Jack NicholsonIl Lupo Cattivo di HollywoodNome: John Joseph Nicholson72 anni, 22 Aprile 1937 (Toro), Neptune City (New Jersey - USA) |
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![]() Come sta tua madre? Eh, se ne sta andando… Tocca a tutti, regolati di conseguenza.
dal film The Departed - Il bene e il male (2006)
Jack Nicholson è Frank Costello
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Folle, unico, eccelso e, così diabolicamente attraente: il ghigno maledetto e lo sguardo mefistofelico, spesso celato dai mitici occhiali scuri, lo hanno reso una leggenda. Nella sua carriera cinquantennale è passato dai piccoli ruoli in pellicole indipendenti a essere un interprete di serie A: uno dei migliori al mondo, indubbiamente, il più amato di Hollywood. I grandi cineasti fanno carte false per assicurarsi un suo prezioso ingaggio e le femmine, inebriate da quel travolgente sex appeal, cadono completante ai piedi di questo maschio per antonomasia.
Lui non lo si può classificare in una categoria specifica: ci sono gli attori, ci sono le stars e poi c'è Jack Nicholson.
Circondato da donne fin dal giorno della sua nascita - il 22 Aprile del 1937 a Neptune City, nel New Jersey – il divo ha due sorelle maggiori: June e Lorraine. Mamma Ethel May, olandese di origine, è proprietaria di un salone di bellezza, mentre papà John Joseph, di radici irish, svolge impieghi saltuari. Quella di Jack sembra una famiglia apparentemente normale ma non è così: passeranno quasi quarant'anni prima che il piccolo scopra il perché. Durante l'infanzia, il padre alcolizzato abbandona la famiglia; Ethel May, donna severa e rigidamente cattolica, è costretta a lavorare sodo per mantenere i figli. Sarà June a prendersi cura del bimbo. Sin da ragazzino, Nicholson mostra lampi della sua famosa spavalderia, nonché del rinomato savoir-faire: a scuola, è il primo della classe se si tratta di difendere le fanciulle vittime del bullismo. A casa, invece, gli basta un solo sorriso per estorcere alla madre qualche dollaro per andare al cinema, e godersi gli adorati lungometraggi western. Burlone e spassoso, il giovane è molto popolare al Manasquan High School. È qui che inizia recitare e, grazie all'innato talento comico, viene eletto il miglior attore del liceo. Diplomatosi nel 1954, Jack vola alla volta di L.A. e si fa assumere presso gli studi della MGM, in veste di fattorino per l'Hanna & Barbera Production. Qui, oltre a Tom & Jerry, ha la possibilità di vedere sfilare stelle quali Marilyn, Bogart e Ginger Rogers. Nel frattempo, studia teatro sotto la guida del caratterista Jeff Corey, nonché di Martin Landau. Nel 1958 debutta nel crime Cry Baby Killer e, nei dodici mesi successivi, si fa notare nel ruolo del paziente sadico di un dentista, ne La piccola bottega degli orrori e in quello di protagonista in The Wild Ride, accanto alla fidanzatina di allora, Georgianna Carter.
Il 17 giugno 1962, l'uomo sposa Sandra Knight, sua partner anche nella finzione nella pellicola horror La vergine di cera (qui esordisce dietro la cinepresa, affiancando Roger Corman): la coppia dà alla luce Jennifer. In quel periodo, l'amata sorella June viene stroncata da un tumore, portandosi nella tomba uno sconvolgente segreto di famiglia. Naufragato il matrimonio con la Knight (a causa della dipendenza da LSD da parte di Nicholson), l'interprete si cimenta nell'avvocato ubriacone nel road-cult generazionale Easy Rider, aggiudicandosi una nomination agli Oscar come Miglior Attore non Protagonista. Nel gennaio 1970, mamma Ethel May muore di cancro.
Arriveranno altre tre candidature agli Academy, stavolta in qualità di Best Actor in a Leading Role che lo consacreranno come il nuovo Humphrey Bogart: si tratta del pianista vagabondo in Cinque pezzi facili, il sergente della Marina ne L'ultima corvée, nonché il detective Gittes nello stupefacente noir firmato Roman Polanski, Chinatown.
