Kim BasingerI turbamenti della giovane BasingerNome: Kimila Ann Basinger55 anni, 8 Dicembre 1953 (Sagittario), Athens (Georgia - USA) |
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![]() Io rido solo esteriormente. Il mio sorriso è solo a fior di pelle. Se tu potessi vedermi dentro, io sto piangendo!!! Puoi unirti a me per il singhiozzo?
dal film Batman (1989)
Kim Basinger è Vicki Vale
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Qualcuno che aveva visto le sue fotografie nude su PLAYBOY l'aveva detto chiaro e tondo: «Questa ragazza sfonderà». E così è stato. La bellissima fotomodella Kim Basinger diventa attrice, ma disgraziatamente gioca male tutte le sue carte. Un po' per colpa sua e un po' per colpa del terribile destino che le appioppa infauste fobie e che la mette di fronte alla scoperta che avviandosi verso i cinquanta non può più essere un sex symbol. E la Hollywood che tanto la osannava, si trasforma in un campo di battaglia, cinico e violento che la vorrebbe vedere come una delle peggiori attrici viventi da quelle carogne del Razzie Awards.
La carriera di fotomodella e di attrice televisiva
Terza di cinque fratelli, Kim Basinger è la figlia di un jazzista e di una nuotatrice sincronica che aveva sovente lavorato nei film di Esther Williams. Fortemente chiusa in se stessa e molto timida, viene spinta ad aprirsi di più dai suoi genitori che la iscrivono a un corso di ballo fin dalla più tenera età. Diventata adolescente, entra nella Athens High School, frequentata dal cantautore Keith Strickland e dove le sue lezioni di ballo le fanno superare il provino per diventare cheerleader. Intorno ai 16 anni, vince il concorso di bellezza Athens Junior Miss, ma anche quello di Junior Miss Georgia che le permetterà di arriva a New York, dove verrà notata dagli agenti dell'agenzia per fotomodelle Ford che la metterà immediatamente sotto contratto. La Basinger diventa uno dei volti più ricercati dalle riviste di moda e non solo (posa anche per PLAYBOY) degli Anni Settanta, prestando il suo corpo… o per meglio dire i suoi capelli, per lo spot dello shampoo Breck. A 20 anni, è già una delle top model più importanti del mondo, tanto da guadagnare 1.000 al giorno. Nello stesso tempo, cerca di impegnarsi nella recitazione, frequentando i corsi della Neighborhood Playhouse e riuscendo anche a esibirsi come cantante jazz in numerosi club del Greenwich Village, ma solo sotto lo pseudonimo di Chelsea. Spostatasi a Los Angeles, nel 1976, cerca la sua grande occasione, ma Hollywood al momento la rifiuta. È, infatti, la televisione il mio primo media ad abbracciarla con alcune comparsate e ruoli secondari in telefilm come: Gemini Man (1976) di Alan J. Levi, Charlie's Angels (1976) di Phil Bondelli con Farrah Fawcett, L'uomo da sei milioni di dollari (1977), McMillian & Wife (1977) con Rock Hudson, Dog and Cat (1977) con Richard Mulligan e il suo omonimo film televisivo con Betty Thomas, senza contare Il fantasma del volo 401 (1978) di Steven Hilliard Stern con Ernest Borgnine, Katie – La ragazza del paginone (1978) di Robert Greenwald con Tab Hunter, Don Johnson e Dorothy Malone (di cui è protagonista), Vega$ (1978) con Tony Curtis e le miniserie From Here to Eternity (1979-1980) di Buzz Kulik, Ray Austin e Rick Hauser con Natalie Wood, Peter Boyle, Joe Pantoliano, Barbara Hershey e Don Johnson nel quale interpretava il ruolo di Lorene Rogers.
