| Titolo originale | The Devils |
| Anno | 1970 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 113 minuti |
| Al cinema | 4 sale cinematografiche |
| Regia di | Ken Russell |
| Attori | Oliver Reed, Max Adrian, Vanessa Redgrave, Dudley Sutton, Gemma Jones Murray Melvin, Michael Gothard, Georgina Hale, Brian Murphy, Christopher Logue, Graham Armitage, John Woodvine, Andrew Faulds, Kenneth Colley, Judith Paris. |
| Uscita | lunedì 19 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 1970 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia, Clockwork |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 |
| MYmonetro | 3,42 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 19 ottobre 2026
La fama di Grandier, frate corrotto e libertino nella cittadina di Loudun, eccita la curiosità della superiora delle suore che gli propone di stabilirsi nel suo convento come padre spirituale. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, I diavoli è 69° in classifica al Box Office. domenica 1 novembre ha incassato € 534,00 e registrato 7.734 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Loudun, 1634. La morte del Governatore sembra segnare il destino dell'ultima cittadella di Francia in cui cattolici e ugonotti convivono pacificamente: il cardinale Richelieu è intenzionato a mettere fine a questo idillio e ad abbattere le mura di cinta. Ad opporsi fieramente è un prete cattolico, Urbain Grandier, la cui condotta privata stride fortemente con l'abito talare che indossa. Oggetto del desiderio delle dame di Loudun come delle suore Orsoline, finisce per farsi troppi nemici e prestare il fianco a una persecuzione giudiziaria, ordita dal barone di Laubardemont e dall'esorcista Barre, che accusano Grandier di connivenza con il demonio. Il sacerdote si rifiuta di confessare e rivendica la sua innocenza, ma il suo destino sembra segnato.
Manifesto dell'inevitabile approdo delle ultime propaggini del free cinema britannico, da sempre nel mirino della censura, I diavoli è assurto a cult per la sua aura scandalosa e blasfema prima e per il suo monito politico poi.
È il frutto dello sforzo congiunto di alcune delle migliori teste pensanti del cinema inglese: la provocatoria visionarietà di Ken Russell da un lato e le scenografie dell'eccesso di Derek Jarman dall'altro, al servizio di una parabola sul desiderio sessuale e sul rapporto tra quest'ultimo e la religiosità. Il contrasto di bianchi e neri della Loudun reinventata da Russell e Jarman è lo specchio della bicromia di un mondo che ama distinguere tra Bene e Male e avvalersi di facili manicheismi. Un personaggio policromo come Grandier, fiero delle sue incredibili contraddizioni, sfugge a questi schematismi e l'incapacità di godere delle "sfumature di grigio" diviene rabbia vendicativa. Specie per i più fragili, come le suore guidate da Jeanne, prigioniere di una dicotomia forzata e della sua inestricabile schizofrenia, scissa tra desiderio e repressione del medesimo. Il bianco del convento finisce così per assomigliare a quello di un ospedale psichiatrico, dove nessuno cura i disturbi neurologici, ma al contrario li sfrutta per altri fini.
Sulla lascivia dei sogni di sorella Jeanne, Madre Superiora delle Orsoline di Loudun affetta da deformità fisiche, si concentra la visionarietà di Russell, che rappresenta Grandier come un Cristo lussurioso e irraggiungibile, a cui consegnarsi perdutamente. Quando nemmeno le penitenze che Jeanne si autoinfligge saranno sufficienti a placare il suo desiderio, non le resterà che accusare ingiustamente Grandier per condannarlo a morte: se lei non può averlo, nessun'altra potrà.
Il destino di padre Grandier, d'altro canto, pare già compiuto dalla sua prima apparizione. Quando afferma a una sua amante, da lui messa incinta, che lei "sta stringendo la mano di un morto" è come se Grandier preconizzasse il suo inevitabile destino, dopo una vita condotta alla ricerca del piacere, nel disinteresse delle conseguenze. Troppo compiaciuto del suo fascino magnetico per poter sfuggire all'inevitabile contrappasso, Grandier è il catalizzatore di ogni pulsione sessuale e politica che circonda Loudun. Un fardello eccessivo per poter sopravvivere nella società degli uomini del XVII secolo, pervasa di ignoranza e fobie, incline alla delazione pur di mettere all'indice chiunque possa intralciare le trame di potere del tiranno di turno. Ma i secoli successivi hanno ribadito a più riprese come siano mutate solo le manifestazioni fenotipiche dell'intolleranza, senza intaccarne l'eterna efficacia, in connessione con il potere costituito. Ken Russell mescola elementi del romanzo di Aldous Huxley del 1952, I diavoli di Loudun, e della pièce di John Whiting del 1960, "The Devils", libere reinterpretazioni di una sanguinosa caccia alle streghe che nel XVII secolo ha rivelato il volto più esecrabile del potere temporale ammantato di giustizia divina. Attorno a Grandier il regista costruisce un affresco di vizi e ipocrisia, in cui nessuno è innocente ma tutti necessitano di un capro espiatorio; in cui la folla può transitare agevolmente dall'adorazione verso il capopopolo al motteggio dello stesso davanti al rogo. Fin dalla prima alla Mostra di Venezia del 1971, la tendenza di I diavoli a rivelare, attraverso l'oltraggio, la doppiezza insita nella morale cattolica, ha infastidito la Chiesa di Roma almeno quanto le visioni senza freni dei sogni di sorella Jeanne e dell'esorcismo orgiastico collettivo, inclusa la sequenza del famigerato "stupro di Cristo". Ma a distanza di anni quella libertà espressiva appare in tutto il suo vaticinante splendore, come una profezia sul modus operandi del Potere e sulla sua presa ineludibile sulle paure del popolino.
La fama di Grandier, frate corrotto e libertino nella cittadina di Loudun, eccita la curiosità della superiora delle suore che gli propone di stabilirsi nel suo convento come padre spirituale. Il rifiuto di Grandier scatena la rabbia feroce della badessa che si abbandona alle più frenetiche follie, imitata dalle consorelle. Alcuni avversari del frate strumentalizzano l'isteria collettiva delle suore e si liberano di lui accusandolo d'esser il responsabile del satanico avvenimento. Grandier finisce sul rogo.
A partire da una reale vicenda storica, Ken Russel realizza un film sul potere e la connivenza tra Stato e Chiesa. Humour nero, sarcasmo, eccesso, satira, grand-guignol sono le componenti che si fondono a formare un film eterogeneo e disturbante, ma allo stesso tempo profondo e intelligentemente provocatorio. Tutto è allo stesso tempo realistico e deformato: scenografie, personaggi e avvenimenti sono [...] Vai alla recensione »
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