Dopo aver avuto un figlio - Caleb - dalla collega Susan Anspach, il divo si lega alla cantante Michelle Phillips che, in futuro, mollerà per la bruna Anjelica Huston. Sembrava un mattino qualsiasi quando, la tranquilla vita di Jack viene devastata da una sconcertante rivelazione. L'artista 37enne riceve, infatti, una telefonata da un invadente reporter del Time che, insistentemente, lo esorta a farsi raccontare dalla sorella Lorraine la verità sulla sua famiglia; in realtà, Ethel May, quella che credeva sua madre era invece la nonna, mentre June non era sua sorella ma, bensì, sua mamma che lo aveva concepito, illegittimamente, all'età di sedici anni con un immigrato italiano di nome Donald Furcillo. Agghiacciato da tale scoperta, Nicholson proietta questo turbamento in una prova di eccezionale intensità emotiva: quella dell'internato schizoide nello splendido dramma psichiatrico diretto da Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo, che gli vale la tanto agognata statuetta. Nel 1980 la stella impugna l'ascia e si stabilisce nell'hotel dei brividi gestito da Stanley Kubrick, terrorizzandoci con la memorabile performance dello squilibrato Mr. Torrance in Shining. Trentasei mesi più tardi, il fascinoso Jack si diletta, magnificamente, in un ex-astronauta donnaiolo che seduce Shirley MacLaine nel commovente Voglia di tenerezza: ed eccolo accaparrarsi il secondo Academy Award. In seguito, ammalia Le streghe di Eastwick con uno charme tutto satanico, sfodera a Batman un sorriso da Joker e impartisce ordini sotto la divisa del colonnello Jessep, in Codice d'onore. Intanto, questo impenitente sciupafemmine mette fine alla relazione con la Huston per unirsi alla top model Winnie Hollman, la quale gli dona Honey. Nel 1992, perde completamente la testa per l'algida Rebecca Broussard: Lorraine e Raymond saranno il frutto del loro amore. Qualche tempo dopo viene conferito a Nicholson il riconoscimento più importante di tutta la sua carriera: quello assegnatogli dall'American Film Institute. Il 1998 lo vede trionfare alla cerimonia degli Oscar con la terza statuetta che lo incorona Best Actor of The Year, grazie alla superba interpretazione dello scrittore misogino, affetto da disturbi ossessivo-maniacali, nel brillante Qualcosa è cambiato di James L. Brooks.
Alle soglie del duemila, la superstar ha un breve flirt con Lara Flynn Boyle. Poi si sottopone ad una Terapia d'urto assieme ad Adam Sandler, viaggia a bordo di un camper in A proposito di Schmidt e adesca giovani prede in Tutto può succedere.
Nel 2006, si trova per la prima volta sotto la preziosa regia dell'esimio Martin Scorsese, nell'osannato gangster-movie The Departed. Nell'anno che giungerà, Jack darà volto a un malato terminale nel toccante Non è mai troppo tardi di Rob Reiner. Soprannominato "Mulholland Man", il divo è uno sfegatato fan dei Los Angeles Lakers, a tal punto che le riprese dei film che gira non devono mai coincidere con il calendario delle partite della sua squadra di basket. Non ha mai negato una certa predilezione per le droghe e, negli anni '80, si è dichiarato a favore della campagna per la liberalizzazione della cocaina per uso personale. Nelle sue imponenti proprietà, ospita una delle maggiori collezioni private d'arte che vanno dalle opere di Picasso a quelle di Van Gogh. Con dodici candidature agli Academy e sedici nomine ai Golden Globe, di cui sei conseguite, Jack Nicholson è uno degli attori più insigniti nella storia della celluloide.
Golden Globes 2007
Golden Globes 2004
Golden Globes 2003
Premio Oscar 2002
Golden Globes 1998
Premio Oscar 1997
Golden Globes 1993
Golden Globes 1993
Premio Oscar 1992
Golden Globes 1990
Golden Globes 1988
Premio Oscar 1987
Golden Globes 1986
Premio Oscar 1985
Golden Globes 1984
Premio Oscar 1983
Golden Globes 1982
Premio Oscar 1981
David di Donatello 1976
Golden Globes 1976
Golden Globes 1975
Premio Oscar 1975
Premio Oscar 1974
Golden Globes 1974
Festival di Cannes 1974
Premio Oscar 1973
Golden Globes 1972
Premio Oscar 1970
Premio Oscar 1969
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Non è mai troppo tardi
continua»
Genere Commedia, - USA 2007. Uscita 25/01/2008. |
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The Departed - Il bene e il male
continua»
Genere Hard boiled, - USA 2006. Uscita 27/10/2006. |
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Qualcosa è cambiato
continua»
Genere Commedia, - USA 1997. |
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Shining
continua»
Genere Horror, - USA 1980. |
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Qualcuno volò sul nido del cuculo
continua»
Genere Drammatico, - USA 1975. |
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Comincio con una certa enfasi che, sono sicuro, mi verrà perdonata: col finale della citazione di John Keats che Hemingway pone come premessa del suo Per chi suona la campana.
