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Vanessa Redgrave

Vanessa Redgrave è un'attrice inglese, regista, voce narrante, è nata il 30 gennaio 1937 a Londra (Gran Bretagna).
Nel 2001 ha ricevuto il premio come miglior attrice miniserie o film tv al SAG Awards per il film Women. Dal 1966 al 2001 Vanessa Redgrave ha vinto 8 premi: David di Donatello (1972), Festival di Cannes (1966, 1969), Festival di Venezia (1994), Golden Globes (1978, 2001), Premio Oscar (1978), SAG Awards (2001). Vanessa Redgrave ha oggi 85 anni ed è del segno zodiacale Acquario.

Vanessa Redgrave. Cinema e Politica

A cura di Fabio Secchi Frau

È la degna erede di una grandissima dinastia di attori, una delle prime attrici inglesi che si è distinta per l'asciutta e lucida intelligenza delle sue interpretazioni, scelte, almeno nella prima parte della sua carriera, nel nome dell'impegno politico e sociale. Perfetta fusione fra controllo e trasporto, interprete intimista che rappresenta gli incontri e gli accostamenti birichini di un certo cinema inglese anni Settanta, vale a dire, di quel decennio chiave di un'epoca creativa e turbolenta, di volta in volta appoggiata o condannata, fatta di personaggi, luoghi, situazioni, momenti interni che ben si sposavano con i primi movimenti di protesta. Un arco di tempo dove si parlava di femminismo, droghe, musica, occupazioni e scioperi, e dove Vanessa Redgrave, nella sua magra corporatura, dava il meglio di sé stessa, scioccando lo spettatore fra nudità e graffianti battute. Oscuro oggetto del desiderio di molti grandi registi, ultima donna-mito della recitazione teatrale, cinematografica e perfino televisiva, la sua fama nasce nei gloriosi cineclub e finisce nel grande cinema.

Origini e formazione
Vanessa Redgrave nasce in una sera d'inverno del 1937, come figlia d'arte. Infatti, i suoi genitori erano i membri dell'Old Vic Theatre, Michael Redgrave e Rachel Kempson. Leggenda vuole che la notte della sua nascita, Laurence Olivier, a fine spettacolo (si recitava l'"Amleto" all'Old Vic), mentre era impegnato con i soliti inchini di rito di fronte al pubblico raccolto in teatro, volle trattenere sul palco anche Michael Redgrave (Laerte sulla scena) chiedendo attenzione e dicendo: «Signore e signori, stasera è nata una grande attrice: Laerte ha una figlia!». Mai parole furono più propizie. Del resto dalla nipote di Roy Redgrave, uno dei più famosi attori del muto australiano, che altro ci si poteva aspettare, contando anche il fatto che tutta la sua famiglia (sorelle comprese, Lynn e Corin Redgrave) era impegnata nel campo della recitazione? Così, dopo aver studiato alla Central School of Speech and Drama di Londra, nel 1959, diventa membro dell'acclamata compagnia teatrale del Stratford-Upon-Avon Theatre, acquistando lo status di celebrità per una serie di ruoli, shakesperiani e non, come la Rosalinda di "Come vi piace" (1961) e la Nina di "Il gabbiano" (1964) di Cechov.

Debutto sul grande schermo
Il debutto cinematografico avviene accanto al padre, in Behind the Mask (1958) di Brian Desmond Hurst, ma la Redgrave sembra essere particolarmente attratta, anche per via dei tempi che correvano, dall'attivismo politico: è, infatti, membro del Worker's Revolutionary Party ed è ancora diciottenne quando si interessa ai problemi dei rifugiati ungheresi, alla causa palestinese e al disarmo nucleare (tanto da scatenare parecchie polemiche per le sue idee anti-sionistiche e anche qualche guaio giudiziario). La svolta professionale arriva con il matrimonio, quando comincia a essere l'attrice teatrale prediletta dal regista Tony Richardson, che sposerà il 29 aprile 1962 e che le darà ben due figlie, le oggi interpreti Natasha (morta nel 2009 in seguito ad un incidente) e Joely Richardson. Pigmalione, guida e marito, Richardson la inserirà immediatamente nel cast di uno dei capisaldi del Free Cinema inglese: Morgan matto da legare (1966), per il quale ruolo riceverà la Palma d'Oro a Cannes, ma anche la sua prima nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista. Ironia della sorte volle che, quello stesso anno, anche sua sorella Lynn fosse candidata alla statuetta più ambita del mondo (nella stessa categoria fra l'altro) per Georgy, svegliati, fatto che concentrò tutti i flash dei fotoreporter. Dopo il premiato Un uomo per tutte le stagioni (1966), dove recita con Orson Welles, viene scelta da Michelangelo Antonioni per il capolavoro Blow-up (1966). È all'apice del suo successo cinematografico.

