Richard GereLo charme di un gentiluomoNome: Richard Tiffany Gere60 anni, 31 Agosto 1949 (Vergine), Filadelfia (Pennsylvania - USA) |
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![]() Come va? Bene. E come stai? Bene. È da quando siano partiti che mi dici solo bene. Non potresti cambiare parola?. str***o. Andava meglio “bene”.
dal film Pretty Woman (1990)
Richard Gere è Edward Lewis
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Osannato sex symbol - sin dai primi anni '80 - il brizzolato più attraente di Hollywood che risponde al nome di Richard Gere ha dimostrato, nel corso della sua prolifica carriera, di possedere doti attoriali decisamente sbalorditive.
Secondo di cinque figli, il divo nasce a Philadelphia da Doris Anna Tiffany, casalinga, e Homer George, assicuratore per la Nationwide Insurance Company. Studente brillante, il giovane eccelle in molti sport, facendosi notare per le attitudini in ambito musicale. Suona infatti il pianoforte, la chitarra, il basso ed è, inoltre, un abile trombettista: è lui a comporre i brani per gli spettacoli scolastici.
Diplomatosi al North Syracuse Central High School nel 1967, Richard ottiene la borsa di studio in ginnastica e si iscrive all'Amherst University of Massachusetts, dove vorrebbe specializzarsi in filosofia.
Ventiquattro mesi dopo, tuttavia, il ragazzo decide di mollare tutto per dedicarsi anima e corpo alla recitazione. Nel 1973 conquista il ruolo di Danny nella produzione londinese di "Grease". Tornato negli States, riesce a far fruttare l'esperienza e si accaparra nuovamente la medesima parte nella rappresentazione realizzata a Broadway.
Poi esordisce in tv nel medical drama Chelsea D.H.O. e nel '75, debutta al cinema nel crime Rapporto al capo della polizia. Ma è nell'era delle paillette e dei lustrini che Gere diviene il sogno proibito di milioni di donne. Cult-movie come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, nonché Nessuna pietà incrementeranno la sua fama di seduttore.
In questo periodo il divo si converte al buddismo e viaggia molto, usando la sua notorietà per promuovere la causa in Tibet. Istituisce "La Casa Tibetana" a New York e la "Fondazione Gere".
Come se non bastasse, è in prima fila nella lotta contro l'Aids.
È il 1990 quando incanta laPretty Woman Julia Roberts, nell'adorabile romance firmato Garry Marshall: i due interpreti formeranno la coppia più eccitante del grande schermo.
Il 12 dicembre del '91, l'attore convola a nozze con la top model Cindy Crawford: divorzieranno nel 1995.
In seguito, psicoanalizza due biondone come Kim Basinger e Uma Thurman in Analisi finale, si profonde in difesa di un Edward Norton in versione chierichetto nel legal thriller Schegge di paura e viene accusato di omicidio ne L'angolo rosso.
Successivamente, Richard trascorre un Autumn in New York al fianco di Winona Ryder, si accaparra un Golden Globe ballando nel pluripremiato Chicago e coglie in flagrante un'adultera Diane Lane in Unfaithful - L'amore infedele.
Poi, impara a danzare sotto la preziosa guida di Jennifer Lopez nel delizioso Shall We Dance e realizza una delle maggiori truffe editoriali ne L'Imbroglio - The Hoax.
Di origini ebraico-irlandesi, la star ha sposato nel 2002 la collega Carey Lowell dalla quale ha avuto il piccolo Homer James Jigme.
Nel 2007 incarna il guru del rock Bob Dylan nel biopic I'm Not There, indaga su tre fanciulle accusate di esercitare magia nera in The Flock ed è un giornalista nell'action The Hunting Party.
Il 2008 lo troverà ospite di un albergo in North Carolina, nel sentimentale Nights in Rodanthe.
