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giovedì 24 giugno 2021

Laurence Olivier

Nome: Laurence Kerr Olivier
Data nascita: 22 Maggio 1907 (Gemelli), Dorking (Gran Bretagna)

Data morte: 11 Luglio 1989 (82 anni), Steyning (Gran Bretagna)
occhiello
Crasso: Non c'è che un modo di trattare con Roma
Antonino: devi servirla, devi abbassarti davanti a lei, devi strisciare ai suoi piedi. E devi amarla.

dal film Spartacus (1960) Laurence Olivier  Marco Crasso
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Laurence Olivier
Golden Globes 1980
Premio miglior attore non protagonista per il film Una piccola storia d'amore di George Roy Hill

Golden Globes 1980
Nomination miglior attore non protagonista per il film Una piccola storia d'amore di George Roy Hill

Premio Oscar 1979
Nomination miglior attore per il film I ragazzi venuti dal Brasile di Franklin J. Schaffner

Premio Oscar 1977
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il maratoneta di John Schlesinger

Golden Globes 1977
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il maratoneta di John Schlesinger

Golden Globes 1977
Premio miglior attore non protagonista per il film Il maratoneta di John Schlesinger

David di Donatello 1973
Premio miglior attore straniero per il film Gli insospettabili di Joseph L. Mankiewicz

Golden Globes 1973
Nomination miglior attore per il film Gli insospettabili di Joseph L. Mankiewicz

David di Donatello 1973
Nomination miglior attore straniero per il film Gli insospettabili di Joseph L. Mankiewicz

Premio Oscar 1973
Nomination miglior attore per il film Gli insospettabili di Joseph L. Mankiewicz

Premio Oscar 1966
Nomination miglior attore per il film Otello di Stuart Burge

Premio Oscar 1961
Nomination miglior attore per il film Gli sfasati di Tony Richardson

Premio Oscar 1957
Nomination miglior attore per il film Riccardo III [1] di Laurence Olivier

Premio Oscar 1949
Premio miglior attore per il film Amleto di Laurence Olivier

Premio Oscar 1949
Nomination miglior attore per il film Amleto di Laurence Olivier

Premio Oscar 1947
Nomination miglior attore per il film Enrico V di Laurence Olivier

Premio Oscar 1941
Nomination miglior attore per il film Rebecca - La prima moglie di Alfred Hitchcock

Premio Oscar 1940
Nomination miglior attore per il film La voce nella tempesta di William Wyler



Love, Marilyn - I diari segreti

Love, Marilyn - I diari segreti

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Liz Garbus. Con Glenn Close, Viola Davis, Ben Foster, Jeremy Piven, Jack Lemmon.
continua»

Genere Documentario, - USA, Francia 2012. Uscita 30/09/2013.
Sky Captain and the World of Tomorrow

Sky Captain and the World of Tomorrow

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,60)
Un film di Kerry Conran. Con Jude Law, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Michael Gambon, Bai Ling.
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Genere Fantascienza, - USA, Italia 2004. Uscita 12/11/2004.
Rebecca - La prima moglie

Rebecca - La prima moglie

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,54)
Un film di Alfred Hitchcock. Con Laurence Olivier, Joan Fontaine, George Sanders, Judith Anderson, Nigel Bruce.
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Genere Drammatico, - USA 1940.
Gesù di Nazareth

Gesù di Nazareth

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,84)
Un film di Franco Zeffirelli. Con Robert Powell, Olivia Hussey, Anne Bancroft, Yorgo Voyagis, James Farentino.
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Genere Storico, - Gran Bretagna, Italia 1977.
Spartacus

Spartacus

* * * * -
(mymonetro: 4,06)
Un film di Stanley Kubrick. Con Kirk Douglas, Laurence Olivier, Jean Simmons, Charles Laughton, Peter Ustinov.
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Genere Storico, - USA 1960.
Filmografia di Laurence Olivier »

sabato 15 maggio 2021 - L'attore gallese conquista il suo secondo Oscar con una performance magistrale, che evoca quello che c’è di più fragile nella condizione umana e  modula con abilità impressionante le sfumature di una percezione che non ha più presa sulla realtà. The Father - Nulla è come sembra, dal 20 maggio al cinema.

Anthony Hopkins: maître ineguagliabile dell’arte drammatica

Marzia Gandolfi cinemanews

Anthony Hopkins: maître ineguagliabile dell’arte drammatica In The Father, Anthony Hopkins incarna un ottuagenario che rifiuta tutte le badanti che la figlia gli propone, aggrappandosi al suo diritto di vivere da solo. L’uomo ha perso la ragione o è vittima di un complotto che mira alla sua eredità? Vive nell’appartamento della figlia o è ricoverato in una clinica privata?

Ricordi, allucinazioni, macchinazioni, Anthony (il personaggio) scivola progressivamente in uno stato mai conosciuto prima. Impaurito, disorientato, non comprende più niente di quello che gli accade intorno, la realtà gli sfugge.
 

