Max von SydowVon Sydow - Da Bergman all'esorcistaNome: Max Carl Adolf Von Sydow80 anni, 10 Aprile 1929 (Ariete), Lund (Svezia) |
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![]() Ed io, Antonius Block, sto giocando a scacchi con la morte.
dal film Il settimo sigillo (1956)
Max von Sydow è Antonius Block
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Max von Sydow, un nome è ha qualcosa di misteriosamente ambiguo, ma anche di mitico e indimenticabile. Legato all'insuperabile Ingmar Bergman, maestro svedese della riflessione umana, almeno fino all'inizio degli Anni Settanta, e incoronato per tanti anni il suo alter ego cinematografico, nonché uno degli uomini più sexy della Svezia a detta del gentil sesso scandinavo, von Sydow ha incarnato non solo un'inevitabile meditazione sull'uomo di oggi, troppo soffocato nella sua natura e in fondo mai realizzato veramente, ma anche e sorprendentemente l'ironia e la comicità sdrammatizzante di certe debolezze umane. Seppur ottimo caratterista di lusso hollywoodiano, non si è mai dimostrato esigente e capriccioso come certi attori, seppur conscio del fatto di essere lui la sola, unica, vera e propria musa del divino Bergman che per dono gli ha offerto il maestoso ruolo di protagonista nel suo imbattuto capolavoro Il settimo sigillo, dove sul crepuscolo sfida nientemeno che Sorella Morte in una partita a scacchi.
Figlio di un professore di etnologia all'Università di Lund e di una baronessa che lavorava come insegnante elementare, fin dai tempi del liceo, Max von Sydow coltiva la sua passione per la recitazione e, insieme ad alcuni amici (fra cui Yvonne Lombard), fonda un club teatrale, dove potrà dare sfogo a tutto il suo estro artistico. È il 1948, quindi dopo il servizio militare, quando si iscrive all'Accademia del Teatro Nazionale Dramaten di Stoccolma dove conosce Lars Ekborg, Margaretha Krook e Ingrid Thulin. Poi, conclusa la sua istruzione (1951), comincia a recitare a teatro le opere di Strindberg e Arthur Miller. Sarà l'incontro con il regista Ingmar Bergman a cambiargli per sempre il resto della vita. È il 1955, von Sydow lavora al teatro di Helsinborg, mentre Bergman sta allestendo i suoi spettacoli a Malmö ma sentendo parlare, nell'ambiente teatrale, della bravura di questo attore classico e dell'ottima reputazione che si era costruito, si sposta a Helsinborg e gli propone di unirsi alla sua compagnia. In realtà i due si erano già incontrati qualche anno prima, quando von Sydow era ancora studente e il regista cercava interpreti per Prigione (1949), ma una volta provinato venne scartato perché giudicato inadatto. La loro unione artistica comincia così dal palco con "Peer Gynt", "Il misantropo", "La gatta sul tetto che scotta" e "Faust", tutti spettacoli teatrali che portano la firma del grande Bergman e che trasformano von Sydow in uno dei più noti e stimati attori dei Paesi scandinavi, e termina nel cinema, dietro l'obiettivo della cinepresa.
Il suo film di debutto è Solo una madre (1949) di Alf Sjoberg, cui seguiranno numerosi film con Kenne Fant. Nel frattempo si sposa con l'attrice Christina Olin, il 1 agosto 1951, ma il matrimonio si conclude nel 1996 con un divorzio. Dall'unione nasceranno due figli: il regista Henrik e l'attore Clas von Sydow. Il primo ruolo cinematografico affidatogli invece da Bergman è quello del cavaliere medievale Antonius Block del capolavoro Il settimo sigillo (1956), crociato che dopo dieci anni di guerre in Terra Santa torna a casa come ateo e sfiduciato e che sfida la Morte (venuta a prenderlo) in una partita a scacchi.