Golden Globes 2003
Golden Globes 1991
Golden Globes 1983
David di Donatello 1979
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Ameliacontinua»
Genere Biografico, - USA 2009. Uscita 23/12/2009. |
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Fino all'ultimo respiro e fino all'ultimo biglietto per vedere ieri a Roma l'attore cult degli anni Ottanta, Richard Gere, gigolò per una stagione e buddista per sempre. Ultimo dei romantici, si è confessato davanti a una sala appassionata e impressionata dalla sua quiete bellezza spirituale, che ha sopportato il passaggio degli anni con la meditazione e lo slow life, senza ricorrere agli stridori pacchiani di trucchi e ritocchi. Amante impetuoso nei "giorni del cielo" di Malick, antidivo per Altman, pigmalione per Garry Marshall, maldestro giornalista di città, innamorato in "autunno", primo cavaliere, colpevole fino a prova contraria, ginecologo texano o marine incazzato, è da sempre alle prese con l'universo femminile, invitato a ballare o (r)accolto sulla Walk of Fame. Filantropo in abito grigio e a piedi nudi nel parco, Richard Gere ha fatto sentire la sua pretty woman meno puttana e la sua psichiatra molto innamorata, diventando il volto indiscusso e smaltato della commedia sentimentale convenzionale, sospesa occasionalmente per gestire "affari sporchi" o "amori infedeli". Preferibilmente nudo negli Ottanta, abbottonato negli anni Novanta, Gere con Pretty Woman invertì il segno ma non il senso: Julian Key si faceva pagare dalle donne, Edward Lewis le pagava. Molti film e reincarnazioni dopo, Gere si emancipa dalla banalità glamorous e si accompagna sullo schermo e in passerella ad un cucciolo, seminando quello che raccoglierà nella prossima vita (artistica).
È un Richard Gere come al solito calmo e rilassato quello che si presenta sul palco del Festival del Film di Roma. Occhiali inforcati e parlata suadente il protagonista di Hachiko: a dog's story è decisamente affabile. Sarà il buddismo, sarà il suo modo di intendere la vita o forse il fatto che il suo film ha scatenato pianti irrefrenabili nella platea di severi critici e giornalisti solo poche ore prima.
"È una storia semplice di un cane e del suo padrone e questa è la sua forza, la nostra sfida era essere altrettanto semplici nel raccontarla" esordisce l'attore. E semplice lo è davvero, una trama ridotta all'osso (un cane perde il padrone e lo attende invano) per un film che Gere definisce: "simile ad un racconto attorno al fuoco" per il rapporto di diretta sincerità e di semplice sviluppo, non una storia d'amicizia come capita in questi casi ma "una storia d'amore nel senso più profondo che non ha nulla a che vedere con sesso e specie, ma con qualità innate".
Certo il film scatena idee e riflessioni tra il filosofico e lo spirituale ma anche Gere quanto a spunti spirituali non scherza…
L'icona sexy degli anni Ottanta ha cambiato pelle. Richard Gere non è più "l'american gigolo" o un "ufficiale gentiluomo": è un attore a 360° impegnato nella lotta per i diritti civili, contro l'AIDS e la difesa del Tibet. Così, mentre la sua pubblicità per Lancia ha scatenato polemiche a non finire e la censura cinese, torna nel torrido ferragosto 2008 con Identikit di un delitto, pellicola che può sembrare simile a tante altre "crime story" che ha interpretato Gere. Però, il dato di rilievo è il regista, quell'Andrew Lau a cui dobbiamo Infernal Affairs ovvero il film a cui Scorsese si è ispirato – anzi, molto di più, avendolo ripreso in alcune scene ripresa per ripresa – per il suo pluri – Oscar The Departed.
Il bel Gere aggiunge così Claire Danes alla lunga liste di colleghe sexy con cui ha diviso la scena, lista che comprende Diane Lane, Julie Delpy, Juliette Binoche, Jennifer Lopez, Catherine Zeta-Jones e Zenee Zellweger, Liv Tyler, Winona Ryder, Julia Roberts, Sharon Stone, Jodie Foster, Lena Olin, Kim Basinger e Uma Thurman. Insomma, a quanto pare il bel Richard sul set non si è mai annoiato.
