Queen Budapest

Film 1986 | Documentario, Musicale, 92 min.

Anno1986
GenereDocumentario, Musicale,
ProduzioneUngheria, Canada, USA
Durata92 minuti
Regia diJános Zsombolyai
AttoriQueen, John Deacon, Brian May, Freddie Mercury, Roger Taylor .
Uscitamercoledì 7 ottobre 2026
TagDa vedere 1986
DistribuzioneNexo Studios
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di János Zsombolyai. Un film Da vedere 1986 con Queen, John Deacon, Brian May, Freddie Mercury, Roger Taylor. Genere Documentario, Musicale, - Ungheria, Canada, USA, 1986, durata 92 minuti. Uscita cinema mercoledì 7 ottobre 2026 distribuito da Nexo Studios. Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento lunedì 5 ottobre 2026

Il primo rock show di una band occidentale in uno stadio oltre la Cortina di ferro.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Riedizione restaurata nell'immagine e nel suono dell'ultimo concerto filmato con Freddie Mercury: un primato tecnologico.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 5 ottobre 2026
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 5 ottobre 2026

27 luglio 1986. I Queen sono la prima rock band a suonare in uno stadio oltre la cortina di ferro. In effetti, prima di loro, i Rolling Stones (Varsavia, 1967), i Blood, Sweat and Tears (tour in Est Europa nel 1970) o Cliff Richards (Leningrado e Mosca, 1976) non ebbero mai a disposizione una struttura ad hoc come il Népstadion di Budapest. Si trattò di una tappa del Magic Tour, l'ultima occasione in cui Mercury venne ripreso in tour con la band: secondo alcuni biografi, l'anno successivo gli fu diagnosticato l'AIDS; lui rese la notizia pubblica nel 1991, un giorno prima di morire. Nel 1986 il governo ungherese mise a disposizione tutta la pellicola 35 millimetri disponibile nel Paese e un'equipe tecnica diretta dal misconosciuto Janós Zsombolyai, anche sceneggiatore e direttore della fotografia (il suo A Halálraítélt / Sentenced to Death, entrò in selezione alla Berlinale nel 1990).

Una produzione notevole: diciassette macchine da presa, trentuno assistenti operatori accreditati, cinque montatori. Elemér Ragály, il direttore della fotografia, anche lui locale, colse lo spirito di quel tour, la fatica ma anche l'entusiasmo degli artisti in condizioni di luce molto diverse e da una molteplicità di distanze e punti di vista.

La band, da parte sua, ricambiò l'accoglienza salutando e firmando autografi per i fans, fece una gita in barca sul Danubio e una visita della città, partecipando a una cerimonia ufficiale. Inserì persino in scaletta una popolare canzone ungherese degli anni Trenta, accennata da Mercury: Tavaszi szel vite araszt (Il vento di primavera porta l'acqua, per i curiosi). Strizzando l'occhio a un pubblico che resta privo di parola, ai margini delle riprese, concentrate unicamente sulla performance e sugli effetti (per l'epoca, sostanzialmente costumi e luci). In effetti lo spunto politico del rock che porta una ventata di ribellione a Est è poco più di una suggestione e nel restante, episodico girato extra palco non se ne trova traccia, scavalcato com'è da un'atmosfera turistica: Taylor corre in go kart in un autodromo, May fa un giro in mongolfiera, Deacon passeggia sul lungofiume, Mercury osserva oggetti d'arte.

La registrazione del concerto era già stata pubblicata in formato VHS nel 1987, in Uk e Giappone, col titolo Hungarian Rhapsody: Queen Live in Budapest; nel 2012 era uscita nelle sale, in distribuzione limitata ma globalmente, e pure in formato Blu Ray e DVD. La vera, esaltante sorpresa di Queen Budapest è la qualità brillante del restauro video, curata dal laboratorio neozelandese Park Road Post Production di Peter Jackson: digitalizzazione e restauro in 4K a partire da un girato che era rimasto dal 1987 in Ungheria, conservato negli archivi dell'Istituto Nazionale di Cinematografia (Nemzeti Filmintézet Magyarország).

In parallelo, dopo aver acquisito nel 2024 il catalogo dei Queen, Sony Music ha realizzato la rimasterizzazione audio per Dolby Atmos e IMAX negli storici Twickenham Film Studios di Londra. Per portare al pubblico, nel quarantesimo anniversario di quell'esibizione, una versione potenziata e allo stato dell'arte.

Le immagini che arrivano nelle sale a ottobre 2026 sono infatti l'esito di un'operazione a cavallo tra tecnologia e filologia, vanno a braccetto con il re-enactement di Live Aid a Wembley in Bohemian Rhapsody di Bryan Singer. Celebrano la presenza scenica di Freddie Mercury e la dinamica fluida tra le percussioni di Roger Taylor, il basso di John Deacon e le chitarre del celeberrimo Brian May, con l'apporto supplementare di Spike Edney, tastierista aggiunto e direttore musicale del tour che si intravede in Hammer to Fall. L'unica aggiunta al girato originale è una breve introduzione recente, di poco più di quattro minuti, in cui Taylor e May ricordano quel momento (Deacon si è ritirato a vita privata da decenni).

Per il resto, il concerto corre senza pause tra un brano e l'altro, con un solo percepibile trucco di montaggio su Bohemian Rhapsody. La tracklist è un'antologia da collezione, che gli amanti del gruppo potranno riascoltare ad libitum nei vari formati di ascolto che accompagnano questa uscita evento. Si fila dritti da One Vision a We Are the Champions lungo 27 brani arrangiati sinteticamente per l'esecuzione sul palco (It's A Kind of Magic, Under Pressure, I Want to Break Free, Radio Gaga, We Will Rock You). Tra vocalizzi, pose teatrali e passeggiate danzate in scena, non siamo mai stati così vicini a Freddie Mercury, al suo corpo sexy, sudato e teso e alla sua leggendaria, inviolabile dentatura, ripresa a volte anche dal basso. L'occasione per osservarne la statura di interprete e riscoprirne la qualità vocale, immaginando una fase successiva al rock operistico, orchestrale e spudoratamente effettato della band. Che qui risuona come mai prima.

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mercoledì 5 agosto 2026
 

L'ultima esibizione dal vivo dei Queen al completo ripresa su pellicola e restaurata in 4K. Vai all'articolo »

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