| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Alberto Gemmi |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento martedì 9 giugno 2026
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel labirinto di pietra del poco noto cimitero tedesco della Futa, sull'Appennino tosco-emiliano, memoria e oblio si intrecciano tra corpi dimenticati, riti teatrali e paesaggi che mutano. Il documentario intreccia questi elementi facendone emergere la tragica presenza.
Alberto Gemmi realizza non un classico documentario quanto piuttosto un'immersione in uno spazio architettonico sconosciuto per la grande maggioranza.
Nella sezione Proiezioni speciali del 79° Festival di Cannes il film Vesna di Rostislav Kirpicenko, regista lituano cresciuto in Ucraina, in cui si racconta come in certe aree occupate i russi impediscano, come accadeva nell'"Antigone" di Sofocle, la sepoltura dei civili ucraini e come, in aggiunta a ciò, ammassino in fosse comuni i cadaveri dei loro soldati deceduti dando loro fuoco affinché non sia possibile il riconoscimento e vengano dati per dispersi evitando così il dovuto riconoscimento economico alle famiglie.
In questo film che costituisce una denuncia dell'orrore della guerra ci viene mostrato e ricordato che in Italia, nonostante quanto accaduto durante l'occupazione nazista, non si è arrivati a quel livello di disumanità.
Nel cimitero militare tedesco del passo della Futa sono sepolti più di 30.000 soldati (il più giovane aveva sedici anni) in una struttura architettonica a cui sottosta un pensiero che si è trasformato in arte che coinvolge un'altra forma d'arte. Perché in questo labirinto di pietre tombali, di cui vediamo i disegni preparatori, conservati con estrema cura, la compagnia teatrale Archivio Zeta torna ogni anno a recitare una versione de "La montagna incantata" di Thomas Mann ritualizzandone il contenuto che viene connesso alla Storia che quei luoghi hanno vissuto.
Gemmi si avvale di materiali d'archivio che innerva con l'aiuto di testi che vanno da Cesare Pavese a Elias Canetti passando per Julio Cortázar e ci mostra anche come ogni anno vengano riproposte da figuranti in divise militari alcune fasi delle battaglie che si sono svolte in quell'area.
Ma ciò che colpisce, e che viene più volte riproposto nel corso della visione, è la presenza di persone che, con l'uso di metal detector, ancora oggi vanno alla ricerca di reperti dell'epoca trovando a volte resti di corpi e dando loro una sepoltura. È il segno di una pietà che va oltre qualsiasi tipo di giusta rivendicazione ponendo, al di sopra di tutto l'essere umano.