Sostiene Faenza
Grande successo dei film di Roberto Faenza, leggendario rappresentante di quel cinema che ci piacerebbe vedere più spesso nelle sale. Raccontare è il suo modo di fare una radiografia al nostro mondo, mettendo in luce e riscoprendo vizi che ne costituiscono il DNA.
Autore fortemente visivo, nel 1965, si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, poi negli anni Settanta si laurea in Scienze Politiche all'Università di Pisa, vincendo una borsa di studio come docente di Scienze della Comunicazione a Washington D. C. (senza contare che è già docente alla Sapienza di Roma) e pubblicando dei saggi sulla controinformazione come: "Senza chiedere permesso", "Tra abbondanza e compromesso", "Fanfan la tivù".
Esordisce alla regia con Escalation nel 1968, aspro apologo contro la società capitalistica e i condizionamenti che essa impone alle libertà dell'individuo, che ha per protagonisti Gabriele Ferzetti, Leopoldo Trieste, Lino Capolicchio e Didi Perego. Ritorna sullo stesso tema anche con il successivo H2S (1969), bizzarra favola fantascientifica impregnata di antitecnologia, cui seguirà il thriller Copkiller con Harvey Keitel, dopo una pausa durata nove anni.
Nel 1989, dirigerà Kristin Scott Thomas, Keith Carradine e Miranda Richardson nel drammatico Mio caro dottor Grasler, seguito poi da Jona che visse nella balena (1993) storia di un bambino e dei suoi genitori reclusi in un campo di sterminio nazista, che gli farà vincere il David di Donatello come miglior regista. Due anni più tardi, dirigerà il grande Marcello Mastroianni ne Sostiene Pereira (1995), trasferirà sulla pellicola il best seller di Dacia Maraini Marianna Ucrìa (1997) e dirigerà il suo occhio sulla questione ebraico-palestinese ne L'amante perduto (1999).
Emilia Fox e Iain Glen sono i protagonisti del bellissimo Prendimi l'anima (2003) che racconta la storia d'amore fra lo psichiatra Carl Gustav Jung e una sua paziente ed entra fra le pellicole candidate al Nastro d'Argento per la sceneggiatura. Ma il vero capolavoro sarà Alla luce del sole (2004), con Luca Zingaretti, come protagonista nella storia di Don Pino Pugliesi, parroco del quartiere Brancaccio di Palermo, ucciso dalla mafia che lui steso denunciava. Il David di Donatello dei giovani è assicurato nelle sue mani.
Dopo aver portato Margherita Buy a struggersi nel dolore ne I giorni dell'abbandono (2005) e Alessandro Preziosi e Lando Buzzanca a scontrarsi ne I viceré (2005), possiamo affermare che la filmografia di questo autore non è una linea retta vera e propria. Si dovrà sicuramente dividere le sue pellicola in due periodi: una prima produzione di film impegnati politicamente, estremisti, contestatari e sessantotteschi e una seconda produzione di film più umani, sentimentali e intimisti. Almeno questo è ciò che sostiene Faenza!
Il caso dell'infedele KlaraDa un romanzo di Michal Viewegh un film sul rapporto complesso tra uomini e gelosiaData uscita: 27/03/2009 Regia di Roberto Faenza. Genere Commedia, produzione Italia, 2009. Una vicenda di pedinamenti e adulteri, veri o presunti, un giallo passionale fatto di bugie, tradimenti e colpi di scena… |
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