Da quel momento in poi, von Sydow diventerà uno dei suoi attori prediletti, nonché il suo alter-ego, recitando nei film tv Herr Sleeman kommer (1957) e Rabies (1958) e nelle pellicole Il posto delle fragole (1957), Alle soglie della vita (1958), Il volto (1958), La fontana della vergine (1959),Come in uno specchio (1961) e Luci d'inverno (1961). Proprio negli Anni Sessanta, diventa anche socio del Teatro drammatico di Stoccolma, continuando quindi ad alternare il palcoscenico al set. L'America, innamorata del biondo attore scandinavo, lo vuole fra le sue fila e gli offre un ruolo ne Agente 007 – Licenza di uccidere (1962), ma von Sydow rifiuta, accettando invece il ruolo di Gesù Cristo ne La più grande storia mai raccontata (1965) dove recita con Charlton Heston e Sidney Poitier, seguito da Hawaii (1966) con Gene Hackman e Julie Andrews, per il quale ruolo verrà nominato ai Golden Globe come miglior attore drammatico.
Il ritorno con Bergman avviene nel 1967, grazie a L'ora del lupo, e continuerà con titoli come La vergogna (1968), Passione (1969) e L'adultera (1971), pellicola che segnerà la conclusione del loro sodalizio, dovuto a una grave delusione professionale di von Sydow nei confronti di Bergman. È per questo motivo che von Sydow sceglierà Hollywood ancora una volta, recitando in Lettera al Kremlino (1970) di John Huston, con Orson Welles, e soprattutto il terribile L'esorcista (1973), trasposizione del romanzo shock di William Peter Blatty, in cui una bambina di 12 anni veniva posseduta dal demonio. È probabilmente il film più pauroso della storia del cinema, tanto è vero che scatenò nel pubblico dell'epoca una vera e propria psicosi collettiva, con fughe e svenimenti in sala. Max von Sydow, protagonista del film nel ruolo di uno dei due sacerdoti esorcisti (padre Merrin, prete cattolico e archeologo) che si oppongono alla bambina indemoniata, ottiene una nomination ai Golden Globe nella categoria miglior attore non protagonista.
Il suo successo continuerà, sempre seguendo la scia di ruoli legati al male, con I tre giorni del Condor (1975) con Robert Redford e Faye Dunaway, il film di fantascienza Gli avventurieri del pianeta Terra (1975) con Yul Brynner, ma anche con un film italiano: Cadaveri eccellenti (1975) di Francesco Rosi. Sarà poi la volta di Foxtrot(1976) con Charlotte Rampling e Peter O'Toole, La nave dei dannati (1976) ancora con la Dunaway, James Mason e Orson Welles, e il bellissimo Il deserto dei Tartari (1976) di Valerio Zurlini con Vittorio Gassman e Philippe Noiret.
Sempre nel 1976, continua a lavorare in Italia, facendosi dirigere da Alberto Lattuada in Cuore di cane, poi sarà richiamato sul set del sequel de L'esorcista: L'esorcista II – L'eretico (1977), dove affiancherà Richard Burton. Ritroverà invece Hackman ne La bandera – Marcia o muori (1977) con Catherine Deneuve e tornerà in Italia per Gran Bollito (1977) di Mauro Bolognini, mentre sarà accanto a Sophia Loren in Obiettivo Brass (1978).
Particolarmente presente nei film di Jan Troell, recita per Bertrand Tavernier ne La morte in diretta (1980) con Harvey Keitel, affiancando Sylvester Stallone e Michael Caine in Fuga per la vittoria (1981) di John Huston. Da Stallone a Schwarzenegger il passo è breve, eccolo dunque sul set di Conan il barbaro (1982) di John Milius, poi paradossalmente, si ritrova persino in un film della saga di James Bond (che precedentemente aveva rifiutato): Mai dire mai (1983) con Sean Connery.
La sua filmografia, pur senza Bergman, continua a essere comunque splendente e degna di lode, seppur costituita da caratterizzazioni: passa da Dune (1984) di David Lynch con Silvana Mangano al film biblico tv Samson and Delilah (1984) con Victor Mature, dalla commedia Hannah e le sue sorelle (1985) di Woody Allen con Caine al telefilm Quo vadis? (1985) di Franco Rossi, fino alla miniserie Cristoforo Colombo (1985) di Alberto Lattuada con la Dunaway.
