Harry a pezzi

Film 1997 | Commedia 95 min.

Regia di Woody Allen. Un film Da vedere 1997 con Woody Allen, Judy Davis, Mariel Hemingway, Billy Crystal, Kirstie Alley, Elisabeth Shue. Cast completo Titolo originale: Deconstructing Harry. Genere Commedia - USA, 1997, durata 95 minuti. - MYmonetro 3,63 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Harry ha scritto un libro autobiografico e ha messo in crisi tutti. Il mondo viene a sapere che seduce le pazienti della moglie, ha rapporti con la cognata, odia la sorella eccetera. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office Harry a pezzi ha incassato 3,2 milioni di euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,63/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,95
CONSIGLIATO SÌ

Harry ha scritto un libro autobiografico e ha messo in crisi tutti. Il mondo viene a sapere che seduce le pazienti della moglie, ha rapporti con la cognata, odia la sorella eccetera. Tutti lo odiano. Fortuna che la sua vecchia università ha deciso di onorarlo. È una bella compensazione al blocco creativo che è sopraggiunto. E poi c'è la ragazzina che lo abbandona, gli analisti che lo vessano, e alla fine persino una visita all'inferno, perché Harry ritiene di meritarlo, essendo il peggiore di tutti gli esseri umani dopo Hitler, Goerings e Goebbels. Il regista ha dichiarato "è un momento felice della mia vita, non vado nemmeno dall'analista", in realtà questo film ha sostituito l'analista. La sua ossessione per il sesso è rappresentata dalla parola più pronunciata nel film: "pompino", mai amore, o altro. E ossessione è la cadenza nevrotica del racconto con gli episodi che si inseriscono l'uno nell'altro come scatole cinesi e con un montaggio che mutila la sequenza nel bel mezzo. Woody ha sessantatre anni e naturalmente qualcosa è successo. È quasi normale, lo fu per Bergman e per Fellini. Credevano di aver finito, lo dichiararono coi film, ma non era vero. I riferimenti di Allen ai due maestri sono molto precisi, c'è la rassegna finale di tutti i personaggi, come la giostra di Otto e mezzo. E Harry "onorato" all'università è semplicemente il vecchio professore del Posto delle fragole, che si recava al suo giubileo rivivendo gli episodi salienti della propria vita, proprio come fa Woody quando assiste, testimone invisibile, ai discorsi di sua sorella. Complessivamente questo film non vale il precedente Tutti dicono I love you, di impianto semplice, fresco e geniale. Qui c'è troppo artificio.

