Sean ConneryIl mio nome è Connery. Sean ConneryNome: Thomas Sean Connery79 anni, 25 Agosto 1930 (Vergine), Edinburgo (Gran Bretagna) |
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![]() Adesso come si sentirà, meglio o peggio!?!?
dal film Gli intoccabili (1987)
Sean Connery è Jimmy Malone
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James Bond. C'è poco da dire, ma questo dignitoso nome rammenta un altrettanto dignitoso viso d'attore, quello di Sean Connery. Per lui vestire lo smoking, guidare Astor Martin e fumare di quando in quando nel ruolo di questo personaggio, ha significato solo una cosa: entrare nel Paradiso di quegli attori che diventano una leggenda. Per questo motivo e solo per questo motivo Connery è un mito. Ma, a dirla tutta e a essere sinceri, ha dato prova di poter affrontare anche ruoli diversi dalla spia più gettonata del mondo, costruendo una carriera immacolata, come la sua vita, che raramente è andata sopra le righe e si è sempre mantenuta sobria. Un'esistenza fatta di golf e di quel buon spirito domestico scozzese. La Scozia, la sua patria, forse solo questa fomenta le sue energie. A lungo Sir Connery si batte per la libertà e per l'indipendenza della sua regione, devolvendo i suoi guadagni a opere di beneficenza (come è accaduto per Robin Hood – Il principe dei ladri). Invecchia… e più invecchia, esattamente come il vino, e più amato e aumenta il suo sex appeal! Ma come fa?
Figlio di un camionista e di una cameriera, fratello dell'attore Neil Connery, fin da piccolo si sente attratto dal mondo dello spettacolo e prende lezioni di danza classica dall'età di 11 anni. La sua insegnante? La ballerina svedese Yat Malmgren. Abbandonati poi gli studi obbligatori all'età di 13 anni, si arruola in Marina, da cui però viene congedato per un'ulcera. Tornato a terra cerca di sopravvivere come può: da verniciatore di bare a muratore, da bagnino a comparsa teatrale, da guardia del corpo a fattori che consegna il latte, fino a modello che posa nudo per l'Accademia d'Arte di Edimburgo. Poi, nel 1953, partecipa al concorso di Mister Universo arrivando terzo.
La competizione lo mette in luce ed Herbert Wilcox sceglie immediatamente quel corpo nerboruto per inserirlo nel cast de Le armi del re (1954) di Herbert Wilcox. In seguito, dopo una manciata di ruoli televisivi, qualche anno più tardi, lo si ritrova nel film di Terence Young Il bandito dell'Epiro (1957). C'è qualcosa di incredibilmente bello e rassicurante in questo giovane scozzese e Robert Stevenson sembra accorgersene immediatamente quando lo scrittura per interpretare il film fantastico targato Disney Darby O'Gill e il Re dei Folletti (1959), immediatamente seguito dal film d'avventura di John Guillermin Il terrore corre sul fiume (1959), con Scilla Gabel.
Il 1962 è senza dubbio un anno che gli porta molta fortuna. Dopo essere entrato nel nutrito cast di star del film bellico Il giorno più lungo (pellicola sullo sbarco in Normandia), accanto a Robert Mitchum, Rod Steiger, Henry Fonda, John Wayne e Richard Burton, si sposa con l'attrice Diane Cilento, dalla quale avrà il suo unico figlio, l'attore Jason Connery, che lavorerà spesso con il padre. Ma non è l'unica felicità per Connery, che vince il ruolo della spia James Bond, alias l'agente 007, dopo che il produttore Albert R. Broccoli lo aveva visto nel film di Stevenson, battendo una concorrenza agguerritissima composta da Cary Grant, Rex Harrison, Trevor Howard e Roger Moore (che verrà ripescato in seguito). Il ruolo della spia più nota del mondo (dopo Mata Hari), con licenza di uccidere, di sciupare le femmine e di bere super alcolici senza fare una grinza, gli calza a pennello. Sean Connery ha il sex appeal e l'eleganza sofisticata necessarie perché diventi una leggenda fin dalla sua frase di presentazione (mitica): «Il mio nome è Bond. James Bond».