Scoperta da Blake Edwards
Solo dopo il suo matrimonio con il truccatore Ron Snyder, avvenuto nel 1980 e finito 8 anni dopo, conosciuto sul set del film Paese selvaggio (1981) con Daryl Hannah e diretto da David Greene, riesce a imporsi come attrice cinematografica, anche se poi sarà "retrocessa" alla televisione con Chi ha ucciso Joy Morgan (1981), film tv di John Llewellyn Moxey. Il merito andrà principalmente al grande Blake Edwards che la affiancherà prima a Burt Reynolds e alla moglie Julie Andrews ne I miei problemi con le donne (1983) e poi a Bruce Willis ne Appuntamento al buio (1987) che, per quanto poco convincenti, le permetteranno di diventare una bionda bond girl nel film Mai dire mai(1983) con uno Sean Connery ancora nei panni di James Bond e un cattivissimo Max von Sydow. Notata da Charlton Heston, viene da lui diretta ne Mother Lode (1983), ritrovandosi poi sul set de Il migliore (1984) con Robert Redford nei panni di un giocatore di baseball e Glenn Close. Il film le porterà così bene che sarà candidata al suo primo Golden Globe come miglior attrice non protagonista.
Piccola bionda musa di Altman e il successo da sex symbol
Molto amata da Robert Altman, sarà scelta come protagonista del suo film drammatico Follia d'amore (1985) e buttata in mezzo al cast di Prêt-à-porter (1994) con Julia Roberts, Marcello Mastroianni, Tim Robbins, Sophia Loren e Rupert Everett. Stranamente, riesce a strappare una candidatura come peggior attrice per il film che invece l'ha consacrata a livello internazionale come un sex symbol: 9 settimane e ½ (1986). Il film le porterà così tanta notorietà che le verrà proposto di essere protagonista del sequel, progetto al quale lei non aderirà adducendo motivi personali.
Il flirt con Richard Gere e il matrimonio con Alec Baldwin
Molto spesso compagna di set di Richard Gere, prima ne Nessuna pietà (1986) e poi ne Analisi finale (1992), cominciò con lui una breve storia romantica, che però si concluse prestissimo e portò Kim Basinger, la donna che i teenagers Anni Novanta avevano decretato come la più desiderabile, fra le braccia della pop star Prince. Ma non solo Gere come compagno davanti alla cinepresa, anche Jeff Bridges con il quale però non nacque nessuna passione sentimentale… solo lavorativa con Nadine – Un amore a prova di proiettile (1987) e The Door in the Floor (2004). Nominata ai Saturn Award per Ho sposato un'aliena (1988) e per il capolavoro di Tim Burton Batman (1989), dove recita il ruolo della reporter Vicki Vale accanto a un Jack Nicholson con la faccia da Joker, Michael Keaton con l'aria da Batman e Jack Palance, viene però rinominata ai Razzie per Bella, bionda e… dice sempre di sì (1991) che però le frutterà anche un nuovo marito, l'attore Alec Baldwin, conosciuto sul set.
I capricci di una diva e la bancarotta
All'apice del suo successo, la Basinger, da timida ragazzina quale era, si trasforma in una diva capricciosa, troppo capricciosa. Rifiuta i copioni di Basic Instinct (1992) portando fortuna a Sharon Stone, di Boxing Helena (1993), di Insonnia d'amore (1993) e del nuovo film dell'amico Robert Altman Kansas City (1996), dove lui aveva scritto la parte di Carolyn apposta per lei. Non la perdonerà mai. Straccia in pratica quello che il sacrosanto contratto con i produttori hollywoodiani, pagando una multa di ben 8 milioni di dollari. Il risultato? La Basinger sarà costretta a dichiarare la bancarotta e a convivere con l'ignobile definizione di "diffidata" sul suo stato finanziario. Sono anni difficili per lei che si concentra un po' nella musica cantando con Ozzy Osbourne ne "Shake Your Head" e apparendo nel videoclip di Tom Petty "Mary Jane's Last Dance".
Altri film
A nulla servono pellicole come il fantastico Fuga dal mondo dei sogni (1992) con Brad Pitt, Fusi di testa 2(1993) con Christopher Walken e Una bionda tutta d'oro (1993) con Terence Stamp, oltretutto continuano a pioverle addosso candidature come peggior attrice vivente e questo non giova proprio al suo stato psichico. Anche il matrimonio con Alec Baldwin, nonostante la nascita della loro figlia Ireland, va un po' a singhiozzi (ma scoppierà solo nel 2002). Sembra che non ci sia nulla che la possa salvare. Sul suo nome si sta per estendere l'oscura nube dell'oblio e Kim Basinger sta diventando solo la copia scolorita di una timida bionda che un tempo era stata una magnifica tentatrice sexy a tratti inquietante.