Giancarlo Zappoli

Prima parte
Harry Block è uno scrittore di successo in crisi creativa. Nel momento in cui ne facciamo conoscenza ha da poco pubblicato un romanzo in cui, senza preoccuparsi troppo di occultare l'identità delle persone reali a cui ha fatto riferimento, mette in pubblico la propria complessa vita sentimentale. Deve infatti immediatamente difendersi dall'assalto di Lucy, sua ex cognata ed ex amante, che si è vista perfettamente ritratta nel personaggio di Lesley. La donna vuole suicidarsi davanti a lui per punirlo di una relazione che Harry ha interrotto per dedicarsi al rapporto con una venticinquenne. Nel momento in cui lo scrittore la convince a desistere Lucy punta la pistola verso di lui, che dovrà mettere in gioco l'arma della fascinazione linguistica facendo riferimento a un racconto giovanile. Ha inizio così una serie di riferimenti a testi da lui scritti nel corso degli anni che, in qualche misura, rendono conto della sua evoluzione psicologica.
Harry sta vivendo un momento particolarmente importante perché l'Università che lo aveva cacciato da studente ha deciso ora di consegnargli un'onorificenza per i meriti letterari acquisiti. Lo scrittore vorrebbe recarsi alla cerimonia in compagnia del figlio Hilly che però, essendo lui divorziato dalla madre Joan (una psicoanalista), non può incontrare che in giorni ed ore rigidamente prefissati. Dopo aver tentato invano di convincere un vecchio amico sofferente di cuore ad accompagnarlo ed aver cercato di far desistere Fay, la ragazza con cui ha avuto l'ultima relazione duratura, dallo sposare un amico che lui le ha presentato, Harry decide altrimenti.
Dopo un più che soddisfacente rapporto con una prostituta, Cookie, le chiede di accompagnarlo. Al mattino troverà davanti al portone l'amico che, superata la paura dell'infarto, ha deciso di partire con lui. L'assenza del figlio è però troppo grave ed Harry decide di rapirlo all'uscita di scuola. Lungo il percorso avranno modo di fermarsi a un Luna Park in cui lo scrittore incontrerà il personaggio che lo rappresenta nel libro che gli mostrerà il momento in cui la sua prima moglie e la sorella scoprono di essere state entrambe abbandonate per Fay.
Prima di raggiungere l'Università Harry compie una sosta dalla sorella che si è convertita da tempo al sionismo più integralista e che si è vista ritratta nel libro nel personaggio di Helen, una psicanalista che sposa il protagonista ma poi, da spirito razionalmente libero quale era, si converte alla più rigida ortodossia abbandonandolo per un ebreo "vero'. Sarà la stessa Helen che, più tardi, gli mostrerà che la sorella, nonostante le rigidità, lo ama sempre. Il viaggio intanto è proseguito ma con una tragedia: l'amico è morto d'infarto. Giunti all'Università si dà ricovero al cadavere e si tenta di portare avanti la cerimonia. Harry, che sta letteralmente sfuocandosi come il personaggio di uno dei suoi racconti, viene però fatto arrestare da Joan per il rapimento del figlio. Lo libereranno dal carcere Fay con il neosposo Larry che Harry ha descritto come Lucifero in un suo racconto. Tornato a casa e ancora in cerca di ispirazione creativa Harry vede ricomparire, in un sogno, i responsabili dell'Università che lo vogliono comunque celebrare. Tutti i personaggi partoriti dalla sua creatività letteraria sono presenti alla cerimonia, in piedi ad applaudirlo. Forse, nella realtà, ha trovato l'idea giusta per un nuovo romanzo.
Deconstructing Harry ovvero destrutturare una filmografia e un modo di fare cinema per metterlo/mettersi in crisi affermando al contempo, con pari intensità, la propria paura di avere ancora poco tempo davanti a sé e il bisogno incontenibile di continuare in quello splendido lavoro di svelamento/nascondimento che è il cinema. Tutto questo, e altro ancora, si trova nell'ultima opera di Allen che si costituisce più che mai come una "summa" del suo lavoro. Celandosi dietro il personaggio dello scrittore in crisi Harry Block (così come Harry fa con i personaggi dei suoi libri) Allen si interroga sul senso della vita dell'artista. Si chiede cioè se il suo cinema e la sua vita non si siano fusi l'uno nell'altro impedendogli di comprendere la distinzione tra quanto effettivamente stava vivendo e quanto invece la sua "vera" vita non fosse finita per essere quella dei personaggi da lui creati. Al contempo non dimentica di tenere tutto il suo pubblico, quasi con luciferina (il Diavolo conta in questo film!) astuzia, sul filo del rasoio dell'eterna domanda: quanto c'è di autobiografico nei personaggi scritti e interpretati da Woody? Tutto e niente è la risposta spiazzante. Se mai come questa volta il tema è stato posto con chiarezza sin dall'inizio (in che misura i personaggi dei libri di Harry "sono" le persone che gli sono state accanto nella vita?) altrettanto mai come in questa occasione la replica consiste in un profondo mescolamento di carte. Chi è Harry Block/Woody Allen? Rischia di non saperlo neppure lui e quindi, preso com'è dal gioco della finzione, nega e ammette al contempo la presenza della realtà nella sua opera frutto di creatività e fantasia. Lo fa scegliendo un linguaggio cinematografico (sia sul piano dell'uso della macchina da presa che su quello del montaggio) decisamente nuovo anche per chi ha presente la "ricerca" di Mariti e mogli'. Mai i compatti e sobri titoli di testa di un film alleniano furono frammentati e fatti esplodere come in questa occasione, grazie a inserimenti improvvisi e ossessivamente ripetitivi dell'arrivo di Lucy a casa di Harry, dotati di un montaggio interno che non rispetta la continuità temporale. La destrutturazione del linguaggio, il bisogno di scomporre per poter afferrare, almeno per una volta, il senso di ogni singolo elemento non riguarda solo la parte "scritta" del film. L'operazione va più a fondo. Dopo il canonico "scritto e diretto da Woody Allen" ci troviamo immediatamente immersi in una finzione letteraria (siamo dinanzi a una situazione erotica descritta in un libro di Harry) e cinematografica (Allen sta girando un film) che verrà narrata retrospettivamente, a partire dalla scena madre di Lucy nei confronti di Harry. Da questo momento il film si sviluppa come un continuo gioco d'incastri in cui la vita del protagonista e i parti della sua creatività si susseguono fino al punto di intrecciarsi. Se Harry si trova a confrontarsi con tutto quello che ha trasferito sulla pagina Woody, suo tramite, si confronta con problematiche vecchie che si fanno nuove in seguito a una sorta di nuovo sentire.
... fine prima parte - continua ...