"... e dunque non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te."
E mai una campana ha suonato per noi, come quella di ieri, quando abbiamo saputo che J.D. Salinger era morto. Tutti sappiamo cosa significhi il suo romanzo "Il giovane Holden". Significa per cominciare che quel libro fa parte di tutti noi. Quando era il tempo sono stato l'adolescente Holden Caulfield e quando è stato il tempo sono stato padre di giovani Holden. Significa semplicemente che nella prima stagione avevo idee e compivo azioni diverse da quelle dei miei genitori e capitava che non le capissero, e che adesso i miei figli hanno idee e compiono azioni che non sempre capisco. Naturalmente sta nelle cose. Ma quando un autore coglie in pieno quello "stare nelle cose", diventa qualcosa in più di uno scrittore, diventa parte della tua cultura e del tuo sentimento, e pensieri e azioni, li devi in parte a lui. Proprio non è poco. Nel mio caso poi c'è dell'altro, c'è il mestiere, perché anch'io scrivo romanzi. Qualche anno fa, proprio su MYmovies scrivevo un pezzo da titolo "Sognavo Salinger". Era il mio progetto giovanile di aspirare a quel modello piuttosto che a un critico (di cinema).
Inventore
Salinger è stato scrittore, soprattutto è stato inventore. Più avanti riproduco l'incipit del suo romanzo e spiego cosa significhi. Era nato nel '19 e aveva scritto "Holden" nel '51. Era l'erede della strepitosa tradizione letteraria anglosassone che partiva dai britannici di due generazioni prima.
Stralcio dalla puntata 46 della storia poconormale
"...Scrittori come Kipling e Stevenson, come Conrad, Maugham e Forster, britannici nati in Ucraina e morti nel Kent (Conrad),o nati a Bombay e morti a Londra (Kipling), comunque sempre in giro nei due emisferi: sono loro, in quelle epoche, che hanno inventato un parte della nostra più bella educazione sentimentale, e anche culturale. L'incanto, il sogno, l'avventura, le terre lontane e tante terre, l'estremo oriente e il medio, l'India e l'Australia, il Canada, le isole del Pacifico e dei Carabi. Una cultura tutta sui libri, prima che arrivasse il cinema. Quando le coste e le navi, le genti e gli animali, le armi e gli amori, il deserto e le carrozze, i poveri e i ricchi, quasi sempre i ricchi: tutto doveva essere desunto dalla scrittura, sforzo attivo di fantasia, con l'eroe da immaginare, non un Gary Cooper scelto da altri per nostra comodità. E in che grande misura il cinema avrebbe attinto a quegli autori..."
Generazione
A questi seguì la generazione americana nata verso la fine dell''800. Fitzgerald, Hemingway, Faulkner, Steinbeck, Dos Passos sono tutti nati fra il 1896 e il 1902.
Costoro, eredi dei contenuti di quelli detti sopra, portarono la naturale evoluzione di pensieri e di azioni, e naturalmente di stile. Evolsero e riformarono. Ma Salinger non si limitò alla riforma, fece la rivoluzione, di contenuti e di stile. E continua ad esserci dell'altro: il suo privato, giusto per alimentare, come non bastasse, la sua mitologia.
Il fatto che da 46 anni non uscisse praticamente dalla sua tenuta di Cornish, che odiasse la gente, che non parlasse con nessuno. In questo senso invito a rivedere Scoprendo Forrester, il film di Gus Van Sant, con Sean Connery. Davvero viene proposta un'ottima percezione di quello che era Salinger.
Ed ecco il pezzo che ho scritto lo scorso anno quando l'ennesimo ingenuo cercò di acquisire i diritti del romanzo.
Nell'attesa di ricevere una meritata nomination ai prossimi Oscar nella categoria Miglior Film per il suo The Hurt Locker, la regista americana Kathryn Bigelow sarà la protagonista della giornata di domenica con Blue Steel – Bersaglio Mortale (Sky Mania, 21.00) dove dirige Jamie Lee Curtis nel ruolo di una grintosa agente della polizia di New York. Nel giorno festivo c'è spazio anche per farsi due risate, sia con John Travolta alle prese con pappe e pannolini nella commedia Senti chi parla 2 (Italia 1, 19.50) che con l'indimenticabile Alberto Sordi in Il marchese del Grillo (La 7, 21.35).