E infatti, viene confermato per altri sei film sulle avventure dell'agente segreto al servizio di sua Maestà Britannica da Agente 007 – Licenza di uccidere (1962) a Mai dire mai (1983). Disgraziatamente però, Sean Connery ha perso tutti i suoi capelli già dall'età di 21 anni e così è costretto a recitare con un toupet in testa. Nei panni di Bond passa da un regista all'altro dal sempreverde Terence Young a Guy Hamilton, da Lewis Gilbert a Irvin Kershner, per non parlare delle donne bellissime con le quali condivide il set: Ursula Andress, Daniela Bianchi, Honor Blackman, Akiko Wakabayashi e Kim Basinger.
Ma non solo 007 nella carriera di questo attore. Al massimo della sua fama viene diretto da Alfred Hitchcock nel giallo psicanalitico Marnie (1964) con Tippi Hedren e molto importante, per non dire fondamentale, l'incontro con il regista Sidney Lumet, che lo imporrà come protagonista di pellicole come La collina del disonore (1965), Rapina record a New York (1972), Riflessi in uno specchio scuro (1973) e Assassinio sull'Orient Express (1974). Rifiuta però il ruolo del ladro gentiluomo Thomas Crown nella pellicola Il caso Thomas Crown (1968), per interpretare Shalako (1968) di Edward Dmytryk – offerto poi a Steve McQueen -, con il risultato che Connery ancora oggi si schiaffeggia da solo per quel no!
Passerà alla regia nel 1969, firmando il documentario operaio The Bowler and the Bonnet, unica esperienza dietro la macchina da presa di questo attore che, da questo momento in poi, sceglierà di essere solo attore. Infatti, dopo essere stato diretto da Martin Ritt ne I cospiratori (1969), passa nelle mani di tre che arricchiranno (e non poco) la sua filmografia con tre bellissime e validissime pellicole: il primo è John Boorman che lo sceglie come protagonista del fantastico e un po' spinto Zardoz (1973), il secondo è l'oggi semiscomparso John Milius che lo vorrà ne Il vento e il leone (1975), e il terzo è il più popolare John Huston che lo inserirà nella pellicola d'avventura L'uomo che volle farsi re (1975).
Conclusosi il matrimonio con la Cilento, Connery si butta fra le braccia di Micheline Roquebrune che gli rimarrà accanto dal 1975 in poi. Dividerà poi il set con Audrey Hepburn nel film di Richard Lester Robin e Marian (1976), con Gene Hackman e il grande amico Michael Caine, nonché il glorioso Laurence Olivier nel bellico Quell'ultimo ponte (1977), e poi sarà diretto dallo scrittore di fantascienza Michael Crichton in 1855 – La grande rapina al treno (1978).
Rifiutato il ruolo di Robert Elliott in Vestito per uccidere (1980) di Brian De Palma, continua la sua carriera di interprete passando per le mani di talentuosi registi come Peter Hyams, Terry Gilliam, Fred Zinnemann, Richard Brooks, fino a un semisconosciuto Russell Mulcahy che gli farà interpretare il ruolo di un immortale, nonché maestro d'armi e di vita di Christopher Lambert nello struggente e fantastico Highlander – L'ultimo immortale (1986).
Nonostante l'età, Connery è ancora richiestissimo e lo dimostra il fatto che Jean-Jacques Annaud, al momento di trasporre sul grande schermo il best seller di Umberto Eco Il nome della rosa (1986), sceglie lui come protagonista offrendogli il ruolo di Guglielmo da Baskerville, una sorta di Sherlock Holmes con saio medievale, che gli farà ottenere il BAFTA come miglior attore. Ma l'Oscar, il suo primo Oscar (in questo caso come miglior attore non protagonista) gli arriva quando De Palma lo inserisce nella pellicola Gli intoccabili (1987), che racconta l'arresto di Al Capone. Il ruolo del poliziotto Jim Malone gli regala anche un Golden Globe nella stessa categoria.