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Giancarlo Zappoli

Seconda parte
A partire dal suo stesso cinema che viene riletto e, almeno in un'occasione, quasi masochisticamente ribaltato. Se a Elizabeth Shue si affida il ruolo di Fay chi conosce Allen non può non pensare ai personaggi interpretati da Mariel Hemingway in Manhattan e da Juliette Lewis in Mariti e mogli. La ragazza che si accende per il maturo intellettuale che la invita però a non coinvolgersi troppo si era già vista in Allen, quel che non si era ancora visto era che il prodotto di questo autocontrollo producesse un distacco che pesava così profondamente sul protagonista da identificare in Lucifero l'uomo che gliela portava via. Ma, e qui sta il masochismo, in un film in cui si ripropone questo ruolo si affida all'interprete di Tracy il personaggio forse più fastidioso del film: l'amica della moglie di Harry che spia e riferisce i suoi colloqui con il figlio. È passato del tempo da quel capolavoro quasi inaspettato e Woody sembra quasi vendicarsi, se non del ruolo, dell'attrice che lo aveva interpretato. Tornano i personaggi immaginari che si materializzano dinanzi a quelli reali come in La Rosa Purpurea del Cairo e la commistione tra scrittura e vita che già si era proposta in Pallottole su Broadway. Harry viene condotto da Helen a "vedere" non visto quel che sua sorella pensa veramente di lui così come Judah aveva fatto in Crimini e misfatti. Lo scrittore che metteva in piazza riferimenti alla vita privata di chi gli stava intorno era già presente nel personaggio affidato a Meryl Streep in Manhattan e in quello di Holly in Hannah e le sue sorelle. Che dire poi del Luna Park in cui il gruppo si ferma per una sosta? Ricordate la casa di Alvy bambino in Io e Annie?Ripetività, assenza di nuovi spunti? Assolutamente no. Allen rivisita il proprio universo (prostituta cinese compresa, avete presente il dottor Yang?) quasi volesse realizzarne una sintesi che gli consenta la possibilità di superarlo. Anche i numi tutelari sul piano della regia vengono coinvolti nella situazione. Se a Fellini viene dedicata l'intera sequenza "infernale', l'elemento che fa da trait d'union nell'intera vicenda si rifà esplicitamente a Bergman. Come non pensare a Il posto delle fragole nel momento in cui ci viene proposto un viaggio per andare a ritirare un riconoscimento dall'Università frequentata in passato? Che Woody si senta come l'anziano professor Borg? Forse sì perché, come vedremo, il tema dei bilanci esistenziali che già si era riaffacciato in Tutti dicono I love you si ripropone qui con forza. Certo è però che la consolidata maturità artistica consente ad Allen di prendere così sul serio il Maestro da non sentire più il bisogno di imitarlo. Si può allora sorridere sull'eterogeneo gruppo (scrittore, figlio dello stesso, prostituta e cadavere) che raggiunge l'Università. Se il professor Borg alla fine si addormentava per morire dopo aver fatto pace con se stesso, Harry Block trae dal sogno della premiazione materia per riprendere lo slancio creativo che sembrava essersi irrimediabilmente affievolito. La scelta dell'interpolazione della vita dello scrittore con le proprie produzioni letterarie consente ad Allen di approfondire tematiche che riemergono con una valenza sempre più forte. Primo fra tutti il timore della morte. Lucy si reca da Harry per suicidarsi davanti a lui e, dissuasa dal compiere il gesto, scopre che ciò che dovrebbe realmente fare è uccidere l'ex amante. Siamo solo agli inizi del film ed Harry è costretto a far ricorso, per prendere tempo, a un suo vecchio racconto in cui "La Morte" si presenta alla porta giusta ma al destinatario sbagliato (unendo ancora una volta, anche se accidentalmente, sesso e decesso). "Parlare" della morte lo salverà dal morire ma non gli risparmierà di confrontarsi con l'infarto letale che colpisce l'amico così come non potrà fare a meno di misurarsi con una visita all'inferno. Convinto di essere peggiore di Lucifero che'comunque prima è stato un angelo', l'ateo radicale Allen dichiara di non sentirsi colpevole se "siamo soli nell'universo" e aggiunge un attacco senza mezzi termini a tutti gli integralismi, quello ebraico in primis. Che il personaggio di Helen passi dal razionalismo alla più acritica rigidità ritualistica e che lo stesso sia accaduto alla propria sorella turba profondamente Harry ma non impedisce ad Allen di riportarlo poi sul luogo a guardare con indulgenza l'amore che comunque resta al di là delle scelte di campo opposte. In un gioco di continue rifrazioni che moltiplicano le superfici della realtà (ricordate il finale di Misterioso omicidio a Manhattan?) il regista ci accompagna in una ricerca apparentemente narcisistica di se stesso ma che invece, più a fondo, ci tocca tutti. In una delle idee più geniali dell'intero cinema alleniano si trova la chiave di lettura dell'intero film. Mel, l'attore protagonista di un racconto di Harry, si "sfuoca" letteralmente nel corso di una ripresa, impossibilitato a tornare allo status antecedente. È quello che succederà ad Harry, ormai giunto all'Università, nel momento di massima crisi. Ciò che Allen teme ormai in modo radicale è l''andare fuori fuoco" esistenziale, il non avere più contorni, una sorte ancor più grave di quella degli "uomini a metà" egizi, l'esserci senza potersi definire. È un timore profondo che fa il paio con il primo personaggio alleniano che senta il bisogno di un riconoscimento da parte di un figlio. Se il Lenny Weinrib di La dea dell'amore era mosso sì da un sentimento di paternità ma anche dall'impulso di conoscere ciò che "non si deve conoscere', Harry Block è preso dall'esigenza irrinunciabile di rappresentare un modello per un figlio conteso. Ancora una volta l'universo della vita alleniana si sovrappone a quello della finzione senza consentirci di operare una distinzione tra i due. Con questo non si pensi che Woody, con l'avanzare dell'età, sia alla ricerca di certezze, incrollabili o di eredità da lasciare. Ancora una volta non ha soluzioni preconfezionate e se il presidente Clinton non può essere utilizzato dal "democratico" Allen come esempio di normalità nel comportamento sessuale, sarà una prostituta (ancora una volta di "buon cuore') a sottrarlo alla sorte di una vita fuori fuoco. Come sempre, nel cinema alleniano, non ci sono finali pacificatori. Accettare i propri limiti non significa adagiarsi nella mediocrità ma continuare la ricerca con maggiore consapevolezza.

