Valeria Bruni Tedeschi trascina una commedia che dice molto del presente. Ora in streaming. GUARDA ORA IL FILM »
Presentato in concorso al Festival di Cannes e candidato a sei Premi César, di cui uno vinto, Parigi, tutto in una notte è stato tra i titoli più rilevanti delle recenti stagioni del cinema francese. Merito soprattutto di interpretazioni trascinanti – su tutte quella di Valeria Bruni Tedeschi – e della scelta di affrontare senza filtri la società parigina contemporanea, sullo sfondo delle proteste dei gilet gialli.
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Protagoniste sono due compagne di vita da diversi anni, Raf e Julie che hanno deciso di lasciarsi, stanche delle incomprensioni e delle continue liti. Julie ha anche un figlio adolescente, che ha deciso di partecipare coi suoi amici a una grande manifestazione che si terrà a Parigi quello stesso giorno. Uscita di casa per seguire Julie, Raf cade e si frattura un gomito: nel pronto soccorso dell'ospedale dove viene portata, la donna passerà un giorno e una notte infiniti e qui incontrerà Yann, un manifestante ferito negli scontri con la polizia. Le discussioni, le distanze politiche e le vicinanze emotive fra l'intellettuale parigina e il lavoratore infuriato con il governo metteranno in luce i conflitti che attraversano la società francese contemporanea.
Dietro la macchina da presa c’è Catherine Corsini, regista da sempre attenta alle dinamiche emotive e relazionali, che in questo film sceglie di confrontarsi direttamente con le tensioni irrisolte di una società profondamente divisa. La stessa Corsini ha raccontato come l’idea sia nata da un’esperienza personale in ospedale, dove ha percepito un clima di costante tensione e conflitto, poi trasposto sullo schermo.
La “frattura” evocata dal titolo originale, La fracture, è innanzitutto quella fisica che colpisce il gomito della fragile e irruenta Raf, ma diventa presto metafora di una lacerazione ben più ampia e profonda: quella che da anni attraversa la Francia, contrapponendo la base alle élite economiche e intellettuali, la provincia alla capitale – Parigi, unico vero centro – i poveri ai ricchi, i dimenticati ai privilegiati.
La recitazione è volutamente sopra le righe, nervosa e a tratti isterica: un tono esasperato che può risultare respingente, ma che risponde alla precisa scelta di restituire la tensione costante e il caos emotivo della vicenda.
Il film è stato premiato al Festival di Cannes con la Queer Palm, riconoscimento dedicato alle opere che affrontano tematiche LGBTQ+, anche grazie alla centralità della relazione tra le due protagoniste.
Parigi, tutto in una notte - Leggi la recensione di MYmovies.it