Club Kid

Film 2026 | Drammatico,

Regia di Jordan Firstman. Un film Da vedere 2026 con Cara Delevingne, Diego Calva, Jordan Firstman, Alaina Surgener, Miss Benny. Cast completo Genere Drammatico, - USA, 2026, distribuito da I Wonder Pictures. Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento lunedì 25 maggio 2026

Un uomo è costretto a ripensare alla sua vita dopo la scoperta di avere un figlio.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
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Un esordio sorprendente. Notevole colonna sonora e un cast che spicca.
Recensione di Tommaso Tocci
mercoledì 20 maggio 2026
Recensione di Tommaso Tocci
mercoledì 20 maggio 2026

Festaiolo così incallito da trasformare la sua passione in un lavoro come organizzatore di party esclusivi, Peter passa la sua vita muovendosi tra gli angoli più cool della scena gay di New York, in una serata dopo l'altra sempre attraversate da copiose dosi di musica, sesso e stupefacenti. Un giorno però riceve la visita di una donna che vuole affidargli un bambino sui dieci anni, Arlo, a suo dire figlio di Peter. L'uomo è doppiamente incredulo, non solo per la notizia improvvisa ma perché convinto di non essere mai stato con una donna. Per non abbandonare il piccolo Arlo, Peter si mette però di impegno in questa nuova veste genitoriale, cercando di conciliare uno stile di vita edonistico e dissoluto con una responsabilità che non aveva mai avuto.

Arriva a sorpresa il primo film di Jordan Firstman, fin qui noto come comico per alcuni sketch su Instagram ai tempi della pandemia e poi per qualche parte da attore tra cinema e TV.

Ritagliatosi una nicchia di influenza nella sfera queer a stelle e strisce, ora scrive e dirige una riuscita storia di commedia familiare mista a una vivida esplorazione degli ambienti della nightlife newyorchese, un mondo che evidentemente l'autore conosce bene e che emerge pienamente dallo schermo in tutta la sua affettuosa idiosincrasia.

C'è presumibilmente molto di Firstman nel personaggio di Peter, un ragazzone cresciuto all'interno del guscio protettivo e privilegiato di Manhattan (nell'appartamento stiloso ma ad affitto controllato che ha ereditato dalla madre defunta, assieme a svariati traumi) ma al tempo stesso un outsider le cui abilità sociali e di networking hanno fin qui mascherato una mancata crescita personale. "Ti sembra mai di aver perso dieci anni?" chiede alla fidata vicina del piano di sotto, in un'arguta chiosa al travolgente prologo iniziale (un party sfrenato e messo in scena con roboanti movimenti di macchina che ben documenta la routine quotidiana del personaggio) che in un solo stacco di montaggio fa sparire un decennio di vita.

È a questo punto che il film vira verso una struttura ben collaudata, al limite dell'essere troppo ovvia - quella dell'uomo un po' sbandato che all'improvviso si trova a crescere un bambino, un sotto-genere ammiccante e sempre in grado di catalizzare l'attenzione del pubblico. Firstman lo sfrutta al massimo, spazzando sotto al tappeto molte delle complicazioni drammatiche che sarebbe lecito attendersi (il rapporto tra Peter e Arlo, interpretato dalla rivelazione Reggie Absolom, trova subito una sintonia ammirevole ma improbabile, con minimo adattamento richiesto da ambo le parti) eppure indovinando una caratterizzazione leggera e verosimile che come tutto il resto del film ha la capacità di farsi immediatamente ben volere.

Girando su pellicola in 35mm (impeccabile il lavoro sulla fotografia di Adam Newport-Berra) con poco budget ma con la capacità di abitare New York e i suoi luoghi in modo inconsueto e radicato, Firstman è autentico nel suo essere derivativo - forse la cifra stilistica più profondamente millennial - e costruisce un'estetica nell'ormai dominante vena di A24 prima ancora di vendere il film ad A24 (cosa che succederà subito dopo l'esordio a Cannes), il che è a suo modo una dichiarazione di integrità artistica. Così come lo è l'idea di una dimensione curatoriale come strumento di espressione primario, dalla notevole colonna sonora all'assemblaggio di un cast che spicca in tutti i ruoli di contorno e rende tridimensionale il gigantesco affresco di una comunità a cui il film guarda con complessità e delicatezza.

Il cinema queer fondativo di Gregg Araki si becca una menzione diretta tra omaggio e aspirazione, ma in Club kid si respira l'atmosfera del miglior cinema indipendente contemporaneo, dallo stile di Sean Baker alla cura granulare e tattile nel rappresentare l'intimità omoerotica di Andrew Haigh (Weekend). Non male per un esordio e per un personaggio di cui finora non si conoscevano tutte queste sfumature.

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Tommaso Tocci

Una riuscita storia di commedia familiare mista a una vivida esplorazione della nightlife newyorchese. In Un Certain Regard. Vai all'articolo »

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