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Tre mogli, sei analisti, molte amanti e innumerevoli scopate randagie, Harry Block è uno scrittore sessantenne ebreo che cerca di mettere ordine nel caos della propria vita, raccontandola nei suoi libri. Nel suo 28° film Allen si è scritto addosso il personaggio più sgradevole della sua carriera, come se fosse modellato su quel che il perbenismo yankee pensa di lui. Oltre ai difetti che ha, Block si dichiara in bancarotta spirituale e in fase di blocco creativo. Uomo deplorevole è, come intellettuale laico, una persona seria: dichiara il suo agnosticismo in materia religiosa e denuncia ogni forma (anche quella ebraica) di integralismo, fondamentalismo, vittimismo, tradizionalismo fanatico. Personaggio rischioso in un film a rischio: decostruito, senza una vera trama, frantumato in ritorni all'indietro, invenzioni surreali, variazioni sul tema del doppio, deviazioni farsesche o oscene, parentesi drammatiche, omaggi ai suoi idoli (Kafka, Proust, Bergman, Fellini) e almeno due prestiti. È anche molto divertente, non soltanto per il fuoco di fila delle battute, ma per le invenzioni di regia tra cui quella geniale di Williams "fuori fuoco". Onore anche a Carlo Di Palma che forse ha messo lo zampino nella discesa agli inferi, ispirata a Maciste all'inferno (1926), film muto italiano. E onore alla Davis, la migliore dei 19 attori del cast: il dialogo con la sorella è da antologia.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 20 febbraio 2011
danilodac

