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venerdì 22 marzo 2019

Richard Burton

Nome: Richard Walter Jenkins Jr.
Data nascita: 10 Novembre 1925 (Scorpione), Pontrhydfen (Gran Bretagna)

Data morte: 5 Agosto 1984 (58 anni), Ginevra (Svizzera)
occhiello
Tu ed io proveremo che la morte è meno forte dell'amore, tu ed io faremo della morte un ultimo abbraccio, le tue labbra si porteranno via il mio respiro.
dal film Cleopatra (1963) Richard Burton è Marco Antonio
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Richard Burton
Golden Globes 1978
Premio miglior attore per il film Equus di Sidney Lumet

Golden Globes 1978
Nomination miglior attore per il film Equus di Sidney Lumet

Premio Oscar 1977
Nomination miglior attore per il film Equus di Sidney Lumet

Premio Oscar 1969
Nomination miglior attore per il film Anna dei mille giorni di Charles Jarrott

David di Donatello 1967
Premio miglior attore straniero per il film La bisbetica domata [2] di Franco Zeffirelli

David di Donatello 1967
Nomination miglior attore straniero per il film La bisbetica domata [2] di Franco Zeffirelli

David di Donatello 1966
Premio miglior attore straniero per il film La spia che venne dal freddo di Martin Ritt

David di Donatello 1966
Nomination miglior attore straniero per il film La spia che venne dal freddo di Martin Ritt

Premio Oscar 1966
Nomination miglior attore per il film Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols

Premio Oscar 1965
Nomination miglior attore per il film La spia che venne dal freddo di Martin Ritt

Premio Oscar 1964
Nomination miglior attore per il film Becket e il suo re di Peter Glenville

Premio Oscar 1953
Nomination miglior attore per il film La tunica di Henry Koster

Premio Oscar 1952
Nomination miglior attore non protagonista per il film Mia cugina Rachele di Henry Koster



Cleopatra

* * * - -
(mymonetro: 3,08)
Un film di Joseph L. Mankiewicz. Con Elizabeth Taylor, Richard Burton, Rex Harrison, Hume Cronyn, George Cole.
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Genere Storico, - USA 1963. Uscita 28/05/2013.

Orwell 1984

* * * - -
(mymonetro: 3,36)
Un film di Michael Radford. Con John Hurt, Richard Burton, Suzanna Hamilton, Cyril Cusack, Gregor Fisher.
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Genere Drammatico, - Gran Bretagna 1984.

Il giorno più lungo

* * * - -
(mymonetro: 3,42)
Un film di Darryl F. Zanuck, Ken Annakin, Bernhard Wicki. Con Robert Mitchum, Rod Steiger, Henry Fonda, Sean Connery, Peter Lawford.
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Genere Guerra, - USA 1962.

L'esorcista II: l'eretico

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,94)
Un film di John Boorman. Con Louise Fletcher, Paul Henreid, Max von Sydow, Richard Burton, Linda Blair.
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Genere Horror, - USA 1977.

La tunica

* * * * -
(mymonetro: 4,06)
Un film di Henry Koster. Con Richard Burton, Jean Simmons, Victor Mature, Michael Rennie, Jay Robinson.
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Genere Storico, - USA 1953.
Filmografia di Richard Burton »

domenica 24 febbraio 2019 - Una carriera lunga e brillante per un grande regista, artista e inventore.

È morto Stanley Donen, gigante del cinema americano e del mondo

Pino Farinotti cinemanews

È morto Stanley Donen, gigante del cinema americano e del mondo Stanley Donen (1925-2019) è stato un gigante, regista, artista, inventore. Straordinariamente precoce. Aveva 25 anni quando fece il suo primo film Un giorno a New York, che stravolse le regole del musical. Nel 2004 l'ho conosciuto a Venezia, quando ebbe il Leone d'oro alla carriera. Facevo parte di una commissione del festival e organizzai una cena, un tavolo a quattro, Donen e la moglie Eleine May, io e mia moglie Daniela. Sapevo tutto di lui. Lo dico, ero emozionato.

Puoi vedere tutti i film di un autore, puoi leggere la sua storia, ma se è lui, il titolare, a dirti "Con Gene (Kelly) ci siamo conosciuti a Broadway, nel '42, ballerini in Pal Joey, poi ... abbiamo fatto belle cose insieme? è tutta un'altra cosa." E sì, le belle cose le hanno fatte eccome. A cominciare dal titolo citato all'inizio. Gli ho detto: "Lei era un ragazzino, come faceva a tenere a bada gente come Kelly e Sinatra, e poi Astaire, in Sua altezza si sposa..." "Mi riconoscevano la competenza, soprattutto la passione, certo non era facile."