Servito a meraviglia da Olivia Colman, che interpreta la figlia impotente davanti alla degenerazione del padre, Anthony Hopkins abita un essere di incredibile presenza benché assente, preso in una tempesta interiore che spazza via tutto, rabbia, tristezza, amore e rimpianti.
Quello che rimane è il disordine di un personaggio shakespeariano, un vecchio re Lear straziato e perduto nella brughiera. La malattia neurodegenerativa recide ogni legame, ipoteca soprattutto quello con la figlia che sovente diventa un’estranea.

Che cosa resta del giorno e della persona quando tutte le teorie filosofiche sembrano incoerenti a definirla? Anthony Hopkins mette in scena quello che rimane in fondo alla vita e al cuore di questo film quasi onirico e sorprendente nel trattare la dimensione intima della demenza.

Attore magistrale, Hopkins disegna un protagonista adorabile quanto odioso, in preda ai capricci della memoria e pieno di una vulnerabilità disarmante
. E così vulnerabile sullo schermo l’attore britannico non lo abbiamo visto mai. Intelligente, segreto, manipolatore, sempre un passo avanti agli altri e agli spettatori, è questo lo spettacolo a cui ci ha abituati Hopkins nel corso della sua lunga carriera. Raramenteha interpretato ruoli fragili, a fior di pelle, fuori controllo.

Florian Zeller gioca precisamente con la personalità dell’attore, sfidandolo e affidandogli il ruolo principale nel suo esordio, adattamento della sua pièce teatrale (Le Père). Il ruolo che ogni attore sogna perché costantemente in schermo e in bilico tra emozione e irritazione, umanità ed egoismo, malizia e innocenza, cinismo e smarrimento.

Si ‘gioca’ tutto Anthony Hopkins, a suo agio in tutti i generi e particolarmente nei personaggi freddi e mostruosi. L’indimenticabile interprete di Hannibal Lecter non batte ciglio davanti alla richiesta di Zeller e scivola navigato nei panni di un vecchio uomo vinto dalla demenza senile. Il valore di The Father, che restituisce i turbamenti della ragione attraverso impercettibili ritocchi del décor, non si limita al suo attore ma è comunque a Hopkins che deve la sua pienezza e la sua maturità. Come nessuno, l’attore contribuisce a quel puzzle dove il reale cede all’immaginazione a ruota libera di Anthony.

L’interpretazione di The Father gli vale l’Oscar trent’anni dopo quello del Silenzio degli innocenti, dove appare per sedici minuti, tanto basta, in un film di due ore. La performance ‘mordente’ nel thriller psicologico di Jonathan Demme lo consacra all’olimpo disegnando un mostro che sembra uscito da un film di Fritz Lang.
In agguato nella sua cella rinforzata per impedirgli di fare del male, l’attore evoca il potere malefico del celebre dottor Mabuse, col suo sguardo ipnotizzante, il sorriso diabolico, l’orgogliosa padronanza e la disposizione alla manipolazione. Un sofisticato psicopatico nemmeno troppo lontano dal maggiordomo di Quel che resta del giorno, altro ruolo enigmatico che combina virtuosismo e intelligenza. Anthony Hopkins costruisce per James Ivory un personaggio che esprime sentimenti ed emozioni senza pronunciare una parola. Votato a un solo e unico dovere, servire Lord Darlington, il suo maggiordomo lascerà sposare a un altro uomo la donna che ama. Quel dovere l’attore lo porta nel film come un corsetto, un comandamento sacro.

Un oggetto spostato o un velo di polvere ne comprometterebbe l’onore. Anthony Hopkins contribuisce a rendere questo implacabile servitore, toccante e tragico. Misurato e preciso nel cinema d’autore è sempre fuori norma nei blockbuster hollywoodiani, dove ricopre spesso il ruolo di padre istrionico (Vento di passioni, La maschera di Zorro,Vi presento Joe Black, Thor).

L’attore, che ha cominciato la carriera a teatro, recitando principalmente nei drammi di Shakespeare, al cinema ha collezionato secondi ruoli al fianco di attori maggiori come Katharine Hepburn (Il leone d’inverno) o Laurence Olivier (Il Bounty), prima di affermarsi col personaggio più dissennato della storia del cinema, dopo il Norman Bates di Psyco, affrontare un duello teologico (I due papi) e approdare a Westworld, science-fiction tra western e intelligenza artificiale.

Padre ingombrante, pontefice teutonico, dio tuonante, cannibale suadente, siro demiurgo, Anthony Hopkins si supera in una performance che evoca quello che c’è di più fragile nella condizione umana, modulando con abilità impressionante le sfumature di una percezione troncata, che non ha più presa sulla realtà ma resta impressa per sempre negli occhi di chi guarda disorientato come il vecchio eroe.
   

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