Harry Block è uno scrittore che cerca, seppur in maniera scomposta, di mettere un pò di ordine nella sua vita, soprattutto quella sentimentale, all’insegna del tradimento e dell’insoddisfazione. La sua crisi personale mette a rischio anche la sua creatività artistica. Troverà pace solo nell’arte. Irriverente, sfacciato, dissacrante, blasfemo, ironico, divertentissimo e a tratti anche un pò nostalgico.. [...] Vai alla recensione »

martedì 6 aprile 2010
Veronick

Molto più efficace il titolo originale, "deconstructing Harry", è un film geniale che racconta la storia di un uomo inadatto alla vita che usa l'arte come rifugio da tutte le sue nevrosi e dai demoni che lo tormentano. Harry, scrittore in piena crisi di creatività, registra in un libro una sorta di bilancio della sua vita: tre matrimoni falliti alle spalle, la relazione [...] Vai alla recensione »

martedì 16 ottobre 2012
fedeleto

Harry e' uno scrittore in crisi,non riesce piu' a motivarsi e trovare la fonte di inspirazione,tra prostitute,pasticche e creazioni immaginarie vive la sua vita,fino a quando non confonde la sua vita con la sua immaginazione.Rimane stupito quando lo invitano all'universita' per omaggiarlo( un universita' dove lo avevano cacciato) e porta con se suo figlio(la madre ovviamente [...] Vai alla recensione »

sabato 20 ottobre 2018
Great Steven

HARRY A PEZZI (USA, 1997) diretto da WOODY ALLEN. Interpretato da WOODY ALLEN, DEMI MOORE, BILLY CRYSTAL, ROBIN WILLIAMS, RICHARD BENJAMIN, JUDY DAVIS, AMY IRVING, ELIZABETH SHUE, KIRSTIE ALLEY Tre volte sposato, in cura presso sei terapeuti, un sacco di amanti con cui s’è goduto innumerevoli amplessi randagi, Harry Block è uno scrittore in crisi, cinico, ossessionato dal sesso, [...] Vai alla recensione »

lunedì 22 aprile 2013
trimegisto85

Uno scrittore in crisi, che scopre il blocco della sua creatività in un momento sempre più complesso della sua vita, da sempre sulle righe; quando i nodi vengono al pettine Harry Block perde la sua identità e, come conseguenza, il suo essere artista, creatore di immagini e storie: dopo aver superato indenne ed egoisticamente tre matrimoni, svariate storie e tradimenti, pillole, [...] Vai alla recensione »

domenica 3 marzo 2013
Simone Consorti

Concentrato di temi cari a Woody Allen, dalla psicanalisi all’Ebraismo, dai rapporti coniugali alla differenza d’età in amore, passando per la tematica della creazione legata al suo opposto: il blocco dello scrittore. Il protagonista si chiama appunto Block(nomen omen) e non riesce più a scrivere. Le sue opere sono fortemente autobiografiche e la loro pubblicazione gli ha procurato numerosi problemi [...] Vai alla recensione »

venerdì 16 novembre 2012
demLong

Se ne "Il posto delle fragole"  il mitologico regista svedese Ingmar Bergman ha tratteggiato figure intellettuali sospese fra la ricerca formale del senso dell'esistenza, fra vegetazioni psichiche che hanno del lirco, Allen fa esattamente l'opposto: come si evince dal titolo "Deconstructing Harry" è una brillante commedia, che frantuma l'idea di intellettuale [...] Vai alla recensione »

sabato 5 dicembre 2009
Luca Scialo

Un film esilarante e brillante, dove Allen si pone in totale auto-psicoanalisi, facendo mescolare al protagonista del film la sua vita privata con quella dei personaggi dei suoi libri. Molto divertente, frizzante, autoironica.

lunedì 12 dicembre 2011
GiacomoAsaro

E' stupendo come Woody Allen faccia a pezzi la sua vita. Un film delirante, sferzante, inteliggente e brillante. Uno dei migliori Allen. Ritratto ad episodi di uno dei personaggi più cattivi e detestabili di Woody. Un montaggio "stralunato" che ti rende il tutto più assurdo. Come la vita. Come i sogni. Per non parlare del ritratto dell'inferno. Puramente geniale. Mi sono fatto a pezzi!