"Ecco, Gene Kelly, è legittimo se dico che il più grande uomo spettacolo del cinema... cantante, regista, coreografo, attore... ballerino..." Ci pensò un momento: "Aggiungerei Billy Wilder, non cantava e non ballava ma ha fatto i film più belli del mondo. È uno di quelli, di lingua tedesca, che arrivarono in California dopo l'avvento di Hitler e portarono a Hollywood una cultura che non c'era." Poi introdussi qualcosa di particolare, poco conosciuto. "Mr. Donen ho un vinile in cui lei canta alcune delle canzoni di Sette spose per sette fratelli, soprattutto l'intera versione di Goin' Co't'in (n.d.r. quando Milly insegna ai fratelli la tecnica di approccio con le ragazze). Lei aveva una voce un po' alla Sinatra..." "Sì, un po'. Poi l'ho conosciuto e ho deciso che era meglio che fosse lui a cantare, così come ho lasciato che fosse Gene a ballare."
In quelle stagioni, fine anni quaranta metà cinquanta, Donen e Vincente Minnelli si alternavano nei capolavori. Minnelli girava Un americano a Parigi (1951) Donen rispondeva con Cantando sotto la pioggia (1952), Minnelli replicava con Spettacolo di varietà (1953) e Donen a sua volta con Sette spose per sette fratelli(1954). Gli dico "C'era una bella competizione fra voi..." "Certo che c'era, ma utile, mi sembra." Mi espongo: "Una volta ho scritto che in quegli anni, con quei film e quella magnifica qualità, il musical aveva fatto uno scatto, era diventato la prima vera arte squisitamente "tutta" americana." Rispose che poteva essere, che si sentiva lusingato e aggiunse un fin troppo gentile "detto da lei".

Poi entrai nella tecnica: "Quando è arrivato il cinemascope, dove tutto si allargava qualcosa è cambiato." "È vero. E dovemmo adattarci. Per esempio due attori a volte non bastavano, in È sempre bel tempo molti numeri sono a tre: Kelly, Dailey e quel genio di coreografo di Michael Kidd. Al quale devo molto, ha inventato la danza acrobatica, ancora tanto praticata. Il ballo centrale dei fratelli e le ragazze di Sette spose è perfetto per il cinemascope. Ed è travolgente. Solo Kelly poteva, da solo, tenere uno spazio tanto largo, perché era dinamico, grande potenza fisica, in È sempre bel tempo per essere più veloce, fece quel numero strepitoso sui pattini a rotelle. Pensate a cosa significa ballare magari il tip tap su otto piccole ruote mobili."

In quell'anno, ospite d'onore a Venezia era Sophia Loren. Donen si esibì in un breve tip tap sul palcoscenico, poi arrivò Sophia e i due si abbracciarono. Nel 1966 il regista l'aveva diretta in Sciarada. Le disse: "Guardati Sophia, sei esattamente la stessa di allora, il tempo per te non è passato, e guarda me, un vecchietto..."
Non poteva mancare una panoramica sul suo percorso, che non è solo di musical. Ricordò le compagne di lavoro, donne e dive, modelli assoluti del novecento, da Cyd Charisse a Audrey Hepburn a Ingrid Bergman, Deborah Kerr, Liza Minnelli, fra le molte. Stanley Donen non ha firmato solo musical, le sue opere, se non sono tutti capolavori, sono almeno ottimi film. Ricordabili: L'erba del vicino è sempre più verde, un confronto sentimentale fra modelli di cultura inglese e americana - Cary Grant e Jean Simmons, vs Robert Mithcum e Deborah Kerr-; e poi Due per la strada, una crisi matrimoniale secondo la sensibilità Donen, con Audrey Hepburn e Albert Finney. Infine Quei due, film anomalo e coraggioso per quell'epoca, il 1969, dove Donen fa di Richard Burton e Rex Harrison, machi riconosciuti nel privato e nella fiction, due divertenti omosessuali.

Prima di salutarci gli chiesi un piccolo favore: "Adesso io chiamerò mia figlia, vorrei che lei la salutasse, sarà una grande sorpresa per Rossella e un po' anche per lei." Feci il numero, Rossella rispose. La telefonata non finiva più, per lo più Donen ascoltava e annuiva sorridendo. Dopo il saluto mi chiese: "Ma quanti anni ha Rossella?" "Diciotto." "Accidenti, che competenza, nemmeno in America sono così popolare fra giovani.". Ci salutammo. Dire che era stato un grande piacere è superfluo e riduttivo.

Rossella Farinotti ricorda...

Ero in casa, era quasi mezzanotte quando vidi sul display il numero di papà. Ma non fu lui e parlare "Good night Rossella I am Stanley Donen.". Che sorpresa e che colpo. Devo dire che nel quadro dell'educazione da film che mi aveva impartito mio padre Donen era uno dei protagonista assoluti, tanto che per anni, fino all'adolescenza inoltrata, Cantando sotto la pioggia è stato il mio cult. Insomma, sapevo cosa dire. E lo dissi, forse fin troppo. Credo di averlo soffocato con le parole, le domande, le dive, soprattutto gli chiedevo di Audrey Hepburn. Ricordo che mi chiese cosa facevo, gli dissi che studiavo cinema, da brava figlia di Pino Farinotti. Mi augurò tutti i successi. Mio padre poi confermò, 'povero Stanley, era lì con la cornetta che ascoltava e sorrideva, non lo lasciavi nemmeno parlare.' (Rossella Farinotti)

   

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