Scandali e successo
A testimonianza di questo viene onorata dalla Regina d'Inghilterra con l'ordine di Comandante dell'Impero Britannico per il servizio reso alla recitazione, ma nasce lo scandalo quando, sul set di Camelot (1967), si innamora dell'attore italiano Franco Nero, ottenendo il divorzio dal primo marito per adulterio e cominciando una lunga convivenza con il partner italiano, dal quale, due anni più tardi, avrà un figlio: il regista Carlo Gabriel. Poco importa alla Redgrave se le malelingue si mettono in moto, lei continua comunque a lavorare, diretta dal marito in Il marinaio del Gibilterra (1967) con Jeanne Moreau e vincendo la sua seconda Palma d'Oro a Cannes per il ruolo della ballerina americana Isadora nell'omonimo film. Un'interpretazione che lasciò così tanto il segno da fruttarle una seconda nomination agli Oscar. E, per la cronaca, durante la manifestazione, mentre entrava al Dorothy Chandler Pavillion di Los Angeles accompagnata da Nero, venne accolta da uno striscione che recava la scritta: «Un voto per Vanessa Redgrave è un voto per i Viet-cong».

La carriera continua
Nel 1968, recita con James Mason in Il gabbiano, cui segue il film di Elio Petri Un tranquillo posto di campagna (1968) e i primi film di Tinto Brass. All'inizio degli anni Settanta, dà del filo da torcere a Katharine Hepburn in Le troiane (1971), ma arriva alla sua terza nomination dell'Academy Award con Maria Stuarda, Regina di Scozia (1972). L'Oscar le sarà soffiato da Jane Fonda, ma poco male, la Redgrave si consolerà con un David Speciale datole dalla sua amata Italia che l'ha praticamente adottata artisticamente. Disgraziatamente però, dopo questo film, Vanessa perde per un aborto spontaneo quello che doveva essere il suo quarto figlio, nato dalla relazione con Nero. Si butta sul lavoro per superare il dolore, affiancando Sean Connery, Anthony Perkins e Ingrid Bergman in Assassinio sull'Orient Express (1974) e Robert Duvall e Laurence Olivier in Sherlock Holmes - Soluzione sette per cento (1976).
Ma alla cinquantesima notte degli Oscar, eccola finalmente trionfare con il suo primo Oscar come miglior attrice non protagonista per il film Giulia (1977), recitato con Jane Fonda, che racconta la biografia della sceneggiatrice Lillian Hellman. Fatto non tanto singolare, è che il trionfo della Redgrave avvenne in mezzo alle polemiche, dato che già da settimane la Jewish Defense League aveva annunciato dimostrazioni contro di lei, rea di aver prodotto un film di propaganda palestinese (il documentario The Palestinian) e di aver incontrato Arafat. Cinquecento agenti si schierarono a protezione degli artisti fuori dal Dorothy Chandler Pavillion, onde prevenire eventuali scontri fra i membri della lega e i simpatizzanti arabi intervenuti in difesa dell'attrice. La Redgrave, pertanto, evitò accuratamente la passerella, ma non la premiazione. Durante la consegna della statuetta, salì sul palco, rese omaggio ai morti del secondo conflitto mondiale e alle vittime della caccia alle streghe di Hollywood, salutò il regista del film Fred Zinnemann e quindi ringraziò l'Academy che non si era fatta intimorire dalle minacce di un "mucchio di teppisti sionisti". Tutto questo mentre, fuori dal teatro, si bruciava la sua effige con la scritta "Vanessa Assassina".
La sua filmografia si arricchisce poi di titoli come Yankees (1979) con Richard Gere, L'isola della paura (1979) con Christopher Lee e Il segreto di Agatha Christie (1979) con Dustin Hoffman (sul quale galeotto set cominciò una lunga relazione, dal 1980 al 1994, con l'attore Timothy Dalton). Vincitrice di un Emmy per il film tv Playing for Time (1980), diventa l'attrice prediletta da James Ivory che la vorrà in I bostoniani (1984) e in Casa Howard (1992), interpretazioni candidate entrambe all'Oscar (la prima come miglior attrice protagonista, la seconda come non protagonista). Circola una curiosa leggenda sull'ultima candidatura: si dice che Jack Palance, incaricato di premiare la miglior attrice non protagonista, fosse talmente stordito da non riuscire a leggere il nome giusto, leggendo invece di Vanessa Redgrave il nome di Marisa Tomei!
Dicerie a parte, l'attrice inglese continuava a lavorare senza sosta, passando da Steaming - Al bagno turco (1985) di Joseph Losey all'Olivier Award come miglior attrice per la sua interpretazione in "The Aspern Papers" (1985), dalla miniserie tv Pietro il Grande (1986) con Laurence Olivier alla fuga dal set di Opera (1987) di Dario Argento, fino al remake del film Un uomo per tutte le stagioni (1988) di e con Charlton Heston.

