo del Sudamerica.
Segue una lunga serie di album. Ne ricordo uno che vale la pena di raccontare, Più di me, dove la Vanoni si accompagna con colleghi di prima grandezza: Mina, Eros Ramazzotti, i Pooh, Jovanotti, Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Gianni Morandi. Alcuni dei brani mai dimenticati: "Domani è un altro giorno", "Senza fine", "La musica è finita", "Io so che ti amerò". Il duetto con Ramazzotti ("Solo un volo"), si colloca a lungo in prima posizione nella classifica dei brani più scaricati.
La Vanoni è stata presente in un’infinità di programmi televisivi, anche di fiction. E si è concessa fino a quasi novant’anni, anche cantando, e la sua voce non l’aveva tradita. É stata anche ottima attrice, in diversi film. Ne ricordo uno, particolare, coraggioso, I viaggiatori della sera, diretto da Ugo Tognazzi nel 1979 tratto dal romanzo di Umberto Simonetta. Ornella non aveva nessun imbarazzo a togliersi i vestiti, poteva farlo. Devo, colpevolmente, fermarmi qui con le citazioni, ma credo che l’essenza Ornelliana sia emersa.
