Charlotte RamplingLa Salomé del cinema mondiale63 anni, 5 Febbraio 1946 (Acquario), Sturmer (Gran Bretagna) |
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![]() Lady Spencer: Ne parla tutta Londra!!! Georgiana: Lasciate che parlino!
dal film La duchessa (2008)
Charlotte Rampling è Lady Spencer
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Nel 1974, una regista italiana vede in lei qualcosa che gli altri non riescono a vedere. Charlotte Rampling è reduce da La caduta degli dei di Visconti, ma quella regista vuole spingerla oltre, vuole renderla più intimista e intima al pubblico e per farlo la spoglia e la colloca in un'ambientazione spinosa (i campi di sterminio), dove incredibilmente riesce a esprimere il massimo del suo erotismo. Nasce il mito. Nessuno se lo aspettava, nemmeno lei.
Figlia di un colonnello britannico divenuto uno dei comandanti della NATO e di una pittrice, Charlotte Rampling è stata educata alla Jeanne d'Arc Académie pour le Jeunes Filles di Versaillers, in Francia, passando poi all'esclusiva St. Hilda's School di Bushley, in Inghilterra, dato che la sua famiglia per il lavoro paterno si trasferiva spesso da un posto all'altro dell'Europa, condizione che ha messo in grado alla Rampling di diventare poliglotta. Sta cominciando a muovere i primi passi nei catwalk con la carriera di modella, quando la sorella Sarah si suicida, fatto che segnerà per sempre la vita della ragazza. Decisa più che mai a confrontarsi con una carriera di attrice, studia recitazione alla Royal Court di Londra, dove da subito la apprezzano per quel suo fascino ambiguo ed etereo.
Esordisce cinematograficamente nel film di Richard Lester Non tutti ce l'hanno… (1965), manifesto della swinging London, nonché vincitore della Palma d'Oro a Cannes. Segue poi qualche apparizione in serie televisive come Agente speciale (1967) e altre pellicole come Il lungo duello (1967) con Yul Brynner, o Target: Harry (1969) del re dei B movies Roger Corman. Poi si trasferisce in Italia, dove il gran maestro Luchino Visconti la dirige ne La caduta degli dei(1969) accanto a Dirk Bogarde, cui seguono altre pellicole italiane come Addio fratello crudele (1971) e Giordano Bruno (1973).
Nel 1972 trova l'amore nell'attore Bryan Southcombe, dal quale avrà un figlio, il regista televisivo Barnaby Southcombe. Disgraziatamente il matrimonio terminerà con un divorzio nel 1976. Poco male per la Rampling che comunque sembra scalare le vette del successo grazie al suo strano ruolo in Zardoz (1973) con Sean Connery, ma che ne sarebbe stato della Rampling se non avesse girato Il portiere di notte (1974) ritrovando l'amico Dirk Bogarde? Si sarebbe sicuramente ritirata, non appena la sua bellezza fosse sfiorita? La storia sadica di uno dei film italiani più scandalosi al mondo e nella storia del cinema, che la vedeva nei panni di una Lucia sfuggita allo sterminio nazista, proprio perché con un ufficiale nazista aveva allacciato, dentro il campo di concentramento, una relazione con forti tendenze sadomasochista, la rese celebre in tutto il mondo, imponendola come sex symbol e rappresentazione di un'ambiguità sessuale che farà da archetipo a molti altri personaggi venuti dopo. La scena che la consegnò alla storia? Quella in cui, con atteggiamenti da perversa Marlene Dietrich, cantava "Wenn Ich Mir Was Wunschen Durfte", a seno nudo, coi pantaloni larghi neri, le bretelle, guanti lunghi e capello da ufficiale delle SS munito di mascherina di carnevale. Eccola la nuova Salomé! L'immagine di una donna dominatrice, con indosso parte della divisa nazista che diede origine, da lì a poco, all'abbigliamento tipico delle mistress nei rapporti sessuali fetish e autolesionisti. Certo, fa un pochino effetto, dopo un ruolo così intenso, vederla in Yuppi Du (1975), ma poi si rifà accanto ad Alida Valli in Un'orchidea rosso sangue (1975) o affianco a Robert Mitchum in Marlowe il poliziotto privato (1975).
