| Titolo originale | Una Quinta Portuguesa |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Portogallo, Spagna |
| Durata | 114 minuti |
| Al cinema | 21 sale cinematografiche |
| Regia di | Avelina Prat |
| Attori | Manolo Solo, Maria de Medeiros, Branka Katic, Rita Cabaço, Xavi Mira Rui Morisson, Ivan Barnev, Luísa Cruz, António Mortágua, Pedro Almendra, Bianca Kovacs, Patrícia Almeida, Sam Avtaev. |
| Uscita | giovedì 8 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Academy Two |
| MYmonetro | 3,37 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 5 gennaio 2026
La storia segue Fernando, un tranquillo professore di geografia, la cui vita viene sconvolta dalla misteriosa scomparsa della moglie. La Villa Portoghese è 25° in classifica al Box Office. lunedì 12 gennaio ha incassato € 1.912,00 e registrato 5.907 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Fernando è un docente universitario di geografia, colto, abitudinario, sposato da un paio d'anni con Milena, una donna di origine serba. Quando lei se ne va di casa, senza lasciare nemmeno una spiegazione, lui scopre di non sapere nulla del suo passato, nemmeno da dove cominciare a cercarla. Durante una vacanza solitaria in Portogallo, Fernando conosce Manuel, un uomo che vive di piccoli lavori, felicemente nomade. Ma accade qualcosa di imprevisto e Fernando si ritrova a cominciare una nuova vita, come giardiniere nella splendida villa di una donna di nome Amalia.
Avelina Prat, originaria di Valencia, ha lasciato anni fa l'architettura per il cinema, e la possibilità di cambiare il proprio destino, per ragioni che possono venire dall'esterno o dall'interno, è al centro del suo secondo film, La villa portoghese .
Al centro del suo film c'è anche l'importanza di trovare un luogo speciale, da poter chiamare casa (l'architettura ha evidentemente piantato dei semi, che continuano a fruttare su un altro terreno).
Per la moglie di Fernando, così come per il vero Manuel, un posto vale un altro: lo sradicamento è diventato un modo di vivere, dettato da un trauma o percepito come sinonimo di libertà. Non è così per Fernando, magnificamente interpretato da Manolo Solo, il quale dovrà fare, però, un lungo giro per arrivare alla meta, e accettare che il proprio posto possa trovarsi molto lontano rispetto a quanto ha sempre creduto. Quando spiega alla sua classe, all'inizio del film, che il modo migliore per conoscere il mondo è disegnarlo (di nuovo, riga, matita e squadre: gli strumenti dell'architettura) e una studentessa gli chiede se non sia meglio invece percorrerlo realmente, viaggiando fisicamente attraverso le terra che sta illustrando sulla cartina, lui non le dà ascolto, ma è esattamente ciò che gli capiterà di esperire da lì a poco e che gli insegnerà la frequentazione dell'enigmatica Amalia interpretata da Maria de Medeiros.
Prat non teme di puntellare questo racconto realistico di colpi di scena incredibili, che servono il tema della morte apparente e della rinascita, così come fa il lavoro di giardinaggio che Manuel/Fernando impara a svolgere; ma gli avvenimenti inverosimili servono anche l'idea che la vita possa sorprendere continuamente, alternando dramma e commedia sentimentale, e rivelandosi così più cinematografica che mai.
Un cinema umano e umanista, dunque, quello di Prat, che ragiona attorno al concetto di famiglia acquisita in termini non stereotipati e invita a pensare l'esistenza come passibile di una continua riscrittura.
Al più tardi quando entra in scena il protagonista, interpretato dal celebre attore spagnolo Manolo Solo, capiamo che cosa, in questo film, potrà accadere. Fernando - questo il suo nome, ma solo nella prima parte del film - è docente di geografia all'Università e le carte, le mappe (soprattutto quelle cartacee, ovviamente) sono il suo feticcio. Amare le carte geografiche significa confidare nella descrivibi [...] Vai alla recensione »
La moglie serba di Fernando, professore di geografia, se ne va senza lasciare traccia. Giunto in vacanza in Portogallo, Fernando prende l'identità di un giardiniere da poco conosciuto: curerà il giardino dell'enigmatica Amalia. Nessuno è al suo posto, né Fernando, né sua moglie, né Amalia: sono sradicati; sarà la "villa portoghese" a donare loro un luogo dove stare e una nuova "identità".
