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«Cammina proprio come il mio James Bond». Addio a Sean Connery, una vita di cinema... e letteratura

Celeberrimo per il ruolo di 007, agente segreto nato dalla penna di Ian Fleming, l'attore scozzese ha rappresentato sullo schermo i protagonisti di tanti rinomati romanzieri, da Rudyard Kipling a Umberto Eco, passando per Agatha Christie, Tom Clancy a John Le Carré.
di Pino Farinotti

Sean Connery (Thomas Sean Connery) Altri nomi: (Sir Sean Connery ) 25 agosto 1930, Edinburgo (Gran Bretagna) - 31 Ottobre 2020, Nassau (Bahamas).
sabato 31 ottobre 2020 - Focus

Se devi raccontare Sean Connery devi fare della scelte. C’è sempre un problema di spazio. Così faccio in modo che tale scelta diventi una categoria, un segmento e dunque che le omissioni vengono depennate, giustificate, in automatico. La scelta è la letteratura. Il rapporto che Connery ha avuto coi libri. C’è del materiale, buono, magari nobile. Anche se Ian Fleming c’è voluto del tempo perché i puristi lo considerassero scrittore piuttosto che una penna da cronaca, alla fine quella critica si è ricreduta. Dunque Fleming, ottimo scrittore. Quando i produttori Saltzman e Broccoli acquisirono i diritti di alcuni dei romanzi, protagonista James Bond, Fleming era presente durante la selezione dei candidati. Quando fu la volta di Connery, scrittore e produttori  lo presero subito in considerazione. “Fu un colpo di fulmine” diceva Fleming“ poco importava che fosse scozzese”. La scelta sembrava ormai fatta, ma per un’ultima conferma i tre si affacciarono alla finestra per vedere ancora una volta il candidato. “Sì” disse Fleming “Cammina proprio come il mio James Bond”.

007 non poteva, per l’attore, non diventare un’ossessione. La sua paura era che quel ruolo lo fagocitasse. Così decise di... cambiare scrittore. Nel 1975 John Huston lo chiamò per offrirgli la parte del soldato Daniel Davrot nel film L’uomo che volle farsi re tratto dal romanzo di Rudyard Kipling, premio Nobel. Connery, col suo collega Michael Caine intende addentrarsi nel territorio afgano per sottomettere con le armi le popolazioni, pacifiche, disorganizzate. Nel film è presente lo stesso Kipling, nei panni di Christopher Plummer.

Umberto Eco cedette i diritti del suo Il nome della rosa al cinema. La regia venne affidata a Jean Jacques Annaud. Era il 1980. Connery è nella parte di Guglielmo di Baskerville, il francescano detective che nel quattordicesimo secolo risolve l’intricata matassa di una serie di misteriosi delitti avvenuti in una maestosa e solitaria abbazia. Grazie al film, come quasi sempre accade, il romanzo fece il salto di qualità, divenne un bestseller tradotto in tutto il mondo. E grazie a Sean.

In Caccia a ottobre rosso, del 1990, diretto da John McTiernan, Connery è Marko Ramius, comandante del sommergibile che porta quel nome. Il master letterario è importante, firmato da Tom Clancy, un maestro, forse il maestro, della “spy” tecnologica. Connery tradisce il suo paese, la Russia, per consegnare quel sommergibile d’avanguardia ai “liberi” Stati Uniti.

Un’altra firma decisamente importante è quella di John Le Carré che ha ceduto al cinema il suo romanzo La casa Russia (1990). Regista Fred Schepisi con Connery nella parte di un affermato editore inglese. Tutto parte da un manoscritto che l’editore ha ricevuto da un fisico sovietico. Da quel momento Connery viene coinvolto in pieno, professionalmente ed emotivamente. Alla fine, con uno stratagemma complicato e pericoloso, dà scacco matto alle spie. Russe e inglesi.

Come poteva mancare Agatha Christie, col suo superclassico Assassinio sull’Orient Express, edizione del 1974, diretto da Sidney Lumet. Il film è un vero contenitore di divi. Connery è il colonnello Arbuthnot, uno degli assassini: lo sono tutti, è notorio. Ma si distingue.

E poi Scoprendo Forrester (2000), di Gus Van Sant. Forrester è semplicemente Salinger, l’autore del “Giovane Holden” che si isolò dal mondo nella sua tenuta di Cornish. Facendo violenza al proprio temperamento “Connery” adotta un sedicenne di colore di grande talento e alla fine legge, in aula magna, un racconto del ragazzo dicendo che lo ha scritto lui. 

Concludo al di là dei libri e magari sarò banale e un po’ deformato da professione, se dico che considero alcuni attori miei amici personali, magari di famiglia. Li conto sulle dita di una mano. Connery è uno di loro. Un saluto Sean, da tutti noi.


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