Membro della giuria di Cannes nel 1976, quello stesso anno (l'8 Ottobre), sposa il compositore e cantante Jean-Michel Jarre, al quale ispira la canzone "Les mots blue". Inseparabili, la Rampling segue spesso il marito, durante i concerti, soprattutto per ritrarlo in veste di fotografa (sua grande passione). Da Jarreavrà un figlio, il prestigiatore David, ma si prenderà anche cura della figliastra Emily. Anche questo matrimonio però si concluderà, a partire dal 1996. Due anni più tardi, l'attrice si legherà all'uomo d'affari francese Jean-Noel Tassez, dal quale sembra non separarsi mai.
Accanto a Fred Astaire e a Philippe Noiret in Un taxi color malva (1977), viene diretta da Woody Allen in Stardust Memories (1980). Seguono poi le taglienti parti ne Il verdetto (1982), assieme a James Mason e Paul Newman, e quelle più leggere in Viva la vita (1984) accanto a Michel Piccoli. Forse, il suo più insolito compagno di set fu lo scimpanzé Max che fu il suo amante nel film grottesco di Nagisa Oshima Max mon amour (1986), anche se poi la Rampling ritornò fra i ranghi accanto a Robert De Niro in Angel Heart – Ascensore per l'inferno (1987).
Dopo tanti film tv, nel 1996 torna sul grande schermo (almeno inglese) con l'inedito Invasion of Privacy, passando a diventare membro della giuria del Festival di Venezia nel 1997. Nonostante l'età avanzata, la Rampling è una delle muse di un geniale regista francese François Ozon che la dirige in: Sotto la sabbia (2000), Swimming Pool (2003) e Angel (2007). Di questi, il secondo è il suo miglior film, nonché la sua interpretazione migliore. La parte di una scrittrice di best-seller polizieschi che viene turbata dall'arrivo della figlia del suo editore sembra esserle stato cucito addosso.
Si pensava fosse persa e invece ha ritrovato la via, potremmo cristianamente dire. La carriera della Rampling rifiorisce, dopo i fasti negli anni Settanta, negli anni Duemila. A testimoniarlo la nomina a Ufficiale dell'Impero Britannico da parte della Regina, il César onorario nel 2001) e il titolo la Legion d'Onore nel 2002 datole dalla Francia. Dopo Spy Game (2001) con Brad Pitt e Robert Redford, recita accanto a Peter O'Toole nel film tv Imperium – Augusto (2003), nel ruolo di Livia Drusilla, passando poi a Michael Caine in The Statement – La sentenza (2003).
Bellissima nel film di fantascienza Immortal (Ad Vitam) (2004), è stata profondissima nel film di Gianni Amelio Le chiavi di casa (2004). Non le si perdona però di aver preso parte a quella delusione che è stata Basic Instinct 2 (2006) con Sharon Stone. Presidentessa della giuria del Festival di Berlino nel 2006, con un viso tagliente come il suo e uno sguardo liquido che promette inconfessabili lussurie e pericolose conseguenze, la Rampling ha fatto della sua glacialità l'arma del suo straordinario fascino erotico. Non è una donna. Non è più solo un'interprete. È un culto. La signora del nero e di altri colori del cinema, la cui fiorente carriera sembra essere il risultato di un talento che è esploso al 100%. Sorprendente e coinvolgente, trasuda sessualità anche da quegli splendidi occhi artici.
C harlotte Rampling, ex ragazza disinibita e fatale, insensibile ai ruoli amabili e lucrativi, audace nella scelta di cineasti atipici, è oggi una signora elegante ma mai rassicurante, dotata di una bellezza spigolosa e vagamente androgina. L'attrice britannica presenterà in anteprima assoluta per l'Italia L'homme Aux Cercles Blues, film per la tv che partecipa nella sezione "concorso internazionale" alla kermesse internazionale dedicata alla fiction in programma a Roma. Recentemente gratificata di un felice rilancio di carriera, la Rampling ha trovato dei ruoli all'altezza del suo talento in Francia (Sotto la sabbia di Ozon e Verso il Sud di Cantet), mentre Hollywood l'aveva fagocitata nel sistema e sprecata nella mediocre produzione di Basic Instinct 2. Sopravvissuta al folklore e agli Studios, Charlotte Rampling conserva, gelosa custode, le prerogative di un'ambiguità tipicamente anglosassone ed è la magnifica interprete del tv movie L'homme aux cercles blues, diretto da Josée Dayan e trasposizione del romanzo poliziesco omonimo di Fred Vargas.
