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domenica 28 maggio 2017

Marlene Dietrich

Nome: Maria Magdalena Dietrich
Data nascita: 27 Dicembre 1901 (Capricorno), Schöneberg (Germania)

Data morte: 6 Maggio 1992 (90 anni), Parigi (Francia)
occhiello
A modo suo era un grand'uomo… Ma che importa quello che si dice di un morto?
dal film L'infernale Quinlan (1958) Marlene Dietrich è Tanya
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Marlene Dietrich
David di Donatello 1962
Premio miglior attrice straniera per il film Vincitori e vinti di Stanley Kramer

David di Donatello 1962
Nomination miglior attrice straniera per il film Vincitori e vinti di Stanley Kramer

Premio Oscar 1931
Nomination miglior attrice per il film Marocco di Joseph Von Sternberg



L'infernale Quinlan

* * * * -
(mymonetro: 4,39)
Un film di Orson Welles. Con Janet Leigh, Charlton Heston, Marlene Dietrich, Orson Welles, Joseph Calleia.
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Genere Poliziesco, - USA 1958.

Vincitori e vinti

* * * * -
(mymonetro: 4,14)
Un film di Stanley Kramer. Con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Richard Widmark, Marlene Dietrich, Maximilian Schell.
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Genere Drammatico, - USA 1961.

Testimone d'accusa

* * * * -
(mymonetro: 4,13)
Un film di Billy Wilder. Con Tyrone Power, Charles Laughton, Marlene Dietrich, Elsa Lanchester, Norma Varden.
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Genere Poliziesco, - USA 1957.

Il giro del mondo in 80 giorni

* * * - -
(mymonetro: 3,24)
Un film di Michael Anderson. Con Shirley MacLaine, David Niven, Charles Boyer, Robert Newton, Martine Carol.
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Genere Avventura, - USA 1956.

L'angelo azzurro [1]

* * * * -
(mymonetro: 4,46)
Un film di Joseph Von Sternberg. Con Marlene Dietrich, Emil Jannings, Kurt Gerron, Rosa Valetti, Hans Albers.
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Genere Drammatico, - Germania 1930.
Filmografia di Marlene Dietrich »

venerdì 28 aprile 2017 - Non solo Wasilewski, ora al cinema con Le donne e il desiderio, ma anche Almodovar, Besson, Tarantino, Von Trier. Ecco come i women's directors interpretano il rapporto con le loro muse.

Amici, allenatori, amanti, padroni: i registi che amano le donne

Ilaria Ravarino cinemanews

Amici, allenatori, amanti, padroni: i registi che amano le donne Le gomme da masticare impacchettate, insieme agli altri doni, sotto all'albero di Natale. Una pubblicità del Bounty, passata su un canale tedesco, che promette atolli, cocco, palmeti sfrangiati dal vento. Un papà lontano, che fa capolino saltuariamente da un vhs nel televisore. Polonia fine anni '80, il comunismo è caduto, il piccolo Tomasz ha quasi dieci anni. E il suo mondo, da quando il papà se ne è andato a New York per lavorare, è dominato dalle donne: sua sorella grande, le amiche di lei e sua mamma - il papà le comprerà una macchina rossa, così le ha promesso prima di andarsene - alle prese con un mondo tutto nuovo, inesplorato, pieno di promesse di libertà. Un mondo da costruire da capo. Un mondo ancora spaventosamente vuoto. Ed è precisamente quel mondo, visto attraverso gli occhi di tre donne, che Tomasz Wasilewski racconterà 25 anni dopo, diventato regista, nel sottilmente autobiografico Le donne e il desiderio. "La caduta del comunismo, e gli anni successivi, li ho vissuti introiettando la prospettiva di mia madre e mia sorella. All'improvviso, dopo essere state per così tanto tempo senza libertà, si erano ritrovate in un mondo aperto. E si sono sentite perse. Da una parte avevano voglia di cogliere le nuove opportunità, dall'altra ne avevano paura, non sapevano come. Quando allevi un animale in gabbia non puoi aspettarti che esca se gli apri la porta: per lui ormai quella gabbia è diventata casa". Con il suo terzo lavoro dietro alla macchina da presa, dopo aver raccontato l'universo femminile anche nel potente In the Bedroom, Wasilewski a 36 anni entra così di diritto nella riserva particolare dei cosiddetti women's directors, i registi che amano le donne. Artisti che scelgono il punto di vista femminile per raccontare il mondo, operando spesso un transfert con attrici che non di rado diventano muse, sorelle, confidenti, in qualche caso amanti. Registi accomunati, spesso, da un'infanzia dominata da una figura materna carismatica, forte, capace di sostituire o sovrapporsi alla metà paterna.

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