Professore spagnolo di geografia torna a casa e la moglie (serba) non c'è più. Se n'è andata, e lui realizza di conoscere poco o nulla di lei, del suo passato. Non saprebbe dove cercarla, e d'altro canto: «lo non cerco chi non vuole essere trovato». Cambia vita, il prof. Se ne va in Portogallo e, cogliendo (tragica) palla al balzo, si presenta sotto nuovo nome nella villa di Milena (Maria de Medeiros: [...] Vai alla recensione »
Il secondo film della regista ed ex architetto iberica Avelina Prat "La villa portoghese" racconta una storia non convenzionale di esilio autoimposto con il supporto dei suggestivi paesaggi del Portogallo settentrionale. Fernando (Solo) si ritiene soddisfatto della propria vita a Barcellona finché la moglie non lo abbandona e ritorna nella natia Serbia senza dare spiegazioni né recapiti.
Ci sono film che vengono da chissà dove ma vanno lontano. Con la sua andatura discreta e i suoi colpi di scena interiori, "La villa portoghese" appartiene a questa insolita categoria. Una scoperta sfuggita ai festival maggiori, spesso distratti dal grande nome o dal presunto colpaccio. Ascendenze e rimandi, letterari prima che cinematografici, sono dichiarati, ma dell'autrice fino a ieri non sapevamo [...] Vai alla recensione »
La moglie di un docente universitario di geografia scompare nel nulla. Lui la cerca senza esito finché decide di fare il giardiniere in una villa in Portogallo. All'improvviso ricompare una donna con lo stesso nome della consorte. Sorpresa, non è lei. Il film è lento ma i tanti colpi di scena lo rendono avvincente. Peccato per la colonna sonora decisamente scadente.
Una mattina la moglie serba del prof di geografia Fernando esce e non torna più. Abbandonato, Fernando decide di abbandonare la sua vita... È l'innesto di una peripezia di entrate e uscite d'identità, tra personaggi radicati nell'incertezza dell'appartenenza in una Europa di migrazioni o soltanto di occasioni di riscoprire un senso. Nel gioco di scambi di case, desideri, vite e morti, una sorta di [...] Vai alla recensione »
"Bisogna prendersi cura dei fantasmi", si sente in un momento cruciale di La villa portoghese, opera seconda di Avelina Prat, che, prima di diventare affidabile script supervisor e regista, ha studiato architettura. Dettaglio non influente in un film che, sin dal titolo, parla degli spazi, di chi li abita e di quel che contengono e rappresentano. E che sembra inserirsi in una curiosa riflessione collettiva [...] Vai alla recensione »
Fernando (Manolo Solo) è un tranquillo professore di geografia la cui vita viene sconvolta dall'improvvisa scomparsa della moglie: la donna, infatti, lo abbandona senza dargli spiegazioni tornando nella natìa Serbia. Scosso da una crisi che è prima di tutto di senso e solo dopo personale, l'uomo va in Portogallo e, cogliendo l'assist di un evento accidentale ma quasi fatale, si fa assumere come giardiniere [...] Vai alla recensione »
In La villa portoghese c'è un gesto che arriva prima di ogni psicologia: qualcuno scompare, e con quella sparizione si svuotano le stanze, s'indeboliscono i nomi, s'incrina la fiducia nelle coordinate. Fernando (Manolo Solo), che insegna geografia, scopre d'un tratto l'ironia più amara: conoscere le mappe non basta a restare in piedi dentro la propria vita.
Ciascuna persona è e può essere tante cose. Un nome, per esempio: Fernando, Manuel, Milena, Olga. O un paese: la Spagna, la Serbia, il Portogallo, l'Angola. O ancora un posto: un appartamento, una villa, un mandorleto, un bar. Ma cos'è che rende le persone ciò che veramente sono? I nomi delle cose, gli spazi che occupano, i lavori che fanno, i progetti che hanno? La villa portoghese della regista spagnola [...] Vai alla recensione »