Prosegue il focus su quel "magico 1953". Un promemoria: "I titoli che si contesero l’Oscar nel 1953: La Tunica, Giulio Cesare, Vacanze romane, Da qui all’eternità, Il cavaliere della valle solitaria. Mi concedo un’affermazione assoluta: non c’era mai stata, e non ci sarebbe mai più stata, una cinquina di quella qualità. Si tratta di film americani." Ho già raccontato “Il cavaliere” e Da qui all’eternità che fu il vincitore assoluto con ben otto Oscar.
La Tunica (The Robe) assume un significato decisivo nella storia del cinema. Fu il primo titolo girato in Cinemascope.
L’invenzione la si deve alla… televisione. Il piccolo schermo nacque da noi nel 1954 ma negli Stati Uniti era arrivato molto prima. La Nbc, il primo luglio del 1941 iniziò le prime trasmissioni, seguita poi dai vari canali major. Si trattava all’inizio di news, evasione, interviste, documentari, ma ben presto i canali cominciarono a proporre film. La vendita dei biglietti nelle sale ne risentì pesantemente, per le varie Case si prospettava una crisi. E fu allora che quel genio di Darryl Zanuk, tycoon della Fox, ebbe l’idea di allargare lo schermo. La tunica doveva rappresentare la prima, vera, concreta risposta del cinema a quello che stava diventando lo strapotere della televisione. Così il film venne fotografato in cinemascope e il vecchio schermo quadrato venne praticamente moltiplicato per tre. È stata una delle più importanti invenzioni del cinema, la prima di una serie che arriva ai nostri giorni e che continuerà. Il pubblico riprese a frequentare le sale.
Naturalmente occorreva che tutta la produzione fosse all’altezza di quella rivoluzione. Zanuk affidò la regia a Henry Koster, uno dei molti cineasti di lingua tedesca che emigrarono in California con l’avvento di Hitler. Era titolare di quella cultura europea che trasformò il cinema americano. I protagonisti. Richard Burton, britannico, era un talento giovane, emergente, attore completo, che aveva anche toccato Shakespeare. Jean Simmons era una gemma preziosa della Fox. Laurence Olivier le aveva dato nobiltà artistica attribuendole, diciottenne, il ruolo di Ofelia nell’Amleto. Victor Mature era divo affermato reduce dalla performance di Sansone, di De Mille. Michael Rennie, altro inglese, era una presenza sicura e costante della Fox. Il successo non poteva mancare. E non mancò.