sabato 21 gennaio 2012
tiamaster

Woody Allen  e'. Uno dei più grandi registi viventi,che ha regalato al pubblico pietre miliari come Manhattan e la rosa purpurea del cairo,Harry a pezzi forse non sara' a questi livelli,ma e' comunque una delle migliori opere di Woody.In questo film c'e forse uno dei personaggi più belli e al contempo detestabili e odiosi di Allen,l'inferno Alleniano e ' geniale,e [...] Vai alla recensione »

domenica 13 settembre 2009
PiccoloPanda

Una grande commedia, o meglio l'ennesima ottima commedia di Woody allen...

lunedì 17 febbraio 2020
Steffa

se potessi darei un punteggio di 4,5 su 5, a mio avviso è l'ultimo vero film di e con Allen che riesce a tasmettere una certa genuina energia , molto piacevole, complesso e divertente

domenica 27 luglio 2014
Inesperto

Uno scrittore ripercorre i pezzi della propria vita attraverso i racconti che scrive. Mille errori e tradimenti, il tutto condito da un umorismo notevole. Ci si piega spesso dalle risate. Dal punto di vista della comicità è sicuramente fra i film migliori di Allen. La parte in cui Robin Williams è l'unico sfocato in un contesto perfettamente a fuoco è davvero esilarante. [...] Vai alla recensione »

mercoledì 6 marzo 2013
Simone Consorti

 Concentrato di temi cari a Woody Allen, dalla psicanalisi all’Ebraismo, dai rapporti coniugali alla differenza d’età in amore, passando per la tematica della creazione legata al suo opposto: il blocco dello scrittore. Il protagonista si chiama appunto Block(nomen omen) e non riesce più a scrivere. Le sue opere sono fortemente autobiografiche e la loro pubblicazione gli [...] Vai alla recensione »

martedì 6 settembre 2011
cinema style

Adoro questo film.Credo che il risultato sia eccezionale.Woody allen sa regalare allo spettatore emozioni indescrivibili dal mio ingenuo punto di vista.

lunedì 26 aprile 2010
il cinefilo

In questo film di Woody Allen tra l'analisi psicanalitica sulle relazioni tra uomo e donna e la mera risata la seconda prevale su tutto il resto in una catena di fenomenali gag(in cui lo stile di Allen è inconfondibile)che,alla fine,lasciano soltanto l'imbarazzo della scelta su quale abbia fatto più ridere...in quest'opera Woody Allen interpreta un autore afflitto dall'blocco dello scrittore e che [...] Vai alla recensione »

Frasi
Ma tu lo sai che l’universo si sta sgretolando? Lo sai questo?! E lo sai cos’è un buco nero?
Sì, mi ci guadagno da vivere.
Una frase di Harry Block (Woody Allen)
dal film Harry a pezzi
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

Battute per ridere nel film di Woody Allen Deconstructing Harry: “Tra l'aria condizionata e il Papa, io scelgo l'aria condizionata”; “Le parole più belle del mondo non sono ''ti amò' ma: '‘è benigno”; “La mia vita sarebbe tutta sarcasmo e orgasmo? Con uno slogan così, in Francia vincerei le elezioni”; “Sono l'uomo peggiore del mondo, il quarto dopo Hitler, Goering e Goebbels”; “Sembri una fondamentalista [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Non è autobiografico, il mio film: così dichiara Woody Allen. Certo, è difficile immaginare che le nevrosi di Harry Block, insieme con i “crimini e misfatti” di cui colma le microstorie dei suoi personaggi, non lo riguardino affatto. Tutt’altro. Il film questo dice e ridice: scrivere (un libro o una sceneggiatura) significa rubare alla banalità della vita, propria e altrui, frammenti di fatti, paure, [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Ce l’ha con tutti, il Woody Allen di Harry a pezzi, a partire da se stesso: scrittore newyorchese di origine ebraica (ma rigidamente e orgogliosamente ateo) se la prende con le proprie nevrosi, con gli psicoanalisti-sanguisughe, con i falsi amici e le compagne fedifraghe, con i fondamentalisti di tutte le ideologie e religioni. Provocatorio fino all’eccesso, perfino scurrile, impietoso con tutto e [...] Vai alla recensione »

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