Fra Italia e America
Negli anni Novanta, dopo aver affiancato Rod Steiger in La ballata del caffè triste (1990), si presta per una piccola parte nel telefilm Le avventure del giovane Indiana Jones (1992), poi per altri piccoli, ma intensi ruoli in La casa degli spiriti (1993) con Meryl Streep, Glenn Close e Antonio Banderas e in Storia di una capinera (1993) con Claurio Gora.
Dopo La notte della verità (1994) con Jamie Lee Curtis, vince la Coppa Volpi come miglior attrice non protagonista per Little Odessa (1994) e recita con Alida Valli in Un mese al lago (1995), prestandosi per un piccolo ruolo anche in Mission: Impossible (1996) di Brian De Palma, con Tom Cruise e Jon Voight. Interpreta Graziella Luciano nel film tv Bella Mafia (1997) con Nastassja Kinski e riceva la seconda candidatura all'Olivier Award come miglior attrice per "John Gabriel Borkman" (1996). Due anni più tardi, è sul set con Harvey Keitel in Lulu on the Bridge e con Robert Duvall in Deep Impact. Diretta da Tim Robbins in Il prezzo della libertà (1999), recita ancora una volta accanto al ritrovato compagno Franco Nero (ma anche a Gérard Depardieu) in Mirka (2000), vincendo un secondo Emmy e un Golden Globe per l'episodio 1961 del film tv Women (2000) con Sharon Stone, nel quale interpreta una lesbica.

Ultimi lavori
Con l'arrivo del nuovo secolo, Vanessa Redgrave è ancora la grande leonessa che tutti ricordano, ruggisce nei film del figlio Carlo Gabriel Nero e in La promessa (2001) di Sean Penn, accanto a Jack Nicholson, ma anche in film più leggeri come il fiabesco film tv Jack and the Beanstalk - The Real Story (2001) con Voight. Vince il Tony Award come miglior attrice per la piece di Eugene O'Neills "Il lungo viaggio verso la notte" (2003) ed entra nel telefilm cult Nip/tuck (2004-2005) accanto alla figlia Joely Richardson, mentre affianca l'altra figlia, Natasha, nel film di Ivory La contessa bianca (2005).
Le sue ultime fatiche cinematografiche sono invece accanto a Peter O'Toole in Venus (2006) e all'accoppiata Streep-Close in Evening (2007). Sempre nel 2007 recita nel toccante e drammatico Espiazione, diretta da Joe Wright. E dopo la partecipazione al cast all women di Un amore senza tempo, torna in Italia per affiancare Franco Nero e Amanda Seyfried nel sentimentale Letters to Juliet. Nel 2011 viene diretta da Roland Emmerich nel biografico Anonymous, nel quale recita il ruolo di Elisabetta I. Sarà poi nel cast del film di Lee Daniels The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca, in Foxcatcher di Bennett Miller e nel film di Jim Sheridan Il segreto.
Le parole profetiche di Laurence Olivier erano destinate ad avverarsi. La Redgrave, composta nella sua recitazione, è riuscita a essere una delle interpreti dotate di sensualità, anche nella sua non-bellezza. Enigmatica e così lontana dal modello hollywoodiano, potrebbe benissimo recitare senza parlare. Oggi, di lei, rimane quel dosato cocktail di novità, riscoperte, sguardi eccentrici e classici che sono però stimolanti, merito di un bagaglio culturale che fa della sua rabbia e della sua sensibilità la "classe di un'attrice e di una donna". Da sempre connotata nel cinema inglese, con un percorso in movimento che va dalla fine degli anni Cinquanta di Anderson, Richardson e Reisz, attraverso il Free Cinema e la renaissance anni Ottanta, approda ai recenti lidi cinematografici, riconosciuta e sempre amata dal suo pubblico.

Ultimi film

Documentario, (Italia - 2020), 105 min.
Drammatico, (USA - 2019), 99 min.

Focus

INCONTRI
martedì 15 febbraio 2011
Giovanni Bogani

C'è del macho in Berlinale. Ralph Fiennes e Gerard Butler, uno più duro, uno più sexy dell'altro – oggi le colleghe non ti salutavano nemmeno, la testa ad altro – si affrontano, si insanguinano, si pugnalano, si avvinghiano, si abbracciano finché morte non li separi. Fin quasi a far affiorare il sospetto di un erotismo omosessuale sottopelle. Il film è Coriolanus. Shakespeare portato sullo schermo – in veste di coproduttore, regista e protagonista – da Ralph Fiennes, l'ufficiale nazi di Schindler's List

I film più famosi

Drammatico, (Gran Bretagna - 2007), 123 min.
Drammatico, (USA - 2007), 117 min.
Animazione, (USA - 2011), 120 min.
Poliziesco, (USA - 2001), 123 min.
Commedia, (Gran Bretagna, Italia - 1966), 108 min.
Drammatico, (Irlanda - 2016), 108 min.
Commedia, (USA - 2010), 105 min.
Drammatico, (USA - 2019), 99 min.
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