Il presidio – Scena di un crimine (1988), Sono affari di famiglia (1989) e Indiana Jones e l'ultima crociata (1989, dove interpreta il padre del noto avventuriero), sono gli ultimi film degli anni Ottanta. Poi, dopo avere ricevuto una laurea ad honoris causa in Letteratura dalla St. Andrews University, si lancia il pellicole di avventura, di spionaggio o più semplicemente action-movies. Gli anni Novanta sono infatti gli anni de La Casa Russia (1990), Caccia a Ottobre Rosso (1990), Mato Grosso (1992) e Sol Levante (1993) e non mancano, anche in questo decennio, i grandi rifiuti. No a Jurassic Park e no a Die Hard – Duri a morire, per scegliere invece pellicole mediocrissime come Alla ricerca dello stregone (1993) o il ruolo di un agente segreto nel filmone d'azione tutto catastrofici effetti speciali hollywoodiani The Rock (1996) di Michael Bay.
Insignito del premio Cecil B. DeMille, affianca una procace Catherina Zeta-Jones in Entrapment (1999), e poi si lascia dirigere dal regista indipendente Gus Van Sant in Scoprendo Forrester (2000). Nominato Sire dalla Regina Elisabetta, vince anche un Telegatto Speciale (che certo, non sarà un Oscar ma…), poi si dedica alla sua casa di produzione cinematografica la Fountainbridge Film.
L'ultimo film è La leggenda degli uomini straordinari (2003). La cataratta scende sui suoi occhi, rendendogli difficilissimo il suo mestiere. Trasferitosi a vivere fra la Spagna e le Bahamas con la moglie, rifiuta il ruolo di Gandalf nella trilogia di Peter Jackson Il signore degli anelli (2001-2003), così come rimanda al mittente il ruolo dell'Architetto negli ultimi due capitoli di Matrix (2003) e quello di Re Filippo di Macedonia in Alexander. Nel gennaio 2006, si fa rimuovere un tumore dal rene a New York e poi dà l'estremo saluto al cinema, annunciando nel 2006 il suo ritiro ufficiale.
Nonostante James Bond cambi volto ogni dieci anni, per noi non cambierà mai nulla. Il volto della spia con la vita cinematografica più longeva che si sia mai vista sul grande schermo apparterrà sempre a lui, icona di fascino, eleganza e costante autoironia. Tutti cadono ai piedi del suo sguardo brillante color nocciola, tutti rimangono affascinati da quel volto ovale che recentemente si è addolcito con una barba patriarcale e canuta. Quante donne avrebbero voluto sciogliersi di fronte al carattere di ferro di un uomo come lui? Un momento… Ma parliamo di Bond o di Connery?
Golden Globes 1990
Golden Globes 1988
Premio Oscar 1987
Il dvd sta riproponendo nuove serie che poi nuove non sono, e questo è interessante.
In edicola parte una proposta su Sean Connery; la Warner ripresenta, in edizione preziosa, tutti e cinque i titoli dell'ispettore Callaghan, con Clint Eastwood; ancora in edicola stanno uscendo alcuni dei titoli fondamentali con John Wayne. Le ragioni per queste scelte editoriali sono molte, legate a variabili magari complesse, ma la prima opzione naturalmente è il marketing, dunque il gradimento, e quei tre nomi sono in testa a quella hit parade, per numero di titoli e per gradimento, appunto. Il segnale va rilevato: nel mezzo di tanta proposta, nella televisione, fra fiction più o meno sentimentali e banali, fra film violenti o tristi o "effettistici", il mercato del dvd, che è sempre più importante in termini di numeri e che dunque sempre più rappresenta la scelta popolare, riscopre l'eroe. Eastwood è del '30, come Connery. Nasce come eroe, certo non senza macchia, del nuovo western di Leone che diede indicazioni che cambiarono il genere. E anche diretto da altri, il "westerner" di Clint aveva sempre quella personalità. Terminata quella stagione, in qualche modo Eastwood non volle dilapidare quell'eredità e continuò a operare, questa volta in un ambiente che non erano i boschi, le pianure o le rocce, ma a San Francisco nei panni dell'ispettore Callaghan che altri non è che uno sceriffo metropolitano. Quando Callaghan ha di fronte un criminale non sta a leggergli i suoi diritti, lo ammazza ritenendo di fare un favore alla collettività. Nel west si faceva così.