Solo due dei sei interpreti che nel film di Todd Haynes hanno incarnato Bob Dylan erano presenti alla conferenza stampa che si è tenuta questa mattina. Heath Ledger, che ne esplora l'anima più tormentata e contraddittoria, e Richard Gere che invece rappresenta il periodo in cui il grande cantautore si ritirò dalle scene scomparendo dalle luci della ribalta. "Credo che ci sia solo una persona che possa essere considerata il più grande artista della storia, ed è Bob Dylan" dichiara Gere. "A parte i vari documentari che sono stati fatti" rivela Haynes, "questo è il primo film al quale Dylan ha permesso la realizzazione. Credo che a convincerlo sia stato il fatto che Io non sono qui abbia una struttura aperta, ma non c'erano altri modi per lavorare su un personaggio tanto complesso e contraddittorio come lui".
Tra tutti gli attori giunti al Lido per promuovere film sulla guerra - in Iraq come in Bosnia - Richard Gere è quello che appare più sereno nelle vesti di divo impegnato pubblicamente in una causa politica. Eppure difende a spada tratta anche i colleghi, dicendo che in America parte della comunità artistica, sin dagli anni '30, '40, si è mossa per portare all'attenzione del pubblico temi scottanti, prendendo parte a dimostrazioni e quant'altro. Anche sulla recente notizia che lo vorrebbe tra i più agguerriti contestatori delle Olimpiadi in Cina, l'attore vuole precisare che si tratta di una notizia errata, che non avrebbe nulla in contrario ai giochi olimpici a Pechino, se solo la Cina si dimostrasse disposta a discutere apertamente i problemi del paese, come la situazione in Tibet o la violazione dei diritti umani. "Entrare nelle Olimpiadi è molto importante per l'evoluzione del paese, ma sarebbe giusto anche parlare in maniera trasparente dei loro limiti". Sol Levante a parte, nel film di Richard Shepard Richard Gere interpreta Simon Hunt, un reporter che negli anni più caldi della guerra bosniaca si mise sulle tracce di Karadzic.
Se cinepanettoni o colorati film d'animazione non sono il nostro forte, quest'anno il Natale cinematografico ci offre una valida alternativa: la regista Mira Nair porta sui grandi schermi la vera storia di Amelia Earhart, la leggendaria pioniera dell'aviazione che nel 1937 tentò il giro del mondo in solitario. Ad interpretare la giovane idealista, sarà niente meno che la due volte premio Oscar Hilary Swank e ad accompagnarla ci saranno Richard Gere ed Ewan McGregor.
Da oggi è on line anche il trailer in italiano che non può non essere apprezzato per i magnifici scenari mostrati e l'emozionante colonna sonora.
A trentacinque anni dalla sua scomparsa, il sempre interessante palinsesto cinefilo di La7 inaugura la nuova settimana televisiva con una serie di film dedicata al grande attore e regista Vittorio De Sica. L'omaggio-retrospettiva ha inizio questa domenica con il suo primo capolavoro baciato dall'Oscar, il film sui giovani ciabattini del tempo di guerra: Sciuscià (La7, 13.00). Segue una grande interpretazione per la regia di Rossellini su sceneggiatura scritta da Indro Montanelli: Il generale Della Rovere (La7, 16.40), storia di un ufficiale collaborazionista e donnaiolo che, sotto mentite spoglie, finisce in carcere e scopre il valore della resistenza. L'inizio settimana non poteva farsi mancare però qualche elemento iperbolico e distruttivo, e così schiera due datati blockbuster come Twister (Italia 1, 16.00), impegnato a mostrare la potenza della natura e degli effetti speciali prima delle tempeste perfette o delle annunciate fini del mondo, e True Lies (La7, 21.35), parodia-omaggio agli action movie piena di ritmo e dinamismo, firmata da James Cameron e interpretata da Arnold Schwarzenegger. Il cinema torna a scoprire gli autori solo in piena notte con la composizione in stile jazz di volti e di storie firmate da John Cassavetes con Ombre (RaiTre, 1.50), e con la violenza delle strade di Chinatown de L'anno del dragone (Canale 5, 3.05).