L'Oscar e il ritorno con L.A. Confidential
Il destino le offre però una nuova possibilità: L.A. Confidential (1997). Dopo una serie di filmetti, riconquista la critica e il pubblico vestendo i panni noir di una prostituta di lusso modellata sulle fattezze della diva degli Anni Quaranta Veronica Lake. L'ottima regia di Curtis Hanson, la trama presa da un libro di Ellroy, le eccellenti interpretazioni di Danny DeVito e Kevin Spacey, le permettono di strappare il suo primo Oscar come miglior attrice non protagonista (e suo marito sarà lì a piangere quando la sentirà balbettare commosa: «Voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato in vita mia») e il Golden globe nella stessa categoria, senza contare una nomination ai BAFTA.
L'agorafobia
Diventa persino più autoironica, doppiando se stessa in un episodio de I Simpsons. Poi il dramma. Comincia a non sopportare più i luoghi troppo aperti: crisi di panico, ansia, crisi respiratorie. È costretta ad andare in cura da uno psichiatra e scopre di soffrire di agorafobia, un disturbo psicologico che metterà a durissima prova la sua carriera di attrice rinata. Non giovano le sue ultime fatiche cinematografiche: il pessimo La mossa del diavolo (2000), Sognando l'Africa (2000), People I Know (2002) con Al Pacino, Cellular (2004), Even Money (2006) con DeVito e Sentinel (2006) con Michael Douglas. In più si aggiudica una candidatura ai Razzie che la vorrebbero incoronare come Peggior Perdente e viene scartata dal ruolo di Donna per il musical Mamma mia!(2008) a favore di Meryl Streep. Più solitaria ed essenziale che mai, attualmente vive in una torre a Braselton, in Georgia, assieme al suo compagno, il produttore Jon Peters.
Golden Globes 1998
Premio Oscar 1997
Golden Globes 1985
È in uscita il film The Informers, con Kim Basinger. Quando una diva che è stata bella, bellissima, simbolo sessuale, continua ad accreditarsi con uno di quegli aggettivi, 'bellissima', e si impone anche come grande attrice, è una notizia che fa bene al cinema, fa bene a tutti.
Una volta Ingrid Bergman dichiarò: "A un certo punto, intorno ai 39 anni, arriva un produttore sorridente che ti dà un copione dicendoti 'tutti si accorgeranno che non sei solo una bellissima donna, ma anche una grande attrice'. È un brutto segnale, significa che il meglio è passato. Certo ho fatto personaggi magnifici anche dopo i 39 anni, ma non ho più potuto fare una Maria di Per chi suona la campana."
Sappiamo che la Bergman ha gestito al meglio le fasi mature della sua carriera, ma un'attrice è smarrita di fronte all'inevitabile cambiamento di status, e una sex symbol è molto più che smarrita, si trova ai confini di un trauma che può diventare pericoloso.
Frammenti di letteratura italiana novecentesca, sofisticati intrighi dal sapore romantico, struggenti melodrammi fatalisti e nuove e vecchie commedie leggere, sono gli ingredienti per una lunga domenica di passione cinematografica. La inaugura un duo di affascinanti attori come Steve McQueen e Faye Dunaway, protagonisti di un'intricata commistione fra giallo e commedia: Il caso Thomas Crown (La7, 18.00). Poco dopo di loro, entra in scena il film che ha segnato il ritorno alla comicità dura e pura dei fratelli Farrelly per la carriera di Jim Carrey: in Io, me & Irene (Italia 1, 19.00) l'attore dal volto di gomma è un agente di polizia, talmente mite e succube da maturare una doppia personalità pazzoide e pericolosa. La prima serata ospita due grandi firme italiane, entrambe assai attente e sagaci nel cogliere aspetti politici e sociali dell'Italia del dopoguerra. Il noto personaggio di Giovanni Guareschi, il parroco della Bassa Padana Don Camillo (Rete 4, 21.30), riporta in auge un genere di commedia popolare mai tramontato con il primo capitolo di una fortunata serie, mentre mentre con la trasposizione de Il giorno della civetta (La7, 21.35) di Sciascia firmata da Damiano Damiani, si scende nell'omertosa Sicilia dei delitti di mafia. Ma il cinema del dì di festa non chiude con la prima serata, bensì prosegue a pieni ritmi in piena notte. Una notte capace di spaziare dalla commedia italiana più spensierata con E allora mambo! (Italia 1, 0.30), esordio sul grande schermi per i noti comici televisivi Luca e Paolo, al melodramma in tre atti di Takeshi Kitano Dolls (RaiTre, 3.20), passando per la raffinata scrittura di Richard Linklater, che in Before Sunset – Prima del tramonto (Canale 5, 3.05), ritrova per la seconda volta una capitale europea e i due romantici protagonisti di Prima dell'alba, ovvero Ethan Hawke e Julie Delpy.