Sui canali del digitale terrestre ampio spazio al cinema d'autore. Si comincia col terzo film diretto da Spike Lee Fa la cosa giusta (Studio Universal, 11.15) per proseguire con il debutto alla regia di Denzel Washington in Antwone Fisher (Iris, 21.05), storia di un marinaio di colore che per guarire dai suoi scatti d'ira, causati dal turbolento rapporto con la famiglia d'origine, compie un viaggio nei luoghi in cui è cresciuto. La giornata si conclude con il tanto discusso ultimo lavoro diretto da Stanley Kubrick Eyes Wide Shut (Premium Cinema, 00.10), dove i protagonisti sono l'ex-coppia di Hollywood Tom Cruise e Nicole Kidman al centro di un vortice di tradimenti e turbolenze sessuali.
La giornata di lunedì vede protagonista il sempre più convincente Leonardo DiCaprio, che in Blood Diamond – Diamanti di sangue (Italia 1, 21.00) veste i panni dell'ex mercenario Danny Archer alla ricerca di un prezioso e raro diamante rosa. L'eclettico Russel Crowe lo ritroviamo protagonista della commedia Un'ottima annata (Joy, 21.00), ancora una volta sotto la direzione di Ridley Scott, dove interpreta un uomo d'affari inglese che si troverà costretto ad approdare in Provenza per risolvere delle questioni legate all'eredità di suo zio Henry. Terry Gilliam, il più visionario dei registi contemporanei, fa un salto nel 2035 con L'esercito delle dodici scimmie (Premium Energy, 21.00) per mostrarci la vita dei sopravvissuti ad una mortale epidemia che ha ucciso il 99% della razza umana. Prima di Michael Mann con Nemico Pubblico anche John Milius in Dillinger (Sky Classic, 23.35), ultima proposta della serata, si è cimentato nel raccontare i colpi messi a segno dal bandito americano John Dillinger, prendendosi molta più libertà nel raccontare i fatti rispetto al film di Mann.
L'uomo lupo è l'ultimo dei mostri classici creati dalla Universal, ispirato dalla mitologia e dal folclore. Diversamente da Dracula e da Frankenstein, il licantropo di George Waggner non ha una fonte letteraria nobile ma nasce negli anni Quaranta dalla penna dello sceneggiatore Curt Siodmak. Settant'anni e incalcolabili lune piene dopo nella stessa brughiera si scatena una battuta di caccia contro il giovane Lawrence Talbot, straniero in patria e in famiglia, condannato dal Fato e dal morso di un mostro a scoprire le zone buie del suo essere. Diretto da Joe Johnston, The Wolfman "restaura" lupo, orrore e ululato, insistendo sui traumi familiari e sulla trasformazione. Il licantropo gentiluomo, vestito da Milena Canonero e invaghito della dolce moglie del defunto fratello, è interpretato con carattere e un (grande) cuore che batte da Benicio Del Toro, attore dalle infinite forme, seducente e ripugnante dentro la vecchia tradizione gotica conciliata col melodramma. A Roma per presentare il film di cui è interprete e produttore, Del Toro ci racconta come si costruisce un mostro e si affronta la paura di sé. Lo accompagna dentro e fuori dallo schermo la grazia di Emily Blunt, che rivela i suoi esordi al cinema e le sfide del mestiere d'attore.
Tradizione e innovazione
Benicio Del Toro: L'idea, girando The Wolfman, era quella di omaggiare la versione del 1941. La nostra sfida, la mia, quella degli sceneggiatori, dei produttori e del regista, era di riuscire a creare sullo schermo una storia fantastica che fosse allo stesso tempo credibile. Abbiamo per questa ragione affrontato la licantropia come una malattia, come una dipendenza incontrollabile. Ci interessava forse meno trattare il tema della bestia, per noi era più importante rappresentare la furia di un uomo senza controllo. Gli sceneggiatori, prendendo spunto dall'Amleto, hanno inserito la relazione padre-figlio, sviluppandola in maniera conflittuale. Differentemente dalla versione scritta negli anni Quaranta da Curt Siodmak, il mio personaggio smette in un certo senso di essere una vittima passiva, il mio Lawrence Talbot agisce e prova a interpretare il proprio destino. Vuole scoprire chi o che cosa ha provocato la morte del fratello, vuole fermare la brutalità paterna, vuole innamorarsi e si innamora. Padre e figlio sono nel film come due spermatozoi che devono trovare la direzione, nessuno dei due in fondo vincerà ma il mio Talbot andrà molto vicino al trionfo.