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Gli intoccabili
continua»
Genere Drammatico, - USA 1987. |
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Il nome della rosa
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Genere Drammatico, - Italia, Francia, Germania 1986. |
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Scoprendo Forrester
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Genere Commedia drammatica, - USA 2000. |
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La leggenda degli uomini straordinari
continua»
Genere Azione, - USA, Germania 2003. |
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The Rock
continua»
Genere Avventura, - USA 1996. |
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Brigitte diceva : "se hai voglia di fare qualcosa fallo, se ti piace un regalo accettalo, non c'è niente di male, se hai voglia di fare l'amore fallo, non c' niente di male."
Alla Bardot, nata nel 1934, come la Loren, apparteneva un'ingenuità che forse era autentica. In Piace a troppi (Et Dieu créa la femme), del 1956, sposa Trintignant, va a letto con Marquand e si fa corteggiare da Jurgens. Brigitte è un modello importante. Si innamorava tutte le settimane, nei film e nella realtà, e il pubblico non aveva niente da ridire. Il pubblico era stato domato, così come la morale. Com'era possibile che una donna come lei, nella sua strepitosa grazia erotica potesse essere fedele a un marito? Non era possibile, appunto. La sua trasgressione era dunque legittimata. E molte donne belle assunsero quell'indicazione e si comportarono di conseguenza. Avevi voglia di fare l'amore, con qualcuno che ti piaceva, ebbene lo dovevi fare. La parola che andrebbe usata sarebbe "sdoganare". B.B. sdoganò il sesso. Non è poco, in quegli anni.
L'opera prima del regista italo-danese Nicolo Donato, Brotherhood, vince la quarta edizione del Festival del Cinema di Roma e si aggiudica il Marc'Aurelio d'Oro per il miglior film assegnato dalla giuria della Sezione ufficiale presieduta dal regista Milos Forman (Amadeus) e composta da Gabriele Muccino, Gae Aulenti, Jean-Loup Dabadie, Pavel Lungin e Senta Berger. L'ex fotografo di moda ha debuttato con quella che è stata considerata la pellicola più controversa del Festival che racconta una storia d'amore gay all'interno di un gruppo neonazista che organizza raid punitivi contro arabi e omosessuali.
L'uomo che verrà di Giorgio Diritti, uno dei film favoriti per la vittoria di questa edizione assieme a Triage, Tra le nuvole e The Last Station si è invece aggiudicato il Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'Argento.
Nella sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma sono stati inoltre consegnati il Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria ad Helen Mirren come migliore attrice in The Last Station di Michael Hoffman dove ha interpretato la Contessa Sofa, la devota moglie di Tolstoj mentre Sergio Castellitto ha vinto il Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria come migliore attore per il film diretto da Alessandro Angelini, Alza la testa, come da pronostico.
Carlo Verdone ha premiato con il Marc'Aurelio d'oro del pubblico al miglior film-BNL , il film più votato dal pubblico della sezione ufficiale con una tessera gratta e vinci, L'uomo che verrà.
Durante la serata presentata da Vanessa Incontrada sono stati inoltre resi noti i vincitori delle altre sezioni del Festival. Le due giurie di giovani scelti sul territorio nazionale per la sezione Alice nella città hanno consegnato il Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni al film Last Ride di Glendyn Ivin mentre il Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni è andato a Oorlogswinter di Martin Koolhoven. Vegas di Gunnar Vikene ha invece ricevuto una mezione speciale.
Mentre Folco Quilici, Francesco Conversano, Salvo Cuccia, Giovanna Gagliardo, Gianfranco Pannone, Franco Piavoli e Sherin Salvetti hanno premiato con il Marc'Aurelio d'Argento il film Sons of Cuba di Andrew Lang come miglior documentario per la sezione L'Altro Cinema/Extra, i film Fratelli d'Italia e Severe Clear si sono entrambi aggiudicati una menzioni speciale.
A fine serata Giuseppe Tornatore ha consegnato il Marc'Aurelio d'Oro alla Carriera a Meryl Streep, che nelle edizioni precedenti è andato a Sean Connery, Sophia Loren e Al Pacino.
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