Anche lunedì grandi coppie del grande cinema hollywoodiano allungano le ore pomeridiane e rendono omaggio al melodramma teatrale con la celebre riduzione di Tennessee Williams con protagonisti Paul Newman ed Elizabeth Taylor: La gatta sul tetto che scotta (Rete 4, 16.25). Cotanta tragica potenza chiede un intrattenimento virato verso la pura azione, per il quale interviene in prima serata la squadra speciale d'assalto di Colin Farrell e Samuel L. Jackson: S.W.A.T – Squadra speciale anticrimine (Italia 1, 21.10). Se l'azione non dovesse bastare, due noti sequel di altrettanto note saghe fantascientifiche supportano la causa, ovvero Alien 3 (Rete 4, 23.25) e Terminator 2 – Il giorno del giudizio (Steel, 22.35). Ma se invece preferite un cinema impegnato a riaprire le maglie della Storia, in alternativa, il maestro Andrzej Wajda rende onore ai civili polacchi caduti sotto un eccidio poco conosciuto del regime comunista con la storia di Katyn (Sky Mania, 21.00).
L'ormai consueta triplice programmazione della domenica di Italia 1 inaugura anche questa nuova settimana. E la inaugura con un gradito "ritorno" direttamente da fine anni '80, quello di Marty McFly e dello scienziato pazzo Doc, che in Ritorno al futuro – Parte II (Italia 1, 19.20) viaggiano ancora una volta indietro e avanti del tempo sfidando i paradossi della fisica. Dalla fantascienza brillante di Robert Zemeckis si passa a quella action di Alex Proyas e Will Smith, detective a caccia di automi ribelli in Io, Robot (Italia 1, 21.25). Chiude i giochi l'operazione "bastarda" di Quentin Tarantino A prova di morte (Italia 1, 23.40), omaggio filologico e citazionista al cinema di genere di serie B e alla sua estetica. Ma la domenica prosegue anche in piena notte, con il remake di Sciarada firmato da Jonathan Demme, in The Truth about Charlie (Canale 5, 2.15), in cui Mark Wahlberg e Thandie Newton hanno l'arduo compito di rimpiazzare Cary Grant e Audrey Hepburn. Oppure con l'omaggio di Jean Renoir al mondo folle e itinerante dei teatranti de La carrozza d'oro (RaiTre, 3.30).
A proposito di intoccabili remake, lunedì sera uno dei più grandi film di Stanley Kubrick, nonché il più noto romanzo di Vladimir Nabokov, viene riproposto coi colori e la regia patinati del regista di Nove settimane e mezzo, Adrian Lyne. Nel moderno Lolita (Rete 4, 23.20), il maturo professore di letteratura è Jeremy Irons, mentre l'adolescente "fuoco dei suoi lombi" è Dominique Swain. Un giallo dal respiro letterario ed europeo anche per un'altra giovane star, Elijah Wood, che in Oxford Murders – Teorema di un delitto (Joi, 21.00) è uno studente americano in trasferta nel prestigioso college inglese, dove si ritrova coinvolto in una serie di delitti che hanno a che fare con i più importanti filosofi della scienza. Ma, al di omicidi accademici e infatuazioni passionali, nella serata c'è spazio anche per un cinema più infantile e per i personaggi dei cartoon più amati del passato, come Garfield (Italia 1, 21.10), o del presente, come il panda Po di Kung Fu Panda (Sky 1 HD, 21.00).
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