Si rischia un collasso adrenalinico con la serata di lunedì, a causa dei due fratelli Scott: Ridley e Tony. Il primo, più raffinato e poliedrico, ci porta nelle profondità dello spazio e regala un gioiello di suspense fantascientifica come il primo Alien (Rete 4, 23.20), il secondo, da sempre più dedito ad un cinema spettacolare e fracassone, consegna in sequenza due fra gli ultimi lavori: il thriller in lotta coi paradossi del tempo Déjà Vu (Italia 1, 21.10) e la storia della fotomodella-killer Domino (Italia 1, 23.40), cui presta il corpo la bella Keira Knightley. Ma nel giorno in cui ricorrono i vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, la programmazione via satellite ricorda anche quel momento con una bella commedia datata diretta da Billy Wilder. Uno, due, tre! (Mgm, 21.00) è una commedia ambientata nella Berlino dell'anno dell'edificazione del muro, che vede James Cagney come manager della Coca Cola intento ad iniziare il futuro genero, berlinese della DDR, alle gioie del consumismo.
Si è inaugurata ieri sera la quarta edizione del Festival di Roma con il film di Danis Tanovic Triage: sul red carpet, insieme al regista bosniaco, Paz Vega e Christopher Lee (grande assente Colin Farrell). Il tappeto rosso della prima serata si è caratterizzato comunque per la presenza di numerosi personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura: da Gabriele Muccino a Christian De Sica fino ad arrivare ovviamente alla madrina Margherita Buy.
Un festival che è iniziato senza i grandi nomi dello star system internazionale ma che già per la giornata di oggi aspetta Richard Gere, in arrivo per presentare Hachiko: A Dog's Story, e per domani George Clooney (accompagnato ovviamente da Elisabetta Canalis) che presenzierà alla proiezione del suo Tra le nuvole.
Nel pomeriggio della prossima domenica si chiude con un viaggio nel lontano passato del selvaggio West la trilogia di Doc e Marty e di Ritorno al futuro – Parte III (Italia 1, 19.00) e si apre una settimana che riscopre i luoghi dell'immaginario del western e della mitica Monument Valley. A tornare indietro nel tempo è anche il mito cinematografico dell'uomo pipistrello, tornato a grandi risultati artistici nel 2005 dopo il baratro pop-psichedelico in cui era finito col tramonto degli anni '90. Batman Begins (Italia 1, 21.25) riazzera il tempo e le origini di Bruce Wayne (Christian Bale) e della criminalità di Gotham City grazie all'apporto di Christopher Nolan, autore di culto dopo Memento e The Prestige. Il resto del cinema lo si consuma in piena notte, fra una sfida miti musicali. Come risposta al remake depurato e giovanilista appena uscito nelle sale, si conquista di prepotenza il suo spazio televisivo in piena notte l'originale Saranno famosi (Italia 1, 2.25) di Alan Parker, prototipo di una infinita serie di film, telefilm e programmi televisivi che dura da trent'anni. Dopo aver figurato come giurato d'eccezione all'ultima Mostra di Venezia, il rocker Luciano Ligabue ripropone questa sera il suo film d'esordio, Radiofreccia (Canale 5, 2.15). Tratto da un racconto scritto di suo pugno e interpretato da Stefano Accorsi, Radiofreccia racconta la storia di un giovane della periferia emiliana fra rock, radio pirata e tossicodipendenza. La serata della cinefilia più militante di Fuori Orario propone invece una notte interamente dedicata al sottovalutato regista americano Richard Fleischer, importante autore di pellicole di genere come i due thriller L'assassino di Rillington Place n.10 (RaiTre, 1.55) e Terrore cieco (RaiTre, 3.40).
Il lunedì riparte a passo di danza con i pinguini del cartoon Happy Feet (Italia 1, 21.10), ma per il resto della serata si dedica ai grandi autori del cinema americano e italiano. Clint Eastwood propone uno dei suoi film più anomali, la rappresentazione semi-teatrale fra giallo e grottesco della buona borghesia americana nei primissimi anni '80 di Mezzanotte nel giardino del bene e del male (Rete 4, 23.15). Il rappresentante alla prossima edizione degli Oscar Giuseppe Tornatore scopre il talento di Ksenia Rappoport in La sconosciuta (Iris, 21.00), mentre Nanni Moretti si propone esclusivamente nelle vesti di attore per il film di Daniele Luchetti dedicato alla politica italiana della Prima Repubblica: Il portaborse (Sky Italia, 21.00).
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