Dietro la macchina da presa c’è Catherine Corsini, regista da sempre attenta alle dinamiche emotive e relazionali, che in questo film sceglie di confrontarsi direttamente con le tensioni irrisolte di una società profondamente divisa. La stessa Corsini ha raccontato come l’idea sia nata da un’esperienza personale in ospedale, dove ha percepito un clima di costante tensione e conflitto, poi trasposto sullo schermo.
La “frattura” evocata dal titolo originale, La fracture, è innanzitutto quella fisica che colpisce il gomito della fragile e irruenta Raf, ma diventa presto metafora di una lacerazione ben più ampia e profonda: quella che da anni attraversa la Francia, contrapponendo la base alle élite economiche e intellettuali, la provincia alla capitale – Parigi, unico vero centro – i poveri ai ricchi, i dimenticati ai privilegiati.
La recitazione è volutamente sopra le righe, nervosa e a tratti isterica: un tono esasperato che può risultare respingente, ma che risponde alla precisa scelta di restituire la tensione costante e il caos emotivo della vicenda.
Il film è stato premiato al Festival di Cannes con la Queer Palm, riconoscimento dedicato alle opere che affrontano tematiche LGBTQ+, anche grazie alla centralità della relazione tra le due protagoniste.
Parigi, tutto in una notte - Leggi la recensione di MYmovies.it