1969: un anno memorabile per la Storia come per il cinema, che esplode delle contestazioni giovanili e della voglia di nuovo e di libertà. Domenica si può rivivere quel vento di ribellione; Born to be wild, cantano gli Steppenwolf, e l'America si attraversa a bordo delle moto di Dennis Hopper e Peter Fonda, nell'opera prima di Hopper che diventò manifesto di una generazione: Easy Rider (Canale 5, 2.45). Altro Fonda, altro capolavoro dell'anno cruciale '69: è la volta del mitologico western di Sergio Leone, C'era una volta il West (Raisat cinema, 21.00). La bellezza scarmigliata e indomabile di Claudia Cardinale, lo sguardo gelido di Henry Fonda, l'eloquenza "musicale" del silenzioso Charles Bronson: elementi scolpiti nella leggenda per un film che sancisce la morte di un genere e al tempo stesso l'apice di un grandissimo regista. Da mostri sacri a esordienti col botto: Pranzo di Ferragosto (Sky Mania, 21.00) di Gianni Di Gregorio ha la leggerezza gustosa di un pasto ben cucinato, come quelli che il protagonista allestisce per un quartetto di vecchiette irresistibili, in una commedia che è un vero gioiello per tempi comici e freschezza degli interpreti. Lunedì lasciatevi portare on the road dal grande film di Clint Eastwood, Un mondo perfetto (Premium Emotion, 21.00); Kevin Costner è il bandito gentiluomo Butch, in fuga attraverso gli States insieme a un bimbo che da ostaggio si diverte molto più che nella sua vita quotidiana... uno struggente, lucido racconto sull'America. E Costner torna protagonista ed eroe sensibile e coraggioso nella doppietta di Sky Hits: Balla coi lupi (18.10) e Robin Hood Il principe dei ladri (21.15), due classici degli anni '90 in cui l'attore si confronta col mito del West e con quello del ladro di Nottingham dando vita a personaggi indimenticabili. Come indimenticabile è il luciferino e debordante Jack Nicholson che occhieggia dalla commedia grottesca Le streghe di Eastwick (Studio Universal, 18.10), in cui il Diavolo in persona seduce un trio di dive irripetibile: Cher, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer sono le donne sole che vengono travolte dall'imprevedibile e a tratti esilarante magia nera del film.
Domenica il vento della passione soffia sul piccolo schermo: storie d'amore struggenti e agrodolci si impossessano del palinsesto. L'amore tra Barbra Streisand e Robert Redford si consuma sullo sfondo dell'America che cambia nello splendido Come eravamo (La7, 16.00) di Sidney Pollack; Sean Connery, Angelina Jolie e Ryan Phillippe sono invece tra i protagonisti delle vicende intrecciate, a metà tra commedia e melò, del corale Scherzi del cuore (Mya, 15.25). Melanie Griffith è una forza della natura irrefrenabile e pericolosa, il colpo di fulmine cui non si può reistere che trascina sulla sua strada uno spaesato Bill Pullman in Qualcosa di travolgente (Mgm, 11.10) di Jonathan Demme; Rob Reiner dimostra invece che l'amicizia tra uomo e donna può esistere, ma è destinata inesorabilmente a trasformarsi in qualcosa di più, come insegnano i brillanti Billy Crystal e Meg Ryan, protagonisti di un sentimento che cresce negli anni nella commedia sofisticata Harry ti presento Sally (Rai4, 21.10). Non tutti trovano l'anima gemella; lunedì i protagonisti sono uomini soli, forti o fragili, intrappolati in esistenze malinconiche: l'insonne Edward Norton è intrappolato nell'incubo vischioso e livido intessuto da David Fincher in Fight Club (Premium Energy, 14.55), e trova nell'enigmatico Brad Pitt un compagno di scazzottate catartiche. Ben più professionali sono i pugni tirati in Il campione (Rete4, 16.15): Jon Voight si trasforma nel melò di Zeffirelli in un pugile attempato ma deciso a riscattarsi dall'abbandono della moglie e dagli acciacchi della vita. Antonio Albanese è uno scapolo che conduce un'esistenza grigia finché nella sua vita non irrompe una ragazza clandestina in cerca di casa, che illumina le sue giornate, nel delicato e toccante Vesna va veloce (Iris, 21.05). Per finire, un'eccezionale performance d'attore offerta da Sean Penn, che in Mi chiamo Sam (Premium Emotion, 21.00) cresce da solo la piccola Dakota Fanning, nonostante i suoi gravi handicap mentali.
| Non è mai troppo tardi (2007) | The Departed - Il bene e il male (2006) |
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