Frammenti di letteratura italiana novecentesca, sofisticati intrighi dal sapore romantico, struggenti melodrammi fatalisti e nuove e vecchie commedie leggere, sono gli ingredienti per una lunga domenica di passione cinematografica. La inaugura un duo di affascinanti attori come Steve McQueen e Faye Dunaway, protagonisti di un'intricata commistione fra giallo e commedia: Il caso Thomas Crown (La7, 18.00). Poco dopo di loro, entra in scena il film che ha segnato il ritorno alla comicità dura e pura dei fratelli Farrelly per la carriera di Jim Carrey: in Io, me & Irene (Italia 1, 19.00) l'attore dal volto di gomma è un agente di polizia, talmente mite e succube da maturare una doppia personalità pazzoide e pericolosa. La prima serata ospita due grandi firme italiane, entrambe assai attente e sagaci nel cogliere aspetti politici e sociali dell'Italia del dopoguerra. Il noto personaggio di Giovanni Guareschi, il parroco della Bassa Padana Don Camillo (Rete 4, 21.30), riporta in auge un genere di commedia popolare mai tramontato con il primo capitolo di una fortunata serie, mentre mentre con la trasposizione de Il giorno della civetta (La7, 21.35) di Sciascia firmata da Damiano Damiani, si scende nell'omertosa Sicilia dei delitti di mafia. Ma il cinema del dì di festa non chiude con la prima serata, bensì prosegue a pieni ritmi in piena notte. Una notte capace di spaziare dalla commedia italiana più spensierata con E allora mambo! (Italia 1, 0.30), esordio sul grande schermi per i noti comici televisivi Luca e Paolo, al melodramma in tre atti di Takeshi Kitano Dolls (RaiTre, 3.20), passando per la raffinata scrittura di Richard Linklater, che in Before Sunset – Prima del tramonto (Canale 5, 3.05), ritrova per la seconda volta una capitale europea e i due romantici protagonisti di Prima dell'alba, ovvero Ethan Hawke e Julie Delpy.
Anche lunedì grandi coppie del grande cinema hollywoodiano allungano le ore pomeridiane e rendono omaggio al melodramma teatrale con la celebre riduzione di Tennessee Williams con protagonisti Paul Newman ed Elizabeth Taylor: La gatta sul tetto che scotta (Rete 4, 16.25). Cotanta tragica potenza chiede un intrattenimento virato verso la pura azione, per il quale interviene in prima serata la squadra speciale d'assalto di Colin Farrell e Samuel L. Jackson: S.W.A.T – Squadra speciale anticrimine (Italia 1, 21.10). Se l'azione non dovesse bastare, due noti sequel di altrettanto note saghe fantascientifiche supportano la causa, ovvero Alien 3 (Rete 4, 23.25) e Terminator 2 – Il giorno del giudizio (Steel, 22.35). Ma se invece preferite un cinema impegnato a riaprire le maglie della Storia, in alternativa, il maestro Andrzej Wajda rende onore ai civili polacchi caduti sotto un eccidio poco conosciuto del regime comunista con la storia di Katyn (Sky Mania, 21.00).
La scorsa notte, la 53esima edizione del London Film Festival ha chiuso i battenti annunciando i vincitori in una piacevolissima cerimonia di gala.
A guadagnarsi l'ambito premio Miglior Film è stato il regista Jacques Audiard con il suo Un profeta, reputato dalla giuria internazionale (presieduta da Anjelica Huston) un film intelligente e originale.
Presentato per la prima volta, il premio Miglior Britannico Esordiente è andato a The Scouting Book for Boys di Jack Thorne. Si tratta di un riconoscimento dedicato a nuovi talenti (registi, sceneggiatori, produttori) che hanno dimostrato creatività e immaginazione nella loro prima opera.
Per commemorare il nonno dei documentaristi inglesi, John Grierson, al Festival troviamo anche il Premio Grierson che quest'anno è andato a Yoav Shamir per Defamation.
Altri riconoscimenti sono andati all'attore John Hurt e al regista Souleymane Cissé per i loro significativi successi nella recitazione e nella regia. Hurt, che ha presentato al Festival 44 Inch Chest e The Limits of Control ha ricevuto il suo premio dal produttore Jeremy Thomas e dal regista Michael Caton-Jones, mentre Cissé con il suo Tell Me Who You Are è stato premiato dall'attrice Charlotte Rampling.
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