Capo della giuria del Festival di Berlino nel 1985, recita ancora con l'inglese Julie Andrews in Duet for one (1986) e arriva alla sua prima nomination all'Oscar come miglior attore protagonista per Pelle alla conquista del mondo (1987) di Bille August. Sarà lui stesso, nel 1988, a passare dietro la macchina da presa, firmando il suo unico lungometraggio: Katinka – Storia romantica di un amore impossibile. L'esperienza non si ripeterà mai più, il mestiere del regista è molto più faticoso di quello dell'attore, per questo preferisce ancora una volta il secondo e quindi recitare perfino accanto a Robert De Niro e Robin Williams in Risvegli (1990).
Dopo essere stato diretto da Roberto Faenza in Mio caro dottor Gräsler (1990), porta al Piccolo Teatro di Milano "Aurora boreale" (1991), recital di poesie e brani di prosa svedesi e presta la sua voce come narratore di Europa (1991) di Lars von Trier. La gloria e la fama di von Sydow non sembrano voler scemare nemmeno per un attimo. Negli anni Novanta, recita per Wim Wenders in Fino alla fine del mondo (1991) con William Hurt e Jeanne Moreau, ritrovando la Rampling nel film Time is Money (1994) e nella miniserie Radetzkymarsch (1995). Sarà poi accanto a Marcello Mastroianni ne A che punto è la notte (1994), giallo di Nanni Loy e tornerà a teatro con uno spettacolo sulla vita del premio Nobel norvegese Knut Hamsun, ma anche con lo spettacolo "La sonata degli spettri".
Non mancano pessime interpretazioni come quella che ci dona (purtroppo) accanto a Stallone in Dredd – La legge sono io (1995)! Si sposa per la seconda volta, questa volta con Catherine Brelet, il 30 aprile 1997, poi torna immediatamente a lavoro per affiancare Williams in Al di là dei sogni (1998). Dopo il telefilm Professione fantasma (1998), dove interpreta uno psicanalista di spiriti, recita nel film di fantascienza di Steven Spielberg Minority Report (2002) con Tom Cruise e in Emotional Arithmetic (2007) con Susan Sarandon.
L'alter ego del tormentato regista svedese non è che un ricordo. A Bergman ora deve solo i suoi ruoli più intensi, resta invece il grande caratterista hollywoodiano. Peccato, per questo profeta del buio, per questo cavaliere che si batte contro la Morte, ma anche contro la Vita, per questo uomo cinematografico solo, sempre in crisi profonda e circondato da un universo femminile affascinante. Non lo vedremo mai più protagonista assoluto di tanti psicodrammi, moderni e classici che hanno fatto e fanno ancora parte della storia del cinema. Oscilla oggi fra lo psicotico e il criminale e l'unica bella eccezione sembra essere il ruolo del pittore maturo che si innamora di una delle sorelle di Hannah. Ha lottato contro il demone Pazuzu, è stato un bibliotecario nel Regno dei Morti e ha prestato il sguardo al cattivo DOC Ming, chi in fondo non avrebbe voluto una carriera come la sua?
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l titolo corretto di questa puntata sarebbe "donne". Argomento: le italiane nel cinema internazionale, possibilmente grande cinema. Certo, abbiamo lasciato dei segni, visibili, ma non così visibili. Le co-produzioni internazionali sono una opportunità e una necessità del cinema contemporaneo. Un sistema che favorisce di fatto gli operatori di settore, siano produttori, registi, tecnici, attori. Alcune nostre attrici hanno dunque avuto occasione di porre il loro nome nel cast di una produzione internazionale. Naturalmente l'"opportunità" andava poi colta e onorata, e lì dovevano entrare in gioco il talento e l' appeal. L'italiana che più si è fatta notare nell'era contemporanea ha messo, e mette in campo, più l'appeal che il talento. Scrivo di Monica Bellucci. Classe 1964, dunque "artisticamente" matura, ha nutrito quello che ormai è corretto chiamare il suo mito, come testimonial di grandi prodotti, come emigrata di lusso in Francia, come moglie di un francese sexy, come ospite d'onore e madrina di mondanità di vertice. Nei molti film internazionali nei quali è apparsa, ha dato un'ottima prova per presenza e discreta per talento in The Private Lives of Pippa Lee, accanto a grandi nomi del cinema americano come Keanu Reeves e Winona Ryder.
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