| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Kasia Smutniak |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento martedì 20 ottobre 2026
Un racconto intimo e inedito che nasce dal primo viaggio compiuto nel 2003 di Kasia Smutniak e Pietro Taricone nella remota regione del Mustang e racconta oltre vent'anni di vita.
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CONSIGLIATO SÌ
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2010. Sophie Taricone e sua madre Kasia Smutniak sono su un aereo diretto al Mustang, alle pendici dell'Himalaya. La voce narrante di Sophie ricorda quel viaggio compiuto a sei anni in un luogo molto caro a sua madre e suo padre, Pietro Taricone, perché lì Kasia e Pietro avevano compiuto nel 2003 un viaggio che aveva cambiato loro la vita, per quanto quella di Pietro si sarebbe poi rivelata breve. Taricone filmava tutto, e Kasia Smutniak ha messo insieme quei filmati che li ritraggono prima coppia innamorata e avventurosa in Nepal, poi genitori entusiasti e giocherelloni. Nel Mustang Kasia e Pietro si erano ripromessi di tornare per fondare una scuola per i bambini del luogo, ma Kasia ha dovuto compiere quel viaggio da sola e la scuola, dopo dieci anni, ha rischiato di non sopravvivere, a causa delle poche iscrizioni e delle difficoltà logistiche per alunni e insegnanti.
Mustang è il documentario con cui Smutniak ripercorre quei viaggi incrociando e sovrapponendo (a volte anche giustapponendo) le immagini raccolte da lei, da Pietro Taricone e dal direttore della fotografia Paolo Pisacane che ha seguito il suo viaggio più recente, nel 2025, in una continuità di tempo e luogo che sconfigge le distanze e unisce i ricordi in un flusso ininterrotto.
Mustang è l'elaborazione di un lutto raccontata per immagini, ma è tutt'altro che un resoconto cupo o macabro, anzi, è pieno di vita, di colore, di risate, di senso dell'esistere con uno scopo e uno spirito di avventura.
Poiché "in Tibet tutto procede più lentamente rispetto al resto del mondo" le riprese si prendono il tempo che serve, a cominciare dalla scena iniziale, una lunga traversata a piedi del Mustang da parte di una donna del posto. Il montaggio di Ilaria Fraioli movimenta invece la narrazione, scomponendo e ricomponendone i ricordi, unendo passato e presente, mescolando gioia e tristezza, nostalgia e riappropriazione di sé. In quel luogo Pietro e Kasia si erano (volutamente) persi più volte, trovando invece l'essenza della loro relazione, e la voglia di proteggere quella cultura così lontana e allo stesso tempo così vicina alle loro sensibilità.
Vedere le immagini del loro primo viaggio in Nepal è assistere all'innamoramento fra due ragazzi che si corrispondono al di là della reciproca attrazione. Da quel momento, e anche quando "Pietro non c'era più", ogni viaggio sarà una spedizione, e Kasia e Sophie dovranno "abituarsi ad essere in due" e cercare anche "il senso del ritorno", verso una vita che comprenderà poi un altro compagno per Kasia e un fratellino per Sophie. La loro storia è commovente senza mai essere manipolativa o strappalacrime, anzi, più volte strappa un sorriso, e fa venire voglia di incontrare i volti sereni degli abitanti del Mustang e abbracciare il loro stile di vita essenziale.
Mustang è emozionante perché ogni passaggio ha qualcosa di predestinato: segni e simboli - quando Kasia posa la prima pietra della scuola che lei e Pietro avevano sognato sul Mustang vede cadere la neve in piena estate - date stabilite dai monaci tibetani, incontri magici, contatti umani che avvicinano spiriti affini. Oltre vent'anni della vita di Kasia vengono raccontati da lei, da Sophie e dalla cosceneggiatrice Marella Bombini senza filtri, a viso scoperto, attraverso un lavoro di ricostruzione paziente e onesto, allo stesso tempo libero e certosino. Il documentario è stato realizzato con il contributo di Associazione Pietro Taricone e il sostegno dell'Unione Buddhista italiana, ed è coprodotto da Domenico Procacci, da oltre dieci anni compagno di vita di Kasia Smutniak, in una continuazione che non dimentica ma che si lascia andare al flusso della vita.
Presentato nel concorso Progressive Cinema della XXI Festa del Cinema di Roma, Mustang è tante cose, forse troppe. È una testimonianza umana e un documentario di viaggio, una fuga dall'occidente e un viaggio in un mondo a parte. Ma forse, più di tutto, è il tentativo di tenere stretto chi non c'è più e di lasciarlo andare. Senza rinunciare alla sua assenza per sempre presente.
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